Una lettura utile
19 giugno 2009 00:00
Per chi ha a cuore il futuro della scuola italiana, consiglio il pamphlet di Lucio Russo "Segmenti e Bastoncini", reperibile anche in edizioni economiche.
E' una critica spietata e amaramente apprezzabile della riforma Berlinguer, ma resta comunque attuale nei contenuti.
Notevole lo spazio dedicato all'analisi della progressiva eliminazione dell'insegnamento del metodo scientifico e alla sostituzione di solide basi teoriche con "ricette pronte" che sopprimono la capacità di astrazione e la necessità del processo razionale.
Come padre di famiglia, sono rimasto disgustato della generale incapacità di tutto l'arco politico di comprendere i danni compiuti alla scuola e gli enormi svantaggi che le future generazioni saranno costrette a subire.
anna
03 luglio 2009 00:00
certo che i conti non tornano: continuiamo a spendere inutilmente per insegnamento della religione (una sola) che crea solo confusione nelle scuole perchè è facoltativo (..e ci mancherebbe che fosse obbligatorio!!) e che dire dell'educazione fisica? un fastidio per gli studenti costretti ad un mancanza d'igiene vergognosa perchè non ci sono strutture adeguate e il tempo a disposizione è poco... ma che senso ha se ormai tutti i ragazzi praticano un'attività sportiva al di fuori della scuola?
e le scuole private? e i diabolici PROGETTI che vengono finanziati con centinaia di migliaia di euro per ogni scuola?progetto cinema, progetto teatro, progetto aria fritta? qualcuno si è preso la briga di controllare come vengono spesi? non sono pochi i soldi, è che sono spesi male, anzi malissimo.
loren
03 luglio 2009 00:00
di certo con i tagli alle istituzioni pubbliche , al dimezzamento del corpo docenti e dal fatto che non conta la meritocrazia ma chi è tuo padre dettati dalla destra e i suoi esponenti non possiamo sperare che le cose siano migliori!!
depresso
04 luglio 2009 00:00
La scuola italiana non è un disatro, è semplicemente l'ultima ruota del carro.
Esistono agenzie formative sul territorio che sono più appetibili, più facili e con mezzi più avanzati.
Parlo di tutti i mezzi di comunicazione di massa che previlegiano l'immagine rispetto alla forma scritta.
Per imparare la matematica, l'italiano, le lingue straniere ci vuole sudore e concentrazione oltre che insegnanti all'altezza del compito.
Per formarsi ci vuole tensione ideale, aspirazioni concrete e grandi sacrifici. Ma come è possibile se i modelli proposti ti mostrano una vita facile...facile, basta avere una bella presenza e una grande faccia da culo?
Non escludo che a volte gli insegnanti non riescono a motivare i ragazzi, a giustificare gli insegnamenti in termini di utilità futura e di piacere della conoscenza; è vero anche che la scuola italiana è autoreferente non deve rendere conto a nessuno e nemmeno esiste, nella mentalità dei governanti, il concetto di una reale valutazione.
D'altra parte, la classe politica, nonostante il voto, non è autoreferente?
A tutto si aggiungono i tagli, quelli sì che sono reali!
Con il decreto di aprile sono spariti 37.200 posti di insegamento.
Con la determinazione degli organici del personale non insegante, di maggio sono stati eliminati il 50% dei posti.
Non è che non si debbano effettuare tagli, vanno fatti, ma in modo razionale.
Ad esempio perché lasciare in piedi scuole autonome montane, in paesini alpini, con 6 o 7 alunni per classe e in altri luoghi portare gli alunni a trenta per classe o a venticinque se c'è un alunno disabile anzi, come si dice ora, diversamente abile?
Se la scuola italiana è un disatro, lo è anche chi non l'ha curata in modo adeguato con un progetto formativo vero e non con le belle parole che riempiono i cosiddetti programmi, con sperimentazioni cervellotiche (penso al portfolio) o puri e semplici tagli spacciati per riforma.
Miranda
05 luglio 2009 00:00
Il sistema scolastico italiano ha necessità di una seria riforma che risponda alle reali esigenze della società.
Tra società e scuola sussiste un rapporto dialettico essendo, questa, espressione ed, al tempo stesso, fattore di evoluzione sociale.
Tuttavia, riformare vuol dire avere in mente un progetto di scuola che sia capace di rispondere ad una società globalizzata e fornisca gli strumenti per essere competitivi non solo sul mercato nazionale ma soprattutto su quello internazionale.
Tagliare non è progettare, è impoverire non solo le risorse ma anche le energie.
depresso
07 luglio 2009 00:00
Signor Segretario Aduc, Mastrantoni.
Perché ogni tanto apre dei forum sulla scuola?
Non interessa a nessuno.
Solo qualche interventino e via nel dimenticatorio!
Eppure la scuola ha letteralmente in mano il futuro dei nostri figli!
Chi esce ignorante dalla scuola, in un modo o nell'altro (e non sempre lecito), potrà fare i soldi, ma a quanti è concesso questo privilegio?
Gli altri, che sempre ignoranti restano, saranno scarsamente competitivi sul piano internazionale perché tale è il mondo di oggi.
Ci scontriamo sul nulla, su cose per le quali vogliono che ci scontriamo e tante volte senza cognizione di causa, solo perché politicamente siamo schierati da una parte o dall'altra, perché la TV ha detto..., su internet ho letto...., sui giornali sta scritto.....
I fatti determinanti della nostra vita e di quella dei nostri figli restano sfumati sullo sfondo.
Le faccio un finale con le girls:
"E' vero, oggi non va bene ma domani, sicuramente, andrà meglio!"
Saluti, depresso
depresso
31 luglio 2009 00:00
La scuola è di nuovo al centro dell'attenzione, questo mi fa piacere.
Non è che si parli dei contenuti della cosiddetta riforma o di come rendere la scuola più efficiente, questo no, ma l'importante è che se ne parli.
Il merito va indubbiamente alla lega che ogni tanto tira fuori un coniglio dal cilindro e, via..., tutti a commentare.
Questa volta si parla di presidi del nord ed esame di dialetto.
E' il solito modo rozzo di esporre le cose da parte della lega che dà fastidio! Perché deve assumere necessariamente quell'accento razzista che mette istintivamente molte persone contro? Perché lo è o perché ci fa?
Eppure, se analizziamo con più attenzione il significato di questa uscita, sotto un aspetto diverso, possiamo anche essere d'accordo.
Un insegnante,un preside, non importa se del nord o del sud, deve conoscere la sua scuola, i suoi alunni, il contesto in cui opera, la richiesta formativa che viene dal territorio. Se, inizialmente, non ne conosce i contorni, deve colmare subito il gap.
Un insegnante con una forte inflessione o con un intercalare dialettale esagerato, qualunque dialetto si parli, non è il massimo per un corretto insegnamento né dell'italiano né di qualsiasi altra disciplina.
Il dialetto, tuttavia, è una risorsa, ha una sua dignità sempre ma a scuola non può venire prima della lingua nazionale, ex - post, può diventare una riflessione sulla lingua, un'analisi comparata di termini e di costrutti, una ricerca etimologica, un'indagine sulla storia e sulle tradizioni del paese, della città, della regione.
Tutto questo serve per far acquisire conoscenze ed arricchire la formazione degli alunni.
E' vero anche che molti docenti e presidi, provenienti da varie parti d'Italia, dove i posti di lavoro sono saturi,emigrano altrove e, non appena si crea un posticino dalle loro parti, cercano di rientrare.
Questo non va bene per una scuola che ha bisogno di anni di continuità per sviluppare il suo progetto formativo.
La soluzione sarebbe semplice, basterebbe vincolare per un numero consistente di anni i docenti e i presidi al loro posto di lavoro impedendone il trasferimento.
Bisogna anche dire che, le maggiori opportunità lavorative nel nord dell'Italia, avviano anticipatamente i giovani al lavoro, mentre nel sud, la disoccupazione maggiore costringe a permanere più a lungo a scuola, oltre le superiori, nell'università e spesso anche in corsi di specializzazione.
Non penso che sia una grande aspirazione dei giovani del nord fare l'insegnante o il preside. Si lavora tardi e si è pagati poco.
Se comunque si creano posti di insegnamento e di dirigenza lasciati vuoti per mancanza di aspiranti, ci sono altri disposti a riempirli.
Non è né uno scandalo né una diminutio capitis, è una situazione di necessità.
Quello che è importante, soprattutto per un insegnante, è rispondere sempre in modo adeguato e consapevole alle esigenze del territorio nel quale lavora.