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Ryanair e l'Italia. La arrogante testardaggine irlandese in un Paese di frontiera da colonizzare o la superficialita' italica?
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Editoriale di Vincenzo Donvito
30 dicembre 2009 10:32
 
Il caso Raynair sta dilagando tra le notizie.  Anche alcuni cittadini ci hanno scritto e tra le non poche lettere che abitualmente lamentano un disservizio di questo vettore, alcuni hanno usato la propria tastiera per difendere le ragioni della compagnia irlandese: sostanzialmente perche' con la minaccia di sospendere i voli nazionali, alcuni aeroporti tornerebbero nell'oblio e con essi la possibilita' di frequenti ed economici collegamenti. Ryanair non si vuole adeguare al fatto che anche la licenza di pesca, per esempio, sia riconosciuta come documento valido per l'imbarco 'In tutti gli altri aeroporti della Uedice il direttore della comunicazione Stephen Mc Namara - le autorita' hanno accettato questa esigenza di Ryanair, come concordato con ciascun passeggero al momento della prenotazione, che i passeggeri presentino o il passaporto o la carta di identita' nazionali dell'Ue/Eea'. 'In caso contrario, non siamo in grado di garantire gli standard di sicurezza e percio' sospendiamo i voli'. All'Enac (ente nazionale aviazione civile) dicono che queste sono le leggi italiane e che se Ryanair vuole cambiarle proceda dove di prassi e non imponga i suoi metodi e problemi, adeguandosi di conseguenza.
Inutile dire che la compagnia low cost fa 'orecchie da mercante' (e' proprio il caso di questo modo di dire) e procede diritta.
Sorge piu' di una domanda, a seconda di come si guarda il problema, ognuna degna di considerazione:
1 – chi si credono di essere questi irlandesi, dei colonizzatori che vogliono imporre le loro leggi sul territorio del nostro Stato sovrano?
2 – siamo in Europa e con la licenza di pesca non si va ne' a Parigi ne' ad Atene, perche' dobbiamo distinguerci in negativo e far valere questo pezzo di carta per volare da Trapani a Roma?
3 – questi di Ryanair son furbetti, perche' -come dicono all'Enac- accettano passeggeri anche senza documenti validi, basta che paghino in piu'....
4 – gli irlandesi sono gli unici in grado di far volare persone che non volerebbero mai perche' il vettore nazionale per eccellenza ha prezzi proibitivi o perche' le altre low cost sono poco presenti sul territorio... perche' non accettare questa loro semplice esigenza che non fa male a nessuno... e poi quanti saranno che presentano all'imbarco la licenza di pesca oppure che non hanno anche una carta d'identita' o un passaporto?
Domande a cui tutte le risposte di avvallo ci sembrano degne di considerazione in quanto metterebbero in gioco:
- il necessario rispetto delle regole fintanto che ci sono;
- la praticita' di certe situazioni che imporrebbe il cambio di queste regole,
- la sempre necessaria uniformazione europea.
Quello che ci lascia perplessi e' perche' si e' dovuti arrivare a questi livelli di contrapposizione per cercare di dirimere una questione cosi' semplice, per il fatto in se' e per la scarsa rilevanza dell'oggetto del contendere.
E crediamo che cio' sia accaduto per due diverse manifestazioni di un medesimo delirio di onnipotenza:
- quello di impronta coloniale degli irlandesi che si comportano come Microsoft coi propri prodotti, convinti di essere il meglio del meglio, di cui non si puo' fare a meno e quindi fanno gli arroganti;
- quello della difesa della legge italiana anche quando la stessa fa 'ridere i... pesci'.
Di conseguenza abbiamo:
- da una parte una multinazionale che confonde il proprio interesse di azienda commerciale con quello collettivo imposto da una legge che, per sbagliata che possa essere, e' pur sempre una legge di uno Stato democratico (multinazionale che si comporta come un qualsiasi dittatore o 'capo autoritario di governo');
- dall'altra uno Stato democratico e i propri amministratori (Enac nella fattispecie) che fanno finta di non capire e, invece di essere al servizio dei cittadini, di fatto stanno per creare un disservizio, anche se riguarda l'Italia cosiddetta minore (i piccoli aeroporti rinati con i servizi di Ryanair e citta' dimenticate in cui anche i meno agiati hanno potuto conquistare la mobilita' aerea).
Vedremo come andra' a finire.
A noi, per ora, queste riflessioni e amare considerazioni: noi italiani non siamo soli, ma tutto il mondo e' Paese.
Pubblicato in:
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