
Non è nostra intenzione entrare nel merito della polemica politica riguardante le dichiarazioni del Dott. Serpelloni sulla proposta di legge regionale veneta per i farmaci cannabinoidi, in quanto siamo associazioni di medici, ricercatori e pazienti.
Ci sembra però che sia stata data troppa enfasi a tali affermazioni, pur nella sintesi giornalistica necessaria. Definire “stop del Governo” o “stop di Roma” le parole di Serpelloni ci sembra eccessivo, non ci risulta che il Dott. Serpelloni, pur dirigente del dipartimento politiche antidroga, sia ministro o sottosegretario. Ci aspetteremmo inoltre che il DPA si interessasse di prevenzione delle tossicodipendenze e di lotta al traffico delle droghe, ma la legge in questione si occupa di farmaci e terapie, e non vediamo quindi il motivo di tale pronunciamento.
Definire poi addirittura pericolosa e anticostituzionale una legge che tratta di malattie e del loro trattamento ci appare incomprensibile: vorremmo ricordare che l’articolo 32 della Costituzione recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”.
Ben vengano comunque i suggerimenti per migliorare la proposta di legge, ma per quel che riguarda l’articolo 6, l’unico contestato dal dott. Serpelloni per presunto conflitto di competenze tra Regione e Stato, vorremmo ricordare che il Veneto ha fatto semplicemente sua la volontà espressa dal Senato di non dipendere più dalle importazioni per la cannabis medicinale con l'approvazione di un ordine del giorno presentato in occasione dell'approvazione del ddl sulle "terapie del dolore e cure palliative", con il quale addirittura si impegnava il Governo ad attivarsi tramite una convenzione con lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, per la produzione o lavorazione di Cannabis medicinale coltivata in Italia ai fini della fornitura al servizio sanitario pubblico. Lo Stabilimento da selezionare tramite bando di gara, menzionato all'articolo 6 della proposta di legge regionale, non produrrebbe farmaci come equivocato dal dott. Serpelloni ma solo un principio attivo, il quale volendo potrà anche essere utilizzato anche nella produzione di farmaci pronti e confezionati, se saranno registrati presso l'AIFA ed autorizzati per la vendita diretta al pubblico tramite qualunque farmacia, altrimenti le uniche destinazioni legali della fornitura saranno le farmacie dotate di laboratorio galenico, per le preparazioni magistrali allestite volta per volta su indicazione del medico e consegnate direttamente al paziente destinatario dal farmacista preparatore. Tale procedura, che potrebbe vedere coinvolto nella produzione un istituto pubblico veneto, il CRA-CIN di Rovigo, non solo permetterebbe un risparmio sull’importazione di farmaci, ma avrebbe probabilmente inoltre un positivo ritorno in termini di attività e di occupazione su queste due, forse misconosciute, ma importanti eccellenze della ricerca italiana e veneta. Ci sembra quindi un controsenso, vista l’attuale difficile contingenza economica, impugnare una legge su un punto che permetterebbe un risparmio e forse un ritorno economico. In sintesi, sarebbe darsi la zappa sui piedi. In qualsiasi caso, piccole modifiche di quell'articolo della legge possono risolvere facilmente il conflitto, salvando l’intero impianto della proposta.
Non comprendiamo peraltro come mai il Dott. Serpelloni, così attento alla forma legale, abbia potuto affermare che i cannabinoidi e le sostanze utilizzate come stupefacenti “possono essere prescritte solo da specialisti e solo per patologie previste per decreto”. Non vi è alcuna legge nè decreto che prevede questo, e gli stessi farmaci derivati dalla morfina, ben più pericolosi sia in acuto che in cronico dei cannabinoidi, possono essere prescritti da qualsiasi medico e, con il consenso informato del paziente, per qualsiasi patologia (con la cosiddetta procedura off-label).
Inoltre, possiamo anche essere d’accordo che i cannabinoidi siano considerati farmaci di “seconda scelta”, secondo le linee guida sul dolore neuropatico da sclerosi multipla, l’unica fonte di letteratura al riguardo che parla di seconda linea, è comunque ben diverso avere una seconda scelta nel trattamento di quella patologia, o non averne nessuna, come purtroppo succede oggi in gran parte d’Italia!
Prima e seconda scelta non devono comunque essere fissate, per nessun farmaco, dalla politica, ma da uno o più ‘consensus statements’ degli scienziati che se ne occupano, recepiti poi dall'AIFA, o dalla FDA o chi per esse. Nessun farmaco va bollato di seconda scelta "in linea di principio" ed indipendentemente dalle evidenze scientifiche che via via vengono accumulandosi; e ciò al di là ovviamente di ogni pregiudizio politico religioso o ideologico, pregiudizi che comunque vanno tenuti rigorosamente fuori dalla porta in quanto estranei alla ricerca.
Quindi delle dichiarazioni del Dott. Serpelloni teniamo buone parte delle sue parole finali: “Nessuna riserva verso l’uso medico strettamente controllato e di seconda scelta, con fornitura gratuita di questi farmaci”, con qualche riserva anche sullo "stretto controllo" non essendo chiaro da parte di chi, dato che già oggi le norme prevedono la competenza esclusiva ed insindacabile del medico sulla decisione di prescrivere ed utilizzare queste sostanze su di un loro paziente. Auspichiamo quindi che la Regione Veneto segua il percorso già iniziato e che la proposta di legge, alla cui elaborazione hanno sin dall'inizio contribuito l'Associazione Cannabis Terapeutica, l'Associazione Luca Coscioni e l'associazione Pazienti Impazienti Cannabis, venga nei termini previsti discussa a approvata.
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Francesco Crestani Presidente,
Associazione Cannabis Terapeutica
Andrea Trisciuoglio,
Associazione Luca Coscioni
Alberto Sciolari, Alessandra Viazzi,
Pazienti Impazienti Cannabis