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Giustizia. Qualcosa per cui crederci.... grazie
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Editoriale di Vincenzo Donvito
16 dicembre 2009 8:27
 
Uno dei cavalli di battaglia del Governo in carica e' la riforma della Giustizia. Governo e opposizione si stanno accapigliano per arrivare, al momento, a nulla. Proposte anche giuste, come in teoria e' il processo breve, sono impantanate negli equilibri della politica e nella -chiamiamola cosi'...- dialettica governo/opposizione.
L'ormai mitico “ad personam”, riferito ai vantaggi che da queste riforme ne trarrebbe il presidente del Consiglio dei ministri, e' visto come un ostacolo a qualunque proposta, mentre -sempre in teoria- se una singola persona ne trae vantaggio perche' poi il vantaggio sia diffuso, perche' non accettare queste leggi?
Il cosiddetto lodo Alfano, bocciato dalla Corte Costituzionale, e' diventato occasione, per buona parte degli esponenti della maggioranza, per indicare la medesima Corte come un ricettacolo di cospiratori che vorrebbe far fuori Silvio Berlusconi in particolare e, piu' in generale, la fedele compagine governativa. Una Corte che, alcuni degli stessi attuali difensori, in altre occasioni a loro sgradite, non hanno avuto remore ad apostrofare negativamente. Fino a Marco Pannella che -ieri come oggi, quindi sempre coerente- non ha mai smesso di definire la Corte come “cupola della mafiosita' partitocratica”... e non credo che qualcuno possa apostrofare il leader radicale come eversivo di destra o di sinistra.
Un terreno, quello della Giustizia, minato, difficile e, senza il dovuto senso dello Stato, facilmente strumentalizzabile.
Quando il presidente Berlusconi tuona contro i giudici e il loro potere, a parte i “politici” che sembrano solo ragionare con l'occhio alla propria fazione (con rare eccezioni come sopra), il cittadino cosiddetto comune non e' in grado di giudicare se non ha fatto una qualche esperienza nelle aule di tribunale. E chiunque lo abbia fatto ne parla male, a livelli drammatici.
Per tradurre quanto detto sopra nel nostro (cittadino comune) quotidiano, portiamo due esempi, relativamente alla fase esecutiva di una sentenza e alla fase del procedimento giudiziario.
Fase esecutiva
La Corte Costituzionale cose buone per il cittadino ne fa, ma -paradossalmente?- ci si mette di mezzo il Governo/Parlamento a impedire che questo buono sia tale. E' di luglio 2009 una sentenza che ha dichiarato illegittima la pretesa dell'Iva sulla tassa dei rifiuti, ma i Comuni e i gestori, con rarissime eccezioni, non rimborsano a ritroso di cinque anni dalla sentenza (oltre c'e' la prescrizione) e, soprattutto, continuano a pretendere il pagamento dell'imposta. Le sentenze della Corte Costituzionale sono subito esecutive, ma tutti stanno aspettando che il Legislatore si inventi qualcosa per non rimborsare e continuare a pretendere questa gabella.
Fase processuale
Il 14 dicembre avevamo, davanti al tribunale di Firenze, una udienza in cui doveva essere discusso un nostro reclamo contro una ordinanza che, lo scorso ottobre, aveva oscurato un forum di discussione sul nostro sito Internet. La motivazione era stata che non si possono ammettere discussioni fra persone coperte dall'anonimato. Ordinanza che sta facendo molto discutere in Rete sulla sua assurdita'. La mattina del 14 il cancelliere fa sapere che l'udienza e' rinviata a febbraio perche' il giudice relatore, componente del collegio che doveva discutere il nostro reclamo, era stato convocato dal Consiglio Superiore della Magistratura. I nostri due avvocati, fiorentini, hanno “solo” perso la mattinata, ma l'avvocato della nostra controparte era venuto appositamente da Macerata... e sicuramente la convocazione del giudice al Csm non era stata fatta alle 6 di mattina dello stesso giorno 14 e la cancelleria aveva tutti i necessari recapiti delle parti.
Che dire?
Il Governo contesta la Corte Costituzionale per la sua presunta faziosita', nel contempo impedisce che le sentenze della stessa siano applicate e attacca i giudici come di parte. Giudici che considerano i cittadini come a loro sottomessi e a loro totale disposizione.... abbiamo una piu' che provata impressione che come al solito a rimetterci e' sempre il solito anello finale, in questo caso il cittadino utente dei servizi della Giustizia. Niente di diverso, quindi, di quanto accade in tutti gli altri settori della nostra realta' sociale ed economica, tutta costruita per essere funzionale a chi presta i servizi e i prodotti e non a chi ne usufruisce. Quello che fa la differenza tra una societa' basata sulle corporazioni e un'altra basata sui singoli.
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