Martedì 9 giugno 2026
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Caregiver e lavoro: la Cassazione estende le tutele anti-discriminazione

U.E. - ITALIA
Notizia · Redazione ·

Con la sentenza n. 9104 depositata il 13 aprile 2026, la Corte di Cassazione ha rafforzato in modo significativo le tutele dei lavoratori caregiver, cioè di coloro che assistono in modo continuativo un familiare con disabilità grave. La pronuncia equipara di fatto queste figure ai lavoratori disabili per quanto riguarda la protezione contro le discriminazioni indirette sul posto di lavoro, in linea con quanto già stabilito a livello europeo dalla Corte di Giustizia UE con la sentenza C-38/24 dell'11 settembre 2025.

Come riporta Il Giornale Locale, il caso al centro della vicenda riguarda una lavoratrice madre di un minore con disabilità grave, che aveva chiesto alla propria azienda di essere assegnata stabilmente al turno del mattino per poter accompagnare il figlio alle terapie nel pomeriggio. Il datore di lavoro aveva concesso solo accomodamenti temporanei, rifiutando una soluzione stabile. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la donna si è rivolta alla Cassazione, che aveva a sua volta rimesso la questione alla Corte di Giustizia UE tramite rinvio pregiudiziale.

La risposta di Lussemburgo era stata netta: il divieto di discriminazione indiretta fondata sulla disabilità si applica anche al lavoratore che non sia egli stesso disabile, ma che subisca uno svantaggio in ragione dell'assistenza prestata a un familiare con disabilità. Inoltre, il datore di lavoro è tenuto ad adottare accomodamenti ragionevoli — come modifiche stabili all'orario, flessibilità sui turni o ricorso allo smart working — purché non comportino un onere sproporzionato per l'organizzazione aziendale.

Ora la Cassazione, recependo pienamente quell'orientamento europeo, ha fissato il principio: soluzioni meramente temporanee non sono sufficienti quando la disabilità del familiare assistito è permanente. Il datore non può opporre un rifiuto categorico, ma deve aprire un confronto con il lavoratore caregiver e cercare attivamente soluzioni organizzative compatibili. È discriminatorio anche il mancato riscontro alla disponibilità del lavoratore ad accettare mansioni diverse, se ciò può evitare la compromissione della conciliazione vita-lavoro. Nel caso concreto, la Suprema Corte ha rilevato che l'azienda aveva già concesso turni agevolati ad altri dipendenti, circostanza che dimostrava la praticabilità dell'accomodamento richiesto senza costi eccessivi.

Il caso viene ora rinviato alla Corte d'Appello di Roma, che dovrà decidere applicando i nuovi principi di diritto fissati dalla Cassazione. La sentenza è destinata a fare giurisprudenza, imponendo a tutti i datori di lavoro — pubblici e privati — di ripensare l'organizzazione aziendale tenendo conto delle esigenze di chi assiste un familiare non autosufficiente.

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