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Crisi finanziaria: con gli antibiotici si curano i sintomi, ma non si guarisce la malattia
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Editoriale di Alessandro Pedone
29 febbraio 2012 13:54
 
Sembra passato un secolo dall'autunno scorso quando scrivevamo su questo sito editoriali come: "Se porta un cambiamento vero, ben venga uno choc finanziario" - del 2 Novembre 2011 - o "... ben venga il cambiamento in Italia! Adesso la BCE spari la pallottola d'argento"  - del 16 Novembre 2011 - ed altri scritti tra Settembre e Dicembre quando l'Italia è stata realmente ad un passo dal baratro. Ci siamo presi non poche critiche (e qualche insulto) per le posizioni controcorrenti che allora (come durante la crisi del 2008) abbiamo preso.
Oggi non possiamo dire che siamo ancora completamente usciti dall'emergenza, ma siamo ben avviati.
A livello europeo le prossime tre/quattro settimane saranno particolarmente importanti per conoscere i dettagli e gli esiti del piano di ristrutturazione del debito greco. Uno dei nodi centrali sarà capire se le possibili CAC (clausole di azione collettiva) faranno scattare i famigerati CDS.
L'altro evento fondamentale, a livello europeo, è l'esito della seconda asta della BCE che si tiene proprio oggi. Mentre scrivo Bloomberg ha passato la notizia che che sono stati richiesti altri 529,53 miliardi di euro alla BCE. Quindi la liquidità complessiva immessa dalla BCE nel sistema con le due aste (quella di dicembre e quella di oggi) supera i mille miliardi di euro (oltre 1,3 trilioni di dollari). Si può dire che, a modo suo, la BCE di Draghi ha sparato la "pallottola d'argento" e non si può negare che sia stata determinante nell'emergenza. Il modo in cui l'ha fatto, però, è decisamente criticabile. Dare soldi alle banche in modo illimitato, in cambio di qualunque tipologia di garanzia, a tassi risibili e senza avere nessun obbligo ha senza dubbio contribuito in maniera decisiva alla diminuzione degli spread, ma quale ingiustizia! Si usano soldi pubblici non per finanziare direttamente gli Stati, ma per finanziare le banche senza che i banchieri abbiano il benché minimo obbligo di usarli in maniera utile alla società e non ai loro interessi.
Venendo all'Italia, chiunque è in buona fede non può non sostenere, a distanza di poco più di 100 giorni, che con il precedente Governo l'Italia aveva un enorme problema di credibilità che è stato rimosso dal nuovo Governo. Riconquistata la credibilità perduta -e con l'ombrello della liquidità illimitata della BCE- i mercati hanno visto l'Italia senza l'uso eccessivo delle lenti deformanti del panico. Abbiamo scritto molte volte che l'Italia non è la Grecia, ma il precedente Governo era ormai cosi screditato a livello internazionale (e nazionale) che tutto poteva accadere. Adesso il vero grande rischio è che l'Italia perda il senso dell'urgenza che aveva durante i primi giorni del Governo Monti e pensi che si possa continuare ad indugiare nelle nostre deleterie abitudini politiche. Il percorso parlamentare del decreto liberalizzazioni, purtroppo, ci da' segnali decisamente negativi. Purtroppo l'Italia ha dimostrato molte volte di saper tirare fuori il meglio di se stessa solo quando messa veramente alle strette. Se, collettivamente, commettiamo l'errore di pensare che l'emergenza sia finita, il rischio di ricadere nella situazione precedente diventa non trascurabile.
Ci sono comunque buone ragioni per ritenere che alla fine le varie medicine che si stanno prendendo al livello europeo ed a livello italiano avranno l'effetto di far passare la fase emergenziale di questa crisi.
Sarebbe utile, però, fare qualche riflessione un po' più di lungo termine.
Molti, fra i quali chi scrive, sono convinti che la farmacologia imperante dei nostri giorni contribuisca a far sparire i vari sintomi, ma sia totalmente inefficace a guarire le vere cause delle malattie che risiedono essenzialmente in uno stile di vita pazzesco e contro natura che danneggia il corpo attraverso le cose che mangiamo, lo scarsissimo movimento che facciamo, la scarsa esposizione al sole ed all'aria naturale. Quando abbiamo qualche sintomo, corriamo ad ingerire farmaci che ci rimettono in piedi, ma poi il sintomo si ripresenterà in maniera ancora più grave perché non abbiamo eliminato le cause.
Un ragionamento simile si può fare per la finanza mondiale. Negli ultimi anni abbiamo vissuto tre grandi crisi finanziarie (2000, 2008, 2011). Ognuna più grande e più preoccupante della precedente. La risposta che si è adottata, andando all'osso, è sempre stata quella di immettere liquidità nel sistema.
La cosa può anche avere un senso se l'operazione è finalizzata ad evitare che il "paziente" muoia, ma purtroppo le esperienze passate ci dicono che quando tutta questa liquidità avrà (auspicabilmente) normalizzato i corsi delle attività finanziarie, non si avrà la forza di agire sulle reali cause di queste ricorrenti crisi.
Certo, si può rispondere che l'Europa sta facendo una serie di "riforme" per la stabilità dei bilanci pubblici, ma queste cose -pur importanti- non agiscono sulle cause più profonde che sono legate strettamente al funzionamento dei mercati finanziari. Il problema di base è l'eccesso di finanziarizzazione delle economia mondiale. Se questa è la diagnosi corretta, cosa produce l'immissione di trilioni di euro di liquidità? Sicuramente può stabilizzare i prezzi, ma aumenta la finanziarizzazione dell'economia, così come i farmaci possono eliminare i sintomi, ma intossicano ulteriormente il corpo provocando, in ultima analisi, un aggravamento dello stato di salute complessivo.
E' molto più facile prendere farmaci che cambiare il proprio stile di vita. Per la stessa ragione è più facile decidere di immettere liquidità e affrontare l'emergenza che riorganizzare la finanza mondiale affinché torni ad essere al servizio dell'economia e non un ostacolo alla stessa.
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