sing sing
29 settembre 2008 00:00
Sì, tutto giusto. Maggior scelta per il consumatore, è un mercato più innovativo che si apre anche agli astemi, però...
io credo che se si vuole veramente fare un opreazione pro-consumatore bisognerrebbe trovare delle denominazioni diverse. Il nome, "vino" dovrebbe essere riservato a quello che conosciamo e tramandiamo da secoli...con la sua brava quantità d'alcool. L'altro potremmo chiamarlo "succo d'uva fermentato", "bevanda al gusto di vino" o che so io.
A me è capitato di comprare una birra in Spagna a un concerto pagandola 5 euro (33 cl) per scoprire che era analcolica! Però se io voglio una birra voglio una birra, non una bevanda al gusto di birra senza alcool. Voglio avera la possibilità di scegliere e dire no.
In un'altra circostanza ho preso un tè in un bar, per scoprire poi leggendo bene l'etichetta che era deteinato. Alle mia rimostranze il barista mi ha detto che è l'unico tipo di tè che avevano, e che in fondo io avevo chiesto un tè, e quello era un tè quindi non capiva cosa avevo da lamentarmi!
Quindi ben venga il vino analcoolico, ma perfavore non chiamatelo vino!
Isaia Kwick
29 settembre 2008 00:00
Il nome, una garanzia...........!!!
Isaia Kwick Zingaro ROM.
Il vero vino...
02 ottobre 2008 00:00
Se non dovessimo chiamare "vino" il vino analcoolico, a maggior ragione non dovremmo chiamare "vino" quel prodotto di chimica industriale che oggi fa mostra di sé sugli scaffali.
Il vero Chianti di trent'anni fa aveva sì e no undici gradi, sapore percepibile di Canaiolo e Sangiovese, colore violaceo, profumo fresco; oggi troviamo bottiglie di Chianti DOCG a 13 gradi, con aromi molto tannici e persistenti, e gusto completamente diverso.
Semplicemente, prima il vino si "faceva", oggi si "produce".
L'uso della "colonna di frazionamento", per separare fisicamente le svariate componenti dei mosti e rimiscelarle a proprio piacimento, è diventata pratica comune nelle cantine.
Le etichette delle bottiglie sarebbero troppo piccole per contenere l'elenco degli additivi e coadiuvanti che ci finiscono dentro:
- metabisolfito
- acido metatartarico
- carbossimetilcellulosa
- mannoproteine
- acido sorbico
- acido ascorbico
- gomma arabica e altri ammorbidenti
- enzimi, lieviti e tannini (olter quelli naturalmente presenti)
- stabilizzanti del colore
- conservanti
- agenti antidepositanti
- agenti antirifermentativi
E' VINO questo? Direi di no.
Diversamente, le birre tedesche, anche se prodotte industrialmente, sono fatte con soli quattro ingredienti: acqua, malto, lievito, luppolo. E sono obbligati a scriverlo in etichetta.
Paolo 1
02 ottobre 2008 00:00
Niente di nuovo sotto il sole. Ci sono prodotti (magari DOP DOC etc, come il prosciutto di Parma) che 40 anni orsono si facevano solo in autunno, con maiali padani, ed avevano un bel po' di grassi, e un 550 calorie per 100 grammi, e se li si mandava a parenti a 200 Km di distanza perdevano ogni sapore, adesso li producono tutto l'anno (alla faccia del disciplinare), con maiali nutriti in modo da essere magri come un'indossatrice, quando non arrivano dalla Danimarca, ed hanno un 300 calorie, inoltre li si puo' spedire in tutto il mondo, magari addiritura affettati, e il sapore e' sempre quello giusto, chissa' come. Ci sono invece prodotti di cui onestamente etichettate esistono versioni diverse, come il latte e lo yoghurt interi e scremati, e per inciso vengono vendute entrambe. Per una volta sono d'accordo con Donvito. Il titolo "carissima merda" si riferisce al fatto che si tratta di roba cara, ma poco nutriente, tolgono sostanze ai cibi (e ad esempio il grasso sottratto al latte intero viene utilizzato e venduto in separata sede) , spesso per premio se li fanno pagare di piu', e poi per nutrirsi bisogna comprarne e mangiarne il doppio.
Paolo