Francesco Mangascià
15 ottobre 2008 00:00
Andrebbero definite come classi di accoglienza, ciò sarebbero: senza curarsi di tutte le panzane che dice la sinistra. Punto e basta.
jan
15 ottobre 2008 00:00
Effettivamente il problema dell'apprendimento degli alunni di una scuola è simile a quello di far viaggiare un convoglio di mezzi diversi.
Per procedere in convoglio è necessario andare alla velocità che può tenere il mezzo più lento.
Quando la differenza fra la velocità potenziale dei mezzi supera il limite tollerabile, i mezzi più veloci abbandonano il convoglio e ne formano uno nuovo
Francesco Mangascià
15 ottobre 2008 00:00
Esistono classi di accoglienza persino in India, bisognerebbe dirlo a quegli infami ignoranti sciacalli della sinistra che stanno spargendo veleno come degli untori. Ma tanto in Parlamento non contano nulla..
Pippo
15 ottobre 2008 00:00
E' ovvio che se si mettono da parte le solite strumentalizzazioni di parte il problema sussiste ed è importante: non bisogna assolutamente ghettizzare gli stranieri, ma inserire in una classe degli elementi che non conoscono AFFATTO la lingua significa UNICAMENTE che per non capire praticamente nulla di una spiegazione, non capiranno nemmeno nulla gli altri per le inutili interruzioni dela lezione. Classi ponte? Potrebbe anche essere un intervento validi se attuato con giuste modalità, ma visti i dubbi che mi pongo visto che siamo in Italia(!),propongo il modellamento su come hanno risolto tanto tempo fà gli altri Stati (Francia, inghilterra, etc.) con maggior esperienza: In fondo se mi permettono l'iscrizione ad occhi chiusi in una scuola tedesca od addirittura araba, cosa ci vado a fare oltre a non capire nulla e ritardare tutti gli altri? Sono fatti, non strumentalizzazioni! La Divina Commedia non la si può far legger ad un analfabeta e se si fà un esame per vedere se è alfabetizzato ed in caso negativo ci si prende cura in una classe ponte ove stendere le basi per consentire la comprensione di quel che deve studiare, è forse razzismo o ghettizzazione? Un pò di equilibrio, anzichè di becero interesse, riuscirebbe forse a risolvere il problema.
maestro elementare
16 ottobre 2008 00:00
Finalmente, dopo tre anni di insegnamento precario nelle scuole elementari in provincia di Belluno e tre anni in provincia di Bergamo, avrò in prima classe solo bambini che parlano l'Italiano evolutosi dal Fiorentino letterario trecentesco.
Finalmente, non dovrò più sgolarmi per far capire che l'aggettivo dimostrativo per indicare l'oggetto vicino all'interlocutore non è né "quello", né "questo", ma solo e soltanto "codesto".
Finalmente, tutti gli scolaretti del Cadore o della Val Seriana saranno relegati in "classi di accoglienza" finché non smetteranno di esprimersi con quegli orribili suoni gutturali dei loro barbari dialetti.
Era ora.
Topesio
16 ottobre 2008 00:00
Francesco, la classe ponte ci vorrebbe sì, ma per quelli come te e dovrebbe immettere direttamente nel secchio della spazzatura.
GIANCARLO MARRONI
01 novembre 2008 00:00
L' integrazione di persone che non parlano la lingua di un Paese...NON E' FACILE.
La volonta di FARE QUALCOSA...NON VA' STRONCATA CON PROTESTE...ATTACCHI POLITICI...OFFESE.
Gia' pensare di affrontare un problema del genere..significa voler fare qualcosa.
La soluzione a mio avviso e' questa :
1 - fare test di valutazione sul soggetto interessato
2 - scegliere se inserire o differenziare il soggetto che ha svolto il test...in ragione del suo risultato finale.
3 - utilizzare insegnanti di doppia nazionalita' per agevolare l' apprendimento ed il successivo inserimento.
COSA DA NON FARE...E' SPARATE CONTRO CHI VUOLE FARE QUALCOSA.