Toyota in tribunale: class action da 9,7 miliardi sui rincari post-dazi
Un consumatore californiano ha trascinato Toyota in tribunale con una class action che potrebbe costare al colosso giapponese fino a 9,7 miliardi di dollari. Come riporta Automoto.it, la causa è stata depositata presso il Tribunale federale del distretto centrale della California da Ananias Cornejo contro Toyota Motor North America.
Al centro della vicenda c'è una tesi precisa: Toyota, in qualità di importatore ufficiale dei propri veicoli negli Stati Uniti, avrebbe scaricato sui consumatori i costi dei dazi doganali imposti dall'amministrazione Trump in base all'International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), gonfiando i prezzi di vendita. Ora che la Corte Suprema ha in parte invalidato quelle tariffe — aprendo la strada a potenziali rimborsi per miliardi di dollari — il ricorrente sostiene che quei soldi spettino ai clienti che li hanno materialmente pagati, non al costruttore.
La class action proposta copre chiunque abbia acquistato o preso in leasing un veicolo Toyota attraverso qualsiasi canale di vendita al dettaglio tra il 1 febbraio 2025 e il 24 febbraio 2026, la finestra temporale corrispondente all'applicazione delle tariffe IEEPA. Secondo l'atto di citazione, Toyota avrebbe potenzialmente assorbito circa 9,7 miliardi di dollari di costi tariffari legati alla propria dipendenza da parti e produzione provenienti da Giappone, Canada e Messico, trasferendoli poi sui prezzi finali al cliente.
La tesi difensiva, tuttavia, non manca di appigli. I risultati finanziari di Toyota raccontano una storia ben diversa da quella di un'azienda che avrebbe lucrato sui dazi: nel Nord America, per l'anno fiscale chiuso al 31 marzo 2026, il gruppo ha registrato una perdita operativa da quasi 2 miliardi di dollari, nonostante le vendite siano cresciute di circa l'8,5%. I dazi hanno inciso sui conti complessivi per oltre 8,8 miliardi di dollari, azzerando di fatto tutti i profitti nordamericani.
Sul fronte dei rincari, Toyota si è mossa con cautela comunicativa: la società ha evitato di attribuire pubblicamente ai dazi gli aumenti di listino applicati sui propri modelli, presentandoli come parte di una revisione ordinaria dei prezzi. Tra gli esempi citati, il Sequoia 2026 è costato 1.600 dollari in più rispetto all'edizione precedente.
I legali del ricorrente sottolineano che Toyota non ha mai comunicato ai propri clienti se — e in che misura — verranno rimborsati, qualora il governo federale dovesse restituire all'azienda le somme versate a titolo di dazi. Chi sostiene la causa argomenta che, se quegli aumenti di prezzo erano stati giustificati da tariffe poi dichiarate illegittime, i consumatori hanno diritto a partecipare a qualsiasi eventuale rimborso. È un fronte legale che non riguarda solo Toyota: più di 2.000 cause legate ai dazi IEEPA risultano pendenti presso la Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti, presentate da aziende di settori diversi.