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thierryavi 25 settembre 2013 22:09
A parere mio, alcune istituzioni, in particolare l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, stanno sottovalutando la diffusione del razzismo e la conseguente violenza che ne deriva. Questa violenza da condannare non è solo quella che porta a drammatiche tragedie quali la strage di Firenze, ma anche quella che si concretizza in odiosi comportamenti discriminatori tristemente riscontrabili nella vita quotidiana e negli stadi.
Purtroppo, frequentemente, i dipendenti della pubblica amministrazione e di esercizi pubblici si rivolgono agli utenti e ai clienti che non conoscono dando loro del “tu”. A tale proposito, vi invito a leggere l’articolo del giornalista Valerio Magrelli pubblicato su Il Venerdì di Repubblica n. 1273 del 10 agosto 2012 in cui, egli sostiene che: “dare del “tu” ai turisti o agli sconosciuti sia sinonimo di maleducazione”. Questo fenomeno colpisce in modo particolare i cittadini stranieri extracomunitari neri ed è il motivo per il quale ho scritto a varie Autorità del nostro Paese, dal Presidente della Repubblica Italiana all’ex Presidente della Camera ed anche al Governatore della Regione Toscana.
Se in Italia c’è una abitudine condivisa (divenuta ormai regola) nel dare ai giovani del “tu”, mi sembra giusto rispettarla, purché sia applicata a tutti i cittadini, poiché la regola ha un senso nel momento in cui riserva a tutti parità di trattamento. La mia intenzione non è quella di polemizzare, ma quella di invitare il personale degli uffici pubblici ed esercizi privati a riservare a tutti i clienti e gli utenti un trattamento paritetico. Perciò, se viene dato del “tu” ai cittadini stranieri, bisognerebbe fare altrettanto nei confronti di quelli italiani e viceversa, visto che non dovrebbero esserci cittadini di prima e seconda categoria.
Tutti, sosteniamo che per sradicare il razzismo e le discriminazioni, bisogna intervenire sulla fascia della popolazione più giovane e quindi nelle scuole, insegnando la tolleranza, favorendo l’integrazione ed affermando l’uguaglianza dei cittadini ed è vero. Ma allo stesso tempo, credo che sia necessario sensibilizzare i genitori italiani, a non dare del “tu” all’immigrato che non conoscono in presenza dei propri figli. Infatti, spesso padri o madri di famiglia italiani si rivolgono sia alla badante filippina quarantenne ad esempio oppure al cinquantenne ambulante senegalese o addirittura al sessantenne marocchino venditore di tappeti dandogli del “tu” e di conseguenza per i ragazzi italiani, diventa automatico rivolgersi ai cittadini non europei allo stesso modo.
Si afferma che le Istituzioni hanno il dovere di impegnarsi e vigilare affinché nel nostro Paese sia scongiurata qualsiasi forma di razzismo; questo è giusto, ma quando si sostiene che dare del “tu” ai cittadini extracomunitari neri, laddove viene riservato il “lei” ai cittadini italiani, non rientra nella fattispecie delle discriminazioni, che cosa si dovrebbe fare? Non mi riferisco ad una istituzione qualunque, ma sto parlando dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali che per voce del suo Direttore scrisse: “Appare quindi evidente che laddove l’utilizzo improprio del “tu” non costituisca premessa per porre in essere una disparità di trattamento nei confronti dell’interlocutore...non potrà integrare la fattispecie della discriminazione razziale”.
Come già sottolineato, nessun referente istituzionale nazionale (ad eccezione del Sindaco di Firenze, Matteo Renzi al quale mi ero rivolto) ha saputo responsabilizzare i propri impiegati al rispetto delle regole di civiltà e di antidiscriminazione. In effetti, né l’Ufficio Nazionale Antisdicriminazioni Razziali, né LineaAmica del Ministero per la Pubblica Amministrazione e tantomeno il Difensore Civico della Regione Toscana, hanno manifestato la volontà di intervenire sulla questione. Quest’ultimo, d'altronde, si trincera dietro la scusa secondo cui i cittadini stranieri generalmente non hanno una buona padronanza della lingua italiana, costringendo così i loro interlocutori a passare dal “lei” al “tu”. In altre parole, l’ufficio del Difensore Civico intende dire che quando si dà del “lei” ad uno straniero, questi possa pensare che il suo interlocutore si riferisca ad una terza persona, diversa da lui.
Probabilmente il vero problema dell’Italia è l’incapacità delle Istituzioni e dei responsabili politici a dare risposte ai cittadini e ciò viene confermato dalla mancanza di fiducia da parte dell’opinione pubblica nei confronti dei nostri rappresentanti, come riscontriamo nei sondaggi.
Davanti all’incapacità o alla mancanza di volontà dimostrata dalle Istituzioni del nostro Paese nell’intraprendere azioni adatte a sensibilizzare la cittadinanza sulla questione in merito, ho dovuto rivolgermi ad Istituzioni europee ed internazionali quali: il Mediatore Europeo, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, il Rapporteur dei Diritti Umani dell’ONU: queste hanno rilevato la serietà del problema, ritenendo però di non poter prendere posizione in merito ad una situazione la cui risoluzione spetta alle Autorità italiane. A parere mio, la loro risposta è dovuta all’intenzione di evitare di mettere a disagio questa Nazione rispetto ad una problematica così delicata come quella del razzismo.
Per quanto mi riguarda, non volendo aspettare che si muovano le Autorità Italiane, intervengo direttamente presso le amministrazioni pubbliche o gli esercizi privati dove riscontro questo trattamento discriminatorio nei confronti dei cittadini stranieri extracomunitari, rivolgendomi ad esempio alle direzioni. Posso garantire che sto ottenendo dei risultati. E’ chiaro che il mio comportamento non viene apprezzato dai dipendenti quando, in merito alle mie segnalazioni, vengono ripresi dai responsabili e, di conseguenza, non mi guardano con simpatia, però, poiché ritengo che le mie osservazioni siano giuste, vado avanti più determinato che mai. In ogni caso, nella vita, non si può piacere a tutti in modo universale.
Del resto, l’immigrazione è uno scambio tra le culture: noi veniamo qui e dobbiamo rispettare le leggi, le regole, gli usi e costumi del Paese che ci accoglie per usufruire dei servizi erogati dalle Istituzioni e dagli enti dello Stato, mentre gli italiani possono imparare il nostro rispetto per gli anziani, il nostro altruismo e l’accoglienza che riserviamo a qualsiasi ospite ecc.
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