efraim
18 gennaio 2013 13:59
Più ci penso e più mi pare che l'unico difetto per me di questa proposta sia lo scarso volume di cui dispongo per propagarla.
luigi7014
20 gennaio 2013 15:06
Perdonate la mia ignoranza, ma lascarsità di circolazione del "liquido" non è causato da questa "deflarecessione" voluta dalle Banche che di fatto non finanziano le imprese ed i privati, ma utilizzano i capitali ricevuti dalla BCE per mettere a posto i loro conti ed ora riaccquistano i titoli di stato che prima avevano venduto e così il famigerato spread cala vistosamente così come è stato fatto impennare!?!
neru
21 gennaio 2013 03:17
Gentile Pedone, la sua proposta è indubbiamente interessante anche se personalmente propendo di più per la ME-MMT, convinto che l'uscita dall'euro non implicherebbe affatto per l'Italia, se attuata preventivamente, a quella catastrofe economica da una parte paventata. Il "dilemma cornuto" o il "gioco dei 4 segmenti e 9 punti" sono esempi illuminanti per vedere oltre, ma il punto resta un altro.
Con questo assetto europeo, prigioniero del fiscal compact concepito e imposto in particolare per i cosiddetti PIIGS, è opinione diffusa tra la maggioranza delle più importanti società d'investimento al mondo (i capitali mal sopportano a lungo misure impossibili d’attuarsi) che la moneta europea si dissolverà comunque in un paio d'anni max se non si arriverà a dotare la BCE di tutti i poteri di ultima istanza, nessuno escluso, al pari di tutte le altre banche centrali.
Solo così si potrebbe evitate la dissoluzione dell'euro. Dunque, se godessimo di una classe politica e governativa unita e lungimirante nella difesa degli interessi supremi del nostro Paese, agirebbe attivamente in sede europea per dotare la banca centrale di sovranità monetaria (Piano A). Verificata l’impossibilità di un suo ottenimento in tempi brevi dovrebbe attuare immediatamente (Piano B) una uscita pilotata dall’euro risparmiando una lenta e lacerante agonia sociale ed economica alla nazione, questa si dagli esiti imprevedibili.
Cordialmente.
Alessandro Pedone
21 gennaio 2013 18:02
@neru
Sono solo parzialmente d'accordo con lei. Da ciò che scrive mi sembra di capire che abbia una visione un po' troppo "assolutistica" della questione.
Quando scrive che "è opinione diffusa tra la maggioranza delle più importanti società d'investimento al mondo (i capitali mal sopportano a lungo misure impossibili d’attuarsi) che la moneta europea si dissolverà comunque in un paio d'anni max se non si arriverà a dotare la BCE di tutti i poteri di ultima istanza, nessuno escluso, al pari di tutte le altre banche centrali", scrive una cosa che non sta né in cielo né in terra.
Se fosse vero non si potrebbero spiegare le attuali quotazioni degli SPREAD fra i titoli stato europei.
Come ho scritto, le perplessità sugli attuali poteri della BCE sono sacrosanti, ma non esiste un unico modo per risolvere il problema.
Lei scrive: "Il "dilemma cornuto" o il "gioco dei 4 segmenti e 9 punti" sono esempi illuminanti per vedere oltre, ma il punto resta un altro." E così dicendo si ingabbia di nuovo nella visione dicotomica dell'Euro o non-euro. BCE con i poteri o distruzione.
Se riuscisse a capire, invece, che il problema è nella moneta così come è progettata adesso, e lo è anche negli Stati Uniti, anche in Giappone dove hanno le banche centrali che fanno le banche centrali (e quindi certi aspetti funzionano meglio) ma comunque hanno gravi squilibri macroeconomici ed hanno comunque un modello economico che non è sostenibile.
La soluzione deve andare oltre l'attuale modello di unica moneta. Questa sarebbe una soluzione (oltre il quadrato dei 9 punti) che attualmente le è precluso di vedere perché è tutto concentrato nel fatto che la BCE così com'è non va bene. In questo ha ragione, ma non è tutto il problema, è solo una piccola parte del problema.
Per tornare nell'esempio, anche quando ha sistemato la questione della BCE, i 9 punti non li ha comunque uniti tutti insieme, le mancheranno sempre qualche punto da unire.
Per la MMT è molto bello a parole. E' un po' come credere ai politici che in campagna elettorale promettono di abbassare le tasse. Tutto molto bello. Facciamo debito che tanto non è un problema... Purtroppo non è così.
fabiotrezzi
21 gennaio 2013 19:49
L' euro è un pozzo senza fine: gli stati, per la loro normale sussistenza, devono ogni volta chiedere soldi ad una banca privata (BCE) che presta ma (ovviamente!) rivuole indietro con interessi. Es: una banconota da 100 euro costa all' Italia circa 105 euro (soldi da restituire alla BCE), mentre se l' Italia se la stampasse da sola (SOVRANITA' MONETARIA), quella banconota da 100 euro, costerebbe alla nazione circa 6 euro...
Molti economisti (ai quali NON viene dato spazio sui mass media) ed anche giornali tedeschi (!!) dicono che uscire dall' euro (che non c' entra niente con l' unità europea, la sovranità monetaria non è incompatibile con l' unione dei popoli. Basterebbe che l' unica moneta utilizzata appartenesse e fosse sotto il governo dei popoli e non di azionisti privati che speculano) non sarebbe un problema, ma l' Italia economicamente) risorgerebbe.
Se vi può interessare qui potete trovare cose interessanti: www.ioamolitalia.it (sezione: "Vivere senza l' euro")
Maximo75
22 gennaio 2013 14:31
Dovevamo nazionalizzare l'euro.Non è stato fatto.Dovevamo promuovere scambi efficaci fra le varie nazioni , economici e non .Non è stato fatto.Si poteva parlare di Eurobond: proposta drammaticamente bocciata. Ci siamo sposati una donna egoista , affamata di lusso , che vuole comandare solo lei . In più ci riempie di corna e ci dice come , dove e quando lavorare ,perchè pretende da noi un'assidua servitù.Cavolo! Dovremmo pagare i suoi debiti con poesie scritte su fazzolettini di carta dunque?!
L'impressione è che la Germania sfrutti la stupidità e l'incompetenza dei politici italiani a suo favore . E noi dovremmo stare lì ad applaudire a questo scempio, animati da virtuosi ideali europei.DOBBIAMO TORNARE IMMEDIATAMENTE ALLA LIRA .E BASTA . Poi venga un tecnico a misurarmi le scarpe e dirmi dello spread. Io lo sò , che la mia vita è unica ed ha un valore immenso , come il potenziale umano italiano .
Maximo75
22 gennaio 2013 14:51
Siamo stanchi di tecnicismi .Ho fatto un prodotto buono, a buon prezzo , lo vendo e ci guadagno .Stop.
E' difficile da capire ? Che senso ha tenere a casa uomini disoccupati per saldare un debito?Che senso ha riempirci di fazzolettini colorati da scambiarci per pagare questo debito?La comunità europea dovrebbe servire da supporto alle alleanze fra i vari paesi , agli scambi commerciali.Cosa c'entra la moneta ?Non sarebbe stata prioritaria la lingua allora?Cosa c'entrano sotterfugi per continuare a credere in questa moneta ?
fabiotrezzi
23 gennaio 2013 23:25
Leggete ed informate!
In molti pensano che il debito pubblico sia il saldo negativo tra le entrate e le uscite del bilancio statale causato dai quei governi spendaccioni che negli ultimi decenni ci hanno fatto vivere al di sopra delle nostre possibilità. Non è così. L’incapacità, gli sprechi e le ruberie dei politici contribuiscono solo ad alimentarlo. La causa è ben altra.
All’origine del debito pubblico, che ha generato nei conti dello Stato una voragine in continuo aumento, vi è un meccanismo ben congeniato definito “Signoraggio”. Un termine, non a caso, di origine medioevale.
Partiamo dalla Banca d’Italia che non è la Banca dello Stato Italiano, bensì un consorzio di banche private. Lo Stato è presente attraverso l’INPS e l’INAIL con un minuscolo 5,6%, questo per giustificare la definizione di Ente di Diritto Pubblico.
La Banca d’Italia - ora filiale della Banca Centrale Europea, anch’essa privata - svolge sostanzialmente due compiti. Il primo è quello di organo di controllo sull’operato degli Istituti di credito (in pratica le banche controllano se stesse). Il secondo gli viene attribuito dallo Stato che concede loro il diritto esclusivo di stampare banconote, poi cedute al governo in cambio dei titoli di debito pubblico (BOT, CCT, CTZ, ecc.).
Queste “cambiali” sono a loro volta piazzate dalle banche sui mercati finanziari internazionali a tassi stabiliti dagli stessi mercati. In pratica l’entità del debito pubblico, da cui deriva la politica finanziaria di una Nazione, non la decidono i governi bensì gli onnipotenti mercati. Ossia una dozzina di banche e società finanziarie che attraverso potentissimi software, con un clic del loro mouse fanno crollare intere economie al solo scopo di incrementare a dismisura i loro guadagni e preparare il terreno per il successivo indebitamento degli stati, e rattrista assistere al timore reverenziale espresso nei loro confronti dai nostri politici ed economisti.
Allo Stato rimane la proprietà delle sole monete metalliche coniate dalla Zecca, senza interessi e costi aggiuntivi, che valgono però solo il 2% della massa monetaria circolante.
Il meccanismo in sintesi è questo: la Banca d’Italia, che in questo caso si comporta come una semplice tipografia, stampa una banconota, ad esempio da 500 euro, il cui costo di produzione è di circa 30 centesimi tra filigrana e inchiostro e la cede alla Stato, non al costo di produzione maggiorato del suo guadagno, come logica vorrebbe, bensì al suo valore nominale: 500 euro. E’ come se il tipografo, a cui è stata commissionata la stampa dei biglietti d’ingresso di un cinema, si facesse pagare l’importo scritto sul biglietto.
Non è finita: questo foglietto di carta colorata non viene venduto allo Stato, seppur ad un prezzo assurdo, bensì dato in affitto e, cosa ancora più scandalosa, senza alcun possibilità di riscatto. Lo Stato per tutta la sua esistenza pagherà alle banche private gli interessi su delle banconote che in teoria gli dovrebbero appartenere. Un gran bell’affare, con c’è che dire…
Analizzando i dati ISTAT del periodo 1990/2008 (nell'allegato PDF è riportata la tabella completa) si può notare come il debito pubblico, per effetto dell’anatocismo (interessi sugli interessi), è costituito nella sua totalità da interessi (96,5%).
Se lo Stato si riappropriasse del diritto di stampare moneta l’Italia non avrebbe debiti e le risorse rese disponibili sarebbero impiegate esclusivamente il benessere del popolo italiano.
Gianfredo Ruggiero, presidente del Circolo Culturale Excalibur-Varese
neru
25 gennaio 2013 16:15
@ fabiotrezzi: ottimo.
Henry Ford affermava: " E'un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario perché, se accadesse, credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina "
E pensare che uno zelante euro-tecnocrate come Monti, oltre a stra-pagarlo come professore, è stato fatto pure senatore a vita da un veterocomunista. Incredibile!
Ha ragione Paolo Barnard quando denuncia questa questa genia di strozzini e lestofanti.
neru
26 gennaio 2013 20:48
Dunque, il Giappone inizia a muoversi in direzione opposta alla distruttiva ortodossia dell'economia neoclassica, propagandata da tutti quei tecnocrati di Bruxelles a libro paga dei grandi potentati economici-finanziari teutonici. Dio ci scampi da quel sacco di patate di Frau Merkel e di quella sua protesi di un Monti.
Dal Sole 24 Ore di oggi:
"L'uomo «sbagliato» sta dando gli stimoli giusti
di Paul KrugmanCronologia articolo26 gennaio 2013
Il Giappone è tornato a essere il Paese del futuro?
In senso generale senz'altro no, se non altro per questioni demografiche: il Paese del Sol Levante combina un basso tasso di natalità con una profonda avversione culturale all'immigrazione, e pertanto il ruolo futuro del Giappone sarà fortemente limitato dalla carenza di giapponesi.
Ma sul fronte macroeconomico a medio termine sta succedendo qualcosa di molto strano. Negli ultimi tre anni le politiche macroeconomiche in tutti i Paesi sviluppati sono state dominate dall'ortodossia rigorista: anche quando non ci sono state misure di austerity esplicite, come in America, la paura dei deficit ha condotto di fatto a una stretta della spesa pubblica, mentre le misure monetarie adottate non hanno avuto quell'ampiezza che secondo l'analisi teorica consentirebbe di mutare le aspettative e costituirebbe un elemento fondamentale degli sforzi per uscire da una trappola della liquidità.
Ora c'è un Paese che sembra voler rompere con l'ortodossia, e questo Paese, sorprendentemente, è il Giappone. Secondo un recente articolo del New York Times, «il Governo giapponese venerdì ha approvato misure di stimolo di emergenza per 10.300 miliardi di yen, nel quadro di un aggressivo piano d'azione del primo ministro Shinzo Abe per rilanciare la crescita in un'economia da tempo moribonda.
Abe ha anche ribadito il suo desiderio che la Banca centrale giapponese prenda misure più energiche per combattere la deflazione pompando più denaro nell'economia, elemento cruciale, secondo il primo ministro, per convincere le imprese a investire e i consumatori a spendere». È tanto più significativo se si tiene conto di quante volte il Giappone è stato citato come esempio negativo: guardate quanto è alto il debito pubblico giapponese! Il disastro è imminente! Nel 2009 non si faceva che leggere articoli che sostenevano che la catastrofe del debito giapponese, da tempo attesa, era finalmente in arrivo.
E invece non è arrivata. I tassi di interesse dei titoli di Stato giapponesi a lungo termine nella primavera del 2009 erano salite per via delle speranze di una ripresa, non per via della paura di un disastro. E quando quelle speranze sono svanite, i tassi sono scesi e attualmente sono ben al di sotto dell'1 per cento.
E ora arriva Shinzo Abe. Come dice Noah Smith, blogger ed editorialista per The Atlantic, non è certo il prototipo dell'eroe economico: è un nazionalista, un negazionista che contesta la veridicità delle atrocità commesse dal Giappone durante la seconda guerra mondiale, uno che ha palesemente uno scarso interesse per le politiche economiche.
Se ha scelto di sfidare l'ortodossia probabilmente è più per disprezzo verso le opinioni degli addetti ai lavori che per una ragionata adesione alle teorie eterodosse. Ma forse non ha importanza. Magari Abe sfida le idee predominanti in materia di spesa e fa pressioni energiche sulla Banca del Giappone per le ragioni più sbagliate di questo mondo, ma la sostanza è che vuole fornire stimoli fiscali e monetari in un momento in cui tutti gli altri Governi dei Paesi avanzati sono troppo schiavi delle "Persone Tanto Coscienziose" per fare qualcosa di diverso. E finora i risultati sono assolutamente positivi: nessuna impennata dei tassi di interesse, bensì un brusco deprezzamento dello yen (che è un'ottima cosa per il Giappone).
Sarebbe un paradosso amaro se un politico poco raccomandabile, per i motivi più sbagliati di questo mondo, finisse per fare la cosa giusta, economicamente, mentre tutti i politici per bene non riescono a farla perché sono troppo determinati a fare… i politici per bene.
Ma è la stessa cosa che successe negli anni 30."
velmar
06 febbraio 2013 21:41
La soluzione é molto ma molto più semplice: L'euro (come il dollaro) non funziona perché é una moneta privata. Ovvero, il nuovo denaro necessario per lo sviluppo deve essere preso a prestito da banche private che lo hanno ottenuto dalla BCE (o in USA dalla FED) dovrà poi essere restituito pagando un interesse e quindi privando l'economia reale non solo del nuovo denaro preso a prestito ma anche degli interessi che vengono prelevati dal denaro già esistente.
Quindi il sistema dell'euro e del dollaro crea debito che potrà essere ripagato solo con un arretramento costante dello sviluppo economico perché sottrae continuamente risorse finanziarie all'economia reale.
La soluzione consiste quindi nel cambiare la natura dell'euro (tornare alla lira degli anni 90 sarebbe controproducente perché anch'essa era una moneta privata, ovvero di proprietà delle banche private) rendendolo la moneta nazionale dell'Ue.
E' possibile fare questo semplicemente cambiando l'articolo 107 del trattato di Maastricht e di conseguenza lo statuto della BCE. Questo articolo sancisce che il Consiglio Direttivo e l'Esecutivo della BCE non possano essere in alcun modo influenzati da alcuna istituzione pubblica (compreso quindi il parlamento europeo) o da alcun partito. Quindi le decisioni di politica monetaria della BCE (emissione e prestito del nuovo denaro) non possono essere in alcun modo influenzate dalla UE ma dipendono solo da una ristretta cerchia di banchieri azionisti delle 17 banche centrali nazionali (ad esempio la Banca d'Italia é privata al 95%) i cui governatori compongono il Consiglio direttivo della BCE.
Quindi é necessario nazionalizzare la BCE e cambiare l'articolo 107 del tattato di Maastricht, nazionalizzando anche i sistemi bancari europei: sono ormai evidenti da circa 5 anni i grandi disastri finanziari che il sistema bancancari privato ha causato a livello mondiale, pur avendo il controllo delle monete più importanti (dollaro ed euro: anche il dollaro é privato, mentre la Costituzione USA sancisce che deve essere pubblico, quindi é incostituzionale fin dal 1913, ovvero da quando la FED ha ottenuto per legge la prerogativa di emettere dollari in vece del Congresso).
QUINDI NON ESISTE ALTERNATIVA: NAZINALIZZAE L'EURO CAMBIANDO IL TRATTATO DI MAASTRICHT, altrimenti l'Europa subirà un tracollo finanziario.
Cepu
16 aprile 2013 10:22
“Ho agito come un dittatore” ma “nazioni con una moneta comune non sarebbero più entrate in guerra tra loro”. A dirlo è stato Helmut Kohl, storico cancelliere tedesco della Cdu (dal 1982 al 1998) al quale vanno attribuiti due eventi tra i più importanti del secolo passato: la riunificazione della Germania e la nascita dell’Euro. Queste dichiarazioni fanno parte di un’intervista rilasciata da Kohl ancora nel 2002, ma pubblicata solo martedì 9 all’interno di una tesi di dottorato di un giornalista tedesco e ripresa dal sito d’informazione europea EURObserver. Secondo Kohl, all’epoca un referendum non sarebbe mai passato, ma bisognava fare qualcosa per evitare un’altra GUERRA IN EUROPA. La crisi economica doveva ancora venire.