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Notizia
10 luglio 2006 0:00
Nel corso del 2005 sono nati 554.022 bambini (8.577 in meno rispetto all'anno precedente) e sono morte 567.304 persone (20.646 in più rispetto all'anno precedente). Pertanto il saldo naturale, dato dalla differenza tra nati e morti, è risultato pari a -13.282 unità, riprendendo il segno negativo che caratterizza il bilancio naturale italiano dal 1993, con l'unica interruzione dello scorso anno, dovuta a motivi contingenti. Il saldo naturale è positivo nel Mezzogiorno, mentre nelle ripartizioni del Centro-Nord si conferma negativo, ancor più che nel 2004.
Tuttavia, continuano ad aumentare i figli degli immigrati, le cui nascite hanno raggiunto quota 9,4% del totale. È quanto si ricava dal bilancio demografico nazionale per il 2005 predisposto dall'Istat. Il numero dei nati è in leggero calo rispetto all'anno precedente. Il decremento si registra soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno (-3,6 %), mentre nel Nord-est è pari a -0,6 per cento, nel Nord-ovest a -0,5 % e nell'Italia centrale e nelle Isole a -1,3 per cento.
Tuttavia - afferma l'Istat - si conferma una tendenza all'aumento nel lungo periodo: l'ammontare complessivo di nascite, pur inferiore a quello del 2004, risulta più elevato di quello relativo a tutti gli 11 anni precedenti Tale tendenza è da mettere in relazione alla maggior presenza straniera regolare. Negli ultimi 10 anni, infatti, l'incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati della popolazione residente in Italia ha fatto registrare un fortissimo incremento, passando da poco più di 9 mila nati del 1995 a più di 52 mila del 2005, in termini percentuali, dall'1,7 per cento al 9,4 per cento. Sono, in particolare, le regioni del Centro-Nord quelle che registrano valori percentuali di gran lunga superiori alla media nazionale, ovvero le aree del Paese con una tradizione migratoria più forte e con una presenza straniera più stabile e radicata. Infatti, nelle due ripartizioni del Nord sono circa 15 i bambini nati da genitori stranieri ogni 100 nati; tale incidenza si attenua nelle regioni del Centro (11 nati stranieri ogni 100 nati) per ridursi notevolmente nel Mezzogiorno (solo 2 bambini stranieri ogni 100).
Il tasso di natalità varia da 7,5 nati per mille abitanti in Liguria a 11,5 nella provincia autonoma di Bolzano, rispetto ad una media nazionale di 9,5 per mille. Tra le regioni del Nord-ovest il tasso di natalità più elevato si registra in Lombardia (9,8 per mille). Nel Nord-est, registrano un tasso di natalità superiore alla media nazionale Bolzano e Trento (11,5 e 10,4 nati per mille abitanti) e il Veneto (9,8 per mille). Le regioni del Centro presentano tutte, tranne il Lazio (9,6 per mille), un tasso di natalità con valori inferiori alla media nazionale. Nelle regioni del Sud, i tassi di natalità più elevati sono quelli di Campania e Puglia (10,8 e 9,5 per mille). Infine, la Sicilia presenta un tasso di natalità superiore alla media nazionale (10,1 per mille) mentre la Sardegna ha un valore pari appena all'8,0 per mille.
Dopo due anni caratterizzati da un andamento anomalo della mortalità (eccessivamente elevata nel 2003, a causa del forte caldo estivo, e poi particolarmente bassa nel 2004, per un effetto di recupero) il numero di decessi - prosegue l'Istat - torna a livelli in linea con l'andamento del periodo antecedente. Anche l'andamento mensile della mortalità torna ad un profilo "normale", con un numero di morti più elevato nei primi mesi dell'anno, particolarmente freddi e segnati da epidemie influenzali che colpiscono le fasce più anziane e più deboli della popolazione. Il tasso di mortalità è ovviamente più elevato nelle regioni a più forte invecchiamento.
Rispetto a una media nazionale di 9,7 morti per mille abitanti, le regioni delle ripartizioni del Nord-ovest, Nord-est e Centro presentano un tasso di mortalità superiore, tranne la Lombardia (9,1 per mille), il Veneto (9,1 per mille), il Trentino-Alto Adige (8,4 per mille) ed il Lazio (9,4 per mille). Diversamente, nelle regioni del Sud e nelle Isole il tasso di mortalità è inferiore alla media nazionale con l'eccezione di Abruzzo (10,4 per mille) e Molise (11,1 per mille). Al contrario di quanto avviene per la natalità - conclude l'Istat - per la mortalità il peso degli stranieri risulta irrilevante, a causa della composizione per età particolarmente giovane rispetto alla popolazione italiana.
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