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 ITALIA - ITALIA - Immigrati. Corte Costituzionale: indigenti non possono essere espulsi
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Notizia 
17 dicembre 2010 16:54
 
Non si puo' punire lo straniero che in 'estremo stato di indigenza', o comunque per 'giustificato motivo', non ottemperi all'ordine, seppure reiterato, di allontanamento dall'Italia emesso dal questore. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, redattore il giudice Gaetano Silvestri, dichiarando incostituzionale una delle norme inserite nel "pacchetto sicurezza" del 2009, nella parte che prevede il reato di clandestinita'. Tutto e' nato dal tribunale di Voghera che, chiamato a giudicare una donna senza permesso di soggiorno e piu' volte espulsa come clandestina, si e' rivolto alla Consulta sostenendo che la donna non aveva potuto lasciare il nostro paese perche' priva di mezzi propri. "Un giustificato motivo", che pero' non e' previsto, dicono i giudici della Corte, dall'art.14, comma 5 quater del testo unico sull'immigrazione, modificato dal "pacchetto sicurezza". " Questa Corte ha inquadrato la clausola del 'giustificato motivo' tra quelle destinate in linea di massima a fungere da 'valvola di sicurezza' del meccanismo repressivo, evitando che la sanzione penale scatti allorche' - anche al di fuori della presenza di vere e proprie cause di giustificazione - l'osservanza del precetto appaia concretamente 'nesigibile' in ragione, a seconda dei casi, di situazioni ostative a carattere soggettivo od oggettivo'. 'Un estremo stato di indigenza, che abbia di fatto impedito l'osservanza dell'ordine del questore nello stretto termine di cinque giorni non diventa superabile o irrilevante perche' permanente nel tempo o perche' insorto o riconosciuto in una occasione successiva'. Per tutto cio', e tranne che le autorita' non procedano con un'esecuzione coattiva dell'espulsione (procurando il vettore aereo o altri mezzi per lasciare il territorio nazionale), non si puo' lasciare allo stesso immigrato clandestino l'esecuzione del provvedimento perche' 'incontra i limiti e le difficolta' dovuti alle possibilita' pratiche dei singoli soggetti'. Per la Consulta e' indispensabile 'un ragionevole bilanciamento tra l'interesse pubblico all'osservanza dei provvedimenti dell'autorita', in tema di controllo dell'immigrazione illegale, e l'insopprimibile tutela della persona umana'.
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