paolo3530
22 gennaio 2018 21:37
E finitela con questa menata del "riscaldamento globale".
Se l'inizio delle rilevazioni termometriche è il 1880, allora perché diavolo si considera la media climatica di soli 30 anni (dal 1951 al 1980) e non l'intero periodo?
E chiaro che chi ha interesse ad accreditare la narrativa allarmistica sceglie arbitrariamente un anno o un periodo di partenza freddo per dimostrare che stiamo andando verso il caldo.
E i gonzi pronti credere a queste barzellette continuano a pagare l'energia "pulita" a un costo 3/4 volte superiore a quella del carbone.
paolo4580
24 gennaio 2018 16:43
Non voglio fare il negazionista a tutti i costi ma quantificare l'impatto umano sull'andamento climatico di un pianeta è, secondo il mio modestissimo parere, assolutamente impossibile data la nostra scarsissima conoscenza delle leggi fisiche che reggono questo complicatissimo equilibrio. Chi ci dice il contrario si sovrastima alla grande.
Nel medio evo nell'undicesimo secolo si coltivava la vite in Inghilterra e doveva fare quindi un bel caldino. Perché ? Non penso lo sappia nessuno e chi dice di saperlo mente. Al termine dello stesso secolo nel giro di 5-10 anni la situazione termica europea si è completamente ribaltata a dimostrazione che non sempre i cambiamenti climatici non sempre sono lenti.
ennius4531
25 gennaio 2018 23:53
Da Focus (7/2017)
10.000 anni fa, alla fine dell'ultima glaciazione
Quello che avvenne in Europa 10.000 anni fa è, per noi, semplicemente inimmaginabile, a meno di non pensare a qualcosa del tipo diluvio universale. In un arco di tempo relativamente breve e per cause non del tutto chiare, la temperatura del pianeta è cresciuta, rapidamente, e i ghiacci hanno iniziato a fondersi. Era la fine dell'ultimo periodo glaciale, iniziato nel Pleistocene, circa 110.000 anni fa, e terminato appunto poco meno di 10.000 anni fa.
Senza nulla togliere ai ghiacciai di oggi, quelli erano proprio un'altra cosa: per darvi un'idea, potevate andare in motoslitta dal sud dell'Inghilterra fino alle Terre di Francesco Giuseppe, nella Siberia artica, a nord, a 4.500 chilometri di distanza.
VALANGHE D'ACQUA. I fiumi creati dallo scioglimento dei ghiacci avevano portate e dimensioni che oggi non hanno confronti. «Secondo alcuni modelli matematici, l’acqua che arrivava in mare poteva essere il doppio del Rio delle Amazzoni, forse anche molta di più», afferma Henry Patton, della Arctic University (Norvegia), coordinatore dello studio Deglaciation of the Eurasian ice sheet complex.
Una parte dei ghiacci si sciolse direttamente in mare: lunghe lingue di ghiaccio scendevano dal continente, come vediamo oggi in Groenlandia e in Antartide. Un’altra parte si fuse sulla terraferma, originando fiumi che hanno prodotto inondazioni oggi inimmaginabili, appunto, prima di arrivare al mare. In pochi secoli il livello dei mari si alzò di 20 metri......