xxx
12 ottobre 2005 00:00
Giustissime considerazioni,finanziamo il Partito Comunista Italiano (Aduc) e il fondamentalismo islamico,questi sono valori veri da difendere!!!
yyy
12 ottobre 2005 00:00
xxx sei sempre il solito cazzone!
FABRIZIO
12 ottobre 2005 00:00
Ho come l'impressione che l'8 per mille sia come i fondi TFR da destinare alle pensioni integrative:
Un mare di soldi che fa gola a molti !
Insomma, un film già visto !
Non vi pare ??
Stefano
13 ottobre 2005 00:00
Ma se l'87,25% sceglie di devolvere alla chiesa cattolica l'8 per mille mi pare che prorompente sia il consenso che questa istituzione riceve?
Perchè allora non rispettare la volontà popolare ogni tanto?
Piuttosto perchè i partiti continuano ad essere di fatto finanziati pubblicamente? quando avevamo votato il contrario?
Quanto poi al general generico dei mille rivoli che vanno alla chiesa cattolica chiedo a titolo di esempio:
1) quanto spenderebbe lo Stato in più per fornire agli studenti delle scuole private lo stesso servizio fornito dalle private cattoliche? (visto che gli studenti delle scuole cattoliche sembra che siano una perdita sul piano contabile fatto sempre di analisi parziali e perciò no valide sul piano contabile;
2) quale beneficio hanno i cittadini dal turismo culturale che è dovuto in gran parte da edifici ed opere sicuramente largamente ispirate alla religione cristiana? (così è chiaro che il beneficio dato dalla chiesa romana non è solo "spirituale")
Aggiungo che mi piace la giustizia e sono daccordissimo che l'ICI la paghino tutti ad un modo ma mi chiedo perchè esistono altre esenzioni o riduzioni ingiuste, vedi i posti barca nei porti turistici che sono assoggettati ad una aliquota ridottissima, sarà poi ora di affrontare il problema in modo esaustivo, oltre che generale ed astratto? (l'iniquità e l'ingiustizia sono un problema da qualunque parte venga e non solo da alcuni soggetti altrimenti si cade nel persecutorio)
ANNAPAOLA LALDI
13 ottobre 2005 00:00
PER STEFANO.
L'87% arrodondato di prefrenze per la Chiesa cattolica, in sede di denuncia dei redditi IRPEF, lo ha dato, nel 2004 solo poco meno del 40% dei contribuenti(per fare cofra tonda). Il 60% dei contribuenti (che, fra parentesi, non si identificano coi cittadibni italiani, ma possono essere e sono marocchini, cinesi, indiani, statunitensi, ecc, tedeschi, ecc. ecc.), non ha espresso alcuna preferenza. Quindi, sulla totalità dei contribuenti, la Chiesa cattolica ha avuto SOLO il 35% circa di preferenze. E questo 35% nessuno, al momento, intende toglierglielo.
Naturalmente alla spartizione della quota non espressa (che è prevista dalla legge 222/1985, collegata al Concordato del 1984), partecipano anche gli altri beneficiari, nella proporzione delle quote espresse, salvo, per il momento Valdesi e ADI (Assemblee di Dio in Italia). A proposito dei Valdesi c'è da notare che hanno di recente firmato una integrazione alla loro Intesa proprio nel senso di partecipare anche loro, in futuro, alla spartizione della quota non espressa.
E' chiaro?
ANNAPAOLA LALDI
13 ottobre 2005 00:00
Riprendo la parola per un ulteriore chiarimento. La domanda finale del comunicato stampa di Vincenzo Donvito farebbe pensare che il Concordato sia una cosa e l'OPM un'altra, scissa da esso.
Non è così.
L'OPM è strettamente connesso con il nuovo Concordato ed è scaturito dal lavoro della Commissione paritetica italo-vaticana prevista dall'art.7 comma 6 del Concordato stesso.
Questo comma dice così: "All’atto della firma del presente accordo, le parti istituiscono una commissione paritetica per la formulazione delle norme da sottoporre alla loro approvazione per la disciplina di tutta la materia degli enti e beni ecclesiastici e per la revisione degli impegni finanziari dello Stato italiano e degli interventi del medesimo nella gestione patrimoniale degli enti ecclesiastici".
La legge 222/1985 che, all'art. 47, inventa l'OPM, è il frutto del lavoro di questa Commissione, il cui presidente, da parte italiana, fu il professor Margiotta Broglio.
Quindi: OPM e Concordato si appartengono.
Perché nel nuovo Concordato si parla di "revisione degli impegni finanziari dello Stato"?
Perché il vecchio Concordato del 1929, all'art.30 dichiaro’ che lo Stato avrebbe continuato a pagare la osiddetta "CONGRUA" ai parroci e ai vescovi la’ dove i beni posseduti dalle rispettive parrocchie e diocesi (benefici ecclesiastici) non bastassero a garantire loro il minimo per condurre una vita dignitosa.
Questo impegno finanziario annuo si sommava all'indennizzo pagato alla Santa Sede per i danni subiti da essa con la dissoluzione dello stato pontificio e con la presa di Roma, indennizzo che nel 1929 ammontò a 750 milioni di lire in contanti (pari a 534 milioni di euro), più un consolidato italiano di un miliardo (pari a 712 milioni di euro) al 5% per cento al portatore.
Tutto ciò si trova spiegato meglio a questo indirizzo;
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=83763 , che porta alla "Pulce nell’orecchio" del 15.4.2004, dal titolo: "Della serie: in bell’archivio non guasta mai”.
Nel gennaio 1983 la Chiesa cattolica pubblicò il nuovo "Codice di Diritto Canonico", in cui spariva la "congrua" e si istituivano gli Istituti per il sostentamento del clero" (uno centrale e uno per ogni diocesi). A questo punto la Chiesa cattolica chiese allo Stato italiano di corrispondere alle sue (della Chiesa)nuove esigenze, e da qui scaturì il nuovo Concordato del 1984 e i nuovi sistemi di finanziamento, di cui è parte l'OPM.
Con questo mi sembra di avere chiarito il rapporto fra OPM e Concordato del 1984.
Adesso voglio dire che io vedo positivamente questa iniziativa dei parlamentari volta a far uscire lo Stato dal novero dei beneficiari dell'OPM, restituendogli invece, proprio in quanto Stato e quindi padrone e amministratore unico dei soldi che i cittadini versano con l'IRPEF, quella parte dell'OPM che i contribuenti non hanno assegnato ad alcuna confessione religiosa. Nel caso del 2004, si sarebbe trattato di riavere circa il 60% dell'OPM, una cifra considerevola, pari a oltre 540 milioni di euro, che sarebbero potuti servire a limitare i vari tagli alla sanità e alle spese sociali, ecc. Altro che gli 80 milioni di euro che lo Stato si è autoscippato dal proprio miserello OPM!
Non so se questo progetto di legge avrà un seguito in Parlamento, dato che la legge 225/1985, quella che si intende modificare, scaturisce dalla norma concordataria, e il Concordato è certamente un trattato internazionale.
Ma anche se gli esperti di diritto dovessero dire che su questo argomento occorre una nuova trattativa fra Stato italiano e Santa Sede, a me pare importante che la questione dell'OPM così come è organizzato sia messa in pubblica discussione, perché questo fatto può spingere finalmente tante persone ad informarsi per bene e a farsi una propria idea indipendente dalle comunque interessate pubblicità sull'argomento.
Concludo annunciando che tra pochi giorni comparirà sul sito un'icona apposita: "DOSSIER OPM", in cui confluirà a mano a mano tutta la documentazione che ho raccolto ed elaborato in quattro anni di approfondimento dell'argomento.
FABRIZIO
13 ottobre 2005 00:00
Sono d'accordissimo con Stefano per via dell'ICI.
L'ICI di per se é una imposta ingiusta !
1)Ingiusta perché non finanzia né serve chi la paga
2)Ingiusta perché la paga chi non può votare nel comune, in cui però paga di più dei residenti (2e case).
E magari sostenendo servizi goduti da chi non possiede case ma risiede !!
3) Ingiusta perché non scaricabile pur essendo una tassa.
4) Ingiusta perché le strade sono rotte, le città spesso fanno schifo, però con l'ICI si finanziano feste di piazza e di partito (spesso il solito partito)
5) ingiusta ..... e basta
Però, se la dobbiamo pagare, allora la paghino tutti.
Perché la Chiesa mo ?
Perché gli insediamenti industriali no ?
Perché i capannono artigianali no ?
Non mi piace che questo governo stia cercando di fare regali a spese della gente comune, degli impiegati e degli operari che hanno fatto debiti per farsi 4 muri.
Regali ed incentivi, abbiamo visto che sono sempre stati causa di guasti al mercato libero che libero deve rimanere.
Per quanto riguarda l'8pm, come ho già avuto modo di scrivere in altre occasioni, ognuno la parte a propria disposizione la destini a chi vuole, con buona pace di coloro che invece vorrebbero dirci a chi destinarli.
(forse a loro ?)
stefano
14 ottobre 2005 00:00
per annapaola
la considerazione miè chiara tranne un punto: <<Il 60% dei contribuenti (che, fra parentesi, non si identificano coi cittadibni italiani, ma possono essere e sono marocchini, cinesi, indiani, statunitensi, ecc, tedeschi, ecc. ecc.)>>
Nel post successivo poi non condivido
un'altro punto:<<...in quanto Stato e quindi padrone e amministratore unico dei soldi che i cittadini versano...>>
Che lo stato sia l'amministratore unico dei soldi reperiti con la tassazione ok ma padrone no la sovranità deve appartenere al popolo anche qui.
Troppo spesso i nostri politici si comportano da sovrani e non da ministri della sovranità popolare.
Ed allo stato amministrato chiedo che si riappropi del signoraggio se vuole amministrare la moneta in nome del popolo tanto per cominciare, poi che inserisca magari tutti i partiti nell'otto per mille e li finanzi solo con quello a vedere se ce li caviamo di li.
Poi mi fermo.
ANNAPAOLA LALDI
14 ottobre 2005 00:00
PER STEFANO:
Qual è il punto che non ti è chiaro?
Sull'uso di "padrone" hai ragione, non è detto bene. Concordo con la tua correzione.
Grazie.
VOCE VALDESE
14 ottobre 2005 00:00
TEMI DI ATTUALITA': laicità dello stato
Un regalo sull'ICI che impoverisce tutti
di Maria Bonafede, moderatore della Tavola Valdese
Questa volta la lobby cattolica l’ha fatta grossa.
Chiedendo ed ottenendo dalla maggioranza del Senato l’esenzione dall’ICI per i propri immobili destinati ad attività imprenditoriali e, quindi, produttivi di reddito, è riuscita a suscitare perfino la reazione indignata delle forze politiche del centrosinistra, normalmente disponibili ad assecondare le richieste provenienti da oltretevere, tese a perseguire gli interessi materiali della Chiesa Cattolica.
In un momento in cui, infatti, il paese è attraversato da una grave crisi economica ed in cui si progetta una legge finanziaria che sottrae ai comuni ingenti risorse da utilizzare per l’assistenza ai più bisognosi, un provvedimento destinato ad assottigliare ulteriormente le disponibilità degli enti locali (si calcola 300 milioni di euro) appare profondamente ingiusto oltre che impopolare.
Valutazioni così evidenti non possono essere sfuggite alla profonda capacità di analisi dei porporati che governano la Chiesa Cattolica.
Il fatto che, malgrado ciò, abbiano deciso di ignorare le reazioni largamente prevedibili a livello politico e di opinione pubblica, in una situazione in cui l’istituzione cattolica non versa certamente in stato di bisogno (i soli proventi dell’otto per mille le garantiscono con continuità introiti stratosferici) testimonia del maturare di una concezione profondamente distorta del proprio rapporto con il mondo, che privilegia lo strumento della mediazione con l’apparato di potere sulla testimonianza dell’Evangelo mediante il servizio.
Fortunatamente il mondo cattolico italiano non è tutto così.
Sappiamo che vi sono larghe masse di credenti e di religiosi che vivono intensamente e senza riserve nel quotidiano l’amore di Dio e del prossimo.
Questi credenti, scevri dai legalismi, dai curialismi e dai calcoli politici che caratterizzano il pensiero e l’azione dei vertici vaticani, contribuiscono a far sperare che possa sciogliersi positivamente il dubbio manifestato da Gesù allorché si domandò se, al compimento dei tempi, avrebbe trovato “la fede sulla terra” (Luca 18,8).
Il commento non sarebbe completo se non si accennasse al fatto che la maggioranza parlamentare, nel desiderio di esibire una completa e servile adesione agli interessi dell’istituzione cattolica, ha persino ignorato alcuni principi fondamentali che caratterizzano l’ordinamento giuridico italiano.
L’elargizione del privilegio alla Chiesa Cattolica (e solo alla Chiesa Cattolica), con esclusione, quindi, delle altre confessioni religiose che si trovano nelle stesse condizioni oggettive, costituisce, infatti, una violazione palese del principio di eguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, che non tollera discriminazioni fondate su distinzioni di religione.
Sappiamo che nel corso della seduta del Senato, che si è conclusa con l’approvazione della norma incriminata, la questione è stata sollevata, ma sostanzialmente ignorata.
Se così non fosse stato, se, quindi, l’odierno privilegio fosse stato esteso a tutte le confessioni religiose, le nostre valutazioni non sarebbero mutate.
Ma l’avere ignorato il richiamo ad uno dei più rilevanti parametri di legittimità delle norme giuridiche è stato sicuramente un’ulteriore prova dell’arroganza di un potere che si ritiene legittimato ad agire al di sopra del bene e del male.
Stefano
17 ottobre 2005 00:00
PER ANNAPAOLA
Il punto non chiaro, presente nel post ma saltato nell'invio, è il seguente: << Il 60% dei contribuenti (che, fra parentesi, non si identificano coi cittadibni italiani, ma possono essere e sono marocchini, cinesi, indiani, statunitensi, ecc, tedeschi, ecc. ecc.), non ha espresso alcuna preferenza.>>
Comprenderà e sono ANCHE, aggiungo io, ma non sono tutti marocchini ecc..
ANNAPAOLA LALDI
17 ottobre 2005 00:00
da: Stefano
Data: 17 Ottobre 2005
PER ANNAPAOLA
Il punto non chiaro, presente nel post ma saltato nell'invio, è il seguente: << Il 60% dei contribuenti (che, fra parentesi, non si identificano coi cittadibni italiani, ma possono essere e sono marocchini, cinesi, indiani, statunitensi, ecc, tedeschi, ecc. ecc.), non ha espresso alcuna preferenza.>>
Comprenderà e sono ANCHE, aggiungo io, ma non sono tutti marocchini ecc..
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Il concetto che penso tu abbia comunque capito è quello che i contribuenti non si identificano totalmente coi cittadini italiani, ma possono essere e sono "anche" di tante altre nazionalità. Ho messo "marocchini, cinesi, ecc." solo come esemplificazione.
E' una precisazione a cui di solito non si pensa, ma che a me sembra importante.
Comunque, la cosa essenziale, per il 2004, è questa. Solo circa il 40% dei contribuenti ha espresso la propria scelta fra i 7 beneficiari, mentre il 60% non ne ha espressa alcuna.