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Conversione delle vecchie lire in euro. La domanda è una sola: ci sono o ci fanno?
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Editoriale di Alessandro Pedone
27 gennaio 2016 17:54
 
 In questi giorni arrivano in Aduc letteralmente migliaia di richieste (in copia conoscenza) di domande a Bankitalia per conversione delle vecchie lire in euro. Abbiamo visto che il problema interessa moltissimi cittadini che sono stati, di fatto, ingannati proprio dalla Stato che si è comportato come la peggiore delle banche e dei potenti che, in ragione della loro forza, di fatto, dicono: “fammi causa, se ti conviene!”.
Ricapitoliamo velocemente la vicenda.

Il 28 Febbraio 2002 le lire abbandonano il corso legale e – per una legge delle Stato – fino al 28 Febbraio 2012 era possibile recarsi presso una qualunque delle filiali della Banca d'Italia e chiedere la conversione in Euro. A dicembre del 2011 il Governo emette un decreto con il quale si dice che da un giorno all'altro non è più possibile andare in Banca d'Italia a cambiare le vecchie lire, anticipando, così, di 84 giorni la scadenza prevista dalla legge. Tutti i cittadini che avevano ancora le vecchie lire e che si recavano presso la propria banca a chiedere informazioni su come fare, oppure direttamente presso la Banca d'Italia ricevevano, invariabilmente, l'informazione che ciò non era più possibile per una legge dello Stato.

Questi cittadini, quindi, si erano messi l'anima in pace. Qualcuno, più determinato degli altri, ha fatto causa e la questione è giunta fino alla Corte Costituzionale la quale –a novembre 2015- ha dichiarato incostituzionale quel provvedimento.
Dopo che migliaia di cittadini, sotto nostra sollecitazione, hanno richiesto alla Banca d'Italia di cambiare le loro vecchie lire, in forza della sentenza della Corte Costituzionale, cosa dice la Banca d'Italia su indicazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze?

Ci fa sapere che loro intendono pagare esclusivamente coloro che sono in grado di dimostrare che avevano fatto la richiesta quando era in vigore una legge che lo vietava!
Ad una risposta del genere la domanda che – come diceva qualcuno molti anni fa - “sorge spontanea” è una sola: ma ci sono o ci fanno? Come ci possono dire che pagano solo coloro hanno fatto domanda quando loro sanno benissimo che a coloro che andavano a domandare il cambio rispondevano, sempre e solo a voce, che c'erano una legge che lo vietava?

Ci rendiamo conto dell'assurdità della cosa? I cittadini che semplicemente hanno seguito la legge oggi si ritrovano, come si suol dire in Toscana, “becchi e bastonati”. Lo Stato gli sta dicendo: hai fatto male a fidarti delle norme che ho fatto, avresti dovuto fregartene delle norme e farmi causa o, quantomeno, interrompere la prescrizione anche contrariamente a ciò che ti ha detto la stessa Banca d'Italia. Ma che Stato quello che tratta i cittadini come clienti da fregare piuttosto che come titolari di diritti da applicare?
Su questa vicenda è assolutamente necessario un provvedimento del Governo che dia ai cittadini un termine ragionevole entro il quale fare il cambio delle vecchie lire.

In Aduc abbiamo centinaia di casi di cittadini che hanno anche diversi milioni di lire ritrovate nelle circostanza più strane, ma che sono – comunque – titolari di un legittimo diritto chiaramente sancito da un a pronuncia della Corte Costituzionale.
Il Presidente della Repubblica, massimo garante della nostra costituzione, non ha niente da dire in proposito? Migliaia di cittadini che si vedono presi in giro in questo modo dal Governo il quale – sostanzialmente – ignora una sentenza della Corte Costituzionale non producono alcuna presa di posizione da parte del nostro massimo garante della Costituzione?

Per capire in che Paese viviamo. In Gran Bretagna e in Germania -per esempio- rispettivamente la Banca d'Inghilterra e la Bundesbank non pongono nessun limite temporale al cambio delle proprie valute ormai fuori corso, sterlina e marco. 

Qui lo stato dell'arte
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