Cepu
01 ottobre 2013 16:42
IKEA forse non conta, è un commerciante estero che opera in italia. Però Esselunga promette bene no ?
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2013/10/01/Iva-Ikea-Esselunga-assorbono-aumento_9387343.html
savpg8801
01 ottobre 2013 21:56
Dopo un po' cambiano i listini.
Ingenui. I prezzi si formano con infinite ragioni. Ci sono le offerte, i paghi a rate, i 3x2, i 2x1, i svuoto tutto, i sotto costo, i blocchi dei prezzi da giugno a ottobre, i punti, lo sconto alla cassa, i cambi di valuta (es.se compro le banane in $ con cambio euro favorevole potrei anche assorbire molti punti iva), i pronta cassa, i costi di pubblicità, i risparmi sugli arredi e sulle inutili suppellettili, i prezzi delle derrate di stagione in continua mutazione, i premi soci, le fidelizzazioni, la scelta delle fabbriche che fanno prodotti a"marchio" di supermercati o catene che di propria gestione non fanno e non costruiscono proprio nulla (queste scelte possono far variare i prezzi anche del 30%), ecc.ecc.ecc.ecc.
Vai al mercato, oggi martedì una bancarella fa le banane a 1 euro, quella vicina a 70 cent.quella più cara(dove va la maggior parte della gente, chissà perchè?) a 2 euro; giovedì, altra variegazione incomprensibile dei prezzi.
E pensare che vanno tutti a prendere la roba ai mercati generali e i commercianti si ritrovano lì sempre gli stessi...anche quelli che spacciano le robe ecologiche, igm off, km zero, ed altre diavolerie truffa.
E mi venite a far la menata per i 20 cent su 20 €
quando ci sono tasse ben più onerose che viaggiano occultamente e che, non essendo divulgate dai mass-media e dai soliti enti terroristici, vengono pagate senza fare una grinza.
Mi fa ridere la patetica dichiarazione di alcuni produttori o commercianti(ai telegiornali ne hanno intervistati) quando asseriscono anche trionfalmente che assorbiranno i 20 cent. sui 20€ del prezzo. Poi ti ciurlano da un'altra parte con gli interessi.
ennio4531
01 ottobre 2013 23:55
A me pare che Donvito abbia scarsa dimestichezza con i ... conti quando invita i commercianti a non alzare i prezzi di vendita sulla merce in magazzino .
Prendiamo il caso di un concessionario di auto che abbia acquistato in settembre un auto per 10.000 euro + iva 21% totale 12.100 euro e che voglia rivenderla al prezzo di costo di 10.000 euro + iva e questo avvenga al primo di ottobre .
Per non perderci quale prezzo finale dovrà applicare al cliente ?
Io dico ... 12.200 e non 12.100 se l'Iva non fosse aumentata.
Donvito ... cosa dice ?
savpg8801
02 ottobre 2013 09:37
Se prendiamo come esempio sempre le cose grosse (ammesso che anche con lo stillicidio delle piccole si formano le grosse), ed anche del momento particolare dove le vendite di auto sono da un paio d'anni sempre in calo, bisogna anche considerare, come ho già detto, che nel commercio non ci sono paletti fissi computistici.
Basta vedere o ascoltare la pubblicità tv audio carta ecc. che le case e i concessionari ed anche il mercato libero applicano sconti o agevolazioni varie, come altre possibilità. Zero(?) interessi, facoltà di restituire l'auto, taglianderia scontata o gratuita, regalie, ecc.
Il conticino della lavandaia tutti lo sanno fare e se tutti si prendono la loro parte di imposta (IVA= imposta sul valore aggiunto) l'1% diviene poca cosa, sopportabile, e spalmabile in altri modi.
Ma d'altro canto lo stato acquisisce risorse necessarie per l'andamento e la ventilata ripresa(se poi le sperpera è altra discussione) che andrà a favore, poi, di tutti--quindi una sorta di piccolo premio assicurativo.
L'automobilista che potrebbe dover pagare (può anche andare a comprare l'auto da un altro che non gli fa pagare l'aggiunta!) questi 100 €, va a mangiare una pizza in meno o quando è al semaforo un paio di "sgassate" in meno gli fanno recuperare, lungo la vita dell'auto-supponiamo 6 anni- 15/16 amati euro annui, il vituperato maltolto di aumento.
Se, poi il 100€, metà se li accolla il venditore o il distributore( in fondo sono poca cosa, il costo di due tappetini e due lampadine rispetto ai 10000€ di base) e metà, come dicevo il compratore (10 euro annui= 6 litri di benzina, e una sgommata in meno), siamo già a cavallo.
Quindi questa patetica difesa del venditore, poveretto, che tra l'altro "trasla" l'imposta, è fuori luogo.
danielecr
02 ottobre 2013 10:27
È Vincenzo Donvito ad essere disonesto scrivendo una cosa del genere.
Io acquisto 100 euro di prodotto con iva al 21%, spendo 121 euro. Iva pagata 21 euro. È in magazino.
Caso 1 (vendita 30 settembre):
Vedo 100 euro, ricarico 10% e iva al 21%. 110 + 21% = 133,1 euro. iva incassata 23,1 euro.
incassata - pagata = 2,10 euro (da versare)
Caso 2 (vendita 1 ottobre):
Vendo 100 euro di prodotti, ricarico 10%, iva al 22%. 110 + 22% = 134 euro. iva incassata 24 euro.
incassata - pagata = 3 euro (da versare)
Caso 1: ne incassa 23,10 e ne deve versare 2,10
Caso 2: ne incassa 24 ne deve pagare 3
il resto è sempre 21, che è quella che ha pagato per avere la merce in magazino.
In pratica non ha ne guadagnato ne perso nulla.
Forse qualche cliente per via di "giornalisti" come Donvito che disinformano.
Cepu
11 ottobre 2013 16:19
L'articolo non entra nel merito della ragioneria di trasferimento d'imposta, neutrale per definizione, ma sul ritocco dei prezzi sul cartellino, che si prestano allo scenario delle furberie elencate.
A fronte di un aumento del costo effettivo (per chi non detrae) dello 0,8264 %, (nel suo esempio si passa da 133,1 a 134,2) ... Donvito stima che ci potremo trovare nei cartellini ben altre sorprese.
Per esempio un bel 1% tondo tondo calcolato sul prezzo precedente porterebbe il nuovo prezzo a 134,4. Il consumatore abbozza, L'IVA va dove deve andare ..ma venti centesimi restano in tasca al commerciante.