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In mezzo c'e' la virtu'? Non e' detto. Due dei tanti casi
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Editoriale di Vincenzo Donvito
28 luglio 2010 8:27
 
La frase latina “in medio stat virtus” (la virtu' e' nel mezzo) e' utilizzata per significare che non vale la pena essere partigiano di una causa il cui obiettivo esclude piu' o meno categoricamente il contrario. La si usa molto in politica ma anche nella quotidianita' di ognuno di noi: e' cio' che poi provoca situazioni accomodanti in cui tutti, piu' o meno scontenti, dicono di riconoscersi e, sovente, i medesimi tutti si danno da fare per non rispettare il pattuito. Non e' un caso che le situazioni frutto di questi compromessi siano quelle in cui cio' che brilla e' il problema che viene rimandato in nome del collettivo quieto vivere.
Vediamo due casi simili nel metodo anche se differenti nella sostanza: gli orari dei negozi e l'intervento armato internazionale in Afghanistan.
Negozi. Le varie amministrazioni comunali approvano regolamenti che tendono sempre piu' ad ampliare l'orario di apertura. Piu' si va in la' col tempo e piu' ci si rende conto che le nostre citta' hanno necessita' di essere aperte il piu' possibile, dai servizi ai musei e agli esercizi commerciali, si' da semplificare la vita dei cittadini e favorire l'economia e la cultura. Ma tra veti del Vaticano (che teme che i propri fedeli la domenica e le altre feste siano piu' attratti dai negozi che non dalle funzioni religiose) e dei sindacati (che temono che i dipendenti del commercio siano sfruttati, ricattati e mal pagati), la deregolamentazione procede a singhiozzo: tot domeniche l'anno, il Primo Maggio si' ma Natale no, etc... dipende solo da dove e' piu' forte la Chiesa cattolica o i sindacati, in un centellinamento delle concessioni che strema l'economia e, essenzialmente, i posti di lavoro. Tutti sanno che si tratta di surrogati dell'unica riforma possibile (ognuno apra e chiuda come vuole), ma continuano a farsi male e rimandano il problema.
Afghanistan. Indipendentemente dal reputare giusta o sbagliata la presenza di militari stranieri in quel Paese, sta di fatto che e' gia' nove anni che sono li' e la situazione non sembra migliorata nella lotta ai Taliban, anzi. Gli investimenti economici sono ingenti ma i Taliban hanno tanti soldi grazie a produzione e traffico di oppio, nonche' consenso in una popolazione contadina locale che non considera le proposte di colture alternative al papavero perche' con ricavi troppo bassi. Basterebbe legalizzare in Occidente produzione e consumo dell'oppio e i proventi dei Taliban verrebbero meno e le coltivazioni di papavero dei contadini non avrebbero come sbocco il mercato nero e sarebbero remunerative al pari di altre. Ma invece no! Nel nome dell'ipocrito “la droga fa male” si persegue nel divieto, tappandosi gli occhi su alcool e tabacco e sui mali (non solo in Afghanistan) del proibizionismo. La soluzione e' anche qui un compromesso, perche' i militari stranieri non estirpano piu' di tanto le coltivazioni di papavero e tollerano che ci siano perche' altrimenti non saprebbero come tenere economicamente calmi i contadini locali.
Due dei tanti casi in cui si applica “in medio stat virtus”. Riflettiamoci: ne vale la pena?
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