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Che ci sia risparmiata almeno la “Papy-Tax”
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Editoriale di Alessandro Pedone
21 settembre 2011 18:13
 
In più occasioni abbiamo detto che l'Italia non è la Grecia e che l'Italia non avrebbe fatto la fine della Grecia. Dal 21 luglio in poi la situazione è drammaticamente peggiorata.
Dal punto di vista dei numeri fondamentali (rapporto Debito/Pil, Deficit/PIL, servizio per il debito, crescita del PIL, ecc.) le cose non si sono modificate sostanzialmente rispetto a pochi mesi fa.
C'è però una cosa che è cambiata pesantemente: la classe politica –a livello europeo ed a livello italiano- ha fatto di tutto e di più per distruggere la fiducia dei mercati.
Partiamo dall'Europa.
Il 21 Luglio scorso, dopo un crescendo di tensione sul mercato, si riuscono i leader politici Europei e annunciano solennemente una serie di provvedimenti per difendere l'Euro fra i quali, i più importanti, il rafforzamento del “fondo salvastati” e un programma di swap per i titoli Greci che avrebbe dovuto ridurre strutturalmente il debito ellenico. Dopo il meeting i ministri delle finanze tedesco e francese hanno firmato un editoriale sul Financial Times nel quale dicevano che avrebbero fatto di tutto per salvare l'Euro e che i provvedimenti presi sarebbero stati sufficienti a questo immane scopo. A due mesi esatti da questi annunci, non è ancora stato fatto nulla!
E' evidente che in questi due mesi sia successo di tutto sui mercati finanziari.
Da qualche giorno, in particolare, dopo che Stark si è dimesso dalla BCE, sembrerebbe che i toni dei politici Tedeschi inizino ad essere diversi. Oltre a bastonare l'Italia, i mercati finanziari hanno iniziato a dare un po' di bastonate anche alla Francia (in particolare alle banche francesi) ed anche lo spead fra il Bund ed il T-Bill si sta allargando.
Fra otto giorni avremo un appuntamento che potrebbe significare il via libera politico definitivo al salvataggio dell'Europa, oppure il suo smembramento. Il Parlamento tedesco, infatti, voterà il potenziamento del famoso fondo “salvastati” (l'EFSF, lo stesso del 21 Luglio di cui sopra).
Veniamo all'Italia.
Lo sceneggiata di Agosto sulla famosa manovra dettata dal “podestà forestiero” (per utilizzare l'espressione coniata da Mario Monti nel famoso editoriale del 7 Agosto 2011 sul Corriere della Sera) ha dimostrato in maniera ormai inequivocabile che l'attuale Governo non può mettere in campo soluzioni poiché costituisce una parte consistente del problema.
E' del tutto evidente che se l'Italia si è ridotta ad avere un Governo come quello che oggi abbiamo è anche per colpa di un'opposizione largamente inadeguata al suo ruolo. Da una parte –suole ripetere Marco Pannella– abbiamo i “buoni a niente”, cioè l'opposizione, e dall'altra abbiamo “i capaci di tutto, ma veramente di tutto”, ovvero l'attuale maggioranza. Questa è la migliore fotografia della classe politica che abbia mai ascoltato.
L'Italia non è la Grecia sotto molti punti di vista.
L'Italia è un Paese ricco, la Grecia è un paese povero.
Secondo un recente Financial Stability Report dell'FMI (Fondo Monetario Internazionale) la ricchezza privata della Grecia è pari al 56% del PIL. Per l'Italia la situazione è molto diversa. Il PIL dell'Italia si aggira intorno ai 1.500 miliardi di euro. La ricchezza degli italiani è pari a circa 8.700 miliardi.
L'Italia ha tutte le forze, se solo la politica lo volesse, per portare il rapporto Debito/PIL ai livelli della Germania in 8/10 anni. Si può fare, ci sono i mezzi, ma non c'è la classe politica.
E' chiaro ed evidente a chiunque voglia vedere con un minimo di obbiettività che questo Governo non solo ha esaurito la sua funzione, ma costituisce una sorta di tassa indiretta sulla testa degli italiani. Se questo Governo fosse immediatamente sostituito da un governo tecnico a giuda Monti con una maggioranza trasversale, il famoso spread BTP/BUND diminuirebbe di almeno 100 punti. Su questo sono pronto ad accettare scommesse (ovviamente simboliche) con chiunque.
Di fatto stiamo pagando una tassa, che potremmo chiamare “Papy-Tax” che grava indirettamente sulla testa degli italiani sotto forma di maggiori interessi che dobbiamo pagare sulle nuove emissioni di titoli del debito pubblico.
Vediamo fino a quando gli italiani continueranno a sopportare questa situazione.
Ogni giorno che passa, aumenterà il costo per rimettere in sesto questa situazione assurda.
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