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 ITALIA - ITALIA - Rapporto ISPRA. Calano emissioni inquinanti; rete idrica un colabrodo
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Notizia 
12 ottobre 2013 12:59
 
Nonostante i dati mostrino una diminuzione delle emissioni inquinanti nelle citta', le concentrazioni, in particolare per PM10 e biossido di azoto, continuano a registrare criticita' con superamenti dei limite soprattutto al Centro-Nord, in Campania e Sicilia. Cala anche il numero della auto ma non nelle grandi citta' (Roma, Milano Napoli e Torino). Ancora problemi, invece, per la rete idrica dove, nel 2011, la dispersione complessiva e' stata circa del 39%. Questi, in sintesi, la fotografia scattata dal Rapporto Ispra sulla Qualita' dell'Ambiente Urbano, giunto al IX anno e presentato a Roma, alla presenza del ministro dell'Ambiente Andrea Orlando. Per quanto riguarda le emissioni monossido di carbonio, benzene e biossido di zolfo, come per gli anni passati, non sembrano essere piu' un problema: non superano da anni i valori limite con un trend in decrescita del 56% tra il 2000 e il 2010 per il monossido di carbonio. Per quello che riguarda le auto, da elaborazione Ispra su dati Aci 2006-2012, si conferma la tendenza alla diminuzione del numero di autovetture private nelle otto citta' piu' grandi, con la sola rilevante eccezione di Roma, che inoltre e' la citta' con il maggior numero di autovetture private (1.569.474), seguita da Milano (585.612), Napoli (506.522) e Torino (453.800). Analizzando i dati sull'incremento del parco autovetture nel periodo 2009-2012, emerge il dato di Barletta con +14% (a seguire, Andria +7% e Monza +5%). Nei principali capoluoghi di regione il parco veicolare diminuisce (anche se di poco), mentre a Roma si rileva un aumento (+2%).
A Roma quasi 1,6 mln di auto (+2%). Il maggior incremento a Barletta (+14%). Consumo di suolo ogni giorno si perdono quasi 5 ettari Quanto all'uso del carburante, osserva il Rapporto Ispra, si conferma la situazione gia' registrata negli anni passati, con la benzina che risulta essere il carburante piu' utilizzato, seguita dal gasolio e quindi da gpl e metano. Nel 2012, infatti, la percentuale delle autovetture a benzina rispetto al parco autovetture e' compresa tra il 75,8% di Trieste e il 46,6% di Ravenna. Il gasolio oscilla tra il 46,1% di Andria e il 23% di Trieste. Il numero degli incidenti stradali nei 60 comuni in esame e' progressivamente diminuito nel periodo 2006-2011 passando da 101.888 a 85.331 (-16%). La diminuzione e' stata maggiore nei grandi comuni (14 citta' con popolazione che supera i 200.000 abitanti) che hanno registrato una flessione pari a -18% di incidenti. Nei grandi comuni si concentra il 65% degli incidenti registrati complessivamente nelle 60 citta'. Nel 2011 le citta' di Genova e Milano hanno registrato il valore piu' alto dell'indicatore (circa 16 incidenti ogni 1000 autovetture circolanti), seguite da Bergamo e Rimini (15 incidenti ogni 1000 autovetture). Il valore piu' basso e' registrato ad Aosta con 2 incidenti ogni 1000 autovetture. Meno morti per incidenti stradali in cui sono coinvolti pedoni, ciclisti e motociclisti, che rappresentano i cosiddetti "utenti deboli della strada". I decessi sono diminuiti del 26% nel periodo 2006-2011. Il dato sui soli pedoni feriti invece, nel periodo 2006-2011 e' aumentato del 21%.
 Quanta acqua beviamo, quanta ne consumiamo e da dove proviene? Per le 60 citta', sulla base di dati Istat, il valore medio del consumo di acqua per uso domestico diminuisce nel 2011 di circa il 14,5% rispetto al 2000. Il rapporto Ispra osserva che la piu' alta percentuale di riduzione dei consumi si registra a Monza seguita da Parma, Piacenza, Genova, Torino e Novara; nel 2011 delle 60 citta' solo Reggio Calabria, Palermo e Messina sono ricorse a misure di razionamento dell'erogazione dell'acqua. Valle d'Aosta, provincia autonoma di Trento, Abruzzo, Sicilia e Sardegna si contraddistinguono come le uniche regioni autosufficienti dal punto di vista idrico, ma le regioni del Centro-Sud si caratterizzano per i maggiori scambi di acqua: in particolare, la Puglia risulta la regione piu' dipendente: piu' del 60% della disponibilita' complessiva da destinare all'utenza finale (circa 333,5 milioni di metri cubi di acqua ad uso potabile) proviene dalla Basilicata (per circa il 64%), dalla Campania (per circa il 36%) e in quantita' residuali dal Molise. La Basilicata si caratterizza come la regione che, piu' delle altre, contribuisce alle richieste delle regioni vicine, attraverso l'esportazione di circa il 70% dei volumi prelevati sul proprio territorio (circa 217 milioni di metri cubi d'acqua), destinato per lo piu' alla confinante Puglia.
Crescono le superfici artificiali e impermeabili: nel complesso le 51 aree comunali soggette a monitoraggio hanno cementificato un territorio pari a quasi 220.000 ettari (quasi 35.000 solo a Roma), con un consumo di suolo giornaliero pari a quasi 5 ettari di nuovo territorio perso ogni giorno (sono circa 70 a livello nazionale). Il 7% del consumo giornaliero in Italia e' concentrato nelle 51 citta' analizzate. In testa Napoli e Milano che hanno ormai consumato piu' del 60% del proprio territorio comunale. La maggior parte dei Comuni indagati ha destinato a verde pubblico meno del 5% della propria superficie; a Messina, Cagliari e Venezia le piu' alte quote di aree naturali protette, fondamentali per la conservazione della biodiversita' urbana. I nuovi dati sulle aree naturali protette per le 60 citta' rivelano, invece, il loro importante ruolo per la biodiversita' urbana: Messina, Venezia e Cagliari le citta' con le quote piu' alte di territorio protetto, con rispettivamente 70%, 72,7% e 51,1% di superficie comunale di interesse naturalistico. Nuovi anche i dati sul recepimento della rete ecologica nella pianificazione locale provenienti dalla rete di monitoraggio Ispra, da cui si rileva che 28 Comuni - prevalentemente ubicati nelle aree del Centro-Nord - presentano questo importante strumento per garantire la connettivita' ecologica alla scala locale a conferma dell'importanza di integrare tra loro le varie matrici verdi alla scala urbana e peri-urbana. Nella maggior parte delle citta' risultano ancora scarse le aree verdi pubbliche per la fruizione e il tempo libero, a eccezione di poche citta' tra cui Trento che mostra i valori piu' alti di verde pubblico tra le 60 citta' indagate.
 Non risultano evidenti problemi di affollamento nelle case: nelle 60 citta' analizzate dal Rapporto Ispra, ogni abitante dispone di almeno una stanza. Quanto costa una casa di buona qualita'? Tra 2003 e 2012 il reddito necessario per comprare un'abitazione e' aumentato del 16%, anche se dal 2008 si registra un'inversione di tendenza. Passando agli elementi di rischio per l'inquinamento indoor, rimane, pur in via di diminuzione, il problema dell'umidita': nel 2010 e' circa il 17% delle abitazioni ad avere questa difficolta' (nel 2004 era il 19,1%). Sono in forte aumento i casi di legionellosi, infezione polmonare batterica: tra il 1996 e il 2010 si passa da 2,3 a 17,9 casi per milione di residenti (dato 2010 provvisorio). Calano, invece, i fumatori: dopo l'entrata in vigore del divieto di fumo in luoghi pubblici e di lavoro nel 2005, pur riscontrando valori altalenanti, tra 2001 e 2012 scende il numero di circa due punti percentuali. Anche un'inadeguata istallazione e una non opportuna manutenzione dei condizionatori possono rappresentare una fonte di inquinamento indoor. Nel 2011 il 33% delle famiglie italiane dichiara di possedere un condizionatore. Diverse le regioni con valori al di sopra della media nazionale, come Veneto (52,4%), Sicilia (49,3%), Sardegna (48,7%).
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