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23 febbraio 2007 00:00
La notizia è stata data anche dai tg che mettevano in evidenza la Moria di api negli USA .
Di Anna Leila Marino, www.ilmeridiano.info
Roma - Ancora allarme per l’agricoltura e l’ambiente a causa degli organismi geneticamente modificati (Ogm).
E’ quanto riferisce la Coldiretti, nel commentare i risultati della ricerca del “Department of Biological Sciences, Simon Fraser University“ della “British Columbia” in Canada e pubblicata dall’ “Ecological Society of America”. Da questa ricerca è, infatti, emerso come un numero rilevante di api si sia allontanato dai campi coltivati con colza geneticamente modificata e come in questi campi vi sia stato un calo nell’attività di impollinazione rispetto a quelli coltivati naturalmente.
«La diffidenza nei confronti degli Ogm é dunque un segnale della natura che - sottolinea la Coldiretti - non deve essere sottovalutato. La capacità delle api di distinguere tra loro le piante geneticamente modificate da quelle normali dimostra peraltro che le due colture non sono equivalenti. Questi insetti, infatti, sono da sempre considerati - precisa la Coldiretti - un importante sensore per valutare la qualità degli agrosistemi». L’allevamento delle api ha una lunghissima tradizione, che risale fino al MedioEvo. L’importanza per questa forma di allevamento deriva dal fatto che i prodotti delle api posseggono importanti requisiti alimentari e non. Basti pensare al fatto che il miele all’epoca costituiva non solo l’unico dolcificante di ampio uso (la canna da zucchero era, in effetti, stata introdotta in Italia dagli Arabi, ma la sua coltura rimase limitata per lo più ad alcune zone della Sicilia e lo zucchero prodotto aveva costi proibitivi), ma era e lo è tutt’oggi un rimedio alternativo per la cura dei sintomi del raffreddamento; la cera inoltre costituiva il principale combustibile per l’illuminazione, insieme all’olio, ma era utilizzata anche per la concia delle pelli, oltre ad avere una funzione votiva.
Allora il rispetto per questa forma così naturale, costituita dagli allevamenti apiari, che origina a sua volta dei rimedi altrettanto genuini non può che contribuire a giustificare la scelta di “tolleranza zero” da parte dell’agricoltura italiana nei confronti del biotec.
Si tratta di una scelta che, secondo la Coldiretti tiene conto anche delle preoccupazioni dei consumatori nostrani. Tre italiani su quattro (74%) sono infatti convinti che i prodotti alimentari contenenti Organismi Geneticamente Modificati siano dannosi per la salute.
Giusta dunque la decisione dell’agricoltura italiana di perseguire la strada del biologico e dei prodotti tipici che in questi campi ha già conquistato il primato europeo.
Il “MAS” manda in soffitta gli Ogm
Di L'Espresso
Si chiama Marker Assisted Selection, selezione assistita che opera sul genoma per produrre coltivazioni ibridate e sicure, eliminando gli Ogm e i rischi che possono provocare all'ambiente e alla salute
Per molti anni, i colossi delle biotecnologie (Monsanto, Syngenta, Bayer, Pioneer e altri) hanno sostenuto che i cibi geneticamente modificati (Ogm) rappresentavano una rivoluzione tecnico-scientifica nell'agricoltura, l'unico sistema efficiente ed economico per alimentare una popolazione in crescita in un mondo sempre più piccolo.
Le organizzazioni non governative (Ong), compresa la mia, The Foundation on Economic Trends, venivano bollate come le figure malefiche di questo dramma e spesso come le versioni moderne del luddismo inglese, colpevoli di bloccare il progresso il progresso scientifico e tecnologico con la loro opposizione agli Ogm.
Ma l'ironia della storia ha voluto che oggi nuove tecnologie all'avanguardia abbiano reso gli incroci di geni e i cibi transgenici obsoleti e un grave ostacolo al progresso scientifico.
La nuova frontiera si chiama genomica e la nuova tecnologia agricola, già introdotta nel mercato, va sotto il nome di Marker Assisted Selection o Mas (selezione assistita da marcatori): un metodo complesso per accelerare considerevolmente i processi di selezione tradizionali, destinato a sostituire gli Ogm, secondo un numero crescente di scienziati, che già stanno tracciando mappe e sequenze di genomi delle principali specie coltivate per creare una tecnologia agricola più avanzata.
Anziché usare tecniche di combinazione molecolare per trasferire un gene da una specie diversa nel genoma di una pianta coltivata per accrescere il raccolto, renderla resistente ai parassiti o migliorarne le qualità nutritive, gli scienziati ricorrono oggi alla selezione assistita (Mas) allo scopo di individuare le caratteristiche desiderate in altre varietà o in quelle selvatiche di una particolare pianta coltivata, dopo di che le ibridano con quelle attualmente in commercio per migliorarle.
Grazie a questa tecnica, la selezione di nuove varietà rimane sempre circoscritta all'interno di una singola specie, riducendo in tal modo fortemente il rischio di danni ambientali e gli imprevedibili effetti nocivi sulla salute derivanti dai cibi Ogm.
Il rapido accumulo di informazioni sui genomi delle piante coltivate sta consentendo agli esperti di identificare geni associati ad esempio al rendimento e di ricercare quindi piante della stessa specie in cui sono presenti questi geni.
In questo modo, si possono migliorare i sistemi tradizionali di selezione e ridurre del 50 per cento o più il tempo necessario per sviluppare nuove varietà di piante individuando appropriati corrispettivi nello stadio di sviluppo del gamete o della pianticella.
Sempre più numerosi sono i ricercatori che nei laboratori universitari, statali e commerciali di tutto il mondo, stanno sperimentando la tecnologia Mas come alternativa a quella degli Ogm per lo sviluppo e il miglioramento dei sistemi di coltivazione esistenti.
Grazie a questa tecnica, in Olanda è stata sviluppata una nuova varietà di lattuga resistente a un afide che provoca una crescita ridotta e anormale delle coltivazioni di questo tipo di verdura in California e in Europa.
I ricercatori del ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti hanno utilizzato questo sistema per sviluppare una specie di riso tenero esternamente, che rimane però duro all'interno dopo la lavorazione.
In Gran Bretagna e in India, gli scienziati hanno applicato questo stesso metodo per sviluppare miglio perlato resistente alla siccità e alla muffa, messo in commercio in India l'anno scorso.
Persino la Syngenta, una delle società agroalimentari più importanti del mondo, ha cominciato a tralasciare gli Ogm per concentrarsi sulla tecnologia Mas. I suoi ricercatori hanno creato una varietà di frumento sempre più resistente al fungo del fusario.
Wally Beversfdorf, l'ex vicepresidente del settore sperimentazione scientifica di questa impresa, ha ammesso candidamente che sebbene essa sia sempre interessata agli Ogm, lo sviluppo della nuova tecnologia di selezione assistita è oggi una delle sue priorità.
Man mano che le applicazioni di questo metodo si rivelano sempre più promettenti in agricoltura, i limiti degli Ogm appaiono ancor più evidenti.
La maggior parte delle colture transgeniche presenta solo due vantaggi, la resistenza ai parassiti e la compatibilità con gli erbicidi e si basa su un unico gene: siamo dunque ben lontani da quella svolta rivoluzionaria propagandata dalle industrie biotecnologiche all'inizio dell'era degli Ogm.
La selezione assistita è ancora agli albori, ma ha ampie potenzialità come alternativa agli Ogm che si basano sulla combinazione di geni all'interno di una specie o fra specie diverse.
Ovviamente, c'è ancora molto da approfondire per comprendere, ad esempio, il rapporto fra singoli marcatori genetici e gruppi genetici complessi e fattori ambientali, che interagiscono tutti nell'influenzare lo sviluppo della pianta.
Fino a quando gli scienziati non supereranno gli ostacoli alla sperimentazione con gruppi di geni, otterranno ben pochi risultati in termini di sviluppo di caratteristiche quali il rendimento e la resistenza alla siccità, che hanno un'importanza decisiva in agricoltura.
Ma nonostante l'entusiasmo diffuso, una parola di cautela non guasta. La selezione assistita è utile se rientra in una più ampia tendenza volta a integrare l'introduzione di nuove colture con il dovuto rispetto per tutti gli altri fattori ambientali, economici e sociali, che concorrono a determinare la sostenibilità dell'agricoltura.
Il problema è che l'introduzione continua di colture transgeniche potrebbe contaminare le varietà esistenti di piante, rendendo più difficile l'impiego di tecniche di selezione assistita.
La bonifica di programmi genetici contaminanti potrebbe rivelarsi altrettanto complicata e costosa dell'eliminazione dei virus che oggi infettano il software dei nostri computer.
Un'inchiesta memorabile condotta negli Stati Uniti dalla Union of Concerned Scientists nel 2004, ha rilevato che i semi non modificati geneticamente di tre delle principali piante coltivate in America - mais, soia e colza - erano già "ampiamente contaminate da bassi livelli di sequenze di Dna derivanti da varietà geneticamente manipolate di questi vegetali".
Gli autori ci avvertono che "se almeno un parte del nostro fabbisogno di sementi non viene conservata integra, senza manipolazioni biotecnologiche, la nostra capacità di cambiare strada qualora la bioingegneria fallisse sarebbe seriamente compromessa".
Il commissario europeo all'Ambiente, Stavros Dimas, ha sollevato il problema della contaminazione della varietà delle piante e della perdita della biodiversità in un discorso pronunciato dinanzi al Consiglio dei ministri dei 25 Stati membri dell'Unione europea il 5 aprile scorso.
Gli Ogm, ha fatto presente ai suoi colleghi, "creano una nuova serie di rischi per l'ecosistema e soprattutto possono avere effetti imprevedibili a lungo termine con conseguenze negative sulla biodiversità", tanto più incresciose alla luce delle vaste potenzialità delle nuove tecnologie di selezione assistita.
Queste infatti tendono a conservare varietà e specie originarie e a proteggere le piante selvatiche cui sono apparentate così da garantire ai selezionatori la disponibilità di una gamma di caratteristiche importanti. Le tecniche di selezione assistita, ha osservato Dimas, sono oggetto di considerevole attenzione e l'Unione europea "non dovrebbe ignorare l'uso di varietà convenzionali 'migliorate' come alternativa agli Ogm".
Man mano che queste nuove tecnologie diventeranno meno costose e di più facile impiego e la genomica diverrà sempre più familiare nel prossimo decennio, i selezionatori di piante potranno scambiarsi informazioni sulle 'migliori pratiche' e favorire la diffusione dei nuovi sistemi di produzione agricola, nella prospettiva di una condivisione dei geni simile a quella delle conoscenze informatiche attualmente condivise da organizzazioni come Linux e altre analoghe.
Lo scontro fra una generazione più giovane di entusiasti dell'agricoltura sostenibile e tecnici paludati delle grandi industrie fermamente decisi a mantenere il controllo degli stock mondiali di sementi attraverso misure palesemente protezionistiche, sarà probabilmente molto aspro, specialmente nei paesi in via di sviluppo.
Se correttamente impiegate nel quadro di una più ampia visione sistemica e olistica intesa a favorire il progresso dell'agricoltura sostenibile, i nuovi metodi di selezione assistita potrebbero rivelarsi la tecnologia giusta nel momento storico giusto.
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Tra peperoni, carciofi e latte di pecora
Sono diversi i gruppi di ricerca che in Italia applicano la Marker Assisted Selection alla ricerca di nuove varietà di coltivazioni. All'Università di Torino il gruppo di Sergio Lanteri sta lavorando per produrre varietà di peperoni resistenti ai principali agenti patogeni che attaccano questo ortaggio.
"La resistenza a funghi e altri parassiti è dovuta in realtà a più geni che interagiscono tra di loro", spiega Lanteri: "Noi abbiamo ottenuto la prima mappa genetico-molecolare del peperone, e ora stiamo procedendo agli incroci necessari per inserire nelle varietà più comunemente coltivate i geni che ci interessano".
Il gruppo di Lanteri sta inoltre conducendo lo stesso lavoro sul carciofo, una pianta finora poco studiata dal punto di vista genetico.
All'Università di Bologna il gruppo di Stefano Tartarini lavora invece su mele e pere, frutti tradizionalmente difficili da selezionare, perché la lunga fase giovanile della pianta allunga i tempi, e per la grande variabilità individuale del loro genoma.
Grazie alla Mas i ricercatori bolognesi sono riusciti a identificare i geni per la resistenza ai principali infestanti, che permetteranno di sviluppare varietà più produttive.
Stesso obiettivo di Michele Stanza, direttore della sezione di Fiorenzuola d'Arda (vicino a Piacenza) dell'Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura, che lavora sull'orzo e su altri cereali, per individuare i geni che influenzano qualità e resistenza agli stress ambientali.
Più difficile, ma non impossibile, è applicare questa tecnica agli animali.
L'Istituto Zootecnico e Caseario della Sardegna sta conducendo, insieme al francese Institute National de la Recherche Agronomique, uno studio sulle pecore delle varietà Sarda e Lacaune (le due razze più comuni in Italia e Francia), per identificare le regioni del genoma che influenzano la produzione del latte e selezionare una varietà 'mirata' a questo scopo.
Note:
20 giugno 2006