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break 07 agosto 2025 09:42
La scienza dimostra che la cannabis fà bene:
- al corpo (e allo spirito) umano;
- agli animali;
- al terreno (assorbe sostanze dannose, ma migliora la struttura del terreno, lo ossigena e lo rende più fertile);
- all'aria (assorbe CO2, ...).
Più, ci sono i benefici socio-economici (lavoro), ambientali (relizzazione di prodotti ecologici).
Eppure la politica .... che problemi hanno i politici?!?! Vogliono veramente il bene dei cittadini?
enniusfirst 07 agosto 2025 21:02
Premesso che si parla di cannabis ad uso medicinale, non è dato di capire di quale scienza break stia parlando con tanto entusiasmo quando gli stessi ricercatori hanno così concluso:
“Sono necessari ulteriori studi per confermarne il potenziale terapeutico e garantirne la sicurezza in ambito veterinario.”
Riguardo gli effetti sulle persone riportiamo i risultati di una delle tante ricerche specialistiche :
Acta Psychiatrica Scandinavica
Volume 79, Issue 5, pages 505–510, May 1989
Schizophrenia in users and nonusers of cannabis
A longitudinal study in Stockholm County
Stanley Zammit, MRC clinical research fellow,a Peter Allebeck, professor of social medicine,b Sven Andreasson, associate professor of social medicine,c Ingvar Lundberg, professor of occupational epidemiology,c and Glyn Lewis, professor of psychiatric epidemiologyd.
Participants
50 087 subjects: data were available on self reported use of cannabis and other drugs, and on several social and psychological characteristics.
Conclusions
Cannabis use is associated with an increased risk of developing schizophrenia, consistent with a causal relation. This association is not explained by use of other psychoactive drugs or personality traits relating to social integration.
Claudio Cappuccino 08 agosto 2025 16:33
Colgo l'occasione di questo articolo a mio avviso un po' stravagante per dare un po' di informazioni a ruota libera sulla Cannabis e sui suoi usi terapeutici. Però parlerò solo di esseri umani, non di cani e gatti, di cui si sa davvero troppo poco.
1. La Cannabis "psicoattiva", usata da millenni in Asia e Medio Oriente, arriva in Europa dopo la spedizione in Egitto di Napoleone del 1798 (vedi la storia del "Club des Hashischins" di Parigi e "I paradisi artificiali" di Charles Baudelaire).
2. Gli usi "medici" tradizionali della Cannabis in India sono descritti per la prima volta dal medico irlandese William O’Shaughnessy in un articolo del 1838 (questo e altri articoli "storici" sono riportati nel bellissimo libro dello psichiatra californiano Tod H. Mikuriya "Marijuana: Medical Papers 1839-1972", più volte ristampato).
3. A fine '800-inizio '900 i preparati a base di "Cannabis indica" sono in uso comune in Europa e America. In Italia, la Farmacopea Ufficiale comprende sia l'estratto che la tintura di Cannabis indica.
Le indicazioni terapeutiche sono alquanto varie. Secondo il prof. P.E. Alessandri, la canapa indiana "usasi nel tetano, nelle nevralgie, isterismo, emicrania, reumatismo, corea, asma, e in molte altre malattie non escluso il cholera, dando però quasi sempre resultati contraddittori." ("Droghe e piante medicinali", 2a ed., Hoepli 1915, p. 144).
P.S. personalmente apprezzo molto la nota sui "risultati contraddittori" perché effettivamente la variabilità individuale degli effetti terapeutici, in particolare in terapia del dolore, resta notevolissima ancora oggi, e si passa da risultati quasi miracolosi (es. Chatterjee A. et al. A Dramatic Response to Inhaled Cannabis in a Woman with Central Thalamic Pain and Dystonia. J Pain Symptom Managem 2002;24:4-6) a risultati minimi o nulli.
4. La follia proibizionista di inizio '900 ignora del tutto la Cannabis. Ma poi, quando il proibizionismo sull'alcol viene abrogato per totale fallimento (1933) e il sig. Ansliger, funzionario del Ministero del Tesoro incaricato del controllo di "alcol e narcotici" perde il grosso del suo lavoro, restando a dirigere solo l'Ufficio Narcotici, arriva la grande svolta.
Il suddetto sig. Anslinger, di fronte al rischio che anche l'inefficiente "proibizione" delle altre droghe venga presto abolita, ha la geniale idea di creare dal nulla il "mostro marijuana", la droga che "dà il piacere di uccidere senza motivo". E nel 1937, con una serie di clamorose (per non dire terroristiche) mosse mediatiche, riesce a farla aggiungere alla lista delle 4 droghe 4 già proibite (oppio, morfina, eroina, cocaina).
Per questa storia più in dettaglio: C. Cappuccino. Così fu creato il mostro marijuana. In: Fuoriluogo (suppl. Il Manifesto) 30 luglio 1996 (online al link https://www.altrestorie.org/news.php?extend.98).
5. Nel 1938, forse a futura memoria, il prof. Robert P. Walton fa il punto sulle conoscenze scientifiche sugli usi medici della Cannabis in un libro molto onesto e preciso: "Marihuana. America's New Drug Problem". J.B. Lippincott 1938 in cui scrive profeticamente: "Più stretti controlli che rendessero la droga non disponibile per scopi medici e scientifici non sarebbero saggi, dal momento che per essa possono essere sviluppati altri utilizzi, tali da superarne completamente gli svantaggi. La sostanza ha diverse notevoli proprietà e se la sua struttura chimica fosse definita, e varianti sintetiche fossero sviluppate, alcune di esse potrebbero dimostrarsi particolarmente utili, sia come agenti terapeutici che come strumenti per indagini sperimentali." (p. 151).
6. Comunque, come troppo spesso accade, la propaganda e le menzogne la vincono sulla scienza e la ragione. Per cui, Mr. Anslinger la vince alla grande sui signor dottor nessuno come Walton, e da allora, la "cannabis medica" scompare dalle farmacie e viene dimenticata dai medici e dalle facoltà di medicina.
Mentre, come prevedibile in una situazione di "proibizionismo" (la tipica soluzione "semplice, chiara, evidente. E sbagliata." copyright H.L. Mencken), l'uso non-medico esplode in pochi anni soprattutto fra i giovani.
7. Il primo vero "boom" mondiale della Cannabis - e la nascita del suo mito - è legato ai gloriosi anni '960 dei "figli dei fiori" e della "beat generation". E poco dopo, primi anni '970, i giovani europei cominciano a partire a frotte sulla via delle Indie, magari a bordo del mitico Budget Bus "Londra-Kathmandu per 80 sterline" (vedi: M. Amante–L. Buffarini Guidi. Viaggio all’Eden. Olympia Press Italia 1973 e (bellissimo) C. Paloschi. Water buffalo. Roma: Limenetimena 1978; oppure la "rivisitazione postuma": E. Giordana. Viaggio all'Eden. Da Milano a Kathmandu. Laterza 2017).
8. Ma controcultura giovanile a parte, in quegli anni la scienza fa grandi passi avanti.
Negli anni '970, viene scoperto il "sistema oppioide endogeno" e si comincia a capire in profondità la farmacologia degli oppioidi. E poco dopo avviene la svolta, e si scopre anche il "sistema endocannabinoide" (Matsuda 1990, Devane 1992, Mechoulam 1995): l'organismo dei mammiferi non solo ha dei "recettori cellulari" che vengono attivati dai principi attivi della Cannabis, ma produce esso stesso molecole con questi specifici effetti.
Ovviamente, l'organismo produce "endo-oppioidi" e "endo-cannabinoidi" in quantità minime e finemente controllate e regolate. E soprattutto, essendo noi "nati" con gli effetti di queste sostanze dentro di noi, e non avendo mai provato niente di diverso, non possiamo in nessun modo "sentirli" come "effetti psicoattivi" (anche se p.es. si è notato che il benessere post-jogging è legato a una produzione aumentata di endorfine!). Insomma, la presenza di questi effetti simil-morfina e simil-cannabinoidi coincide con il nostro stato fisico e mentale normale (vedi Nota 1). Invece, assumere dall'esterno una bella dose di queste sostanze (che sia la morfina, l'eroina o il THC della Cannabis), fa un effetto nettamente percepibile, che può essere sfruttato a fini terapeutici (p.es. un'iniezione di morfina contro il dolore di una frattura o di un infarto), o anche - così va il mondo - solo a scopi "voluttuari", perché l'effetto "ci piace".
Comunque, il punto essenziale, che oggi nessuno ha il diritto di ignorare, è che la stessa ESISTENZA dei sistemi "oppioide endogeno" e "cannabinoide endogeno" rende INCONTESTABILE il potenziale "terapeutico" di oppio e derivati e Cannabis e derivati.
___
Nota 1.
Sulla base di infinite letture, colloqui e osservazioni, io sono profondamente convinto che i (rarissimi) casi di dipendenza da oppioidi scatenata a partire dalla prima iniezione di eroina ("Mi sono domandato: ma dove è stato questo benessere per tutta la mia vita?"; "E' stato come se un pezzo mancante nella mia testa fosse stato improvvisamente messo a posto.") possa essere legata a disfunzioni non identificate del sistema oppioide endogeno (vedi anche: K. Verebey (ed). Opioids in mental illness. Annals of the New York Academy of Sciences, vol. 398, 1982).
BIBLIOGRAFIA
Sulla Cannabis in generale:
- sintesi in poche righe: https://www.fuoriluogo.it/droghe/cannabis/
- G. Samorini. L’erba di Carlo Erba. Per una storia della canapa indiana in Italia 1845-1948. Nautilus 1996
- C. Cappuccino. Felicità chimica. Storia delle droghe. Stampa Alternativa 2004
- V. Rubin (ed). Cannabis and culture. The Hague: Mouton 1975
- L. Grinspoon. Marihuana reconsidered.(2nd ed). Harvard University Press 1977
- A Cannabis reader: global issues and local experiences. EMCDDA (EUDA) 2008 (https://www.euda.europa.eu/publications/monographs/cannabis-volume1_en)
(https://www.euda.europa.eu/publications/monographs/cannabis-volume2_en)
Sugli usi medici:
- International Alliance for Cannabinoid Medicines: https://cannabis-med.org/
- Associazione Cannabis terapeutica. Erba Medica. Usi terapeutici della cannabis. Stampa Alternativa 2002
- British Medical Association. Therapeutic Uses of Cannabis. CRC Press 1997
- National Academy of Sciences - Institute of Medicine, Marijuana and Medicine: Assessing the Science Base, 1999
(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK230716/pdf/Bookshelf_NBK230716.pdf)
- L. Iversen. The Science of Marijuana. Oxford University Press 2000
- E.B. Russo - F. Grotenhermen (eds.) The Handbook of Cannabis Therapeutics. Routledge 2014
enniusfirst 09 agosto 2025 12:55
La ricerca specialistica moderna ci dice che :
“Danni polmonari da fumo di Cannabis studio Unimore e Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena
04/06/2020
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PlosOne, che si occupa di divulgare ricerche e nuove scoperte in ambito scientifico.
Il fumo di Cannabis crea danni polmonari simili a quelli provocati dal tabacco, ma in un tempo decisamente inferiore, è quanto è emerso da uno studio condotto dai ricercatori di Unimore e dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena. L'aspetto che maggiormente preoccupa è che i pazienti sono giovani. Alla guida della ricerca il prof. Alessandro Stefani di Unimore e la dott.ssa Simona Guerzoni dell'AOU di Modena.    
Uno studio condotto presso l'Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena ha dimostrato che il fumo di cannabis è correlato con lo pneumotorace spontaneo e può provocare sintomi respiratori e alterazioni polmonari.   La ricerca è stata svolta presso la Struttura Complessa di Chirurgia Toracica, diretta dal prof. Uliano Morandi, in collaborazione con il Servizio di Tossicologia Medica, diretto dal prof. Luca Pani. Coordinatori dello studio sono stati il prof. Alessandro Stefani e la dott.ssa Simona Guerzoni.  
"Che il fumo di marijuana provocasse danni al polmone è noto da diversi anni - commenta il prof. Alessandro Stefani - ma la correlazione con lo pneumotorace è un argomento ancora poco studiato. Questa ricerca è la prima che evidenzia che i fumatori di cannabis operati per pneumotorace corrono maggiori rischi dopo l'intervento. Da notare anche la giovane età dei soggetti, 25 anni in media. Alcuni di questi ragazzi, fumatori abituali di marijuana, presentavano già sintomi e danni polmonari di una certa gravità, assimilabili a quelli di un fumatore di sigarette di lunga data. Questo conferma l'impressione, già avvalorata da ricerche precedenti, che il fumo di cannabis provochi danni al polmone abbastanza simili a quelli del tabacco, ma in un tempo decisamente inferiore".
Claudio Cappuccino 09 agosto 2025 20:22
Ancora al sig. Enniusfirst.
Ricordo benissimo che lei aveva già citato proprio questo articolo di PlosONE in passato (e le avevo già risposto).
Ma visto che lei - forse perché non ricorda quello che ha già scritto e le risposte già ricevute; forse perché non trova articoli migliori da citare; forse perché cita sempre di seconda o terza mano senza leggere gli originali (come quando - il 2 agosto 2025, io ho buonissima memoria - si è inventata, scopiazzando da un giornale, la citazione della "American National Academy of Medicine", che non esiste); forse perché non è in grado di valutare la qualità "scientifica" degli articoli che cita - si lancia UNA SECONDA VOLTA con questa citazione della "ricerca scientifica moderna".
E io allora le rispondo ancora, sperando che qualcuno legga, e come mi sforzo di fare sempre, cerco di essere più chiaro possibile.
1.
L'articolo in questione si può leggere e scaricare in PDF al link:
https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0230419
2.
L'articolo VORREBBE confrontare gli effetti del fumo di Cannabis e del fumo di tabacco sul rischio di pneumotorace.
Ma se uno lo legge, scopre che:
- Nell'ABSTRACT gli autori scrivono di aver fatto il loro studio su 112 pazienti. E precisano: "Su 112 pazienti, 39 fumavano cannabis, 23 fumavano tabacco e 50 non fumavano" (originale: "Of 112 patients, 39 smoked cannabis, 23 smoked only tobacco and 50 were nonsmokers.")
- Ma poi, se uno legge l'articolo, scopre con sorpresa - e SOLO a metà articolo, in una singola riga nella sezione RESULTS!!! - che "37 dei 39 fumatori di cannabis fumavano ANCHE TABACCO." !!!!!!! ("Thirty-seven out of 39 cannabis smokers (95%) were also tobacco smokers.").
Ora, non credo che occorra un genio scientifico per capire che IL CONFRONTO fra questi gruppi:
- uno di 37 persone che fumano cannabis + tabacco
- uno di 23 persone che fumano solo tabacco
- uno di 2 persone (!) che fumano solo cannabis
- uno di 50 che non fumano niente
NON PUO' IN NESSUN MODO dire qualcosa sulle differenze fra il fumo di tabacco e quello di cannabis riguardo agli effetti sui polmoni!!!!!
Per me, una rivista scientifica seria, e con una seria "peer-review", non avrebbe mai dovuto accettare per la pubblicazione uno "studio" simile (che oserei dire, è anche DISONESTO, perché l'ABSTRACT nasconde la verità sui pazienti studiati, e bisogna andare a UNA RIGA sperduta nel mezzo dell'articolo per scoprire come stanno veramente le cose!!!!!!
Non so se lei ha seguito il ragionamento, comunque concludo dicendole:
--- Continui così, con questo suo modo di seguire la "ricerca specialistica moderna" (anche se magari non è al livello di quella vecchissima e ammuffita di un Archimede o un Eratostene...)!!!
--- Continui a essere convinto che la proibizione delle droghe è GIUSTA - dico GIUSTA - perché "le droghe fanno male", e quindi NON NESSUNISSIMA RILEVANZA:
- se LA PROIBIZIONE NON FUNZIONA e tutte le droghe immaginabili sono in vendita ovunque 24/7, anche ai ragazzini
- se le DROGHE PROIBITE, ma comunque in vendita 24/7, fanno INFINITAMENTE PIU' MALE delle stesse sostanze prodotte con tutti i crismi e vendute in farmacia
- se le varie MAFIE ringraziano ogni giorno i nostri meravigliosi governi perché gli fanno guadagnare miliardi su miliardi esentasse
- se TUTTI, anche lei, soffriamo le conseguenze e paghiamo i danni di questo disastro
- e se (pazienza, colpa loro) migliaia di giovani e meno giovani, famosi e non famosi, su Wikipedia o no, MUOIONO OGNI GIORNO solo a causa dell'oorenda qualità delle DROGHE DEL MERCATO NERO.
P.S.
Io, di fronte a queste cose, senza fumare niente, resto sempre più STUPEFATTO.
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