Commenti
Prima volta? Registrati in un minuto
Marina 26 luglio 2006 00:00
Cari amici "comsumatori", sarebbe sufficiente riprendere con una telecamera quando ci si reca in farmacia ad acquistare i farmaci da banco (e NON) vedreste l'incaricato delle pulizie asciugarsi le mani e servirvi, oppure un qualsiasi commesso senza alcuna laurea.
Mi pare chiaro che "loro" temono che i farmaci da banco possano essere venduti ad un minor prezzo nei supermercati. L'unico vero problema è questo. MINORI GUADAGNI. Spero che al decreto Bersani non accada ciò che è accaduto nel calcio: tarallucci e vino!!!
Cordialmente. Marina.
farmacista 26 luglio 2006 00:00
cara Marina, informati prima di scrivere cose campate in aria.
Di farmacie ce ne sono tante, ed è vero che in alcuni limitati casi il titolare mette al banco il pratico (non laureato) a vendere medicinali. Questo non dovrebbe succedere, e se succede il singolo titolare è giusto che risponda di ciò, non l'intera categoria.
Copio-incollo ciò che Federfarma dice su questo problema. Sono sicuro che dopo aver letto questo comunicato, cambierai idea su chi ha veramente interessi di aumentare i propri guadagni (i supermercati forse?):

"Siamo perplessi di fronte all'atteggiamento tenuto dal Ministro Bersani, che sembra intenzionato a non ricevere nessuno e a delegare ad altri anche il compito di respingere qualsiasi proposta" sostiene la Federazione degli Ordini dei farmacisti.

Sintomatico, in questo senso, l'andamento dell'ultimo incontro tra la delegazione di Federfarma e il sottosegretario allo Sviluppo economico Paolo Giaretta. "Ci sembra davvero poco corretto invitare ad un incontro semplicemente per riproporre un atteggiamento di completa chiusura. Soprattutto quando per altre categorie interessate dal provvedimento del Governo si sono tenuti atteggiamenti diversi, sia per quanto riguarda la disponibilità a entrare nel merito delle misure proposte, e a modificarle, sia per l'atteggiamento nei confronti della iniziative di protesta". A questo punto, prosegue Giacomo Leopardi, "ci sembra evidente il tentativo di presentare l'intera categoria, agli occhi dell'opinione pubblica, come il principale ostacolo a una serie di benefici per i cittadini. E' il caso di ricordare che i farmacisti si sono da sempre dichiarati disponibili a discutere della riduzione dei prezzi dei farmaci in libera vendita, ovviamente assieme alle altre parti interessate. Ma forse è anche il caso di ricordare che tanta insistenza sul costo dei prodotti da banco, che pesano sì e no per 28 euro l'anno a cittadino, si manifesta mentre si spiana la strada all'introduzione di ticket sulle prestazioni ospedaliere, e su quant'altro potrebbe servire a pareggiare il bilancio. Ed è ulteriore motivo di stupore che sia una coalizione di centro-sinistra a tutelare consumi marginali e a rendere oneroso il cuore dell'assistenza sanitaria. I ricoveri sono prestazioni ben più importanti da tutelare rispetto all'acquisto di un analgesico da banco".

Secondo la Federazione degli Ordini, questa vicenda appare in palese contraddizione con lo spirito di concertazione di cui lo stesso Ministro della Salute si era fatto interprete all'inizio del mandato, spirito che alcune forze politiche ora al Governo avevano messo al centro della loro campagna elettorale. "E' innegabile che il mondo del farmaco abbia subito cambiamenti importanti negli ultimi anni, come nel caso della distribuzione diretta dei medicinali da parte delle Aziende sanitarie; è altresì evidente che non si possa pensare di mantenere la professione cristallizzata in un assetto stabilito nel dopoguerra. Ma se si intende ridiscutere ruoli e compiti delle professioni, e in particolare di quella del farmacista, così intimamente connessa alla tutela della salute, senza nemmeno ascoltare le posizioni delle rappresentanze, si apre un grave problema istituzionale. A meno che i ministri del Governo non pensino che sia sufficiente interpellare, per avere una conoscenza diretta della situazione, il farmacista che eventualmente si ha in famiglia. Piaccia o meno, i farmacisti italiani, come i medici, i giornalisti e tutti coloro che in Italia lavorano hanno organismi e associazioni che li rappresentano e che, se vale il principio della rappresentatività, hanno tutto il diritto di essere ascoltati".
farmacista 26 luglio 2006 00:00
"Il Governo continua a opporre una chiusura totale nei confronti della proposta di Federfarma di consentire ai cittadini di acquistare liberamente i medicinali di automedicazione in tutti gli esercizi commerciali. Evidentemente il Governo è interessato a far vendere i medicinali solo ad alcuni grandi ipermercati, come l'Ipercoop". E' quanto afferma Federfarma, in una nota, dopo il 'nulla di fatto' dell'incontro di ieri con il sottosegretario allo Sviluppo economico Paolo Giaretta.

Un esito che ha portato alla conferma della serrata delle fermacie private prevista per mercoledi' 26 luglio. "Al Governo - affermano i titolari di farmacia in una nota - non importa che il cittadino possa comprare una compressa per il mal di testa quando ne ha realmente bisogno, per esempio negli autogrill autostradali. Il Governo insiste, infatti, sull'obbligo della presenza del farmacista: è chiaro che né l'autogrill né un piccolo supermercato potranno mai permettersi un numero di farmacisti tale da consentire la copertura dell'intero orario di apertura per vendere un numero limitato di confezioni di medicinali da banco. Solo un grande ipermercato potrà assumere quattro o cinque laureati in farmacia per coprire tutti i turni. Quella di Bersani è una liberalizzazione tagliata su misura per la grande distribuzione"? "Negli altri Paesi europei, sempre presi a esempio - continua Federfarma - succede il contrario: per agevolare realmente i cittadini, i farmaci di automedicazione sono disponibili nel supermercato senza il farmacista, come richiesto con insistenza dalla Corte di Giustizia Europea e dall'Antitrust nazionale.

Può sembrare paradossale - sottolineano i titolari - che le farmacie sostengano la proposta del farmaco fuori farmacia senza farmacista". In realtà, le farmacie hanno due obiettivi: agevolare il cittadino nell'accesso al farmaco nei pochissimi casi in cui esiste un'effettiva lacuna nel servizio farmaceutico. Un esempio è proprio l'autogrill, perché non si può pretendere che un automobilista esca dall'autostrada e, magari di notte, cerchi la farmacia di turno per un banale mal di testa. Ed evitare che il farmacista al supermercato sia il primo passo per la nascita di una serie di farmacie di tipo commerciale, aperte al di fuori di qualsiasi regola. Il rischio è che l'ingresso sul mercato di farmacie gestite dai grandi gruppi del settore distributivo, operanti con politiche commerciali spinte, determini un calo del livello di tutela della salute e porti alla chiusura di numerose piccole farmacie, non più in grado di reggere la concorrenza.
curioso 26 luglio 2006 00:00
veramente nel calcio ci sono già state le condanne, mentre a tarallucci e vino sta finendo il decreto Bersani, a partire dai tassisti.
mjguel 26 luglio 2006 00:00
Tutto per accontentare le coop rosse.
Se vogliono fare una vera liberalizzazione per i farmaci da banco,devono farli vendere in tutti gli esercizi commerciali e non solo nei supermercati.
Il decreto Bersani prevede che la vendita dei farmaci da banco venga effettuata da un farmacista,tutto su consiglio delle coop ed impedire ai piccoli di venderli.

Che gli Italiani siano così imbeccilli da non saper comprare due aspirine senza il consiglio del farmacista?
⚠ segnala contenuto inappropriato