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 ITALIA - ITALIA - RU486. Lettera dei Radicali al ministro della Salute
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Notizia 
16 luglio 2012 16:26
 
"A oltre due anni dalla introduzione della Ru486, credo sia giunta l'ora di abbandonare le polemiche ideologiche e di affrontare tecnicamente, cioe' scientificamente, la questione del ricovero". E' quanto scrive il radicale Silvio Viale, ginecologo, promotore dell'introduzione della Ru486 in Italia, in una 'lettera aperta', che intende consegnare al ministro Renato Balduzzi, in occasione del convegno, in programma oggi pomeriggio, a Torino, "Libera professione dei medici opportunita' o problema?", organizzato dal Pd.
"Da quando il farmaco e' disponibile - scrive Viale - aprile 2010, e' stato utilizzato in migliaia di donne senza significative complicazioni, come risulta dal monitoraggio che il ministero ha condotto e che spero sia reso pubblico al piu' presto, magari insieme alla relazione annuale sulla 194, che avrebbe dovuto essere pronta per marzo".
Viale ricorda poi, che nel solo ospedale Sant'Anna di Torino, sono 2800 le donne "che ne hanno potuto beneficiare".
"L'esperienza piemontese - prosegue il presidente di Radicali Italiani nella lettera indirizzata al ministro Balduzzi - suggerisce di rivedere la circolare, che prevede il ricovero, non solo perche' il ricovero non c'e' in nessun altro Paese europeo, ma soprattutto perche' di fatto non e' attuato nel 97% dei casi, con le dimissioni volontarie, dimostrando l'inutilita' di tale disposizione, per di piu' anacronistica in tempi in cui si vogliono ridurre ricoveri e posti letto". Per Viale "in Italia vi e' stato un equivoco di fondo, prodotto dalle polemiche e dalla scarsa conoscenza clinica, che induce a ritenere che il farmaco clinicamente abortivo sia la Ru486, mentre essa prepara solo il terreno per il vero intervento abortivo, che puo' essere farmacologico, con un altro farmaco, o chirurgico. Imponendo il ricovero dopo l'assunzione della Ru486 si chiede alla donna di rimanere in ospedale inutilmente per due giorni in attesa del vero intervento abortivo. Questo non ha giustificazioni mediche - afferma - non e' logico, non e' giusto".
Infine, Viale, nella lettera, affronta il tema della 'obiezione di coscienza', "perche' il combinato disposto con la possibilita' di praticare gli aborti solo nel pubblico, unico caso in Europa e unico esempio di procedura sanitaria solo pubblica in Italia, limita la piu' idonea applicazione degli interventi abortivi previsti dalla 194".
"Infatti - scrive ancora Viale - anche per i casi di aborto 'la quantita' e' qualita' ed e' in particolare garanzia di sicurezza, di continuita' e di migliore assistenza, per cui prevedere che degli aborti se ne occupino gli ospedali piu' grandi, con una soglia di almeno 1000 all'anno, garantendo mediante la mobilita' almeno il 50% dei medici non obiettori, e' coerente ed in linea con gli obiettivi della 'spending review'".
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