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Bista 17 agosto 2015 19:03
Sull'aria condizionata dei teatri, impiantisticamente alludendo, è forse meglio stendere un velo pietoso ma la parola, la musica e il canto sono alcune delle prove evidenti dell'esistenza di Dio.
Parola, musica e canto raffreascano o riscaldano, anche contemporaneamente più persone insieme, secondo il bisogno di ciascuna.
E' pur anche vero che Diavolo, oggi in vacanza nelle discoteche di Riccione, riesce ad infilarcisi, di tanto in tanto.
Il mio primo concerto fu all'Auditorium di Cagliari, quello vecchio, di piazza Dettori: orchestra del Conservatorio e Settima di Beethoven.
Non mi ricordo se fu di caldo o di freddo ma scosso ne uscii di sicuro.
MARIA CALLAS
Da giovane riuscivo a studiare qualsiasi materia con la radio Voxon MF accesa e musica varia, quella che veniva, in sottofondo.
La prima volta di Maria Callas mi capitò su RAI 3; ma lei non ci si fece mettere in sottofondo, anche se preparavo l'esame di maturità; e non ci fu verso: o lei o lo studio.
Io preferì lei, era una sirena, e furono brividi alla schiena; sono stato promosso lo stesso e, dopo, mi sono potuto comprare tanti suoi CD.
CARLOS KLEIBER
Quel signore longilineo, slanciato, ed elegante, fuori podio di persona l'ho visto una volta sola che addirittura sorrideva, e salutava.
Poi mi dissero anche che era era stato difficile coinvolgerlo e quando un professore d'orchestra del Teatro Lirico, raggiante, mi annunciò che il sovrintendente Mauro Meli era riuscito a farlo venire al Nuovo Teatro Comunale di Cagliari gli chiesi: "Ma chi è?".
Brutta figura, una delle tante.
Diresse l'orchestra della radio bavarese, senza far prova alcuna.
Ricordo che la musica era di Beethoven, che era d'inverno, agli inizi del 1999, ma il teatro ribollì letteralmente, di entusiasmo vero.
Indimenticabile.
CARLA FRACCI
Ed il balletto?
Prima di lei, dei balletti ne ridevo, vedendoli in TV, ma con lei ho dovuto cambiare idea.
Quando la incontrai, non mi ricordo l'anno, era già all'apice della carriera, ed anche oltre.
Nella quinta destra del Nuovo Teatro Comunale di Cagliari, durante gli intervalli, si riposava, e, incurante di chi le si agitava intorno, pareva in estasi, seduta su una sedia di legno, a due passi da me.
Non mi degnò di uno sguardo, ma io sì che la guardavo. Perché che grazia fosse femminile potevo anche capirlo ma non che lo fossero anche forza, energia e potenza.
Mi dovetti arrendere con quella fragile grande signora.
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