jobtwodott
01 marzo 2014 15:08
Basterebbe far pagare ex Ici, ex Imu all'enorme patrimonio del vaticano o comunque dei religiosi. Non vedo perché si debba spendere molto anche per loro, nella città eterna e non contribuiscano adeguatamente alle spese.
Siamo alla solita logia dei profitti privati e delle perdite pubbliche, aggravate dal supposto o vantato monopolio o preminenza etica di vaticano, chiesa, ordini religiosi ed affini
Io sono agnostico o pretendo di non pagare per le religioni degli altri: chi vuole un dio se lo paghi.
ennio4531
02 marzo 2014 08:37
Si ripropone a Roma ciò che è diffuso specialmente al sud e cioè il sistema , soprattutto ai fini clientelari, di creare mastodontici apparati pubblici, tra l'altro inefficienti, il cui costo, anche a causa della crisi, non è più sostenibile.
La risposta per alcuni è di aumentare le tasse, per altri è di mettere mano a questi enti vale a dire ridurne il numero e i dipendenti che ammontano a 62.000 di cui una parte autentici fancazzisti come ampiamente dimostrato da trasmissioni televisive.
Solo che c'è un problema: i voti .
Quale sarà il politico, che proponendosi come tagliatore di teste, vorrà giocarsi 62.000 voti da moltiplicarsi per famigliari e parenti ?
Uno spaccato della situazione c'è lo dà Panorama :
" Con un disavanzo strutturale di circa 1 miliardo di euro, 62 mila dipendenti (di cui 37 mila relative alle municipalizzate) che gravano ogni anno per 327 milioni di euro sul disastrato bilancio cittadino, 26 società municipalizzate in rosso tra cui spiccano i mostri Acea (energia e acqua), Ama (rifiuti) e Atac (trasporti), Roma Capitale si ritrova oggi a un passo dal default finanziario...
E se il debito corrente continua a correre a questi ritmi, secondo una progressione che Fitch ha certificato in 137 milioni nel 2009, 122 nel 2010, 313 nel 2011, 255 nel 2012, 250 nel 2013, non basterà nemmeno l'iniezione di quei 485 milioni di euro freschi per il bilancio 2013 bloccati dall'ostruzionismo leghista-grillino, a rimettere in sesto il mostro della macchina comunale romana.
Dove spiccano, per altro, a voler spulciare i bilanci, anche innumerevoli assurdità, come quei ventitre avvocati alle dipendenze dell'Amministrazione che, con una retribuzione che va da un minimo di 262 a un massimo di 321 mila euro, gravano sulle casse del comune per 6 milioni e 648mila euro nel 2012, cifra destinata a salire ogni anno a seguito delle rivalutazioni.
E poi 44 farmacie complessivamente in perdita che hanno cumulato debiti per 10 milioni di euro, un'addizionale più che doppia che i romani devono pagare rispetto alla media italiana, 12 miliardi di debiti pregressi (alcuni dei quali vecchi più di cinquant'anni),....." .
Chi potrà mai mettere mano ad un sistema così diffusamente marcio ?
fiammaverde.
05 marzo 2014 14:46
44 farmacie complessivamente in perdita che hanno cumulato debiti per 10 milioni di euro,
------------------------------------Come? Farmacie in perdita? E che farmacie sono? Ogni farmacia in Italia produce utili da fare spavento! Come possono essere in perdita q
ennio4531
06 marzo 2014 11:00
Le farmacie comunali di Roma perdono 10 milioni di euro mentre quelle private guadagnano in abbondanza ?
La risposta è sempre la medesima: che interesse hanno funzionari e dipendenti per realizzare un utile quando la loro paga è garantita ?
Se sono convinto che il mio datore di lavoro non fallirà mai, che senso ha affannarsi, sacrificarsi per dare il meglio ?
Certo, non bisogna affatto generalizzare, ma quando alle Iene, proprio in questi giorni, documentano ciò che avviene negli uffici comunali romani ( assenteismo, arroganza di casta, dipendenti che confessano di essere pagati per non far nulla ecc. ecc... ) e da parte del sindaco, magistratura e Corte dei Conti si risponde con il nulla, la domanda che ci si deve porre è: chi potrà mai mettere mano ad un sistema così diffusamente marcio ?