lucillafiaccola1796
24 settembre 2013 21:18
la filiera, invece di accorciarsi, si allunga...
che ci vai a fare dall'avvocato visto che i professi durano 20 anni causa disorganizzazione anche voluta della magistra-ottura? giustizia fai da te e campi come 1 Ré
t6390
28 febbraio 2014 00:51
L'obbligatorietà come condizione di procedibilità comporta una lieve penalizzazione solo se la proposta del mediatore dovesse coincidere perfettamente con quella del giudice, una volta andati in lite. Il che equivale a dire: "era meglio che almeno tentavi la mediazione, visto che non c'erano tutte queste ragioni solo da una parte. Spendevi 10 volte meno, non occupavi il tempo di giudici e avvocati e facevi prima".
I costi delle attività umane sospese nell'incertezza e nel tempo, di quelle economiche sospese, di quelle relazionali che si incancreniscono, di quelle legali che crescono, e di quelle sociali degli altri interessati, inducono a preferire le ADR (risoluzione alternative delle controversie) ad ogni altro mezzo, arbitrato compreso. Pochi poi parlano della deducibilità di quanto speso in caso di verbali positivi, rendendo gratis le controversie medio piccole.
L'obbligatorietà, visti i 3 mesi max per portare a termine le procedure, diventano stimolo ad accorciare e rendere certi i tempi. Laddove si lavora bene negli organismi di mediazione seri, ( e non i verbalifici al negativo) le soluzioni arrivano anche al 85%! Si possono trovare soluzioni che coinvolgono proposte con elementi estranei alla lite che un giudice non potrebbe mai valorizzare né inserire nelle sentenze. Una sentenza è come una mannaia che scontenta sempre uno o soddisfa a metà i due. Un nuovo negozio giuridico frutto di mediazione invece, può creare un valore da attività non pensate prima, che è frutto di tecniche di negoziazione e di ascolto di bisogni e non di posizioni formali.
Molti avvocati contrari alla mediazione devono reinventarsi negoziatori-psicologi per via della loro storia di processualisti. Costa troppo. Preferiscono camere arbitrali e di conciliazione, specie se gestite da loro. Non poter lucrare sulle inefficienze di un sistema giudiziario civile e formale mina la loro identità. Potrebbero raggiungere risultati e accordi anche professionisti della comunicazione non avvocati.
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Rispetto invece al ruolo sminuito che dovrebbe avere il consumatore solo perchè c'è l'obbligo di tentare la mediazione, è importante ricordare che non c'è alcun obbligo di accordo. La procedura è volontaria e ci si può ritirare quando si vuole. Di deve solo "tentare". Nella negoziazione può aver peso anche la multa che posso far risparmiare o meno alla parte istante o aderente (erroneamente detta controparte). Infatti addirittura sono soprattutto le assicurazioni e le banche che più spesso non vogliono mediare, anche se ora stanno cambiando le cose. L'avversarialità delle grandi compagnie prospera nei tecnicismi, nei formalismi e nelle posizioni intimidatorie che in mediazione invece sono "sterilizzate" proprio dai mediatori bravi. La discriminante semmai è solo la capacità del mediatore (che non è nè un giudice, nè un arbitro, nè può vincolare decisioni o comportamenti futuri, ma è solo un facilitatore della comunicazione ) e la serietà degli organismi scelti. Qui forse c'è la vera nota dolente, oltre alla gratuità del primo incontro.
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Se gli accordi non si rispettano, la causa è di natura completamente diversa da una semplice scrittura privata, perché la mediazione con accordo si conclude con un atto esecutivo, senza che occorra omologa del giudice. E' come una cambiale.
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Resta valido tuttavia il principio che è importante stabilire... "principi", anche se io credo molto più che le grandi aziende seguano più gli interessi e convenienze derivanti da prassi che cercano sempre di forzare, che il rispetto di principi scolpiti nella pietra.