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L’Ue dopo la Brexit. Osservare e basta, o essere protagonisti?
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Editoriale di Vincenzo Donvito
15 maggio 2018 11:30
 
 In occasione della “giornata dell’Europa”, lo scorso 9 maggio, la Commissione europea ha avviato una consultazione online per raccogliere l’opinione dei cittadini europei sull’avvenire dell’Unione Europea dopo la Brexit (1).
Una buona occasione per partecipare in modo costruttivo alla definizione di politiche che ci riguardano molto e che segneranno il futuro nostro e di tutto il Pianeta.
Ci rendiamo conto che in questo momento l’attenzione verso gli assetti istituzionali governativi, nel nostro Paese, e’ molto concentrata sulla definizione di un esecutivo a seguito delle ultime elezioni politiche… e sembra che ci stiamo per arrivare, e vedremo cosa e come (2). Ma crediamo che l’occasione che ci viene fornita dalla Commissione Europea, anche e proprio dopo le elezioni politiche dello scorso marzo, sia buona per dare piu’ respiro alle nostre speranze, aspettative, opinioni e iniziative.
Quello che viene deciso in Unione ci riguarda completamente, ed e’ bene ricordare che senza l’Unione oggi avremmo non pochi problemi, economici e di diritti individuali. Per questi ultimi, in modo particolare e visto l’ambito che riguarda la nostra associazione, molti di quei diritti che fanno parte del nostro quotidiano, oggi non esisterebbero se non avessimo avuto l’Ue e, per fare pochi e significativi esempi, ricordiamo la tutela degli acquirenti, dei risparmiatori, della privacy.
Sfondiamo una porta aperta, a meno che -ovviamente- non si voglia mettere la testa sottoterra e far finta di non vedere e considerare il nostro livello e la nostra qualita’ di vita. Basta fare anche un piccolo viaggio al di fuori dell’Ue e ci si rende conto -rispetto a qualche decina di anni fa- come il nostro livello di vita, e relativa pesantezza della nostra moneta rispetto ad altre, ci consentono performance prima impensabili. Poi ci sarebbe tutto il settore dell’esportazione extra-Ue di merci e servizi, credibili e valutati dal punto di vista economico e sociale (sia perche’ italiani e sia perche’ europei), oltre agli effetti -da e per l’Italia- della circolazione senza dazi delle merci e dei servizi all’interno dell’Ue. Insomma, una macchina che da’ i suoi frutti e che potrebbe darne di migliori.
La consultazione online della Commissione e’ buona occasione per dire la nostra. In questi giorni, e non solo, altre consultazioni online attirano l’attenzione: la piu’ nota e’ quella della piattaforma Rousseau del Movimento 5 Stelle, i cui aderenti vengono consultati in occasione delle decisioni dei loro rappresentanti istituzionali. Un metodo come un altro perche’ un partito coltivi il proprio rapporto coi suoi aderenti. Ma quello che ci propone la Commissione europea va molto oltre. Ci chiama in quanto cittadini europei, non di parte, proprio perche’ abitanti sul territorio dell’Unione: vuole sapere da noi come la pensiamo su vari aspetti cruciali della vita di tutti gli europei, e quali potrebbero a nostro avviso essere i provvedimenti da prendere. Niente di decisivo, per carita’, SOLO una consultazione che, in regime di democrazia rappresentativa assume una sua importanza. E infatti, non ci viene chiesto solo di dire la nostra dalla tastiera di un computer a casa o in ufficio o da uno smartphone mentre siamo nei luoghi che piu’ ci piacciono, ma ci si invita a partecipare e coinvolgere altri europei: li hanno chiamati “dialoghi coi cittadini”, incontri in cui scambiarsi dal vivo le proprie opinioni; incontri quasi clandestini fino ad oggi nel nostro Paese (e non solo): ce ne sara’ uno il prossimo 21 maggio a Milano e ce n’e’ stato uno a Firenze lo scorso 11 maggio (“clandestino” piu’ che mai). Se siamo interessati, e’ possibile organizzarne uno anche nel proprio quartiere e proprio paesello, basta solo volerlo, e i link che diamo in questo articolo possono servire alla bisogna per farsi dare una mano.
Stiamo parlando di politica alta, quella che comunemente viene chiamata con la “P” maiuscola. Ma non perche’ la politica nazionale sia necessariamente da meno. Ma perche’ di fatto, quella europea e’ il tipo di politica che -proprio perche’ articolata in base ai piu’ elementari, essenziali e importanti principi di convivenza civile ed umana non filtrati dalle piu’ o meno avvincenti beghe di partito-, come gia’ e’ avvenuto per il passato, ci potrebbe consentire di far si’ che i sogni di un buon governo non continuino ad esser tali, ci potrebbe consentire che le decisioni non siano prese solo in base ai limiti che uno straniero (in quanto tale) ci porta a stabilire. Mangiare, studiare, lavorare, curarsi, conoscere, oggi, nella societa’ dell’informazione globalizzata a 360 gradi, non possono piu’ essere funzionali se sviluppate a “Km zero”, ma proprio il contrario. Ed e’ per farlo meglio che dobbiamo darci la conseguenziale istituzione che ce lo consenta. L’alternativa e’ la barbarie dove vince solo il piu’ forte mietendo vittime… che oggi, essendo consapevoli, diventano ancora piu’ devastate ed umiliate.
Buon questionario

1 - Qui la presentzione col comunicato ufficiale della Commissione
2 – Su questo, in modo disincantato, abbiamo anche dato il nostro suggerimento al presidente della Repubblica. Oltre a fare una serie di osservazioni, con vari interventi, rintracciabili attraverso il motore di ricerca sul nostro web, utilizzando la parola di ricerca “Elezioni 2018”
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