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La tutela degli investitori passa attraverso l'educazione finanziaria?
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Editoriale di Alessandro Pedone
3 novembre 2010 16:45
 
Ieri ho terminato di leggere un bel libro di Nicola Zanella, già collaboratore prezioso di questo sito, e ho partecipato ad un convegno nel quale, fra le altre cose, si è parlato di educazione finanziaria.
Il libro di Nicola Zanella, del quale parlerò meglio in uno specifico articolo, è un ottimo esempio di strumento per la propria educazione finanziaria, ma - purtroppo - è una felice eccezione.
L'educazione finanziaria è un po' come "la pace nel mondo".
Come si può essere contrari?
- Sei favorevole o contrario all'educazione finanziaria?
- Favorevole, favorevolissimo. Ci mancherebbe.

Se l'educazione finanziaria è vista come lo strumento principale per la tutela degli investitori, pur essendo favorevole all'educazione finanziaria, sono profondamente scettico. Talvolta, come in questo caso, si scambiano i desideri con le soluzioni.
E' ovvio che anch'io sogno un mondo nel quale tutti gli investitori abbiano gli strumenti cognitivi per fare scelte d'investimento consapevoli (1).
E' altrettanto ovvio che se si realizzasse il sogno di cui sopra, tutti gli investitori sarebbero compiutamente tutelati.
Ma la domanda che dobbiamo porci è: che probabilità ci sono che, se non tutti, la maggioranza degli investitori acquisisca tali  strumenti cognitivi ?
Secondo Tullio De Mauro, noto professore universitario e stimatissimo linguista di fama internazionale: “Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”.

Questi dati sono drammatici e dovrebbero provocare una riflessione ancora più ampia sul senso della democrazia dove le reali possibilità di conoscere sono queste, ma limitiamoci al tema di cui stiamo trattando. Da questi dati, l'educazione finanziaria è una possibilità concreta soltanto per un italiano su cinque. La grande maggioranza, 4 italiani su 5, non ha alcuna possibilità, anche volendo, di acquisire le nozioni necessarie per fare scelte finanziarie. E' evidente, quindi, che la tutela degli investitori deve passare attraverso strumenti molto più cogenti come i "prodotti standard" (ho già affrontato questo tema qui: La tutela degli investitori passa dalla semplicità, non da una finta educazione).
Dire che l'educazione finanziaria non è lo strumento principe per la tutela della generalità degli investitori, non significa certo sminuirne il valore.
E' utile fare tutto il possibile affinché quella minoranza di italiani che ha gli strumenti cognitivi minimi per poter elevare la propria cultura finanziaria lo faccia.
Se per raggiungere questo obbiettivo si pensa di impiegare soldi pubblici, sorgono due questioni:
a) chi dovrebbe insegnare
b) cosa si dovrebbe insegnare.

Sul primo aspetto, a noi sembra di tutta evidenza che nessun soggetto in conflitto d'interessi possa usufruire di soldi pubblici per promuovere programmi di educazione finanziaria. Tutti i soggetti che producono e/o promuovono strumenti finanziari così come le associazioni che sono emanazioni degli stessi, dovrebbero essere esclusi.
Il secondo punto è più complesso.
Idealmente un buon programma di educazione finanziaria potrebbe fornire al discente tutti gli strumenti cognitivi per fare le proprie scelte finanziarie in autonomia.
Questa è anche l'impostazione di base del nostro sito: caro investitore, senza diventare un "mago delle finanza", conoscendo alcuni concetti basilari, puoi fare -da solo- molto meglio di quello che ti propongono banche e promotori finanziari.
Una seconda impostazione, forse meno "ambiziosa" ma alla portata di un maggior numero di persone, consiste nel fornire non gli strumenti necessari per fare da soli, ma quelli necessari per scegliere da chi farsi aiutare. Usando la metafora del medico: l'idea non è quella di insegnare come curarsi, ma da quale professionista andare in base al tipo di sintomo che si percepisce.
Entrambi gli approcci, a nostro avviso, sono validi, dipende dalle aspirazioni dei discenti.

Le due domande di fondo sono le seguenti:
- chi ha veramente interesse ad elevare la cultura finanziaria degli italiani?
- ma gli italiani, desiderano veramente elevare la loro cultura finanziaria?


(1) Nel nostro piccolo, questo sito è nato proprio con lo scopo di dare un piccolo contributo affinché le persone che desiderano investire con cognizione di causa possano trovare informazioni utili.
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