Modello adulto
24 settembre 2009 20:28
Parla la mamma che si è gettata dalla finestra col figlio di 4 mesi, qualche settimana fa a Milano, caso più eclatante di come la cocaina, tra il silenzio di tutti, stia distruggendo la nostra generazione.
«Non volevo uccidere il mio bimbo. Sono caduta miseramente. In ospedale mi disprezzavano: li comprendo». «A Milano la coca si trova ovunque».
«Pensavo di essere una buona madre. Dalla vita, ho avuto tutto. Tutto. Ma la cocaina è un demonio. E io sono caduta miseramente».
Giorgia, perché quel volo dalla finestra?
«Volevo saltare giù e scappare. Non volevo ammazzare né me, né il mio bambino. Anzi, pensavo che qualcuno volesse ucciderlo».
E invece?
«Invece ero piena di coca. E l’ho quasi ammazzato».
Secondo il giudice, ha cercato di salvarlo. La polizia ha parlato di un coca-party.
«Avevamo “tirato” prima di cena. Poi ne avevamo comprata altra. Non finivamo più».
Ma c’era il suo bambino: non ci ha mai pensato?
«Prima non ci pensavo. Poi durante la gravidanza mi ero fermata. Ci sono ricascata».
Il mondo della moda, dove lei lavora. La Milano-bene, una vita agiata…
«Il mio lavoro non c’entra. Non c’entra nemmeno essere ricchi. Oggi la coca la trovi dappertutto. Tira il tassista, il netturbino, tira chiunque, qui a Milano».
Si è mai domandata — una ragazza come lei, bella, con un’occupazione, con tanti affetti, amici — perché è diventata prigioniera della droga?
«Una famiglia stupenda, un bambino fantastico, lo sa che c’è gente che mi invidia? Sì, la vita mi ha dato tutto. Mi chiedo, adesso: ne valeva la pena?».
E quale risposta s’è data?
«Sono caduta miseramente. Dopo il parto è ripresa la vita di sempre, gli amici, i locali. È la notte che ti frega. Ci ricaschi. La coca la trovi sempre, te la offrono. Tu, la compri. La prendi e subito ti senti libera: di parlare, di decidere. Ma la cocaina è il demonio dei nostri tempi. È un tumore che ti mangia dentro. Qui in ospedale, appena ricoverata guardavo i medici e gli infermieri: mi disprezzavano. Li comprendo».
Il Tribunale le ha tolto il figlio, adesso ricoverato con una clavicola rotta.
«Mi manca toccarlo, sentire il suo odore. Riaverlo? Giuro che farò tutto il possibile. Sarà un percorso lungo, con il mio compagno. Quello che ho, adesso me lo merito».
E la cocaina?
«Basta. Serve più severità. A Milano tutto è accettato. Bisogna prendere tutti gli spacciatori e buttare la chiave. La cocaina sta distruggendo la mia generazione, cos’altro ancora accadrà? Domani saremo tutti degli assassini, che ammazzeranno gli altri e loro stessi?».
Posted in Attualità
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