enniusfirst
28 luglio 2025 16:15
Il prezzo medio delle sigarette in Italia, dopo la Spagna, è il meno caro in Europa.
"Ecco alcuni esempi di prezzi delle sigarette in diversi paesi europei:
• Irlanda: Circa 13 euro.
• Norvegia: Circa 13 euro.
• Regno Unito: Circa 10 euro.
• Francia: Tra 12 e 12,50 euro.
• Germania: Circa 7 euro.
• Spagna: Circa 5 euro.
• Italia: Circa 6 euro.
• Polonia: Circa 6.46 euro.
• Romania: Circa 8 euro.
• Paesi Bassi: Circa 6,90 euro."
Esimio Maxia, prima di sostenere tesi affette da ...gnagnera, cerchiamo di informarci.
Questo ci eviterebbe anche l'eco automatico ai suoi scritti di Annapaola....
Claudio Cappuccino
30 luglio 2025 16:00
Sono d'accordo con la conclusione che IL PROIBIZIONISMO GENERA MOSTRI, mentre non sono d'accordo che bisognerebbe abbassare i prezzi delle sigarette legali per danneggiare le mafie: secondo me questo sarebbe un segnale particolarmente controproducente, considerando che il tabacco è di gran lunga la droga più dannosa e che uccide di più (8 milioni di morti/anno, da confrontare con circa 3 milioni di morti legati all'alcol e circa 600.000 legati a droghe illegali). Non possiamo far finta di niente.
Direi invece che avremmo molto bisogno di politici coraggiosi e intelligenti che ci aiutassero:
(1) a imparare a informarci fin da giovani in modo corretto e obiettivo;
(2) a renderci sempre più capaci di fare scelte di vita intelligenti, anche per quanto riguarda le "droghe" (le quali, piaccia o non piaccia, hanno accompagnato in modo abbastanza tranquillo e "autocontrollato" tutta la storia dell'umanità, fino all'esplosione della FOLLIA proibizionista a inizio '900).
Detto questo, vorrei cogliere l'occasione per evidenziare che il tabacco è un ottimo esempio per capire i meccanismi dell'"abuso" di "droghe" e dello sviluppo di dipendenza.
1. La farmacologia delle sostanze (meccanismo d'azione, aree "bersaglio" nel SNC, ecc.) ha un ruolo tutto sommato secondario.
2. Quello che veramente conta - insieme alle nostre caratteristiche psicologiche personali (e prima di tutto il livello di autonomia/indipendenza/autostima verso passività/conformismo/senso di inadeguatezza) - sono la disponibilità della sostanza, il ruolo sociale della sostanza, il nostro atteggiamento personale verso la sostanza, e il "significato" che le attribuiamo.
3. La sigaretta è particolarmente interessante perché i suoi effetti farmacologici psicoattivi sono molto blandi, ma nonostante ciò la probabilità di sviluppare una dipendenza patologica (addiction) dalla sigaretta è eccezionalmente alta fra chi inizia a fumare (molto più alta di quella di sviluppare dipendenza da eroina fra chi "prova" l'eroina), e l'uscita dalla dipendenza è spesso difficilissima (molto più che con l'eroina, con cui una buona % di persone semplicemente, con gli anni, "si stufa" di usarla e la lascia, spesso senza nessun aiuto esterno, senza grandi difficoltà - lo hanno chiamato "maturing out").
4. Perché accade tutto questo?
Ovviamente in poco spazio sono costretto a semplificare molto, ma in sostanza, secondo me, questi sono i punti essenziali.
- Per moltissimi, la sigaretta è il primo segno/simbolo che si è diventati grandi (evento psicologicamente molto importante).
- L'ambiente conta moltissimo. Se non siamo eccezionalmente autonomi e indipendenti di carattere (cosa abbastanza rara), DOBBIAMO anche noi fumare per essere all'altezza dei nostri amici e coetanei che lo fanno.
Quando io ero giovane (60 anni fa), nelle famiglie, in genere, il padre e i maschi adulti fumavano tutti; la madre e le altre donne quasi mai. I giovani maschi iniziavano a fumare a 13-14 anni (di nascosto dai genitori), e poi continuavano a farlo fino alla dipendenza perché tutti lo facevano. Le femmine fumavano molto meno, e in genere la loro trasgressione era solo una sigaretta ogni tanto, dopo cena o a una festa. (Oggi è molto diverso: è molto minore il peso dell'ambiente familiare ed è scomparso il legame con il genere: maschi e femmine fumano in % simili).
PARENTESI: per qualcuno il costo delle sigarette poteva essere un limite, ma fra chi non aveva problemi di soldi non erano infrequenti quelli che si vantavano di fumare 60 o più sigarette al giorno. Ricordo un compagno di università che a ogni intervallo fra le lezioni fumava 4-5 sigarette una dietro l'altra in pochissimi minuti, a una velocità impressionante: in 4 o 5 "aspirazioni profonde" una sigaretta era finita, e con l'ultima brace accendeva quella dopo; a 32 anni ha avuto un infarto gravissimo.
- Una volta iniziato a fumare, pochi si soffermano a pensare a quello che fanno (è più facile pensarci su se uno inizia a farsi di eroina, automaticamente legata all'idea di "rischio di morte", e infatti con l'eroina la maggioranza non passa dall'esperimento alla dipendenza). Le sensazioni gradevoli (lieve eccitazione, sapore, odore), ma soprattutto la ritualità, l'abitudine, il significato che la sigaretta ha per noi (relax, pausa, "stacco") prendono il sopravvento, e diventa difficile vedere buoni motivi per non continuare.
- Fondamentale è anche il fatto che la sigaretta (a differenza p.es. dell'altra droga che si fuma, la Cannabis) non altera minimamente le sensazioni corporee, l'umore e il "funzionamento" mentale, per cui non è facile rendersi conto che stiamo prendendo un'abitudine che (e qui entra in gioco, ma di questo non ce ne accorgiamo, la farmacologia della nicotina) progredirà facilmente verso una severa dipendenza "fisica" (adattamento dell'organismo alla presenza della sostanza) fino alla complicazione psicologica detta "addiction" (((oggi nel mondo accademico anglosassone - vedi DSM V - si preferisce dire "disturbo da uso di sostanze", ma secondo me questo è solo una specie di gioco di parole "politically correct"))).
- Last but not least: la pubblicità anti-tabacco (minaccia di infarto precoce o cancro al polmone) non ha presa sui giovani, il cui atteggiamento è automaticamente "a me questo non succede".