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Carceri vuote, bloccate o affollate. Il caso Toscana. E il flipper delle competenze va
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Articolo di Marco Bazzichi
10 aprile 2010 10:48
 
"Le vede quelle sbarre alte e blu? Tutte arrugginite? Si potrebbe cominciare a farle ridipingere dai detenuti". La battuta, tanto sarcastica quanto veritiera, è di Carlo, uno dei tanti volontari che, a vario titolo, frequentano Sollicciano. Le sbarre non sono all'interno del carcere, ma al suo esterno, lungo la strada. Accanto, si nota meno, il Gozzini. Il destino dei detenuti e del personale di questi istituti è sempre più legato a quello di tutti i luoghi di detenzione in Toscana. Un po' è competenza del governo, un po' della Regione, un po' del Comune, un po' del “DAP”, il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, che è a Roma, e da cui i dipendono i vari provveditorati regionali. Parlare col DAP, per le autorità locali, pare sia un'impresa impossibile.
UN FLIPPER DI COMPETENZE
Di fatto, sia quando si affronta il tema carceri in generale, sia il caso singolo di questo o quell'altro istituto, il rimbalzo di competenze diventa un flipper, che mette in evidenza la mancanza di un quadro unitario nella gestione delle carceri. Ci sono così strutture sovraffollate, ovvero invivibili, e ve ne sono altre, sia pur poche, sotto utilizzate, se non addirittura vuote. Niente che possa ridurre in modo significativo la compressione dei detenuti, ma certamente, tanto più le carceri scoppiano, "tanto più lascia perplessi - avverte il consigliere regionale uscente Severino Saccardi - che si siano fatti i lavori a Pianosa, per poi non utilizzarne la struttura che sta diventando di nuovo fatiscente".
IL CARCERE VUOTO DI EMPOLI
O che ad esempio, a Empoli vi sia una struttura vuota, oggetto di un'interrogazione parlamentare dei senatori radicali Donatella Poretti e Marco Perduca. Un decreto ministeriale del 20 ottobre 2008 l'ha ufficialmente trasformato in "Istituto a custodia attenuata" per le transessuali. Non se n'è fatto niente. Il 27 gennaio 2010 è stato firmato un protocollo tra Regione e Ministero, per trasferire le trans (a Sollicciano ce ne sono circa 20) e fornire al personale di Empoli un'adeguata formazione. Da più parti si insinua che sia stato lo stesso ministro Angelino Alfano a bloccare il trasferimento. Una voce alimentata dal fatto che, come dichiara il provveditore regionale Maria Pia Giuffrida, "il progetto è bloccato, aspettiamo un via libera dal ministero". Se il ministero non sblocca, di fatto blocca, ed è questa impasse ad alimentare le insinuazioni contro Alfano. Ma allora c'è da chiedersi perché il Ministero abbia stipulato quel protocollo.
"GLI EFFETTI GROTTESCHI"
Quello di Empoli, è solo un esempio di come, la mancanza di un'azione di insieme e di una gestione unitaria delle carceri, “produca degli effetti grotteschi”, come dice il Garante dei detenuti di Firenze Franco Corleone. A questo proposito, la Regione, venendo a capo di un dibattito complicato, ha istituito per legge la figura del garante regionale dei detenuti, di qualcuno cioè in grado di sorvegliare contemporaneamente la situazione in tutta la Toscana. Purtroppo, è una carica ancora vacante, non c'è ancora stata l'elezione. Enrico Rossi, questa mattina, ha detto che "non spetta personalmente a me, è un fatto di consiglio". In Umbria, una volta istituito il garante regionale, non si è mai trovato un accordo per eleggerlo. "Si tratta di una figura che permette un passo in più nella visione di insieme, nella programmazione sulle carceri" spiega il consigliere uscente Severino Saccardi, "ed è auspicabile che questa nomina avvenga presto. Abbiamo un esempio a Firenze, dell'efficacia del lavoro del garante, sia pur a livello comunale". In questo quadro così frastagliato, è proprio Corleone a rilanciare la polemica contro il padiglione da 200 posti che verrebbe aggiunto a Sollicciano, "un progetto inutile, fatto male e che sono disposto a bloccare sdraiandomi davanti alle ruspe".

(pubblicato su Corrierefiorentino.it)
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