Fede
10 aprile 2008 00:00
Per Alberto Reale
Lo chiedo perché in giro per internet si legge anche il contrario di quanto affermato qui (per in giro intendo siti di ginecologia, siti sulla pillola ecc.), oppure si legge che "potrebbe" impedire l'annidamento dell'ovulo fecondato. E allora lo chiedo perché mi piacerebbe avere una risposta certa. Riformulo la domanda:
La pillola del giorno dopo POTREBBE impedire l'impianto dell'ovulo fecondato o è assolutamente certo che non lo fa?
E' questa la risposta che cerca un sacco di gente.
In quanto agli effetti secondari: leggo in altro messaggio che tra le tematiche che caratterizzano l'azione dell'Aduc c'è la richiesta di abolire l'obbligo di ricetta e di età per l'uso di questa pillola. Se ciò accadrà significa che finirà in mano anche a ragazzine. Figuriamoci che controllo ci potrà essere sull'uso e eventuale abuso, se passerà l'idea che usarla è facile come prendere l'aspirina. Per questo mi chiedo perché una associazione a difesa dei consumatori non sprechi due righe due per chiarire questo punto. Oppure se lo ha fatto mi è sfuggito.
tex
10 aprile 2008 00:00
x alberto,
i tuoi amici dell'aduc (leggi radicali)guarda con quanta leggerezza prescrivono il norlevo ,...altro che kenya!!!
da Libero del 9 aprile 2008, pag. 19
di Matteo Orsucci
Letizia Bini, chi era costei? Boh, manco lo so io eppure ieri è stata la mia fidanzata. O almeno una che mi sono portato a letto. Siccome l'abbiamo fatto da incoscienti; siccome lei non poteva andarci, alla fine ci sono stato io a farmi segnare su ricetta bianca, non ripetibile, la pillola del giorno dopo, la "Norlevo". A nome suo ovviamente, mica devo prenderla io. Ieri a Pisa i Radicali che stanno con l'Italia dei Valori (capitanati per il consiglio comunale da Marco Cecchi) hanno fatto una convention. Ospite d'onore il dottor Silvio Viale, specialista in ostetricia e ginecologia al Sant'Anna di Torino, dove aveva avviato la sperimentazione della RU486.
Io sono puntuale e prima delle 18 sono all'hotel pisano Royal Victoria, che ospita la kermesse. C'è anche il buffet ma non faccio in tempo. La mia fidanzata deve assolutamente prendere la pillola. Come ricorda una noticina a piede di ricetta la pillola "deve essere assunta entro le 12 ore dal rapporto". Tic tac, fa l'orologio e Viale si presenta in pompa magna. Ci sono una quarantina di persone in sala. Più giornalisti che altro. Arrivano dopo le ragazzine. Una timida chiede: «Scusi, qui dentro che c'è?», le spiego del dottor Viale, della libera pillola del giorno dopo in libero Stato e questa, confortata, si gira verso altre sue amiche e dice: «Si, è qui». Entra Viale, tira fuori un pacco di ricette bianche e avanti a chi tocca. Mi avvicino pure io, faccio finta di nulla, dico: «Dottore è per la mia fidanzata, sa ieri sera...». Lui senza batter ciglio: «Come si chiama?». «Chi, la fidanzata?», «Certo», risponde lui. Brivido. «Ehm, Letizia Bini...». Prende due ricette, ci scrive il nome in stampatello e le firma. Ricette su carta intestata. «Ecco a te, ne ho fatta una in più, non si sa mai...». Già, non si sa mai.
Ieri il dottor Viale è capitato a fagiolo per sostenere la vicenda dei due ragazzi universitari, lui esponente Radicale, che avevano risollevato il polverone sulla mancata prescrizione della pillola del giorno dopo in ospedale. In quella saletta c'erano tutti, dall'onorevole all'avvocato, dal candidato al dottore. Mariana Pesaresi e Luca Nicotra stavano lì a scambiarsi bacini, nel frattempo il medico vergava ricette quasi col ciclostile.
Siccome la mia Letizia è esigente mi ha chiesto di sapere quanto doveva spendere per le ricette. Mi fermo in farmacia. Le ricette sono valide, restano a loro, ai farmacisti, e io devo sganciare 11,20 euro a scatola.
Però Viale la mia Letizia manco l'ha vista, non mi ha chiesto nulla di lei, intorno c'erano i flash dei fotografi, le videocamere, c'erano i ghigni e i mugugni... Lui non l'ha vista, la mia Letizia, e siccome io non sono un medico mi sono informato dal medico di famiglia. Come ogni farmaco, anche la pillola del giorno dopo (che Viale e i suoi boys vorrebbero fosse gratis come i preservativi) ha delle controindicazioni. Per esempio se la mia Letizia soffrisse di un problema di coagulazione del sangue, beh, ingerendo la pillola potrebbe restarci secca. Amore mio che non esisti t'è andata bene.
Alberto Reale
10 aprile 2008 00:00
Tex, se usi Libero per reperire informazioni su argomenti di questo tipo, non puoi pretendere che le tue affermazioni godano di dignità intellettuale... non so se mi spiego.
E poi che significa questo: "guarda con quanta leggerezza prescrivono il norlevo"; perché, l'ADUC è diventata un'associazione di medici che prescrivono farmaci? Mah!
Per Fede:
La pillola del giorno dopo è un metodo di contraccezione d'emergenza che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto o in caso di mancato funzionamento di un metodo anticoncezionale, bloccando l'ovulazione. In seguito alla sentenza del T.A.R. del Lazio n. 8465/2001 la ditta produttrice della pillola del giorno dopo è stata obbligata a scrivere nel foglio illustrativo che il farmaco impedisce l'impianto dell'ovulo eventualmente fecondato, ma nel 2005 il Dipartimento di Salute Riproduttiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiarito che “la contraccezione di emergenza con levonorgestrel ha dimostrato di prevenire l’ovulazione e di non avere alcun rilevabile effetto sull’endometrio (la mucosa uterina) o sui livelli di progesterone, quando somministrata dopo l’ovulazione”, escludendo quindi un effetto intercettivo su un eventuale ovulo fecondato.
Laddove la pillola del giorno dopo venga assunta tardivamente, cioè a impianto dell'embrione umano nell'utero già avvenuto, essa non influisce in alcun modo sulla successiva gravidanza; per il suo meccanismo di funzionamento, tuttavia, la sua assunzione è controindicata nelle donne che hanno già fattori di rischio elevati per gravidanze di tipo extrauterino.
In alcuni casi è causa di modesti effetti collaterali come nausea, vomito, perdite ematiche, astenia, cefalea, ecc., questi effetti non si presentano comunque nel caso non ci sia un processo di fecondazione o di impianto in atto.
Effetti collaterali non dissimili da quelli di un'aspirina. Inoltre, anche per l'assunzione dell'aspirina è consigliato consultare un medico in caso la paziente fosse incinta.
Per cui, per cortesia, non facciamo disinformazione né allarmismi ingiustificati.
Alberto Reale
10 aprile 2008 00:00
Riferimento a "Fede" :
"Impedisce o no l'impianto dell'ovulo fecondato?"
Si può leggere anche nell'articolo che la pillola agisce sull'ovulazione, cioè fa si che la donna non produca cellule uovo adatte alla fecondazione. Ma non agisce sull'endometrio, la parete dell'utero sulla quale si impianta lo zigote, come un abortivo.
Riferimento a "Fede":
"Perché non specificate mai che la pillola viene smaltita prevalentemente per via epatica e potrebbe causare danni al fegato in caso di uso ripetuto?"
Innanzitutto perché non sono un'associazione medica e affrontano il problema da un punto di vista legale e non medico-scientifico, suppongo. E poi, permettimi, ma che razza di affermazione è?! Quasi la totalità dei farmaci viene smaltita dal fegato, non è una prerogativa di questa pillola. Allora lo si dovrebbe specificare anche quando si parla di aspirina, antibiotici etc. Sono cose che si dovrebbero sapere da sé e che comunque sono specificate nei classici "foglietti illustrativi".
Alberto Reale
10 aprile 2008 00:00
Intanto volevo porgere i miei complimenti all'ADUC per i suoi articoli. Ce ne fossero di associazioni come questa...
Sono esterrefatto dal paragrafo "Come procurarsela dall'estero" per due motivi. Innanzitutto non pensavo che sareste arrivati a giustificare un'illegalità, seppur con la dicitura "legittima difesa", ma forse sono rimasto indietro io; in secondo luogo, resto assolutamente sconvolto dal fatto che persino in Kenya (CAVOLO, IN KENYA!) si possa ottenere il farmaco senza prescrizione medica.
Fede
10 aprile 2008 00:00
Chiariamo qualche punto:
Impedisce o no l'impianto dell'ovulo fecondato?
Importare farmaci è illegale e voi lo consigliate?
Perché non specificate mai che la pillola viene smaltita prevalentemente per via epatica e potrebbe causare danni al fegato in caso di uso ripetuto?
Andrea
11 aprile 2008 00:00
Domanda: nell'eventualità la fecondazione sia avvenuta? Che ruolo ha in questo caso la pillola del giorno dopo?
Alberto Reale
11 aprile 2008 00:00
Andrea, lo stesso che potrebbe avere un'aspirina su una persona che non ha mal di testa.
Fede
11 aprile 2008 00:00
Ho già letto quel paragrafo su wikipedia. Sulla stessa pagina in basso però c'è scritto che secondo la Food and Drugs Administration uno dei modi in cui agiscono questi contraccettivi è "alterando l’endometrio e inibendo in tal modo l’impianto"
Gli effetti collaterali: a parte le tue convinzioni hai dati che dimostrino che non è dannosa per il fegato?
E' vero poi quello che ha scritto tex sulla coagulazione del sangue?
Senza contare il piccolo particolare che tu stesso hai accennato per chi rischia gravidanze extrauterine. Ma secondo te una ragazzina che magari ha paura di essere rimasta incinta si mette a leggere un bugiardino in caratteri minuscoli capendo tutto e sapendo se può prenderla o no?
Mi sembra che le mie siano richieste di chiarimenti non allarmismo.
Cat
11 aprile 2008 00:00
Oh, questo si che è un articolo utile e interessante! Trovo che siano informazioni che è giusto dare!
Ovviamente io preferirei, in caso di bisogno, poter acquistare il farmaco senza ricetta e senza dover girare come 1 idiota x trovare un medico che faccia il suo lavoro!Anche io mi domando che effetto avrebbe questa accessibilita alla pillola,su persone irresponsabili che magari si sentirebbero in diritto di assumerla come fosse 1 caramella...
Pero penso anche che ,a un certo punto son CAVOLI LORO, in commercio ci sono tanti farmaci e sostanze che assunti in maniera sbagliata possono ledere.
La stupidita non si cura, se le persone non si informano a dovere non è giusto che altri ci debbano rimettere!
FACCIANO + INFORMAZIONE piuttosto, è l'ignoranza che nuoce!!
tex
11 aprile 2008 00:00
per alberto,
l'articolo di libero l'ho ripreso dal sito dei radicali pisani 'liberapisa' che la pensano esattamente come te sulla questione, detto questo preferisco gli interrogativi di fede, supportati anche da fonti 'super partes' che le tue verità dogmatiche, proprio oggi tre medici di roma hanno visto archiviata una procedura nei loro confronti in quanto si erano rifiutati di prescrivere il norlevo, certamente noto che a fine campagna elettorale c'è tutto l'interesse a politicizzare la cosa dalla turco fino a scendere agli assessori alla sanità in cerca del cosiddetto voto laico...
DE pravato
11 aprile 2008 00:00
Ma perché invece di fare tutto questo casino, la pillola del giorno dopo non la fanno vendere nelle parafarmacie della Coop e degli altri supermercati?
Vogliono risolvere "i problemi delle donne" o solo rompere il gabriellì ai farmacisti ed ai medici?
Solita logica dell' "IO FO QUELLO CHE MI PARE MA LA RESPONSABILITA' E'TUA?"
Alberto Reale
11 aprile 2008 00:00
Dannosa per il fegato? Qualunque medicinale, se assunto in quantità sproporzionate, è dannoso per il fegato. La pillola non ha effetti particolarmente preoccupanti rispetto agli altri farmaci di simile categoria.
Coagulazione del sangue? Sai che l'aspirina (la così detta "aspirinetta") ha gli stessi identici effetti di diluizione sanguigna e viene indicata ai malati di patologie cardiovascolari proprio per sciogliere il sangue e mantenerlo fluido?
E per la storia della ragazzina: ripeto, cosa ci sarebbe di diverso rispetto a una normalissima aspirina? Se la gente è incosciente e si vuole ammazzare di overdose da farmaci, tanto peggio per lei. Allora, per assurdo, non si dovrebbero vendere i coltelli da cucina ai minori perché potrebbero tagliarsi e procurarsi ferite gravi o morte. Le indicazioni di rischio ci sono, poi ci si rimete al buonsenso di ciascuno. Bisogna sicuramente fare anche informazione... ma l'educazione sessuale nelle scuole italiane è ancora chimera.
A me sembra proprio allarmismo ingiustificato (non il tuo, la situazione che si è creata). Si è montata una storia di finte controindicazioni su questa pillola, quando invece quella benedetta aspirinetta a momenti può essere anche più dannosa.
mag
11 aprile 2008 00:00
scusate dov'è la patologia nel sospetto una gravidanza? che potrebbe forse nascere un bimbo?
perchè questo accanimento per eliminare a tutti i costi questa possibilità?
Fede
15 aprile 2008 00:00
per Alberto Reale
"Dannosa per il fegato? Qualunque medicinale, se assunto in quantità sproporzionate, è dannoso per il fegato. La pillola non ha effetti particolarmente preoccupanti rispetto agli altri farmaci di simile categoria."
Non è che basta una dichiarazione generica in questi casi. Hai dati certi?
"Coagulazione del sangue? Sai che l'aspirina (la così detta "aspirinetta") ha gli stessi identici effetti di diluizione sanguigna e viene indicata ai malati di patologie cardiovascolari proprio per sciogliere il sangue e mantenerlo fluido?"
Si,lo so, ma anche in questo caso hai dati certi sugli effetti? Magari ci sono medicinali che sono più pericolosi dell'aspirina.
"E per la storia della ragazzina: ripeto, cosa ci sarebbe di diverso rispetto a una normalissima aspirina?"
C'è che non ho mai visto ragazzine andare in farmacia in preda al panico a comprare e assumere aspirine. Mentre accadrebbe nel caso della pillola del giorno dopo.
"Se la gente è incosciente e si vuole ammazzare di overdose da farmaci, tanto peggio per lei."
Ma si, chi se ne frega se una ragazzina ci rimane secca perché non è stata informata, vuoi mettere? L'importante è il liberismo totale.
"Allora, per assurdo, non si dovrebbero vendere i coltelli da cucina ai minori perché potrebbero tagliarsi e procurarsi ferite gravi o morte."
Ma perché li fabbricano dico io.
p.s: Ma che paragoni fai?
"Le indicazioni di rischio ci sono, poi ci si rimete al buonsenso di ciascuno. Bisogna sicuramente fare anche informazione... ma l'educazione sessuale nelle scuole italiane è ancora chimera.
A me sembra proprio allarmismo ingiustificato (non il tuo, la situazione che si è creata). Si è montata una storia di finte controindicazioni su questa pillola, quando invece quella benedetta aspirinetta a momenti può essere anche più dannosa."
Dati certi prima di trarre conclusioni, grazie.
E' quello che vorrei leggere nei comunicati dell'aduc ma non mi pare di aver mai visto. Sempre che non mi siano sfuggiti.
Intanto noto hai lasciato cadere l'obiezione delle gravidanze extrauterine.
Arturo
19 aprile 2008 00:00
mi spiace ma non sono daccordo con quanto scritto nell'articolo. Sui siti scientifici si dibatte ancora sul funzionamento effettivo del farmaco, contraccetivo o abortivo. Quali saranno i danni attuali e futuri sull'uso di un farmaco a un dosaggio che è oltre 50 volte quello usuale? Inoltre nei siti scientifici americani prima di prescrivere la pillola si dovrebbe fare un'accertamento sulla presenza di alcune malattie, come per esempio, disturbi epatici, e quindi non si può distribuire ad occhi chiusi. Viene riportato che c'è un aumento di casi di gravidanza extrauterina, e, visti i danni potenziali che questo può comportare, è corretto fare una accurata valutazione. Inoltre il medico non è obbligato a prescrivere quello che il paziente chiede, ma c'è l'obbligo di intervenire urgentemente solo nel caso di pericolo per la vita della pazienta e limitatamente all'intervento di urgenza. Se la pillola fosse un diritto i nostri accorti politici potrebbero intervenire come succede già con il Moment e migliaia di altri farmaci. ecc. ecc.........
paletto
22 aprile 2008 00:00
direi di lasciare da parte il fondamentalismo religioso a meno di non riconsiderare il talebanismo laico-radical-comunista. restiamo nei fatti:sul dosaggio non commento perchè altri prima di me sono stati ben chiari.la stessa casa farmaceutica ammette di non conoscere l'esatto meccanismo d'azione del farmaco. chi ha conoscenze di base della fisiologia femminile sa che non esiste farmaco di emergenza o non, in grado di spostare l'ovulazione, in quanto è un processo che si avvia prima che venga la mestruazione del ciclo che vedrà il probabile concepimento. si sa invece bene come già fisiologicamente la qualità dell'ovocita può non essere perfetta,ma fecondato dallo spermatozoo va incontro all'aborto spontaneo. questo meccanismo conferma l' autonomia dell'embrione fin dai primi istanti di vita. è deduttivo che uno tsunami ormonale come quello della pillola del giorno, dopo possa influire sul picco dell'LH in grado di accelerare o ritardare la maturazione dell'ovocita, inducendo così l'aborto.stessa cosa sull'endometrio. allora, per farla breve, sarebbe opportuna una informazione sugli effetti abortivi e non contraccettivi della p.d.g.d., che ovviamente, se non si modifica la 194, non è possibile fare(ed è per questo che viene richiesta la ricetta vero? ed allora è possibile anche essere obiettori)
gtortolone
12 maggio 2008 00:00
Oltre a dire che "L'Oms descrive cosi' la pillola del giorno dopo: "previene l'ovulazione e non ha alcun effetto dimostrabile sull'endometrio quando assunta dopo l'ovulazione. La pillola del giorno dopo non ha alcun effetto dopo l'impianto e non causa l'aborto"", sarebbe stato corretto da parte vostra dire anche l'OMS e molte altre associazioni specialistiche americane, hanno deciso che la gravidanza inizia con l'impianto dell'embrione già formato nell'utero della madre. Per questo secondo loro non c'è aborto, perchè la distruzione dell'embrione prima dell'impianto, cosa allo stato delle conoscenze ancora non esclusa con la pillola del giorno dopo, non viene considerata interruzione di gravidanza...
er metico
14 maggio 2008 00:00
... e, per finire, un ultimo consiglio: prima di dar retta ad una voce virtuale che vi comunica quanto sopra su di uno schermo casalingo, assicuratevi della non nocività delle operazioni per quanto riguarda il vostro fisico e non quello statisticamente medio, perché chi scrive le cose qui sopra non è uno che vuole bene a voi tutti ma vuol bene solo al suo pensiero.
Siate furbi come serpenti, seppur mansueti come agnelli e pensate se sia il caso di seguire la prima ricetta di vita che vi capita scritta innanzi quando magari si rifiuta di seguire una sola parola del Vangelo...
Saluti.
Dark
23 maggio 2008 00:00
Secondo me quelli che si fanno seghe mentali sull'aborto non dovrebbero ricevere il permesso di svolgere lavori come ginecologo, midico di base o cose del genere, perchè causano solo dei problemi alla gente che, come in questo caso, è costretta a perdere tempo preziosissimo! Questa gente se proprio ha voglia di stare nell'ambito medico, dovrebbe andare a fare l'ortopedico, il dietologo, l'otorino o comunque non un tipo di medico che mette in difficoltà gli altri perchè ha tutte le sue idee! Anche perchè facendo così, molte volte causano LORO l'aborto VERO E PROPRIO in quanto se passano le 72 ore necessarie per assumere il farmaco, non si può più fare niente e il bambino intanto cresce.Allora si può solo ricorrere all'aborto chirurgico e quello si che vuol dire interrompere una vita! Inoltre, queste brave persone che si sentono i salvatori dell'umanità, possono anche rischiare pene più severe se inducono una donna a ricorrere all'aborto chirurgico non svolgendo come si deve il proprio lavoro! IO che abito vicino a ferrara sono stata obbligata ad arrivare a BOLOGNA perchè non trovavo nessuno che mi scrvesse questa dannata ricetta! Vi rendete conto?! é ora di evolvere il cervello gente!!!!!!!!!!!!!!!!
tex
26 maggio 2008 00:00
DOCUMENTO FIRMATO DA 150 MEDICI E PROFESSORI DELL'UNIVERSITA' DI PISA (OBBIETTORI E NON)
Al Direttore
A tutti i colleghi
Al Direttore Sanitario dell ’USL 5 Pisa , Dott. Damone,
Alla segreteria dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Pisa,
Al presidente dell’Ordine dei Medici Dott. Figlini.
Egregio direttore,
Scriviamo sui fatti relativi al rifiuto di prescrizione della cd ‘pillola del giorno dopo’ nei giorni scorsi,da parte di colleghi di guardia Medica di Pisa e all’ignobile quanto umiliante, campagna intimidatoria verso di essi ,campagna amministrata dal direttore Sanitario usl 5 Damone, scortata dalla persona del Presidente dell’Ordine dei Medici Figlini, e vigilata dall’assessore alla Sanità E.Rossi.
Non scriviamo,si badi,sulla libertà delle donne di accedere ai presidi,e alle strutture tutte,che la legge loro fornisce,e che la legge,per mezzo di un’amministrazione solerte dovrebbe garantire, né sul merito della liceità che altri colleghi possano prescrivere codesto farmaco in intoccabile libertà .
Scriviamo sulla nostra libertà di medici.
Perché sul fatto che entro tale libertà di azione, di colleghi e mia ,si infiltri una qualsiasi autorità locale,a guisa d’imposizione , come medici e perciò come figure di riferimento pubbliche,noi non indulgeremo mai.
E’una libertà sancita dall’Ordine,dal Codice Deontologico,dalla Legge.Da duemilaquattrocento anni,da Ippocrate.
Forse l’assessore Rossi vuole imporre allora al medico, di assecondare la volontà della paziente,dando a lei la responsabilità di una scelta che ,quello stesso medico non ha compiuto in autonomia,e quindi in Scienza e Coscienza?Sappia che una deontologia che si rispetti mai può obbligare un medico alla prescrizione di un farmaco non salvavita.
O forse lo stesso assessore,o il nostro Presidente dell’Ordine Figlini, o entrambi,ignorano che il Comitato Nazionale di Bioetica ha riconosciuto all’unanimità al medico la possibilità di rifiutare la prescrizione della pillola appellandosi alla clausola di coscienza “dato il riconosciuto rango costituzionale dello scopo di tutela del concepito che motiva l’astensione”?
E’ così sicuro il nostro presidente o il direttore generale Damone, di potersi confrontare con me sul carattere d’esclusiva connotazione contraccettiva del norlevo,che tanto ha sbandierato?
Non sa il dottor Damone che tanto si sforza di ricordare il codice di deontologia , nelle recenti dichiarazioni a mezzo stampa, che lo stesso Codice prevede che “La prescrizione di un accertamento diagnostico e/o di una terapia impegna la responsabilità professionale ed etica del medico” ed ancora che “Su tale presupposto al medico è riconosciuta autonomia nella programmazione, nella scelta e nella applicazione di ogni presidio diagnostico e terapeutico?(art 13)
E’ in malafede o ha dimenticato che per lo stesso Codice , il medico deve “ ispirarsi ai “valori etici fondamentali, assumendo come principio il rispetto della vita”(art 4)? Non ricorda che “Dovere del medico è la tutela della vita (art 3). Non ricorda che per questo siamo fatti dottori in medicina e chirurgia,per questo noi tutti giuriamo alla laurea?
Rilegga,e legga con attenzione il dott.Damone,l’articolo 22 del Codice di Deontologia Medica per cui “Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita.”, nonchè l’art 6%, che direttamente lo riguarda,per il quale “Il medico che svolge funzioni di direzione o di dirigenza sanitaria ,deve garantire il rispetto delle norme del Codice di Deontologia Medica e la difesa dell'autonomia e della dignità professionale”
Quale interruzione di pubblico servizio si configura dunque? Il medico deve dunque assurgere al ruolo esclusivo di burocrate?Dov’è il rischio di vita della paziente? Dove la patologia? Dov’è la tutela dei propri iscritti da parte del presidente di un Ordine che non si preoccupa minimamente di fornire solidarietà a colleghi che peraltro non risultano esser sotto giudizio alcuno?Dove il rispetto per l’attività professionale dei colleghi ? (art 58)
Forse il dott. Figlini reputa malattia urgente,che espone le donne al pericolo di vita, il concepimento ,e morbo da estirpare con urgenza il concepito ,sì da obbligare con campagne mediatiche tutti noi a prescrivere Norlevo minacciando di sanzionarci?
Siamo stanchi di veder la nostra professionalità,il nostro operato alla luce del sole,il nostro attaccamento all’arte medica, sistematicamente in discussione ,trascinati nel terribile e limaccioso terreno dell’infamia.
Siamo stanchi di sentirci accusati per aver operato ed ancora operare,secondo Scienza e Coscienza qualunque sia il nostro operato,qualunque il nostro orientamento.
Sicuri di attenerci ai dettami del nostro codice,mai in contrasto con l’ordinamento giuridico italiano,del nostro operato siamo pronti a riferire di fronte a qualsiasi organo di giudizio, auspicando che chi ci amministra abbia lo stesso scrupolo di coscienza
Per questi motivi chiedo perciò:
1) un confronto pubblico, col Presidente dell’Ordine dott. Figlini
al quale contesto inadempienza al codice ai suddetti articoli 3,4,13,22,58 di cui egli stesso è garante.
2) una delibera chiara,univoca,definitiva,del Consiglio Regionale che sia espressione reale di tutte le parti in causa
Lavinia
26 maggio 2008 00:00
bella, la lettera: il problema é che un medico, vista una determinata cartella clinica puó decidere che un determinato farmacoo non puó essere adatto ad un determinato paziente con dei determinati problemi. Rifiutarsi a priori, per un contraccettivo, é vietato dalla legge.
E comunque la soluzione c'é, basterebbe emanare una legge che obbligasse ogni ospedale ad avere sempre un medico non obiettore. Di modo che chi vuole fare obiezione, la faccia, ma le donne non possono girare nel cuore della notte ORE e ORE per trovare il farmaco di cui hanno bisogno.
Anche perché poi a cosa si arriverá? al fatto che faranno obiezione anche alla normale pillola anticoncezionale, alla spirale, ai preservativi, perché pregiudicano il concepimento?
non siamo piú nel medioevo, via!
tex
26 maggio 2008 00:00
la lettera oltre a essere 'bella' è sottoscritta anche da molti NON OBBIETTORI proprio per rivendicare la propria libertà che non è 'rifiutarsi a priori' ma è fare il proprio lavoro in scienza e coscienza...
Lavinia
26 maggio 2008 00:00
Permettetemi solo una cosa: Ora si puó dibattere quanto si vuole, ma per la legge la pillola del giorno dopo non é un abortivo, ma un contraccettivo. Il nostro ordinamento prevede l'obiezione solo per quegli interventi che causino aborto. I medici non possono arbitrariamente rifiutarsi di prescrivere un farmaco. Come se un medico si rifiutasse di prescrivere la normale pillola contraccettiva perché é contrario alle sue credenze.
Allora, in uno stato veramente laico, quale dovremmo essere, dovrebbe esserci sempre, in ogni ospedale, almeno un medico non obiettore. Cosí sarebbe fattibile farsi effettivamente fare la ricetta ogni volta.
E, si, magari ci sarebbe meno bisogno di pillole del giorno dopo e aborti se ci fosse una scuola decente, che facesse un pó di educazione sessuale, con qualcuno che spiegasse ai ragazzi che non si finisce all'inferno(ammesso e non concesso che esista) per aver usato correttamente un preservativo.
Lavinia
27 maggio 2008 00:00
Fare obiezione ad anticoncezionale é comunque illegale.
sinca
02 luglio 2008 00:00
Ciao a tutti.
ho assunto il Norlevo il 3 maggio scorso, per la prima volta in vita mia.
La settimana scorsa ho fatto delle analisi del sangue: aumento di transamenasi, ovvero valori alterati nel fegato.
Mi verrebbe da pensare ad un effetto della pillola, ma è anche vero che (faccio il MEA CULPA) erano più di due anni che non mi sottoponevo a controlli, pertanto il progestinico può essere solo una delle opzioni dei valori alterati (anche se non di MOLTISSIMO).
Stamane ho fatto un altro prelievo del sangue per capire cos'abbia provocato l'aumento dei miei valori e nel pomeriggio ho fatto un'ecografia, dalla quale è emerso un fegato nella norma e senza calcoli.
Le opzioni ancora in gioco, che conoscerò al ritiro del referto delle analisi del sangue, sono l'epatite (non bevo e non stramangio, ma qualche mese fa ho mangiato sushi ), la mononucleosi (nel luogo in cui lavoro c'è stato un caso di mononucleosi) o l'effetto del Norlevo.
Ai posteri l'ardua sentenza....
tex
02 luglio 2008 00:00
di 'posteri' ce ne saranno sempre meno se continua questo trend di crescita esponenziale di ricorso al norlevo...che non vada trattato come un semplice contraccettivo ora lo dicono anche gli assessori regionali alla sanità, finchè sarà trattato alla stregua di qualsiasi aspirina continueremo a vedere schiere di quindicenni in coda per farsi dare la pillola dalla guardia medica, mi fa molta tristezza.
Sergio
03 luglio 2008 00:00
X Tex (ma non solo x lui)
Se si legge con attenzione la lettera che Tex ci propone ci rendiamo conto di almeno due passaggi che meritano attenzione.
1) Tex fa riferimento a "scienza e coscienza" come guide del lavoro del medico. E a "scienza e coscienza" fanno riferiemnto i medici scriventi.
Se leggiamo il passo della lettera laddove si cita il Codice di Deontologia non può sfuggire che lo stesso fa riferimento a "prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico".
Quindi, il medico è libero di far prevalere la coscienza sul convincimento clinico, di utilizzare entrambi i riferimenti o solo uno di essi. Questa è cosa profondamente diversa dall'agire in "scienza e coscienza" potendosi ridurre all'agire in "scienza o coscienza": una vocale cambia integralmente l'approccio.
2) In altro passo della lettera gli scriventi sostengono "Forse il dott. Figlini reputa malattia urgente, che espone le donne al pericolo di vita, il concepimento, e morbo da estirpare con urgenza il concepito..."
E' del tutto arbitrario considerare l'urgenza e la salute solo in riferimento al pericolo di vita o l'urgenza solo in relazione alla malattia (alla quale non può essere ricondotta ovviamente il concepimento). Sul punto basterebbe rifarsi alla sentenza del TAR del Lazio n. 8465/2001.
Ma, aggiungo, in base a quale scienza tali medici sostengono che al momento dell'assunzione della "pillola del giorno dopo" esista un concepito?
Esiste solo la possibilità non desiderata che un ovulo sia fertilizzato, ma nulla sappiamo se ciò avverrà o sia già avvenuto e nel caso sia avvenuta la fertilizzazione in ogni caso non possiamo fare riferimento ad estirpazioni di concepiti perché la pillola del giorno dopo non estirpa proprio nulla e non sappiamo neanche se può essere responsabile del mancato impianto dell'ovilo fecondato, essendo questa solo una possibilità teorica e non un effetto scientificamente provato.
I medici scriventi avranno molti motivi di insoddisfazione, non lo metto in dubbio, ma non si lagnino delle campagne mediatiche che, a loro dire, vorrebbero, con minacce, obbligare i medici a chissà quali comportamenti se si esibiscono con tali scritti inconsistenti sul piano scientifico, professionale e intellettuale.
tex
03 luglio 2008 00:00
x sergio,
quel manifesto non l'ha scritto un manipolo di medici frustrati in cerca di visibilità bensì 150 medici + qualche decina di professori universitari che forse ne sanno qualcosina in più di te in merito a deontologia e correttezza professionale, per non parlare dell'aspetto medico-scientifico che riguarda il concepimento.
ovviamente non conosci i fatti altrimenti sapresti che c'è stato una denuncia alla magistratura con strascichi vari, altro che campagne mediatiche!
Sergio
04 luglio 2008 00:00
Caro Tex, conosco molto bene la vicenda giudiziaria alla quale alludi e non ci trovo in essa nulla di inquietante o scandaloso.
Riguardo a quanto da te riportato, il “manifesto” come lo definisci, ho espresso dei rilievi precisi ai quali rispondi con affermazioni categoriche, ma senza il supporto di argomentazioni a sostegno, così da rendere le tue affermazioni evanescenti e gratuite (ma non mi soffermerò su questo ultimo punto perché ritengo che quanto affermato da qualcuno va valutato per quel che esprime e non in base ai “titoli” accademici o professionali esibiti da chi si esprime).
Gli autori del “manifesto” affermano di agire secondo scienza e coscienza, ma si appellano al Codice Deontologico che non impone di seguire l’una e l’altra ma semplicemente l’una o l’altra. Così, un medico può agire, per il codice deontologico, in base alla propria coscienza o al proprio convincimento clinico.
Il codice deontologico è giuridicamente di rango inferiore alle leggi; e le leggi autorizzano la CE (contraccezione di emergenza). Ciò non significa che un medico sia obbligato a prescriverla a semplice richiesta, ma il rifiuto di prescriverla deve trovare in ragioni cliniche oggettive la motivazione. Se un medico decide, prescindendo dal soggetto e da condizioni specifiche, di non prescrivere MAI la CE compie una scelta basata esclusivamente su personali scelte etiche, ponendosi così fuori e oltre le regole che governano il servizio sanitario. E’ ovvio, in tal caso, che ne subisca le conseguenze legali, anche se potrà strillare in cerca di solidarietà corporativa perché si è mosso all’interno delle previsioni del codice deontologico.
Con buona pace dei tuoi 150 medici e seguito di docenti, il codice deontologico non può prevalere sulla legge.
Nel “manifesto” che tu hai riportato non trovo argomentazioni scientifiche degne di attenzione: sono completamente assenti tali argomentazione, inutile quindi il tuo riferimento alle conoscenze mediche che da tale “manifesto” proprio non emergono (anzi emergono forzature espressive, per non dire falsità).
Quanto scritto in tale “manifesto” può soddisfare chi muove da pregiudizi ideologici e\o etici o è sospinto da interessi corporativi, ma certamente non suscita alcun interesse in chi si pone di fronte a una qualsiasi questione con spirito riflessivo e critico senza posizioni aprioristicamente definite o interessi di casta da difendere.
Tanto più se poi ci si lagna di supposte “campagne mediatiche” proponendo argomenti di dubbio gusto e contrari a ogni risultanza medica e scientifica (estirpare il concepito, urgenza intesa come pericolo di vita…).
Tanto per evidenziare meglio una delle castronerie contenute nel tuo amato “manifesto”, ricordo che la sentenza del TAR del Lazio n. 8465/2001 sul punto dell’emergenza si è espressa con chiarezza. I ricorrenti contestavano che l'uso del prodotto, qualificato come farmaco di "emergenza", potesse essere esteso ai casi di volontarietà o, quantomeno, consapevole assunzione del rischio cui la specialità medicinale tende a porre rimedio, sussistendo contraddizione fra la nozione di "emergenza" e la prevedibilità dell'evento.
I giudici respinsero questa tesi affermando che (cito testualmente): “la nozione di "emergenza" che costituisce presupposto per la somministrazione del "NORLEVO" va considerata in senso strettamente oggettivo - e cioè come evento critico, suscettibile di introdurre la possibilità di una gravidanza non desiderata, cui si intende porre rimedio con carattere di immediatezza - indipendentemente dal grado di volontarietà o colpa dell'interessato nel determinarlo; ciò in base ad un criterio che è comune alla somministrazione di ogni presidio terapeutico, che ha luogo in base al dato obiettivo della condizione fisiologica dell'individuo prescindendo da ogni valutazione circa il concorso psichico dello stesso nel determinarne le cause”.
La tesi dei ricorrenti e dei firmatari del “manifesto” è dunque priva di pregio giuridico, professionale e pratico.
Le indicazioni d’uso del farmaco precisano che va assunto in casi particolari come per esempio la rottura del preservativo, il fallimento del coito interrotto… e quindi circostanze in cui la volontà della donna era di evitare una gravidanza. La prevedibilità dell’evento, anche per diritto consolidato, nulla toglie alla qualificazione di emergenza. Si pensi al comportamento imprudente di chi provoca un incendio armeggiando maldestramente con prodotti infiammabili: poiché l’evento incendio era prevedibile non c’è più emergenza? Se corro come un pazzo e finisco in un fosso, i soccorsi possono prendersela con calma perché l’evento disastroso era prevedibile e quindi non c’è emergenza? Suvvia, un po’di serietà!
Se poi vogliamo sfiorare il tema scientifico, completamente ignorato dagli estensori del “manifesto”, basti notare che la fecondazione dell’ovulo è un processo che dura alcune ore e che può iniziare, talvolta, poco dopo il rapporto sessuale o, più spesso, nel periodo da uno a cinque giorni dopo il rapporto sessuale. Quindi, prima si assume la CE più alta è la probabilità che la fecondazione non sia proprio avvenuta e non avvenga per l'azione del farmaco.
In definitiva, quel che rimane di questo “misero” manifesto è solo una volontà di difesa corporativa che nulla ha a che vedere con la scienza e la professione medica.
In questa ricerca di difesa corporativa va letto il continuo richiamo al codice deontologico, ignorando le leggi, l’interesse del soggetto che al medico si rivolge perché la legge così impone (in Italia ci vuole la ricetta per la CE) e producendo affermazioni di cattivo gusto, ma evidentemente ritenute funzionali per ottenere un ben determinato facile e scontato consenso entusiasta in certi ambienti.
Aggiungo, che nutro qualche dubbio sulla onestà intellettuale di chi tanto si affanna a contrastare la CE sulla base esclusivamente di una possibilità teorica priva della benché minima risultanza scientifica. Non si comprende, infatti, come mai tanta ostilità nei confronti della CE non si manifesti anche nei confronti dei dispositivi intrauterini che, come hanno notato i giudici della già citata sentenza, con certezza hanno la funzione di impedire l’impianto dell’ovulo.