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Governo. Di Maio e il taglio agli stipendi dei parlamentari
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Comunicato di Primo Mastrantoni
30 luglio 2019 12:19
 
  "Volli, sempre volli, fortissimamente volli", è la celebre frase di Vittorio Alfieri (1749 - 1803), lo scrittore astigiano che, in una lettera ad un amico, esprimeva la volontà di compiere ogni sforzo per diventare autore tragico.

La ferma determinazione dell'Alfieri, ricorda quella del capo politico, vicepremier e pluriministro, Luigi Di Maio.

Di lui ricordiamo la celebre frase pronunciata due giorni prima delle elezioni politiche del 2018: "Vi presento il primo decreto legge del primo Consiglio dei Ministri del M5S. E' in 3 punti: al primo punto dimezziamo lo stipendio dei parlamentari."

Vedremo, in un successivo momento, gli altri 2 punti, per ora fermiamoci al primo.

Dopo più di un anno di governo, non c'è stato nessun decreto legge per dimezzare lo stipendio dei parlamentari.
Lo scorso febbraio, Di Maio, già al governo, ritornava sull'argomento e dichiarava: "Martedì o mercoledì vi faccio un regalo: depositiamo la proposta di legge che taglia lo stipendio a tutti i parlamentari. O si approva entro aprile in Senato o per noi è un problema stare in questa maggioranza."

Aprile è passato, il taglio non c'è, ma il M5S è sempre in maggioranza con la Lega.

Facciamo notare che il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari non è competenza del Consiglio dei Ministri, né può essere inclusa in una proposta di legge, ma compete agli Uffici di Presidenza di Camera e Senato.
 
Il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari si può fare in mezz'ora. Dipende, come detto, dagli Uffici di Presidenza del Parlamento e a capo dell'Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati, c'è Roberto Fico (M5S), eletto anche con i voti di FI e Lega.

Dopo più di un anno di presidenza, Fico non ha proposto un ... fico.
Come mai? Lascio a chi vuole approfondire di intendere il perché.
 
Di Maio dirà che loro sono andati oltre, proponendo la riduzione del numero dei parlamentari. Evidentemente, non si è reso conto che, visti i recenti risultati elettorali, la convenienza sarà solo della Lega, sicchè il M5S si ridurrà da ruota a ruotina di scorta della stessa Lega.

Una tragedia, non alfieriana, per Di Maio, autore di una sequenza di mancate promesse agli elettori. Bufale, insomma.

In tanti ci chiedono il perché delle critiche all'attuale governo di Lega e M5S. La risposta è semplice: noi critichiamo chi sta al governo, cioè chi prende le decisioni, indipendentemente dal colore del governo stesso. Criticare la minoranza, che non governa, è esercizio inutile.
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