Martedì 9 giugno 2026
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Cannabis e arresti: le leggi aiutano, ma le disparità razziali restano

AMERICHE - USA
Notizia · Redazione ·

Legalizzare o depenalizzare la cannabis riduce significativamente gli arresti, ma non basta a eliminare il divario razziale nell'applicazione della legge. È questa la conclusione principale di un nuovo studio pubblicato il 1 maggio sull'American Economic Journal: Economic Policy, firmato da ricercatori del Weill Cornell Medicine, dell'Instituto Tecnológico Autónomo de México e dell'Università del Texas ad Austin. La ricerca, guidata dalla professoressa Angélica Meinhofer, rappresenta ad oggi l'analisi nazionale più completa sull'impatto della legalizzazione della cannabis sulle disparità razziali negli arresti e nelle incarceraioni negli Stati Uniti.

Attualmente la cannabis per uso ricreativo è legale in 24 stati e nel Distretto di Columbia, mentre quella a soli fini medici è consentita in 40 stati. Ebbene, secondo lo studio, le leggi sulla cannabis per uso ricreativo hanno sì ridotto in misura rilevante gli arresti per possesso e vendita — sia per le persone bianche che per quelle nere — ma questa riduzione non ha colmato il divario tra le due popolazioni. La disuguaglianza si è assottigliata, senza però scomparire.

 

I dati di contesto sono impietosi: nonostante i tassi di consumo siano sostanzialmente equivalenti tra bianchi e neri, gli americani neri hanno storicamente una probabilità circa 3,6 volte superiore di essere arrestati per possesso di cannabis rispetto ai bianchi. Una forbice che le riforme legislative hanno dimostrato di non riuscire a chiudere del tutto, nemmeno negli stati che hanno optato per la piena legalizzazione.

Lo studio segnala anche effetti collaterali sul piano sanitario: i ricoveri ospedalieri legati a disturbi da uso di cannabis e a episodi di intossicazione sono aumentati in entrambi i gruppi razziali dopo la legalizzazione. Per le persone nere, inoltre, si è registrato un incremento dei ricoveri correlati all'uso di altre droghe.

 

Sul fronte dei reati cosiddetti gravi, invece, le preoccupazioni si sono rivelate infondate: lo studio non ha rilevato variazioni significative negli arresti per crimini violenti o contro la proprietà — come aggressioni, rapine o furti con scasso — dopo l'entrata in vigore delle nuove leggi. Vi è anzi un dato incoraggiante: i tassi di omicidio tra la popolazione nera sembrano essere diminuiti, con una riduzione trainata soprattutto dai decessi legati alle armi da fuoco.

 

Gli autori della ricerca sono espliciti sulle implicazioni politiche: le riforme legislative sulla cannabis da sole non sono sufficienti a sanare le iniquità sistemiche radicate nel sistema giudiziario. Per raggiungere una giustizia duratura, secondo i ricercatori, occorrono misure più ampie: la cancellazione dei precedenti penali per reati di cannabis, una revisione degli incentivi alla base delle pratiche di polizia e investimenti mirati nelle comunità che hanno subito per decenni i danni del proibizionismo.

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