Cannabis legale: meno arresti, ma le disparità razziali restano
La legalizzazione della cannabis per uso ricreativo negli Stati Uniti ha ridotto in misura significativa il numero di arresti legati a questa sostanza, ma non ha eliminato le profonde disparità razziali nel sistema penale. È quanto emerge da uno studio pubblicato il 1 maggio 2026 sull'American Economic Journal: Economic Policy, condotto dalla Weill Cornell Medicine insieme all'Instituto Tecnológico Autónomo de México e all'Università del Texas ad Austin, e descritto come la più ampia analisi nazionale sull'impatto della legalizzazione della cannabis sulle disuguaglianze razziali negli arresti e nelle incarcerazione.
Come riporta il Weill Cornell Medicine, la ricerca — guidata dalla professoressa Angélica Meinhofer, docente di scienze della salute della popolazione — ha analizzato i dati provenienti da 11 stati nell'arco di 13 anni. I risultati mostrano che gli arresti per possesso di cannabis sono calati del 62% tra i bianchi e del 51% tra i neri. Gli arresti per spaccio, invece, sono diminuiti rispettivamente del 44% e del 49% per le due popolazioni.
Nonostante questi cali, il quadro di fondo non è cambiato: prima della legalizzazione, le persone nere avevano una probabilità molto più alta di essere arrestate per reati legati alla cannabis rispetto alle persone bianche, e questa situazione permane tuttora. La legalizzazione ha ridotto il volume complessivo degli arresti, ma non ha modificato le differenze relative tra i gruppi razziali.
Lo studio ha rilevato anche effetti indiretti ("spillover"): gli arresti per spaccio di altre sostanze illegali sono diminuiti del 22% tra i bianchi e del 17% tra i neri, a suggerire un cambiamento nelle pratiche delle forze dell'ordine o nei mercati della droga. Tuttavia, le ammissioni in carcere per reati legati alle droghe sono calate solo tra i bianchi (−34%), mentre sono rimaste invariate per la popolazione nera.
Sul fronte della criminalità in senso più ampio, i timori che la legalizzazione potesse far aumentare i reati violenti o contro il patrimonio non hanno trovato conferma: non si sono registrate variazioni significative negli arresti per reati gravi come aggressioni, rapine o furti con scasso. Anzi, il tasso di omicidi tra la popolazione nera sembra essersi ridotto, trainato principalmente da un calo delle morti legate alle armi da fuoco.
Lo studio segnala anche sfide sul piano della salute pubblica: i ricoveri ospedalieri collegati al disturbo da uso di cannabis e alle intossicazioni sono aumentati per entrambi i gruppi razziali. In aggiunta, i ricoveri per uso di altre droghe sono cresciuti tra la popolazione nera.
Gli autori sottolineano che per raggiungere una giustizia effettiva e duratura sono necessarie riforme più profonde: la cancellazione dei precedenti penali, una revisione degli incentivi alle forze dell'ordine e investimenti mirati nelle comunità che hanno subito i danni delle politiche proibizioniste.