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antonio5000 21 novembre 2012 09:15
C'è da dire che le mele, assieme a uva, pere, pesche e fragole, sono fra i frutti più "inquinati",non tanto per la quantità dei singoli pesticidi che vi si depositano, ma per il numero di passate di diversi pesticidi effettuate.
Poichè non sono stati ancora studiati gl effetti cumulativi della compresenza di diverse sostanze tossiche, anche se singolarmente presenti in quantità regolarmente ammesse, il principio di precauzione rende senz'altro prudente un consumo limitato di queste frutta quando provengano da agricoltura tradizionale. Il detto "una mela al giorno toglie il medico di torno" potrebbe ormai esser valido solo per i frutti provenienti da agricoltura biologica. Mai come in questo caso una piccola spesa aggiuntiva potrà costituire un buon investimento per la nostra salute.
Icio 23 novembre 2012 20:29
la mela biologica non esiste....o perlomeno esiste in un giardino privato o in un orto dove si accetta il fatto di buttare via il 70 % del raccolto in favore di un 30 % "pulito". Ma a livello imprenditoriale la cosa non è sostenibile per cui le mele che vengono spacciate biologiche vengono nel vero senso del termine "spacciate".
Non dimentichiamo che a livello mondiale l'Italia è il paese più all'avanguardia per quello che riguarda la normativa sui fitofarmaci ( e per favore smettiamola di chiamarli pesticidi),molti prodotti da noi vietati sono ammessi in altri paesi,senza peraltro scomodare il sudamerica e ricordiamoci che la maggior parte dei trattamenti antiparassitari,quelli verso la ticchiolatura,il problema più grande per un meleto,vengono effettuati ad inizio primavera,quando il fruttion si è neanche formato; per cui spiegatemi come può essere assorbito dal frutto. I pochi trattamenti sui frutti vengono effettuati rispettando il tempo di carenza,oltre il quale la molecola si è già modificata in altri prodotti non più pericolosi per la salute umana. Smettiamola quindi di criminalizzare e colpevolizzare i produttori e gli agricoltori e impariamo a fare la spesa senza andare a rovistare dieci mele nella cassetta per comprarne una ma soprattutto non cercare quella di Biancaneve,lucida e perfetta,ma accettare che essendo un prodotto naturale bisogna comprare anche quelle con qualche difetto (che peraltro non pregiudicano la bontà e le caratteristiche gustative).
ennio4531 24 dicembre 2012 15:25
Da Altroconsumo.
Mangiare bio non fa la differenza
7 settembre 2012
Le conclusioni di uno studio che ha analizzato 240 ricerche sugli alimenti biologici parlano chiaro: non hanno nessun vantaggio nutrizionale né sono più sani.
Saranno forse più in sintonia con la natura, ma i prodotti alimentari coltivati con criteri biologici non sono migliori di quelli tradizionali dal punto di vista nutritivo, né presentano vantaggi sul piano della salute.
A dirlo è una ricerca dell'università americana di Stanford che mina alla base il mito della coltivazione biologica. E non si tratta di conclusioni di poco peso, ma del risultato di un’analisi condotta su ben 240 studi pubblicati negli ultimi anni su questo tema, che ha messo insieme sia i dati di letteratura sulla presenza di vitamine e altri nutrienti, pesticidi e contaminanti negli alimenti (frutta, verdura, latte, carne…), sia i dati sull’impatto del consumo di cibo biologico nell’organismo umano.
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