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savpg8801 10 novembre 2014 16:34
In questo àmbito si dovrebbe creare un glossario e divulgarlo per mettere in buca i milioni di oratori che in ogni campo inventano decine di figure retoriche per infinocchiare a piacimento chi ascolta.
Le parole, le frasi, i modi di dire che vengono sciorinati da ogni sorta di parloni di ogni ordine e grado e che vengono regolarmente riportate con le più incredibili aggiunte e interpretazioni dai mass-media, dagli speaker, dai reporter, dai saputelli intervistati, ci danno l'idea di quanto sovvertimento ci sia nella nostra (suppongo anche in altre) lingua in modo non fisiologico e naturale.
Sharman* 11 novembre 2014 00:29
Articolo con argomentazioni troppo deboli, che giungono ad essere capziose. Il Vincenzo Donvito accusa gli altri di fare ciò che sta facendo egli stesso, magari inconsciamente o più probabilmente fuorviato:m anipolare la realtà con le parole. E per di più riporta i numeri che sono stati messi in giro dalle solite centrali antidemocratiche e contaballe; dovrebbe per lo meno riportare anche quelli, molto più attendibili, della controparte indipendentista.
Vediamo subito i numeri. Questa consultazione/referendum è stata una soluzione molto pasticciata, volutamente poco chiara per volontà del governo centrale, è per questo che bisogna prendere i numeri con le molle senza inclinare da una o l'altra parte.
Secondo il governo catalano che ha organizzato la votazione gli aventi diritto sono circa 5,4 milioni. Di questi, 2,3 milioni si sono recati a votare, quindi circa il 43%.
I quesiti erano due:
1) Vuoi che la Catalunya sia uno Stato?
2) Se sì, vuoi che sia uno Stato indipendente?
Al primo quesito ha risposto sì il 90% .
A tutte e due ha risposto sì l'80%.
Solo il 4% ha rispoto con due no.
Gli altri sono voti nulli.
Che gli aventi diritto siano circa 5,4 milioni è un dato molto più attendibile di quello messo in giro dai centralisti: infatti nell'ultimo referendum del 2006, nelle ultime elezioni politiche del 2011 e nelle ultime elezioni europee del 2014 gli aventi diritto di voto in Catalunya erano ugualmente circa 5,4 milioni.
Le percentuali di votanti effettive in queste votazioni vanno dal 47% delle europee del 2014 al 67% delle politiche del 2011 , in termini assoluti da 2,5 milioni voti per le ultime europee a 3,5 milioni voti per le politiche.
Qui i dati de La Vanguardia , principale quotidiano catalano http://www.lavanguardia.com/politica/20141110/54419122198/resultados-9n.html
Qui El Pais, principale quotidiano di Madrid http://politica.elpais.com/politica/2014/11/09/actualidad/1415542400_466311.html
Qui alcune osservazione del The Guardian, quotidiano inglese solitamente considerato labourista http://www.theguardian.com/news/datablog/2014/nov/10/why-an-independence-referendum-in-catalonia-is-inevitable-in-two-charts
Per tanto i voti indipendentisti rappresentano una chiara maggioranza assoluta o per lo meno un numero estremamente rilevante, giocate come volete con i numeri e traete le vostre conclusioni.
Per quanto riguarda i concetti bisogna rilevare la capziosità dell'affermazione "non era un referendum né un voto". Certo, è stato impedito con la violenza dal governo centrale; era tutto pronto per essere un referendum cogente ma la violenza centralista lo ha impedito e quindi si è risolto ad essere una "consultazione". Ma la sostanza non cambia.
Prima ti impediscono con la violenza l'esercizio della democrazia e poi ti dicono che non sei democratico? C'è qualcosa che non torna.
Si rende conto il Donvito che utilizzando gli stessi parametri anche il referendum, o forse preferisce chiamarlo consultazione, tra monarchia e repubblica tenuto nel 1946 in italia non era costituzionale? Ufficialmente era illegale, la Statuto Albertino non lo prevedeva ovviamente; è per questo privo di valore cogente?
La semplice realtà è che la sovranità in democrazia appartiene al popolo e non è né dei pezzi carta né dei pezzi di merda che quei pezzi di carta scrivono e interpretano a loro modo.
Quindi per chi sia onestamente democratico il referendum di ieri è valido, è semplicemente oppresso dalla violenza di chi non ha voluto fare esercitare al popolo catalano il proprio diritto alla libera espressione democratica. Il tentativo di stravolgere con le parole ( e con i numeri) il significato politico del referendum catalano deve quindi essere ribaltato e ascritto è ai governi centrali e ai loro sostenitori.
Teniamo presente che la partecipazione al voto è stata quindi condizionata dalla criminalizzazione che Madrid ha portato avanti, con tanto di minacce di ritorsioni giudiziarie violente. Molti non hanno voluto o potuto prendere parte alle votazioni perchè presentarsi alle urne in quelle condizioni equivaleva a dichiararsi pubblicamente indipendentista, alla faccia della segretezza del voto.
Si ricorda che nelle ultime votazione europee la percentuale totale dei votanti è stata solo del 43%., in Spagna del 46%.
V.Donvito 11 novembre 2014 10:27
x Sharman
certo, la sovranita' appartiene al popolo, ma nell'ambito delle leggi. Che possono essere modificate per meglio esercitare questa sovranita', ma che sono tali per tutti.
In democrazia la piazza non comanda, puo' solo dare indicazioni e tendenze. E quella in Catalogna, a mio avviso, e' una grande manifestazione di piazza, una petizione come l'ho chiamata nel testo.
La parola passa ora alle istituzioni.
buona giornata
Sharman* 11 novembre 2014 12:07
Non so se vi sia più disprezzo o paura nel definire piazza la democrazia. O forse v'è solo il sottile calcolo politico di chi godendo, o credendo di goderne, di meridionalismo, ovvero di statalismo parassitario, veda nelle votazioni catalane una minaccia contagiosa al proprio status. Se non è democrazia l'organizzazione di una libera e civile votazione organizzata dalle autorità politiche liberamente e civilmente elette allora la democrazia che cosa è? Piegare il ginocchio alla violenza di chi quelle libere votazioni indette dalle democratiche autorità ha represso?
Che cosa di meglio dovevano fare i Catalani per esprimersi democraticamente? Non c'era niente di meglio e di più da fare democraticamente.
Questo è un esempio di come si usino le parole per stravolgere i significati: chiamare piazza l'esercizio della democrazia.
Nessun Sistema può essere cambiato usando le regole del Sistema stesso, è ovvio: ogni cosa tende all'autoconservazione e alla lotta cruenta per la sopra vivenza: è il dramma di chi come noi si è incarnato in questo angolo di Cosmo.
Usando le categorie legalistiche di Donvito non sarebbero validi nemmeno i referenda tenuti ultimamente in Ucraina o i vari processi per l'indipendenza della Croazia, Slovenia, Lettonia, Estonia, Lituania e molti altri incluso appunto il referendum del 1946 in italia. Il fatto è che per questi ultimi vi era l'appoggio della forza della Russia o della Nato, mentre nel caso catalano la violenza è tutta e soltanto di parte madrilena, dei suoi tirapiedi e di tutti quanti temono la democrazia. E fra quanti temono la democrazia, magari per prosaici interessi, come non annoverare tutti i sostenitori e mangiatori nel trogolo della Unione Europea e dello Stato Italiano? Queste ultime due entità sì che sono state istituite senza democrazia, chi ha mai votato per l'istituzione dell Stato Italiano e per la UE?
E però i sostenitori di queste entità non democraticamente elette accusano di non-democrazia la Catalunya che in vece segue un processo realmente democratico che loro stessi impediscono!
Questo sì che vero tentativo di stravolgere il significato delle parole e la sostanza delle cose!
La parola passa alle istituzioni? Quali? Quelle catalane si sono già espresse, e sono state represse.
O forse per istituzioni si intendono solo quelle di Madrid e quelle di Brussel? Anche questo sarebbe un bel stravolgimento di significati.
Ciao buon lavoro.
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