Commenti
Prima volta? Registrati in un minuto
Gianni 22 novembre 2006 00:00
Ho letto, stanno cercando di mettere il bavaglio a chi non la pensa come loro ma non ci riusciranno.
La libertà è sempre stata nemica della chiesa. Perchè a loro è data la possibilità di continuare a raccontare una montagna di menzogne, sono loro che andrebbero denunciati per circonvenzione di incapaci e di minorenni.
Gianni
giuseppina buonomo 02 dicembre 2006 00:00
tutto questo che accada in Italia nel 2006 E' ASSURDO E MOLTO DISCUTIBILE SI TRAVISA LA COSTITUZIONE E SI INTIMA IL BAVAGLIO AL CITTADINO!!!!!!!!!!!!!!!! MA MI TROVO ANCORA IN UNO STATO un'italia LIBERA o stiamo sotto DITTATURA TALEBANA?
giuseppina buonomo
Enrico Falcinelli 04 dicembre 2006 00:00
Personalmente penso di poter dire che "… mala tempora currunt" solo perché nessuno, oggi in particolare, è motivato ad una tolleranza giustificata.
La "tolleranza", innanzitutto, è un termine vago, che si riferisce alla possibilità che l'uomo ha nel sopportare qualcosa. Ma la sopportazione è uno stato transitorio, per cui non si può esigere una "tolleranza" prolungata perché si rivela un inutile ed ingiusto sacrificio da parte di chi vi è sottoposto.
E' ipocrita, quindi, parlare di tolleranza come valore, perché come tale non può esistere. Questa consapevolezza è già uno scotto pagato dalle esperienze passate dai pensieri di sinistra del nostro paese.

Se consideriamo poi il decadere dei costumi morali a causa della banalizzazione dell'etica, diventa ancor più difficile parlare di tolleranza a causa degli unici sostegni sui quali poteva far leva tale intento.
Sembra giustificata da questo ambiente così descritto, quindi, la situazione attuale in cui la società ascrive il proprio diritto nell'ambito della soddisfazione di una individualità in cui non è prevista tolleranza, al punto in cui si arriva a credere che è sufficiente eliminare ciò che si ritiene "male" (negato, eppur esiste anche nella attuale dimensione concettuale) per il raggiungimento di tale soddisfazione. Ma tutto ciò è ideologico, perché salta all'occhio come sia impossibile raggiungere uno stato libertario che soddisfi solo pochi e scontenti il resto: libertario per chi? Si farebbe quindi solo esattamente quanto si critica abbia fatto l'istituzione Chiesa, ad es., in passato!

Credo fermamente che le ragioni e le soluzioni vadano cercate ben oltre ove invece si sguazza ordinariamente perché, al di fuori del discorso religioso in sé, si tratta di un fenomeno sociale che tradisce la realtà della dimensione dell'etica, imprenscindibile dall'essere umano per cui ,per lo, stesso ontologica.
Questo significa che non è possibile negare il valore dell'etica ed in particolare della nostra etica come realtà culturale, ed il valore esperienziale della storia che ci precede nonché dell'origine particolare di tale etica che fonda le sue radici nella tradizione giudaica - greco - cristiana.

Particolarmente dotati di tale struttura a noi antecedente, potremmo anche immaginarci privi però di questa allo scopo di non voler usufruire degli insegnamenti di vita che tale tradizione, al di là dell'aspetto relativo al senso religioso, ci tramanda. Ciò non risolverebbe il problema perché l'aspetto ontologico dell'etica, ovvero ancor prima della morale, non è costruito né causato da tradizioni religiose (appunto è ontologico) e sussiste indistintamente in tutte le culture umane conosciute nel mondo, di qualsiasi estrazione siano.
Tale osservazione non può che portare a conclusioni concilianti un diverso atteggiamento da parte di tutti nel concepire la dimensione del reale che viviamo; è impossibile, infatti credere di poter vivere l'aspetto della libertà così come erroneamente viene oggi concepito, se non come "appartenenza" ad un qualcosa che giustifichi pienamente ed anzi gratifichi l'aspetto della "tolleranza". Solo dando un significato forte al nostro impegno civico possiamo auspicare ad una dimensione multiculturale in cui possano coesistere pacificamente le diversità di pensiero nell'ambito di quello schema naturale che l'aspetto della libertà impone, ancor prima l'esser concepito e istituito.

Una società costruita sull'espeirenza della nostra cultura non può esulare dal riconoscere ciò che è bene e ciò che è male per noi stessi e considerarlo per le nostre scelte.
Come diceva San Paolo, che tanto si osteggia in certi ambienti e contrariamente agli abusi che si credono siano stati fatti fin dal principio, egli diceva: "… tutto ci è lecito, ma non tutto conviene (prima lettera ai Corinzi)"
Saluto cordialmente
Gianni 04 dicembre 2006 00:00
Scusi Sig Falcinelli, sarà sicuramente per la mia scarsa cultura e per questo chiedo scusa se non ho capito cosa intendesse dire, ma potrebbe tradurre in termini comprensibili il suo intervento.
Trovo in quanto Lei scrive, molto bene devo dire, lo stesso stile che viene nominato come politichese, dire tante cose ma in modo che la gente alla fine non capisca niente. Invece, in questi forum, secondo me sarebbe opportuno uno scambio di idee tra cittadini espresse in modo chiaro e comprensibile.
Gianni
isaia 04 dicembre 2006 00:00
X Gianni Traduzione di Falcinelli. Dice che la "tolleranza non e' un valore. Infatti paesi come l'Olanda basa la sua democrazia su di essa. (terzo paese nel mondo nella classifica dei paesi piu' democratici). Poi non ho capito un cazzo nemmeno io.
Isaia
isaia 04 dicembre 2006 00:00
La tolleranza e' il pernio della societa'in democrazia, ha ragione Falcinelli non e' un valore.
Isaia
prof. TROT 04 dicembre 2006 00:00
da: Gianni
Data: 4 Dicembre 2006

Scusi Sig Falcinelli, sarà sicuramente per la mia scarsa cultura e per questo chiedo scusa se non ho capito cosa intendesse dire, ma potrebbe tradurre in termini comprensibili il suo intervento.
Trovo in quanto Lei scrive, molto bene devo dire, lo stesso stile che viene nominato come politichese, dire tante cose ma in modo che la gente alla fine non capisca niente. Invece, in questi forum, secondo me sarebbe opportuno uno scambio di idee tra cittadini espresse in modo chiaro e comprensibile.
Gianni


Non è politichese. Si chiama "sofismo": dire tanto per non dire un cazzo!

Enrico Falcinelli 05 dicembre 2006 00:00
Comprendo quanto contestate e mi scuso caldamente. Provo a spiegare in modo molto pratico: spero mi riesca!


Provate a tollerare qualcosa per almeno dieci volte: arrivati alla terza cominicereste a dire, chi me lo fa fare, se un giorno devo morire? Detto così, nonostante suoni esagerato, se ci pensate non è poi lontano dal vero!
Infatti, in genere, è impossibile "tollerare" qualcosa che non ci piace quando questo non ha un senso che lo giustifichi, cioè, qualcosa che lo ripaghi ampiamente.
Ecco perché, messo sulla bocca come principio, il "tollerare" suona come una punizione. Il principio non può essere il "tollerare" mentre invece, il "tollerare" può essere la conseguenza per ottenere qualcosa che a noi conviene nella modalità che rispetti il nostro sentire interiore: quello è il principio. Allora sì che diventiamo tolleranti!

Perché una volta si era più tolleranti, così come ci raccontano i nostro nonni? Si era tolleranti perché dietro a tale tolleranza c'era l'interesse della costruzione di qualcosa, una vita comunitaria più intensa nella speranza della realizzazione di un futuro economico migliore; c'era l'abitudine al rapporto reciproco perché non c'era la televisione né le play-stations e si passava il tempo a giocare al bar o a raccontarsi qualcosa e ci si sopportava per il beneficio della compagnia; c'era una fede religiosa che sosteneva i sacrifici quotidiani e giustificava come azione benefica ogni bendisposizione nei confronti del prossimo e soprattutto non c'era il martellamento dei cronisti e dei servi dei poteri che sobbillava la mente delle persone riempinedola di rancori verso il prossimo con principi utopici e non utili alla quotidianità di chi "sfanga" la giornata.
Tutto questo fa parte del bagaglio culturale ed etico di quel tempo passato, quando di "tolleranza" si poteva parlare.

Oggi si rinnegano quei valori, perché fanno parte del passato, perché si crede ciecamente nel progresso e nella tecnologia e siamo suggestionati dal senso dell'arcaico che ci ispirano le cose del passato.
Inoltre siamo ossessionati dalle nuove correnti che promettono il bene su ogni cosa, grazie alla scienza, quando ancora la scienza non è in grado di darcelo. Si vende la pelle dell'orso prima di averlo preso, ed inoltre lo si fa a discapito di quegli insegnamenti storici che hanno fatto del nostro Paese una nazione unita, dove la gente era un tutt'uno e si guardava con orgoglio anche durante le parate militari del 2 Giugno.
Lo sfascio di questi valori senza un guadagno già ottenuto, ci porta al disorientamento e la conseguenza è l'incapacità che oggi mostriamo nel rapportarci l'un l'altro; se avessimo un guadagno chiaro già ottenuto sarebbe più che giustificato l'abbandono di una tradizione per qualcosa di meglio, mentre in realtà questo non avviene.
Ancor più ci insegnano ad abbandonare gli insegnamenti cristiani di base e il pudore di un etica che insegnava il rispetto reciproco nel corpo e nella mente, così che oggi si chiama "stupido" qualcuno senza pensarci due volte o si approfitta come si vuole di una donna o, ancor peggio, di un bambino perché l'individualismo e la soddisfazione personale e diventata il diritto primario, ancor prima che la salvezza del proprio onore e, per chi ha fede, della propria anima.

Le correnti di pensiero più liberali, partendo dallo strutturalismo (una corrente filosofica della fine dell'800 che tendeva a materializzare tutto, anche lo spirito, giustificandolo come pura conseguenza chimico fisica dell'uomo, mi scuso, ma spiego in parole poveramente grossolane) conseguenza storica del periodo dei Lumi settecenteschi, hanno portato al materialismo più irruento al punto in cui si tende a non considerare più la morale umana, ingrediente di base dell'etica, ed ancor meno il suo nutrimento naturale: il senso religioso. Tutto ciò ha ucciso la bendisposizione verso la realtà immediatamente percepibile portando un senso di insicurezza e di sfiducia nel mondo e nel prossimo che si vede, quindi, come un nemico.
Il bello è che far fuori la religione non serve, perché il senso morale umano esiste ancor prima che venga alimentato, cioè razionalmente organizzato dall'espressione del senso religioso; infatti, il senso morale dell'uomo non è conseguenza di una dottrina religiosa ma esso è nato con lui ed è presente indistintamente in tutti gli uomini di qualsiasi razza siano. Lo dimostrano ampiamente le culture dei miti e delle leggende di ogni paese, storie e credenze di origine non solo religiosa ma anche profana, che parlano delle cose percepite come le più lontane dall'uomo ma condite sempre di aspetti di quella moralità uguali per tutti i popoli senza differenze di fondo.

Questo significa che non si può progettare il futuro di una nazione senza considerare gli aspetti morali di fondo, perché si fa un torto a sé stessi e a tutti gli uomini, uccidendo a priori quella libertà che si vorrebbe ottenere.
Infatti, chi ci spinge a vivere senza alcun pudore o comunque una vita "no-limits", per far contento qualcuno scontenta tanti altri che soffrono della frustrazione di una morale sentita e bastonata e come conseguenza per coloro che vivono "no-limits" si arriva allo stress del proprio essere umano fino alla morte purtroppo ultimamente troppo frequente, come quella dei giovani di sabato sera.

La libertà, quindi, ha senso quando in realtà significa "appartenenza" ad una realtà che ci pone dei limiti naturali. Un esempio, è che siamo dipendenti dall'aria che respiriamo. Potremmo vivere ugualmente se ci cambiassero atmosfera? Cioè, se davvero potessimo tutto e dipendessimo solo da noi stessi, un cambio d'aria con dell'ammoniaca, ad es., non ci ucciderebbe, ma non è così, Allo stesso modo abbiamo delle esigenze primarie, che sono le esigenze morali ed un senso dell'infinito che ci domina al punto in cui ogni nostro atteggiamento è desiderio di libertà.
Libertà a qualsiasi costo, anche a costo di uccidere, purtroppo, perché non ci basta mai quella che guadagnamo e ci sentiamo sempre carcerati perché in fondo coscienti che dipendiamo da troppe cose.

Non è la Chiesa, né le istituzioni che ci levano la libertà; quella mancanza che avvertiamo è nostra costituzionale, propria dell'essere dipendenti anche dall'aria che respiriamo. Il fatto che desideriamo quella libertà assoluta che non esiste, è segno evidente che ci sentiamo fatti per altro, per qualcosa che non è di questo mondo e questo si ricollega al nostro senso religioso. Infatti, se anche aveste la donna più bella e soldi a non finire, si potrebbe dire di esser contenti e assolutamente soddisfatti? Arriva il momento, se non da subito, che avvertiamo che non ci basta: questo vuol dire che non è quello che cerchiamo ciò che ci definisce.

Allora, una società che tende ad essere a misura d'uomo, deve essere una società che progetta il suo habitat secondo tutte le esigenze dell'uomo, non solo fisiche ma anche spirituali ed interiori, perché proprio quelle sono di supporto a quel senso etico che è motivo di rispetto reciproco e tolleranza ed allora avremo una società più libera, dove tutti possono vivere e confrontarsi con maggior serenità, perché più soddisfatti nella propria fame di libertà, perché più accompagnati dall'affetto del prossimo vicino e perché la "tolleranza" da usare sarebbe ben motivata da quel benessere da conservare.

Rinunciare a qualcosa è necessario come riscatto per ottenere altro.

Comunque, alla fine, il riferimento era a San Paolo che affermava con grande logica e comprensione per il desiderio di libertà assoluta dell'uomo: "…tutto ci è lecito, ma non tutto ci conviene!"

Sebbene lungo, spero di esser stato più comprensibile.
Mi scuso ancora con voi tutti, saluti sinceri.
manu simo 12 dicembre 2006 00:00
ciao, volevo segnalarvi il link ad un topic in cui si parla delle cansura che vi ha colpito

http://www.quaderniradicali.it/forum/viewtopic.php?t=836

Siamo con voi!
⚠ segnala contenuto inappropriato