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Reati d'opinione e diritti di utenti e consumatori
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Editoriale di Vincenzo Donvito
7 luglio 2010 8:38
 
E' un periodo in cui c'e' maggiore attenzione da parte delle autorita' verso i reati di opinione. Ovviamente ne fanno le spese quelli che, rispetto all'attuale legislazione, sono “border line”, cioe' in una sorta di zona in cui l'applicazione delle autoritarie leggi italiane ha maggiori possibilita'.
Noi di Aduc siamo in questa zona. Il canale web che abbiamo dedicato alla “Censura” e' testimonianza quotidiana delle nostre battaglie in difesa e affermazione della liberta' di espressione e di opinione e, quindi, per l'abolizione dai nostri codici dei relativi reati. Siamo spesso nelle aule di tribunale, con sentenze che ci danno ragione e altre che ci danno torto, tutte frutto, pero', di un grosso problema dei nostri codici in materia: l'essere stati concepiti nella prima meta' del secolo scorso quando non c'era neanche la televisione e interattivita', immediatezza e agilita' di uno strumento come Internet era impensabile. A fronte di questo abbiamo legislatori, giudici e spesso anche avvocati che sono lo specchio di questa normativa, al limite del “macchiettismo” che -se non fosse che e' tangibile poiche' lo paghiamo anche di tasca nostra- sembrerebbe appartenere ad un film di Carlo Verdone.
Vediamo, con alcuni esempi, come questa situazione entra nel nostro quotidiano di consumatori e utenti, cioe' nell'economia “domestica” e nella qualita' dei servizi di cui, spesso, per assenza o presenza di finto mercato, siamo utenti obbligati.
Compro un oggetto o usufruisco di un servizio che, a differenza delle mie aspettative o di come mi era stato presentato, e' diverso o difettoso. Il commerciante non ne vuole sentire ragione. Cerco di trovare compagni di sventura per capire quali e se ci sono margini per una rivalsa. Mi imbatto, per esempio, in un forum dell'Aduc e trovo altre persone nella mia stessa condizione. Oppure, non trovando niente che abbia sollevato un vespaio di polemiche tale da meritare l'apertura di un forum, scrivo all'Aduc per chiedere un consiglio. In entrambi i casi l'Aduc, probabilmente piu' di altri in Rete viste le vicende giudiziarie che deve affrontare per questo, mi mette a disposizione spazi di dibattito e risponde alla mia lettera pubblicando poi tutto in Rete, si' che altri possano far tesoro della mia esperienza.
E' attenzione dell'Aduc evitare di pubblicare espressioni, parole e frasi che possano ledere il codice civile e penale si' da evitare che, proprio in virtu' dell'applicazione delle leggi sui reati d'opinione, venga meno questo spazio di informazione. E per questo l'Aduc chiede anche a chi scrive di farlo in modo da evitare l'intervento censorio dell'associazione. Non sempre l'Aduc ci riesce e qualcosa gli sfugge. Talvolta le aziende che vengono accusate di presunti disservizi, quando non condividono le espressioni utilizzate per criticarli, chiedono che siano eliminate e noi, valutando caso per caso, vi provvediamo.
Tutto finisce qui, in una sorta di convivenza civile tra presunti truffati e presunti truffatori?
No!
Il fenomeno dell'esprimere considerazioni e critiche per questo o quell'altro disservizio si e' molto diffuso, cosi' come sono cresciute piccole e grandi aziende che, soprattutto attraverso la Rete, si sentono legittimate a proporre fregature basandosi sul fatto che credono di possedere un potere telematico e di conoscenza commerciale e giuridica che i loro presunti truffati non avrebbero. Ma sempre piu' e' dimostrato che hanno fatto male i conti perche', se la Rete serve ai loro loschi affari, e' anche un luogo di informazione e crescita economica che rende i navigatori piu' consapevoli e attenti nei loro diritti e doveri. A questi novelli furbi, in genere, non basta che si parli di loro senza offese e illegittime accuse; pretendono che di loro non si parli per niente, ne' nel bene e ne' nel male: l'essere citati sul sito di un'associazione come l'Aduc, siccome e' raro che qualcuno interloquisca in un forum o scriva una lettera per decantare le lodi di questa o quell'altra azienda, la sola presenza in quel luogo e' pubblicita' negativa. E sono quelli che chiedono ai giudici le chiusure dei forum anche se all'interno di questi ci si confronta nel rispetto delle leggi vigenti, nonche' le cancellazioni di analoghe lettere con nostre risposte. E per farlo mettono in funzione tutto quell'ambaradan di avvocati che, come ricordavamo all'inizio di queste righe, ragionano con mente giuridica della meta' del secolo scorso. E il problema, per noi e per la liberta' di opinione e di economia, nasce dal fatto che questi avvocati, spronati da clienti che li pagano per sostenere questo diritto arcaico, trovano giudici talvolta nelle loro medesime condizioni mentali.
Va da se' che se i reati d'opinione non esistessero, questi problemi esisterebbero in forma diversa, piu' attuale e per colpire chi abusa dell'altrui disponibilita' (di aziende come di consumatori) e non chi da' voce all'informazione.
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