savpg8801
09 luglio 2012 11:32
Con questi "logo" è tutta da ridere!
1700 tonnellate di soia magari transgenica sequestrate a Ravenna e in altre parti, pronte ad essere inviate come prodotti biologici a numerose aziende (con la miniminuscola se si potesse) producenti alimenti biologici....
Ma quali etichette.... Il biologico è una truffa. Non è possibile che la gente non lo capisca che non si cava niente da produzioni non trattate contro le migliaia di malattie o parassiti. Mettere qualche insetto per allocchire gli sprovveduti, è vera e propria turlupinatura.
E i marchi nelle cassette di frutta e verdura sono altrettanto ambigue. Come può un consumatore, pure credulone e invasato, capire che sta comprando una melanzana finta biologica o vera(almeno in parte di rari onesti produttori) dal posizionamento in una cassetta coi sigilli del notaio ??
Mi viene proprio da ridere circa la credulosità della gente che invoca e reclama etichette.
tingo
10 luglio 2012 15:18
@savpg8801: sì, c'è una percentuale di fregatura nel bio, senza dubbio. Ma io che con il bio ci sto da 30-40 anni, o che ne so, ti posso assicurare di una cosa: nel cosiddetto convenzionale, la percentuale di fregatura è molto, ma molto più alta.
savpg8801
10 luglio 2012 21:46
Ciò non toglie che, come in ogni settore della vita, vi sia una truffa...o meglio, un tentativo anche peggiore per indurre i cittadini, spesso inconsapevoli o impossibilitati a comprendere queste logiche informate, a servirsi di prodotti credendo nella loro perfezione, autenticità, genuinità, bontà superiore, assenza di controindicazioni solo per il fatto di fregiarsi di questo abusato ed improprio titolo di "biologico"; quando ormai tutto, per esaltarne le qualità credulonistiche, è definito biologico, dalle travi alle piastrelle, dalle vernici ai concimi, persino alle sigarette o alla cioccolata.
E quì si entra nel vero e proprio raggiro atto a far lucro, nascosto sotto le mentite spoglie di operazioni mendaci o, almeno in gran parte, fuorvianti.
Tanta pubblicità di rampanti aziende è stata condannata per questo.
Quando si spaccia fumo per arrosto si commette reato allorchè questo comportamento può addivenire addirittura a definirsi reato potendo trasformarsi in penale.
La pubblicità di questi improbabili prodotti induce, come le cure omeopatiche o di altro genere, a fidarsi ciecamente a scapito del "tradizionale" esaltando il biologico (tra l'altro gonfiato nei prezzi per cupidigia dell'imposizione e dell'esaltazione del momento) e demonizzando, come tu evidentemente fai, l'esecrato prodotto "normale".
Dirò di più. Data la mia età molto più che "anziana" ho seguito e conosciuto agricoltori e produttori di ogni tipo.
Gli studi affermano che il prodotto tradizionale, proprio perchè controllato e seguito da operatori non più disonesti o quantomeno abbastanza controllati, subisce, almeno da noi, trattamenti minimi e non più micidiali come un tempo più remoto quando il contadino affermava che un po' di più non gli faceva male e ricordo gente che si lavava nel solfato di rame perchè...se faceva bene alle piante, andava bene anche a chi ne mangiava i frutti.
E le percentuali sparate a casaccio non dicono niente in assoluto, come ogni statistica o percentuale pilotata; chiunque lo sa che le percentuali sono strumentalizzate . Poi questo è sempre da dimostrarsi in quanto le interviste, i pareri, le sperimentazioni sono spesso o quasi sempre "di parte". Come le affermazioni dei partiti.
Ma Santo Cielo...se una cosa che so...cibarsi è necessario...perchè qualcuno dice il contrario?
Ognuno evidentemente tira più acqua che può al proprio mulino.
E se volessi ancora continuare, ma proprio mi sono già sprecato in passato, metterei ancora questa ridicolaggine delle etichette al primo posto della possibile truffa e, comunque, dell'induzione a raggirare. Senza mettere in campo le inesattezze, le difficoltà di ognuno a districarsi in milioni di informazioni fumose e vaghe; e quand'anche fosse così preparato culturalmente che fa? Legge l'etichetta ogni volta ed ogni volta va a naso e non a ragionamento. Ebbene, se la cosa mi piace...ma chi se ne frega se c'è un etto di zucchero o il porco ha girato mezzo mondo prima di farsi affettare .
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Si dice che l'occasione fa l'uomo ladro.
In merceologia( scienza delle produzioni e dei materiali e tanto altro) si è sempre letto di una diecina di righe per la descrizione del prodotto e cento righe per elencarne le sofisticazioni possibili e realmente effettuate.
Per finire, altri studi sostengono che le piante, per esempio, per difendersi autonomamente (in darwiniana autoselezione evolutiva e mantenimento generazionale dellla specie nel prosieguo) producono sostanze anticorpali e difensive autogene certamente peggiori, nella continuità del consumo, di quelle, ben controllate, dei trattamenti chimici tradizionali. Si sostiene che possano essere pure cancerogene, in quanto non più riconosciute dai sistemi immunitari attuali già, spesso, compromessi, e per di più, da molti altri fattori.
Etichettate pure, gente, così il politico e l'associazionista si cavano il pensiero e la responsabilità legale.
Io ve l'ho detto sull'etichetta (resta da stabilire cosa e come) a voi decidere. Comodo nevvero?
tingo...non capisco di quale fregatura parli.
tingo
11 luglio 2012 10:18
savpg8801, senza entrare nel merito di quale delle nostre rispettive anzianità sia la più pregievole, capisco innanzitutto dal tuo discorso che i nostri paradigmi, pratiche della realtà e/o esperienze di vita sono così opposti da non poter produrre uno scambio fruttuoso.
ziofranky
11 luglio 2012 12:20
Leggendo i commenti, penso che siamo tutti d'accordo che le modalità di acquisto dovranno cambiare se vorremo cibo accessibile, di buona qualità e a prezzi normali.
Io acquisto frutta e verdura in una cascina che produce e vende direttamente. E' buona perchè mi piace, sono sicuro che è sana, perché vendendo direttamente il contadino non ha alcun bisogno di "imbrogliare" in termini di pesticidi e produttività industriali; è accessibile, a 15 minuti in bicicletta.
Al momento non mi servono etichette.
Tuttavia apprezzo molto l'etichettatura sempre più specifica e dettagliata, ricordo che l'Italia è tra gli Stati in cui i controlli alimentari sono tra i più efficaci del mondo (fonte: amici esperti in materia). Il fatto che sui giornali si leggano notizie di sequestri di cibo spazzatura è il segnale che i controlli funzionano.
savpg8801
13 luglio 2012 11:56
Il parere di uno che, pur facente parte di una piccola nicchia di sperimentatori - già fatta da altri in altri tempi, peraltro- e di convinti che la moda sia giusta, è pur sempre inserita nella libertà di ognuno di dire il proprio parere e, magari, di attuarlo. tenere presente che, comunque, chi ci va in auto consuma, inquina, e spende il triplo oltre a perdere tempo.
Considerando, tuttavia, che i milioni e milioni di consumatori normali(e questo è il parametro essenziale) non potrebbero e non potranno MAI recarsi dal contadino (primo perchè è uno come tutti e lucra e specula ne più [anzi più] ne meno di altri, ma avranno a che fare con l'esecrata distribuzione comune, resta da dire che chiunque scelga di andare a farsi 15 km in bici (fa bene alla salute) per andare da un ipotetico Km zero convinto di guadagnare in soldi e in prodotto non irrorato, fresco, magari con banane e arance o aglio cinese, non mi sembra molto azione intelligente, oppure ha molto tempo da perdere.
Che poi sia una voluttà presunta informata, ognuno è libero di pensarla come vuole.
Però non mi si dica che il parere egoistico di favorire o meno l'etichettatura perchè il postante non ne ha bisogno personalmente, esula dal ragionamento collettivo e globale della bontà o meno di tale provvedimento.
I provvedimenti sulle etichettature (grande business inutile e spesso fuorviante) possono e devono essere giustificati dalla legge dei grandi numeri e non da convinzioni personali, anche se un grande numero di convinzioni personali può, alfine, formare grandi numeri.