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Italia. Toscana. Roggiolani: non chiamiamole 'stanze del buco' per cercare consenso
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Notizia 
10 luglio 2006 18:44
 
"Il tema della riduzione del danno in fatto di tossicodipendenze sta diventando un'opinione condivisa. A questo punto, la proposta di legge sulla droga in discussione in commissione sanita' potra' anche non avere, nella sua forma definitiva, l'espressione 'stanze del buco', senza pero' togliere l'obiettivo di curare la cronicita' del problema con strumenti flessibili da definire con gli operatori pubblici e privati". Lo ha detto Fabio Roggiolani, presidente della commissione, a margine di un seminario organizzato dalla stessa commissione che ha riunito esperti sui temi della droga e delle dipendenze.
Roggiolani fa una parziale marcia indietro: dopo numerose contestazioni sulla pdl da destra e da sinistra, compresa una 'sfiducia politica' da parte di Ds, Margherita e Sdi, il consigliere dei Verdi si dice disponibile a 'una modifica grammaticale'. In sostanza, se l'espressione 'stanze del buco' non piace, e non a caso e' messa tra parentesi nel testo della pdl, "la possiamo togliere, senza per questo snaturare il contenuto della legge; anzi, propongo che si sperimentino vari sistemi per due anni e poi si decida qual e' la strategia migliore".
Durante il seminario sono state distribuite copie della pdl, la numero 76 del dicembre 2005, firmata oltre che da Roggiolani anche dai consiglieri Filippo Fossati ed Enzo Brogi (Ds), da Monica Sgherri (Prc), da Pieraldo Ciucchi (Sdi) e da Giuseppe Bertolucci (Pdci, ora assessore). L'unico riferimento alle stanze del buco e' all'articolo 12 comma 2, quando si dice che "la Regione vuole favorire una piu' ampia articolazione della bassa soglia, che spazi dalla sperimentazione di interventi di bassissima soglia (drop in, safe injection room) al rafforzamento delle unita' di strada e dei centri diurni di prima accoglienza".
Nel vecchio testo della proposta di legge della precedente legislatura, la 382/2004 firmata da Roggiolani, Ciucchi, Fossati e dall'attuale vicepresidente della Regione Federico Gelli e da Nino Frosini (Pdci), si parlava di 'stanze del buco' all'articolo 2 del titolo I, dove si sosteneva 'la promozione e il sostegno a iniziative di sperimentazione di nuovi interventi di riduzione del danno e in particolare la predisposizione di luoghi igienicamente idonei presso i quali e' possibile l'assunzione di sostanze".
"In questi due anni -ha detto Filippo Fossati- il dibattito sui contenuti e' stato espropriato da discussioni ideologiche e strumentali ma sono sicuro che alla fine potremo trovare il consenso dell'assessore regionale per il diritto alla salute Enrico Rossi e del presidente Claudio Martini che si sono dichiarati contrari alle 'stanze'".
"Il concetto di riduzione del danno -ha affermato Anna Maria Celesti (Forza Italia), vicepresidente della commissione- deve essere solo un aspetto di una strategia complessiva: non si puo' accettare come concetto basilare la cronicizzazione della tossicodipendenza, che deve rappresentare l'eccezionalita' e non la regola".
Numerosi gli addetti ai lavori, fra cui i coordinatori dei dipartimenti dipendenze di varie città toscane, rappresentanti del privato sociale, delle istituzioni e ricercatori, che hanno confrontato le loro esperienze. Fra le relazioni quella di Grazia Zuffa, direttrice di "Fuoriluogo", che ha presentato alcuni studi di valutazione sulle 'safe injection rooms'. Dal confronto fra le esperienze europee e quelle di altri paesi come il Canada alcuni dati sembrano ormai evidenti: queste strutture non hanno fatto aumentare il numero dei consumatori, ma anzi hanno contribuito a una loro diminuzione, riuscendo a mettere in contatto circa un terzo di loro con la rete dei servizi sociali, e hanno abbattuto il numero dei morti per overdose. Hanno però l'effetto, in qualche caso, di disincentivare i tossicodipedenti a smettere e a uscire dal giro. Come ha spiegato Zuffa, bisogna tuttavia fare chiarezza su quello che sono le 'safe injection rooms', data la grande confusione che c'è in Italia a questo proposito: cioè luoghi dove il tossicodipendente, dopo essersi procurato la droga, va a consumarla in condizioni di igiene e con l'assistenza sanitaria garantita. Quindi, qualcosa di totalmente diverso dai trattamenti medici con l'eroina.
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