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Soldi: individui e politica
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Editoriale di Vincenzo Donvito
10 aprile 2012 17:04
 
C'e' chi dice che i soldi sono sporchi, e ruba lo stesso.
C'e' chi dice che i soldi sono determinanti per l'assetto democratico del nostro sistema, e ruba lo stesso.
C'e' chi dice che i soldi sono solo un mezzo per..., e ruba lo stesso.
C'e' chi dice che i soldi sono solo una suppellettile, e ruba lo stesso.
C'e' chi dice che dei soldi se ne puo' fare a meno, e ruba lo stesso.
C'e' chi dice che dei soldi non se ne puo' fare a meno e bisogna rassegnarsi perche' per ora non c'e' niente di meglio, e ruba lo stesso.
C'e' chi....
“Soldi, soldi, soldi, chi ha tanti soldi vive come un pascia', e a piedi caldi se ne sta. Viva i soldi”, diceva una canzoncina degli anni '60 del secolo scorso. E in tanti l'hanno presa alla lettera, gruppi di persone e singoli. Per cui e' tutto un “arrabattarsi” per ottenerli e, visto l'andazzo, pare che sia piu' semplice fregando il prossimo che non altrimenti. Un fregare che, quando e dove possibile, si fa istituzione, si fa norma, si fa legge, non importa quale purche' serva alla bisogna.
Conosco persone che promettevano a se stesse e a chi stava loro intorno cose mirabilianti per il bene comune, ma quando nella loro vita si sono presentati i soldi pubblici oltre quelli per le necessita' primarie (pur abbondanti che queste ultime fossero), queste persone sono cambiate trasferendo buona parte di se stessi per l'impiego egoistico di questi soldi. E conosco anche gruppi di persone che hanno subito la medesima metamorfosi, si chiamino esse associazioni o partiti o fondazioni, etc...
Un cantico della poverta'? No!! Sto parlando di persone e gruppi che hanno avuto soldi molto oltre le proprie capacita' di procurarseli con la propria attivita', come quelli che vincono alla lotteria e non continuano ad essere quelli di prima, ma vivono da “arricchiti”, nel senso dispregiativo di questa condizione: nel vestirsi, nell'acquistare, nei rapporti con quelli con cui in precedenza vivevano da “non-arricchiti”, nello spendere in generale. Ognuno senza perdere alcune peculiarita' del proprio essere: per cui se era tirchio prima continuava ad esserlo, se era generoso prima continuava ad esserlo, se era impegnato nel “sociale-politico” prima continuava ad esserlo... ma tutto con una differenza: il sempre venir meno delle proprie capacita' di diventare ricco grazie alla propria attivita' e l'accresciuto impegno per mantenere la propria rendita di posizione, arrivatale dalla sorte e ormai ritenuta uno status necessario per il bene del proprio ambito, privato o pubblico che possa essere.
Non ho conoscenti diretti che abbiano vinto alla lotteria (per cui l'assimilazione col resto la faccio in base alle informazioni che raccolgo), ma conosco persone e gruppi dell'ambito socio-politico che oggi si comportano come sopra ho descritto. Per le persone faccio un esempio che -anche per me che di pelo sullo stomaco ne ho tanto- e' stato agghiacciante, un consigliere regionale della Toscana divenuto tale grazie al proprio impegno ambientalista: scambiando alcune impressioni sulle notizie del giorno in attesa di registrare una trasmissione tv sulle risorse idriche e i consumi, ho detto “pero' riconoscerai che i vostri stipendi di consigliere regionale sono troppo alti, io lo ridurrei di un quinto....”; e il consigliere: “ma che dici e' anche troppo basso, se consideri che ho passato tanti anni, prima di diventare consigliere, lavorando gratis”; ed io: “che vuol dire: lavorando gratis?”; e il consigliere: “non ero mica pagato, se non qualche piccolo rimborso, nella mia associazione e nel mio partito quando facevo politica, ora e' giusto che sia pagato anche per quegli anni in cui il mio impegno serviva comunque alla societa'....”. Smisi di interloquire e, col sorriso per evitare di andare in trasmissione avendo gia' avviato una rissa, dissi: “ma tu sei un marziano....”.
Altri esempi sono nella quotidianita' dei membri di Camera e Senato che -quasi tutti- presenziano due tre giorni nelle istituzioni di Roma e per il resto si fanno i cavoli loro, senza neanche piu' il cruccio di doversi coltivare il collegio, tanto la rielezione e' subordinata non al consenso popolare per cio' che fanno, ma al loro servilismo verso la struttura partito e il rispettivo gruppo di potere. Sono troppo estremista? Provate a ricordare i nomi degli eletti nel vostro collegio... se arrivate al 50% credo che voi siate persone impegnate in un'associazione politica.
Tra i gruppi svettano i partiti, ma anche le associazioni, soprattutto a livello regionale e comunale non sono da meno. Delle ruberie dei partiti sappiamo tutto, soprattutto dei referendum vinti per l'abolizione del finanziamento pubblico che, invece, e' ricomparso sotto altri nomi. E in questi giorni, siccome il lupo perde il pelo ma non il vizio, dopo il presunto scandalo Leganord, ecco che fioccano le proposte di cambiamento, dove la meno “ladra” e' quella che prevede la possibilita' di devolvere per libera scelta di ognuno il 5 per mille anche ai partiti; una marea di “onesta'” rispetto al passato, ma pur sempre soldi di Stato che vengono stornati ai partiti.
Bene, e ora, cosa accadra'? Io non mi aspetterei granche' dalle istituzioni. Quindi, per non avere grandi delusioni, e' bene non crearsi aspettative. “Riformicchie” fatte da chi vuole sopravvivere, perche' l'unica riforma sarebbe l'abolizione secca e la non-reintroduzione sotto altri appellativi, proprio come gia' chiesto dagli elettori, che, grazie anche ai Radicali italiani, si stanno organizzando nuovamente in merito per i prossimi mesi.
Ma c'e' un altro grosso lavoro da fare alla base, lavoro per il quale associazioni come la nostra svolgono un ruolo: cambiare la testa della gente. Soprattutto quelle teste che abbiamo descritto nelle righe precedenti, cioe' quelle degli “arricchiti” che, impossessandosi poi del potere, modellano quest'ultimo a proprio piacimento per garantirsi la continuita' della prebenda. Missione difficile, ovvio! Non essendo noi predicatori o apostoli, non possiamo far riferimento solo alla presunta buona disponibilita' dell'individuo, ma dobbiamo cercare di mettere paletti che impediscano l'”arricchimento”. Piu' che un paletto ora affermiamo un principio a cui fare riferimento sempre: mai soldi pubblici alle persone elette, se non guadagnati rispetto ad un merito valutato tale da terzi non coinvolti.
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