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alfonso scala lombardo 25 maggio 2008 00:00
Nucleare si, nucleare no? Non mi fido del volere di uno solo. Le decisioni in merito non vanno prese sull'onda dell'emotività,della superficialità, delle ideologie assunte come verità indiscutibili o, peggio, in vista di individuabili interessi privati.
Bisogna sapere ed essere certi:
che la materia prima sia disponibile nel tempo e a prezzi convenienti;
che il costo e il tempo occorrente per la costruzione di una centrale siano altrettanto ragionevoli e convenienti;
che vengano assicurate limpide gare di appalto aperte anche ad aziende estere;
che vengano assicurate, poiché fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, chiare norme di sicurezza e di controlli nel tempo;
che vengano, in primis, individuati i siti di stoccaggio delle scorie residue. Non vorrei che tali siti venissero individuati in località ad alto rischio sismico (Messina,Irpinia,Friuli e via dicendo), o inagibili per interessi ambientali e paesaggistici o culturali.
Intanto bisogna favorire l'eolico e il solare dovunque possibile ( es. illuminazione stradale, condominii, industrie e via dicendo)e favorire la ricerca sull'idrogeno e sulla fusione nucleare. Nel frattempo, Gheddafi o non Gheddafi, favorire l'esplorazione petrolifera al largo delle coste siciliane e altrove su tutto il territorio. Se tutto quanto affermato appaia irragionevole, sono disposto a trasferirmi in manicomio.

mah 25 maggio 2008 00:00
e per intanto si continua a comprare energia nucleare da francia e svizzera che hanno le centrali al nostro confine... coerenza ed economicità!!!! però noi non le abbiamo eh!
DE pravato 25 maggio 2008 00:00
No, nessun manicomio... non ne esistono più!

E poi per le persone intelligenti non sono mai serviti.

Ma prima di parlare, le persone intelligenti pensano, ragionano, si documentano, fanno sue conti ed intuiscono.

Per esempio, fatti una passeggiatina qui, e fai due più due... riflettendo che in Padania di energia ne serve parecchia, ma di vento ce ne è poco...

http://www.olambientalista.it/eolicomoratoria.htm
alfonso scala lombardo 26 maggio 2008 00:00
Possibile che non riesca a spiegarmi? Evidentemente si. Incominciamo dai manicomi: so bene che con Basaglia, per fortuna altrimenti un Paese intero sarebbe da manicomio, quei luoghi non esistono più, ma i pazzi si, e forse sono io il più pazzo di tutti.
Lungi da me essere pregiudizievolmente contro alcunché. C'è stato un referendum, ahimè, mea culpa, quasi crtamente il risultato venne sull'onda dell'emotività, dell'ideologismo e del pressappochismo. Ma voi Signori Mah e Depravato, come votaste allora?
Oggi dobbiamo ripensarla la questione? Benissimo, evitiamo però di ripetere un errore che sarebbe, nell'un caso o nell'altro, ancora più nefasto e non solo economicamente. So bene che il mio amato Nord ha bisogno urgente di energia a minor costo, ma anche il mio Sud, anche il Sud. Se non mi sono spiegato meglio vuol dire che sono un mentecatto, così evito a qualcuno l'onere di rinfacciarmelo. Un cordiale saluto e auguri sinceri, conviene a tutti.
Mai con silvio 26 maggio 2008 00:00
10, 15 anni fà sarei stato d'accordo con il nucleare ma oggi il nucleare è "obsoleto".
Il mondo intero è rivolto all'energia pulita, rinnovabile e in Italia il vento ed il sole non mancano, e non mancano neppure i torrenti.
Mi aspetto di tutto.............
ermetico 26 maggio 2008 00:00
Il governo è stato mal interpretato , nel senso che vuole proporre la fusione nucleare :

Nucleare, la fusione fredda funziona
di Ludovica Manusardi Carlesi

22 maggio 2008
Il laboratorio dell'Università di Osaka
La rivincita del Samurai
di Giuseppe Caravita
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Ce l'hanno fatta: il primo esperimento pubblico di Yoshiaki Arata di Condensed Matter Nuclear Science, meglio nota come fusione fredda è stato un successo. Poche ore fa all'Università di Osaka è stata dimostrata, di fronte a un pubblico qualificato, la realizzazione di quello che viene definito ormai "Arata Phenomena". La prova è stata compiuta facendo diffondere Deuterio gassoso su una matrice a struttura nanometrica di 7 grammi composta per 35% di palladio e per il 65% di ossido di zirconio alla pressione di 50 atmosfere, la metà della pressione di una idropulitrice per autolavaggio. Il calore, prodotto fin dall'inizio, e cioè in concomitanza dell'immissione del Deuterio, ha azionato un motore termico che si è messo in moto cominciando a girare.
Dopo circa un'ora e mezzo l'esperimento è stato volutamente fermato per effettuare le misure della presenza di Elio-4 a testimonianza dell'avvenuta fusione. Non sono state evidenziate emissioni di origine nucleare pericolose ( l'elio-4 è inerte). L'energia riscontrata è stata circa di 100.000 Joule, equivalente grosso modo a quella necessaria per riscaldare di 25 gradi un litro di acqua ( si tenga presente la modesta quantità della matrice nanometrica, 7 grammi). Quanto all'Elio, la quantità è assolutamente confrontabile e compatibile con l'energia prodotta, ed è la firma inequivocabile dell'avvenuta fusione nucleare. Al di là delle quantità misurate, si apre ora un capitolo nuovo nella comprensione dei comportamenti e delle reazioni che hanno luogo nella materia condensata, comportamenti che sembrano differire dai modelli fin qui seguiti dalla fisica nucleare classica.

A partire da oggi inizia un'altra fase, altrettanto delicata, legata principalmente a due fatti: la ripetizione dell'esperimento con una quantità maggiore di Palladio-Zirconio per ottenere quantitativi maggiori di energia; l'estrazione dalla matrice dell'elio senza danneggiarla e poterla così riutilizzare.
ermetico 26 maggio 2008 00:00
Corsa all'atomo, potrebbe mancare il combustibile
di Giorgio S. Frankel

26 maggio 2008

Dopo un'eclissi durata decenni, per il nucleare sembra vicina una spettacolare rentrée sulla scena energetica globale, nel Nord ricco del mondo (dall'Italia alla Gran Bretagna) come nel Sud in via di sviluppo. Ma la futura domanda di nuove centrali elettronucleari e del relativo combustibile potrebbe risultare insostenibile per la lunga "atrofia" del settore. Solo negli Usa si prevede che nel 2007-2009 le società elettriche chiederanno le autorizzazioni per oltre 30 nuovi reattori. Anche la Cina per i prossimi 15 anni progetta 29 reattori (e durante la sua recente visita a Pechino il neo presidente russo Dimitri Medvedev ha annunciato la vendita di un quarto impianto di arricchimento di uranio da oltre 1,5 miliardi di dollari), la Russia 15 e qualcosa si muove pure in Europa.
Fa inoltre scalpore un articolo del Washington Post, secondo cui più di 40 Pvs vogliono centrali atomiche. Tra essi, quasi tutti i Paesi arabi e la Turchia e già questo fa parlare di una possibile "corsa all'atomo" mediorientale in risposta al programma iraniano. Ma in questo allarme c'è, forse, molta propaganda anti-iraniana e anti-araba. In più, si temono altri rischi futuri di "proliferazione", perché alcuni Paesi ricchi di uranio vogliono disporre d'impianti di arricchimento e ritrattamento del combustibile per poi operare su scala commerciale in un settore finora dominato da Usa, Russia e da due consorzi europei, Urenco e Eurodif (controllato da Areva).
Verso il 2020, poi, i cinesi potrebbero esportare centrali in competizione coi costruttori americani (General Electric e Westinghouse, controllata però dalla nipponica Toshiba), europei (Areva, Siemens) e russi (ad esempio Atomstroiexport). Lo stesso potrebbero fare India e Giappone, due Paesi con tecnologia atomica assai avanzata.
Il possibile boom del nucleare civile viene proposto come l'unica risposta (forse) oggi possibile al grave dilemma energetica. Da un lato, il crescente fabbisogno globale, per cui la domanda di energia potrebbe salire del 50% da qui al 2030. Dall'altro, la crescente incertezza sulle future disponibilità fisiche di combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) e comunque l'accresciuta necessità di limitarne l'uso per l'effetto serra. L'elettricità di origine nucleare è economicamente competitiva rispetto a quella delle centrali a combustibili fossili e assai più "pulita". La tecnologia è in continuo sviluppo e i "nuclearisti" dicono che le nuove centrali sono sicure.
Oggi sono in attività 439 reattori commerciali in 30 Paesi, che generano il 16% dell'elettricità mondiale. In Europa l'elettricità nucleare è il 30% del totale (80% in Francia) e il 20% negli Usa. Il nucleare è ancora concentrato in pochi Paesi: Usa (104 reattori), Francia (58) e Giappone (55) insieme hanno oltre metà dei reattori commerciali mondiali. Però, dei 36 nuovi reattori oggi in costruzione, la metà è in Asia. E il possibile nuovo round di ordini da parte di 40 e più Pvs contribuirà a mutare la geografia del nucleare nel mondo.
Ma forse a mutare fortemente potrebbe essere l'intero paradigma nucleare. Il previsto boom della domanda globale di centrali, se non è una "bolla", riflette l'ansia di molti Paesi per la propria sicurezza energetica, oggi un fattore-chiave della sicurezza nazionale. Egualmente, chi investe molto nel nucleare non può poi rischiare di dipendere da pochi fornitori di uranio arricchito e quindi cercherà, se possibile, di gestire un proprio ciclo del combustibile. E i Paesi produttori di uranio avranno un legittimo interesse commerciale a entrare nel comparto dell'arricchimento e del ritrattamento, come stanno facendo (o vogliono fare) Canada, Australia, Argentina, Brasile, Namibia e Sudafrica. Per altri Paesi, lo sviluppo di un'industria nucleare nazionale sarà cruciale per il loro status economico, tecnologico e politico a livello globale.
Il boom del nucleare è però ancora problematico. La crescita della domanda di elettricità e la necessità di sostituire le centrali obsolete costringerà il settore a enormi sforzi solo per mantenere l'attuale quota dell'energia totale, mentre le esigenze ambientali e di sicurezza richiedono un aumento di tale quota. Ma le centrali hanno costi enormi e tempi di realizzazione assai lunghi, la capacità mondiale di produrre componenti è limitata e c'è carenza di materiali e personale tecnico. Inoltre, resta aperto il problema delle scorie radioattive.
scocciato 26 maggio 2008 00:00
Stiamo ancora (al 15% solo fatto con convogli per la Francia che poi ci rimanderà tutto indietro) smantellando Caorso per altri molti anni con costi incommensurabili buttati al vento.Il nucleare che si vorrebbe ripristinare è di vecchio stampo, per entrare a regime ci vogliono decenni, le proteste che sfocieranno in guerre civili saranno ancora di più di quelle che originarono l'uscita dal nucleare con referendum, i costi immani, la reperibilità del combustibile sempre più scarsa e comunque dipendente dall'estero come petrolio, gas, ferro ecc.ecc., i siti di posizionamento centrali, come quelli di stoccaggio delle scorie, impossibili da reperire, aspettare le nuove generazioni, troppo tempo di attesa, Francia e Germania tanto per cominciare iniziano a ripensarci dopo averle già costruite.
Inoltre il nucleare produrrebbe solo energia elettrica e/o termica in maniera non significativa e non in tutte le zone-almeno entro il prossimo decennio-rispetto al fatto che da noi serve soprattutto petrolio e che quest'ultimo almeno in gran parte non può essere rimpiazzato con l'elettricità.
Come al solito, in Italia si esamina sempre il problema sulla scorta dell'esperienza e delle necessità pregresse senza progettare sul futuro e se convenga o no!
L'unica via da seguire è abbandonare questo inutile progetto e spendere tutto quel fiume di danaro in vari decenni su qualcosa che possa essere realizzato in tempi decimati e cioè alle fonti rinnovabili.
Il problema grosso sarà far abbandonare l'idea a qualcuno che vorrà portarsi nella lapide l'onore di aver riutilizzato il nucleare (come l'altra immane sciocchezza del ponte sullo stretto); il grave onere lo lascierà a chi resta, ma Lui non ci sarà più.
IVAN 26 maggio 2008 00:00
Sottoscrivo il primo intervento di Alfonso.
L'Italia non ha bisogno del Nucleare: le sarebbe (condizionale) più che sufficiente una SENSATA valorizzazione delle risorse energetiche già esistenti.

Cosa intendo per “sensata”?
Semplicemente pianificare tenendo conto SOLO del bene della Comunità, in modo avulso da interessi personali e logiche corporative (ovvero, ciò che – sulla carta – prevede il concetto di “Stato”).

Ma siamo in Italia, il paese dei balocchi, quindi a fare i piani energetici ci ritroviamo un pregiudicato incompetente, con un occhio alla propaganda e l'altro al portafoglio.

Con queste premesse, il caos, lo spreco e il mancato sfruttamento del nostro potenziale non sono altro che una conseguenza matematica.

modestia 26 maggio 2008 00:00
le persone intelligenti non vanno in giro a proclamarsi tali, non ce ne sarebbe bisognoed è il caso di evitare.
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