Angelo
03 giugno 2008 00:00
L'accanimento in sè è una forma terapica finalizzata a rinviare la morte senza incidere sulla qualità della vita. Lo stesso sostantivo è declinabile in negativo poichè non lascia intravvedere un uomo o una donna, bensì una 'sofferenza' che si prolunga per poco o lungo tempo, il chè rattrista quanti vivono attorno la morente. Non è pertanto semplice 'affezionarsi' al sotantivo se l'aggettivo (terapeutico) non è funzionale alla cura. Credo si più opportuno orientare gli sforzi della medicina e della stessa bioetica in direzione di una migliore qualità della vita del morente che ha il diritto di avere risparmiate le 'pene' di una condizione fisio/psichica indicibile. Ciò credo sia possibile attraverso cure palliative mirate a sconfiggere il 'dolore' sino alla fine naturale della 'via crucis'.