Paolo
07 ottobre 2005 00:00
Caro Donvito, non la penso come Lei.
La poverta', quella vera, non quella che Lei chiama "ufficiale" (vuol dire inventata? e perche' mai sotto elezioni un ente pubblico, se non governativo, come l'Istat, dovrebbe sostenere falsamente che aumenta la poverta', il che tra l'altro significa che il Governo non ha fatto abbastanza per combatterla?), c'e' sempre stata, c'e', ed e' in aumento. Ed e' in aumento proprio da quando ci si e' avviati sempre piu' verso una economia di mercato, liberista, scimmiottando gli USA, un paese con un tasso di poveri, senzacasa, emarginati, criminali e carcerati molto superiore all'Italia e alla UE. I criteri seguiti dal'Istat nel definire e studiare la poverta' sono discutibili, come tutto a questo mondo, ma e' indiscutibile che a parita' di criteri seguiti la poverta' aumenta, e questo e' grave. Definire la poverta' in base ai consumi fatti e' discutibile, potrebbe accadere che ci sia gente che si mangia i risparmi e/o si indebita pur di non diminuire i consumi, magari per una questione di prestigio personale, e questo tra l'altro e' proprio quello che sta accadendo, diminuisce il risparmio delle famiglie, aumentano debiti e protesti e assegni a vuoto.
Che ci sia una correlazione tra evasione fiscale e poverta' e' possibile, non pero' perche' una "poverta' ufficiale" rappresenti l'altra faccia di una "ricchezza nascosta" legata ad attivita' piu' o meno in nero e ad evasione fiscale, ma perche' con la liberalizzazione, anche del mercato del lavoro, e con lavori sottopagati, spesso senza contributi, e non di rado in nero (un sesto del PIL italiano viene prodotto in nero) e l'inflazione, accelerata in occasione del passaggio all'euro (ma non per colpa dell'euro, bensi' della liberalizzazione di prezzi e tariffe, dagli affitti con la abolizione dell'equo canone, ai trasporti pubbblici, ai servizi come luce acqua e gas privatizzati ai generi di largo consumo come il pane non piu' a prezzo amministrato dal CIPE, etc etc) hanno ridotto il potere di acquisto, in parole povere hanno impoverito, larghe masse, ed hanno arricchito i soliti pochi noti che, come Berlusconi, affermano che tutto va bene perche' vicino alla sua villa al mare c'e' pieno di yacht e nei locali che egli frequenta e' pieno di gente che spende e che spande (il che non significa nulla, perche' anche nella Russia del 1916-1917 i ristoranti di lusso e le gioiellerie lavoravano come non mai, grazie ai profittatori di guerra, ma poco dopo le masse in miseria fecero la rivoluzione ...). I barboni poi sono passati dai 15.000 del 1997 ai piu' di 200.000 attuali. Le classi medio-basse si sono impoverite, alcuni ricchi e alcuni che si sono trovati nella situazione adatta a sfruttare il nuovo corso (negozianti e esercenti bar e ristoranti, alcuni tipi di professionisti, etc) si sono ulteriormente arricchiti.
Ridurre le imposte, a meno che non ci siano davvero degli sprechi che si possano eliminare, significa ridurre lo stato sociale (nella "rossa" Emilia del DS Vasco Errani dal Giugno 2005 tutti coloro che hanno un ISEE superiore a 15.000 euro annui, e basta essere uno di quell'80% della popolazione per esserci sopra, non potranno piu' andare dai dentisti pubblici, nemmeno pagando il ticket, dovranno andare dai privati ai prezzi imposti dai privati, e questo non e' certo un eliminare gli sprechi, i denti non sono uno spreco), il che significa aumentare la poverta'.
"Piu' mercato" significa una piu' accentuata liberalizzazione e privatizzazione, che finora (tranne per i cellulari) ha portato solo ad aumenti dei prezzi (vedi assicurazioni, banche, alloggi, luce acqua gas e trasporti, etc).
No, meglio tornare al vecchio sistema, con una forte presenza dello stato, e prendere a modello non quello stato canaglia, quel covo di gangster che sono gli USA, ma la Svezia del socialdemocratico Palme, come sta facendodi nuovo oggi la Norvegia di Stoltenberg. E quel miracolo economico e sociale che fu la Svezia della socialdemocrazia si otteneva con una pressione alta, del 40%, ma che molti (tra cui me) anche in Italia sarebbero disposti a sostenere (se non gia' la sostengono) in cambio di servizi alla svedese.
Paolo
xxx
08 ottobre 2005 00:00
Visto che si parla di povertà,quasi tutta al sud,io mi chiedo non è che invece della disoccupazione esista il lavoro nero,per loro scelta di non pagare le tasse? Nelle zone di grande disoccupazione com'è il rapporto case di proprietà e abitanti,auto,telefonini ecc..
Ma queste cose il sindacato e l'aduc si guardano bene di dirle...ci mancherebbe...
Paolo
09 ottobre 2005 00:00
xxx,
certo al sud c'e' del lavoro nero, come c'e' della vera disoccupazione, sarebbe bello riuscire a stabilire quanti sono i disoccupati disoccupati e i finti disoccupati che lavorano in nero;
dubito che tutti coloro che lavorano in nero lo facciano per loro libera scelta, per non pagare le imposte, in molti casi potrebbero essere gli imprenditori a imporre un lavoro in nero per risparmiare i contributi (anche se di recente, con tutte queste nuove forme di contratto i contributi non ci sono o sono molto ridotti, ma l'imprenditore potrebbe essere in nero anche lui, o non voler far sapere che ha tanti dipendenti, cosi' riesce a evadere meglio il fisco), mentre il lavoratore in nero non ha contributi per la pensione, non e' coperto in caso di malattia, infortunio, disoccupazione, etc, per cui non e' che gli convenga poi tanto non pagare le imposte (con tutte le possibili detrazioni e deduzioni di cui potrebbe avvalersi, alla fin fine non pagherebbe forse nemmeno tanto)
Quello che invidio al sud e' che li' li lasciano autocostrursi la casa abusiva, che viene a costare molto meno che a comprarla da una immobiliare.
Paolo
Paolo 1
22 novembre 2005 00:00
Beh, ma se l'ADUC e' il covo di bolscevichi che si dice, come mai i suoi massimi esponenti sono tutti per la liberalizzazione, la libera concorrenza, etc etc, proprio come i liberali?
Paolo