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INCREMENTO DEI CONSUMI: SI TORNA A QUALCOSA TIPO LA TESSERA DEL PANE?
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Comunicato 
10 settembre 2003 0:00
 

Firenze, 10 settembre 2003. Da alcune informazione stampa si apprende che gli esperti economici del Governo, coordinati dal ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno e dal vice-presidente della commissione finanze della Camera, Maurizio Leo, starebbero preparando una sorta di "ticket consumi" che dovrebbe funzionare cosi': scontando sul bonus imposte e contributi dovuti dal lavoratore, 100 euro di retribuzione si trasformerebbero in quasi 140 euro; qualora questo ticket considerasse anche la quota di imposte e contributi a carico del datore di lavoro, i 100 euro si trasformerebbero in 170; con un tetto che potrebbe essere di 250 euro l'anno o del 2% della retribuzione. Lo Stato che ci rimetterebbe fiscalmente da una parte, dovrebbe compensare dall'altra con un maggiore introito Iva grazie ai maggiori acquisti.
Anche se e' una cosa diversa, ci ricorda un po' la carta annonaria individuale (meglio nota come tessera del pane) che dagli inizi del 1940 fu distribuita per il razionamento dei beni di prima necessita', facendo esplodere il mercato nero di questi prodotti. All'epoca, col razionamento, lo scopo era la programmazione di produzione e consumi per evitare di andare oltre il possibile. Oggi, se tutte le retribuzioni prevedessero questo bonus spendibile solo in prodotti di consumo, il metodo sarebbe lo stesso, cioe' indurre i consumi con un obbligo a consumare cosi' come lo Stato ha deciso che debba essere.
Se invece questo "ticket consumi" non fosse solo indirizzato a prodotti di consumo, ma fosse praticamente tipo carta moneta in mano ad un consumatore che fosse libero, per esempio, anche di investire l'equivalente valore in Borsa, tenerlo sotto una mattonella . insomma tutto quello che si puo' fare con del denaro, non si capisce perche' ci si debba alambiccare il cervello e spendere energie pubbliche per un risultato che potrebbe essere ottenuto con una riduzione fiscale generalizzata, per il lavoratore come per il datore di lavoro; riduzione fiscale che comunque aumenterebbe la circolazione del denaro, e lo Stato comunque avrebbe maggiori introiti da questa circolazione.
Ma proprio perche' si pensa al "ticket consumi" (immaginiamo anche con data di scadenza degli stessi) e non alla riduzione fiscale, ci torna il paragone con la tessera del pane (dove se non si ritirava la razione quotidiana stabilita, se ne perdeva il diritto). Cioe' una situazione in cui la liberta' economica del singolo viene frustrata a vantaggio dell'obbligo a certi consumi, con la tara -per lo Stato- dei ticket che scadranno senza essere utilizzati.
Se questo vuole essere il metodo per sviluppare la societa' dei consumi, del risparmio e del benessere, crediamo si vada poco lontano. Vediamo gia' il mercato nero di questi ticket: vale 170 euro, te lo compro a 120, tu ci guadagni sempre perche' ti e' stato dato in cambio di 100, ma col denaro contante ci compri quel che vuoi. E soprattutto vediamo uno Stato assistenziale che non investe nella liberta' economica e di scelta dei suoi amministrati, ma nel suo potere coercitivo.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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