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 ITALIA - ITALIA - Italia. A Cassibile immigrati sfruttati nei campi di patate
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2 giugno 2006 0:00
 
'Questa e' mafia', dice padre Carlo D'Antoni, parroco di Cassibile, cittadina di 4.500 anime nel Siracusano, nota per la firma dell'armistizio con gli anglo-americani e ora alla ribalta per le precarie condizioni in cui vivono circa 350 immigrati, impiegati da aprile a giugno nella raccolta della patate. La mafia di cui parla il parroco e' quella dei 'caporali', persone che dalle 4 alle 7 del mattino vanno nella piazza del paese, dove si radunano gli immigrati 'palpano i loro muscoli, osservano la loro dentatura e stabiliscono se sono in grado di fare in otto ore quello che un normale lavoratore farebbe il dodici o quattordici ore'.
Due giorni fa a Cassibile, per la prima volta dopo parecchi anni che questa storia va avanti, circa 200 persone sono scese in piazza in quella che alla vigilia del corteo si annunciava come una manifestazione contro gli immigrati. 'Sono andato anch'io - dice il parroco -. Tutti sanno che sto con gli immigrati e all'inizio abbiamo parlato con foga della situazione, poi la gente ha capito che la colpa non e' degli immigrati, e al di la' di qualche slogan discutibile, non credo che Cassibile si sia trasformata in un luogo di xenofobi'. Secondo il parroco 'il problema non e' certo di ordine pubblico, come dice il prefetto. La vera questione e' che i proprietari dei campi non vogliono contrattualizzare i lavoratori, e cosi' assoldano i 'caporali' che fanno il lavoro sporco: prendono 50 euro per ogni bracciante, 15 li tengono loro per l'intermediazione, col resto pagano chi va nei campi. La polizia - aggiunge - che perlustra ogni giorno la citta', dalle 4 alle 7 del mattino non e' mai passata dalla piazza di Cassibile, e quando interviene e' per rispedire a casa qualche clandestino, mai per arrestare un caporale'.
Per don Carlo 'parlare di ordine pubblico, sottolineare che gli immigrati fanno la pipi' negli angoli delle strade, sporcano e minacciano la salute pubblica, e' voler trasferire il problema altrove, rischiando di fomentare rabbia nella popolazione, con conseguenze imprevedibili; mentre si tace sulla gente che assolda a poco prezzo manodopera ed evade le tasse'.
Da quattro anni a Cassibile, in concomitanza con il periodo di raccolta delle patate, Medici senza frontiere organizza un presidio. Responsabile del progetto e' il francese Guillaime Moline. 'Negli anni scorsi - dice - c'era la Caritas che metteva a disposizione un ricovero per gli immigrati e anche il Comune offriva una vecchia fattoria. Adesso non c'e' piu' niente', se non un locale affittato da qualche giorno dalla prefettura, che serve per una sessantina di immigrati regolari.
Dei circa 350 lavoratori, pero', meno di un terzo ha il permesso di soggiorno. Da fine aprile Msf ha montato una clinica mobile: 'abbiamo fatto molti interventi - afferma Moline - su persone che soffrono di disturbi gastrointestinali, di problemi dermatologici, di malattie infettive, non gravi, ma che vanno trattate con tempestivita'. Sono persone che vivono in condizioni di grande stress fisico e in condizioni igieniche inimmaginabili. Da maggio abbiamo sistemato delle docce come nei campi profughi dell'Africa e distribuito circa 300 saponi, spazzolini, taniche per l'acqua e secchi per lavare i vestiti'.
Gli immigrati arrivano prevalentemente dal Nordafrica e dal Sudan, 'il piu' giovane che finora abbiamo visitato - aggiunge il responsabile di Msf - ha 19 anni, il piu' anziano 61 e viene dal Darfour. Ma nei campi non trovi mai le stesse persone, perche' ogni mattina, nella piazza di Cassibile, vengono scelti dai caporali, anche loro immigrati ormai residenti da diversi anni in Sicilia, secondo criteri improvvisati. Io non ho mai fatto un'inchiesta, pero' mi dicono che ogni caporale dispone di un suo budget per un certo numero di lavoratori, se ne impiega di meno e li fa lavorare di piu', oltre a incassare la percentuale pattuita su ognuno di loro, prende anche la parte spettante al lavoratore, cioe' l'intera cifra'.
Anche l'Unhcr, l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, si e' occupato della vicenda. 'La situazione di Cassibile - dice la portavoce in Italia Laura Boldrini - desta serie preoccupazioni, sia dal punto di vista igenico-sanitario che da quello sociale e umano e denota quanto ci sia ancora da fare in Italia per l'integrazione. Alcuni immigrati con permesso umanitario che si trovano a Cassibile hanno lamentato dolori alle articolazioni delle gambe perche' non gli e' permesso di raccogliere le patate stando piegati sulle ginocchia. La motivazione di questo divieto, e' che 'chi si piega perde tempo' e il giorno dopo non viene piu' richiamato'. La rappresentante dell'Unhcr si chiede 'perche' datori di lavoro, sindacati e Comuni non uniscono le forze per fornire alloggi dignitosi a queste persone? Sicuramente sarebbe un investimento con ricadute positive che faciliterebbe anche il dialogo tra le comunita' locali e quanti contribuiscono con il proprio lavoro a rendere piu' ricco il territorio'.
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