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DROGHE
26/05/2026 – 01/06/2026
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Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.
Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente
Anno in corso
| sequestri | |
| droghe leggere (kg) | 159.520 |
| droghe pesanti (kg) | 359.000 |
| dosi droghe sintetiche | 53.300 |
| piante di cannabis | 30.100 |
| vittime | |
| morti | 3 |
| arresti | 1.600 |
| giorni di reclusione | 642 |
Settimana da 26 maggio a 1 Giugno 2026
| sequestri | |
| droghe leggere (kg) | 110.300 |
| droghe pesanti (kg) | 320.800 |
| dosi droghe sintetiche | 19.100 |
| piante di cannabis | 2.900 |
| vittime | |
| morti | 1 |
| arresti | 1.337 |
| giorni di reclusione | 324 |
Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.
Uno spaccato dell'Italia che non funziona.
Da 26 Maggio a 1 Giugno 2026
Pubblica Amministrazione 23,10%
Telecomunicazioni 16,40%
Energia 12,50%
Banca 11,30%
Prodotti finanziari 11,20%
Salute 08,60%
Viaggi 06,30%
Acquisti 03,40%
Condominio 03,10%
Assicurazioni 03,10%
Diritti immigrati 01,00%

Le grandi multinazionali del tabacco — il cosiddetto Big Tobacco — non lasciano nulla al caso quando si tratta di conquistare nuovi consumatori. Lo dimostra un'analisi pubblicata da Scienza in rete, a firma di Alessandra Paolucci, che ricostruisce le tecniche di reclutamento dei giovanissimi messe a punto dall'industria del tabacco.
Secondo quanto emerge dall'articolo, le aziende del settore ricorrono a strategie di marketing mirate, progettate per risultare attraenti agli adolescenti ben prima che questi sviluppino una piena consapevolezza dei rischi connessi al fumo e alla dipendenza da nicotina. Packaging accattivanti, aromi fruttati, campagne pubblicitarie sui canali frequentati dai giovani: ogni dettaglio è studiato per abbassare la soglia di avvicinamento al prodotto.
Un ruolo centrale è svolto dai prodotti di nuova generazione: sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato. Presentati spesso come alternative meno nocive rispetto alle sigarette tradizionali, questi prodotti sono diventati lo strumento principale attraverso cui l'industria punta a intercettare una platea giovanile che difficilmente si avvicinerebbe alla sigaretta classica. I documenti interni delle aziende, ora desecretati, rivelano che si tratta di scelte consapevoli e deliberate: l'obiettivo dichiarato, nero su bianco, è fidelizzare i consumatori in età adolescenziale per garantire un ricambio generazionale stabile.
La logica sottostante è brutalmente commerciale: poiché ogni anno una quota di fumatori adulti smette o muore, le aziende hanno bisogno di rimpiazzarli con nuovi dipendenti. I giovani, ancora privi di una piena consapevolezza dei rischi e più vulnerabili agli effetti della nicotina sul cervello in via di sviluppo, rappresentano il bacino di reclutamento ideale.
Questa strategia non è nuova, ma si è evoluta con i tempi. Se in passato il marketing del tabacco passava per pubblicità televisive e sponsorizzazioni sportive — oggi in gran parte vietate — oggi sfrutta i social media, gli influencer e un'offerta di prodotti sempre più diversificata per raggiungere il suo pubblico di riferimento. Esperti indipendenti e organizzazioni sanitarie internazionali, tra cui l'Organizzazione mondiale della sanità, esprimono forte preoccupazione per queste pratiche, sottolineando come il risultato sia la creazione di una nuova generazione di dipendenti dalla nicotina.

1.335 persone arrestate e altre 2.358 denunciate e un sequestro di circa 450 chilogrammi di droga, tra cocaina, cannabinoidi ed eroina. Circa 300 mila persone identificate di cui più di 15mila minorenni, etc etc. Sono i numeri della maxi operazione antidroga sul territorio nazionale fatta dalla Polizia. Su ogni cronaca locale si possono leggere i risultati nella specifica zona, con altrettante note di encomio da parte delle autorità locali.
Sintomatiche e “d’ordinanza” le dichiarazioni di Giorgia Meloni. "Il Governo - ha detto la premier - continuerà ad andare avanti con determinazione sulla strada della legalità e della sicurezza”.
Facciamo un parallelo, con le dovute differenze e dimensioni, con altrettanta operazione - Southern Spear - in corso da mesi, negli Usa, con Trump che ha fatto saltare in aria alcune navi nel Pacifico e nei Caraibi, in cui presume ci siano narcotrafficanti. Dopo nove mesi, quasi 200 morti, Trump che ha sostenuto un calo del 97% delle droghe che arrivavano via mare, esperti ed analisti messi insieme dal The New York Times, hanno definito quella cifra infondata o basata su calcoli fuorvianti, e le droghe illegali circolanti in quantità simili a quelle prima degli attacchi.
Cos’hanno in comune le operazioni Usa e Italia? Semplicemente: sono inutili, essendo l’obiettivo di far consumare meno droghe illegali e legalità e sicurezza. L’offerta nei mercati clandestini rimane alta visto che anche la domanda è alta. Non solo, ma a Roma come a Washington le autorità hanno dato una mano alla criminalità, levando di torno alcuni concorrenti che hanno dato spazio ad altri criminali, pronti e coi magazzini strapieni di merci, che arrivano da Paesi disperati dove spesso le coltivazioni illegali sono l’unica alternativa alla fame.
Le navi dei presunti narcos continueranno a solcare Pacifico e Caraibi, si moltiplicheranno i passaggi terrestri e sottoterra nei confini col Messico e col Canada. Altrettante navi, financo sommergibili, giungeranno sulle coste della nostra Penisola (la ‘ndrangheta è tra i maggiori gruppi criminali al mondo in materia), che si aggiungeranno ai cosiddetti “muli” che arriveranno negli aeroporti con la roba negli intestini umani o passeranno i confini terrestri dalla Croazia alla Francia, etc etc.
E’ un fiume inarrestabile che ha dato segni di prosciugamento solo in quei Paesi, come Canada, Uruguay, Germania e diversi Stati Usa, dove alcune droghe (essenzialmente la cannabis) sono state inserite nei mercati legali (produzione e distribuzione), facendo venire meno il business alle criminalità organizzate. Tutto con minori problemi di sicurezza, maggiore salute e calo di consumatori e vivibilità delle città, forze dell’ordine maggiormente disponibili su altre questioni. Financo la legalizzazione di molte sostanze per usarle nella farmacopea ufficiale, con importanti risultati sull’uso medico, dalla cannabis al Mdma, dal crack alla cocaina e all’eroina.
Ma vista la stazza di Meloni e Trump, pur se quest'ultimo disponibile a parole e alcuni fatti per un cambio di politica in materia, non possiamo che presagire future dichiarazioni trionfali e altrettanti assassini di presunti narcos.

Un mese al fianco dei consumatori.
Cominciamo Giugno con l’inflazione al 3,2, percentuali che non si vedevano da tempo, soprattutto da quando abbiamo il governo in carica. Forse “i nodi vengono al pettine”. Da un contingenza esterna che aveva favorito il contenimento delle percentuali, venute meno molte delle certezze che non dipendono dall’Italia ma dalla contingenza europea ed internazionale, siamo al cosiddetto dunque. Forse con un governo di quelli che oggi sono opposizione avremmo avuto altro? Non crediamo. Visto che entrambi - governo ed opposizione - con modi e metodi neanche tanto velati - hanno una tendenza statalista, con il debito pubblico tra i maggiori in Ue. L’apoteosi l’abbiamo vista all’assemblea di Confindustria, qualche giorno fa, dove gli industriali si sono presentati col cappello in mano e la nostra premier si è resa disponibile, essendo entrambi impegnati a mantenere i propri poteri: gli industriali perché i soldi pubblici continuino a dare loro profitti privati, il governo perché mantenga/allarghi il proprio consenso. E noi consumatori… lì, col cerino del 3,2% in mano, ad arrampicarci con bollette, carrello della spesa, costi per la casa, città devastate da overtourism, vacanze al lumicino, felicità e serenità come ultima opzione.
Aduc comunque continua a svolgere il suo servizio di informazione e consulenza. Più che mai necessario perché i consumatori - tra illusioni, fake news e promesse insipienti quanto inconsistenti - hanno bisogno di consapevolezza e conoscenza per attrezzarsi, resistere e farsi meno male verso chi li usa come merce di scambio per le proprie glorie economiche e politiche.
E’ noto che siamo volontari e contrari ai finanziamenti pubblici. Quanto facciamo è grazie a chi fa donazioni. E proprio per questo abbiamo messo a nuovo il nostro principale strumento di dialogo e comunicazione coi cittadini consumatori, con le amministrazioni pubbliche e con i media, il web aduc.it . Buon uso e buona navigazione.
A maggio il sito ADUC ha registrato 925.960 visitatori unici e 1.743.409 pagine visitate, gestendo 231 richieste di assistenza e accogliendo 72 nuovi iscritti, per un totale di 64.168 sostenitori.
Scrivono su ADUC: François-Marie Arouet, Sara Astorino, Giulia Barsotti, Elisabetta Bavasso, Emmanuela Bertucci, Smeralda Cappetti, Roberto Cappiello, Grazia Carifi, Gian Luigi Corinto, Anna D'Antuono, Vincenzo Donvito Maxia, Stefano Fabbri, Anna Maria Fasulo, Chiara Focardi, Libero Giulietti, Sandro Gozi, Riccardo Innocenti, Annapaola Laldi, Alessandro Lozzi, Primo Mastrantoni, Marco Mayer, Claudia Moretti, Massimo Moretti, Pietro Moretti, Alessandro Pedone, Marco Perduca, Donatella Poretti, Carlo Romeo, Marco Solferini, Lorenzo Somigli, Giulio Terzi di Sant'Agata, Alessio Vannucci.

La situazione della sicurezza in Messico sta entrando in una fase di crescente incertezza. Secondo quanto riporta GIS Reports, a guidare questa evoluzione è la trasformazione delle organizzazioni criminali, i mutamenti nelle priorità politiche interne e le pressioni esterne, in particolare quelle provenienti dagli Stati Uniti. Il governo federale messicano mantiene una certa continuità istituzionale, ma la sua capacità di esercitare un controllo effettivo varia sensibilmente da regione a regione.
Il quadro più probabile per il Messico è quello di una frammentazione continua e di una cosiddetta "instabilità gestita": uno scenario in cui né lo Stato né le organizzazioni criminali riescono a ottenere una dominanza decisiva sull'altro. In questo equilibrio precario, le zone di influenza si sovrappongono e la violenza rimane endemica ma contenuta entro livelli "accettabili" per entrambe le parti.
Un evento recente ha aggravato ulteriormente il quadro: il 22 febbraio 2026 le forze militari messicane hanno ucciso Nemesio Oseguera Cervantes, detto "El Mencho", leader del Cartello Jalisco Nuova Generazione (CJNG). Se da un lato la sua eliminazione ha rappresentato un colpo significativo contro la criminalità organizzata, dall'altro ha innescato ritorsioni violente da parte del cartello e ha reso necessario un rafforzamento dei dispiegamenti federali di sicurezza nell'area.
Sul fronte internazionale, Washington ha scelto di inquadrare i cartelli messicani non più come semplici organizzazioni criminali, bensì come minacce alla sicurezza nazionale. Questo cambiamento di prospettiva amplia gli strumenti a disposizione degli Stati Uniti, includendo sanzioni finanziarie e operazioni di intelligence, mentre si fa sempre più concreta l'ipotesi di misure più incisive oltre confine.
In questo contesto si colloca anche la proposta di una coalizione multinazionale — l'Americas Counter Cartel Coalition (ACCC) — pensata per migliorare la condivisione di informazioni, il monitoraggio finanziario e le attività di contrasto su scala continentale. Tuttavia, la sua efficacia dipenderà dall'allineamento politico tra gli Stati membri e dalla disponibilità del Messico ad accettare forme di cooperazione più profonda, che potrebbero sollevare questioni di sovranità.
Nel caso di uno scenario di escalation — considerato meno probabile rispetto alla continuazione dell'instabilità gestita, ma comunque plausibile — gli effetti a breve termine potrebbero includere interruzioni delle attività dei cartelli e la rimozione di figure chiave. Tuttavia, tali risultati sarebbero verosimilmente controbilanciati da un aumento della violenza e dell'instabilità. Nel lungo periodo, potrebbero emergere organizzazioni criminali più forti e centralizzate, meglio attrezzate per resistere alle pressioni esterne, rendendo ancora più complessa la gestione della sicurezza interna.
Il futuro della sicurezza messicana sarà dunque determinato dall'interazione tra i vincoli interni al paese e le pressioni provenienti dall'estero. La nascita di iniziative come l'ACCC segnala una consapevolezza crescente che le sfide legate ai cartelli hanno una natura intrinsecamente transnazionale, ma resta da vedere se questa consapevolezza si tradurrà in un'azione efficace ed equilibrata.

Le forze dell'ordine sudafricane hanno scoperto tre laboratori industriali di metanfetamina riconducibili a cartelli messicani dalla metà del 2024: una serie di operazioni che, secondo esperti di criminalità organizzata, segnala un cambiamento profondo nel traffico globale di droga. Come riporta Latin Times, i cartelli non si limitano più a usare l'Africa come corridoio di transito: la stanno trasformando in una base produttiva.
Nei tre laboratori smantellati sono stati sequestrati oltre 151 milioni di dollari di cristalli di metanfetamina, nota localmente come "tik". Fra le persone arrestate figurano otto cittadini messicani, insieme a sospettati locali, trovati in possesso di sostanze chimiche, macchinari industriali e droga già confezionata, nascosti in fattorie e proprietà isolate.
Il blitz più clamoroso risale al luglio 2024, quando l'unità d'élite Hawks ha fatto irruzione in una fattoria vicino a Groblersdal, nella provincia del Limpopo, sequestrando sostanze chimiche e cristalli di metanfetamina per un valore stimato di 2 miliardi di rand sudafricani, circa 109 milioni di dollari. Nel settembre 2025, un secondo raid ha portato al sequestro di metanfetamina del valore di circa 350 milioni di rand — equivalenti a 20 milioni di dollari — rinvenuta in secchi e contenitori per il pranzo in una fattoria vicino a Volksrust, con l'arresto di cinque cittadini messicani. Un terzo laboratorio clandestino è stato scoperto di recente in una fattoria isolata che si spacciava per un lodge per la caccia fotografica: il valore della droga prodotta è stato stimato intorno ai 250 milioni di rand, circa 15 milioni di dollari. Il responsabile provinciale della polizia ad interim, Ryno Naidoo, ha riferito che sul posto sono stati trovati anche un impianto per la lavorazione dell'oro e materiali auriferi.
Gli analisti di criminalità organizzata ritengono che questa scelta risponda a una precisa logica criminale: produrre la droga in prossimità dei mercati di consumo riduce i rischi del contrabbando su lunghe distanze, abbassa i costi di trasporto e sfrutta i controlli lacunosi sulle sostanze chimiche precursori. Il Sudafrica è inoltre uno dei mercati mondiali più grandi per la metanfetamina cristallina.
Il fenomeno non è circoscritto al Sudafrica. In Nigeria, le autorità hanno recentemente smantellato quello che è stato definito il più grande laboratorio clandestino di metanfetamina mai scoperto in Africa, nell'area forestale dello Stato di Ogun: oltre 2,4 tonnellate di metanfetamina per un valore di circa 363 milioni di dollari, con "cuochi" messicani tra gli arrestati. Questi ritrovamenti suggeriscono che l'Africa stia diventando qualcosa di più di un semplice corridoio di transito per cocaina, eroina e droghe sintetiche dirette tra America Latina, Asia, Europa e Oceania.
Le operazioni hanno acceso i riflettori sul fatto che i gruppi criminali messicani stiano esportando non solo narcotici, ma anche competenze. Andy Mashaile, ex ambasciatore Interpol e stratega della sicurezza, ha spiegato che le organizzazioni criminali transnazionali sembrano aver cambiato tattica: fanno entrare le materie prime attraverso l'Africa occidentale e producono la droga all'interno del Sudafrica, in particolare nelle aree rurali dove la presenza delle forze dell'ordine è ridotta. "È esattamente quello che hanno fatto i messicani", ha dichiarato. "Hanno smesso di produrre in Messico e ora producono in Sudafrica."
Storicamente, le gang del Capo Occidentale ottenevano i precursori chimici da reti cinesi in cambio di abalone di frodo. Oggi la situazione è cambiata radicalmente, al punto che il Sudafrica ha dovuto schierare soldati delle forze armate in supporto alla polizia per contrastare la criminalità organizzata violenta e il traffico di droga nelle province del Capo Occidentale, del Gauteng e del Capo Orientale.
OLANDA. Estradizione narcotrafficante da Sierra Leone. Ministro chiede sospensione aiuti Ue
I Paesi Bassi intendono chiedere all'Unione europea di bloccare gli aiuti allo sviluppo verso la Sierra Leone, a causa della mancata collaborazione delle autorita' di Freetown sulla richiesta di estradizione del narcotrafficante olandese Jos Leijdekkers. Lo riferisce l'emittente "Nos", riprendendo le dichiarazioni del ministro della Giustizia e della Sicurezza olandese, David van Weel. "E' ovviamente assurdo che agevoliamo o sosteniamo un Paese che allo stesso tempo offre rifugio a uno dei piu' grandi narcotrafficanti conosciuti al mondo", ha affermato Van Weel. Leijdekkers, noto come Bolle Jos, rischia circa 80 anni di carcere tra Paesi Bassi e Belgio per traffico di droga. All'inizio di maggio, Van Weel ha cercato di esercitare pressione sul processo di estradizione attraverso canali diplomatici, parlando con il suo omologo della Sierra Leone. Il ministro olandese "ha ricevuto la stessa risposta che il governo sente da sei mesi: che la Sierra Leone ci sta lavorando e che le procedure sono in corso", ha dichiarato Van Weel, che ha definito l'arresto di Bolle Jos come una delle sue massime priorita' e anche "nell'interesse della Sierra Leone".
"A nostro avviso, quest'uomo ha un reddito di centinaia di milioni di euro al mese in un Paese con un prodotto nazionale lordo inferiore al suo reddito. Questo, naturalmente, corrompera' completamente le autorita' nazionali", ha spiegato il ministro. Van Weel ha parlato del sequestro record di droga avvenuto nelle Isole Canarie all'inizio di maggio, dove le autorita' spagnole hanno intercettato un'imbarcazione con a bordo tra i 30 mila e i 45 mila chilogrammi di stupefacenti, arrestando diversi cittadini olandesi. Si tratta di un carico "di dimensioni senza precedenti", che, "come tutti sanno, e' stato caricato a Freetown", la capitale della Sierra Leone. "Considerando la quantita' di droga sbarcata da quella nave, e' impossibile che non ci sia stata collaborazione a tutti i livelli in questa operazione", ha ribadito Van Weel. L'Ue ha stanziato 325 milioni di euro in sussidi alla Sierra Leone per il periodo 2021-2027 e il Paese africano beneficia anche di programmi regionali e internazionali lanciati da Bruxelles.
(agenzia Nova)
REGNO UNITO. La cocaina 'ultra-forte' invade le strade, mentre il numero dei decessi è al record
Un'ondata letale di cocaina "ultra potente" sta emergendo nel Regno Unito, mentre i decessi legati a questa droga ricreativa hanno raggiunto livelli record, come rivela The Independent .
Secondo gli esperti, l'esplosione del consumo di cocaina in Sud America ha innescato un forte aumento della purezza della polvere venduta per strada nell'ultimo decennio, con i consumatori che, inconsapevolmente, corrono rischi per la salute maggiori che mai.
Nel corso di un'operazione sotto copertura al Cheltenham Festival, a cui quest'anno hanno partecipato oltre 200.000 persone, il quotidiano The Independent ha raccolto campioni di cocaina dalle superfici dei bagni, scoprendo che due su tre, inviati per le analisi, presentavano una purezza dell'85%.
L'ex responsabile antidroga del Regno Unito, Mike Trace, ha definito i risultati "estremamente preoccupanti" e ha esortato il governo ad agire con urgenza per porre fine a questo "scandalo sanitario", dato che il numero di decessi continua ad aumentare.
Si presenta come:
Secondo il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS), l'uso di cocaina può provocare attacchi di cuore, ictus e convulsioni, e l'assunzione della sostanza insieme all'alcol può aumentare ulteriormente il rischio di overdose.
A Cheltenham, nel giorno della Gold Cup a marzo, il quotidiano The Independent ha utilizzato delle salviette umidificate per rilevare tracce di cocaina sulle superfici dei bagni, prima di raccogliere una dozzina di campioni che sono stati inviati per le analisi al Kingston Analytical Services Toxicology (KAST) della Kingston University.
Le analisi iniziali hanno rilevato la presenza di cocaina in quasi tutti i campioni. Tre di questi sono stati poi inviati per la spettroscopia di risonanza magnetica nucleare (NMR), che ha rivelato che due di essi, incluso uno prelevato da un fasciatoio per neonati presso il Best Mate Enclosure, presentavano una purezza dell'85%.
Il dottor Arijac Durrant, ricercatore post-dottorato presso l'università che ha effettuato i test, ha dichiarato a The Independent: "Questi sono due campioni di cocaina di alta qualità, superiore a quella che si trova solitamente sul mercato nero. Non sono un esperto medico, ma ritengo che vi sia un rischio maggiore di overdose per chi assume questa droga ed è abituato a sostanze di purezza inferiore."
Un portavoce del Jockey Club, che organizza il Cheltenham Festival, si è detto "estremamente deluso" e ha affermato che l'uso di droghe illegali rimane un problema sociale diffuso in molti grandi eventi.
Il governo britannico non pubblica dati sulla purezza della cocaina, ma la National Crime Agency ha stimato che nel 2013 la purezza media a livello di "consumatore" fosse compresa tra il 32 e il 38%.
Secondo quanto riportato da The Independent , gli esperti affermano che la produzione record di cocaina in Sud America, unita a rotte di approvvigionamento sempre più diversificate provenienti dall'Europa orientale, ha portato a un'ondata di droga nel mercato britannico. Ciò ha comportato una minore necessità di mischiarla con altre sostanze prima di venderla.
Peter Cain, consulente scientifico in materia di droghe presso Eurofins Forensic Services, che analizza le sostanze stupefacenti sequestrate dalle forze dell'ordine, ha affermato che i livelli di purezza hanno raggiunto circa il 75% durante la pandemia di Covid e da allora sono saliti oltre l'80% negli ultimi cinque anni.
Nel frattempo, l'Agenzia europea per le droghe ha dichiarato lo scorso anno che la purezza media della cocaina segnalata dalla metà dei suoi Stati membri era salita a valori compresi tra il 66% e l'81%.
"È un mercato favorevole agli acquirenti", ha affermato Cain. "I consumatori ottengono un prodotto migliore a un prezzo inferiore, e questo in un momento in cui tutti gli altri pagano di più per la birra e altri prodotti."
Trace, che fu nominato vice responsabile antidroga nel governo di Tony Blair e ora è amministratore delegato del Forward Trust, un servizio di supporto per tossicodipendenti e alcolisti, ha dichiarato: "Sono molto preoccupato che stiamo riscontrando una maggiore purezza delle sostanze in un numero crescente di luoghi, come dimostra The Independent , ed è da lì che deriva l'aumento del tasso di mortalità.
"L'elevata e imprevedibile purezza è il fattore di rischio maggiore, perché se qualcuno compra della polvere bianca dal suo spacciatore un venerdì sera e dice: 'Bene, in genere penso di ottenere questo effetto da quella sostanza', e se è abituato a ottenere lo stesso effetto da una sostanza pura al 30%, ma quella che ha comprato quel venerdì era pura al 60%, allora si troverà nei guai."
Gli ultimi dati disponibili sui ricoveri ospedalieri per consumo di cocaina e crack, relativi al periodo 2017-2018, mostrano un triplicamento dei numeri nell'ultimo decennio. Nel frattempo, il numero di decessi correlati alla cocaina è aumentato per 13 anni consecutivi, con un incremento del 14%, passando da 1.118 nel 2023 a 1.279 nel 2024.
Tra le vittime degli ultimi dieci anni c'era Lucy White, studentessa del terzo anno di criminologia all'Università del West of England di Bristol. Il medico legale ha stabilito che è morta per arresto cardiaco causato da una droga di classe A. Sua sorella, Stacey Jordan, ha in seguito chiesto cambiamenti nel sistema educativo.
L'anno scorso, Emily Rose Browning, un'insegnante di 24 anni di Cardiff, è morta per arresto cardiaco poche ore dopo aver assunto cocaina durante una serata fuori, secondo quanto emerso dall'inchiesta sulla sua morte, riportata dalla BBC . Nello stesso anno, anche Lindsey Strickland, 41 anni, è morta per arresto cardiaco dopo aver assunto cocaina durante una serata con gli amici a Salford.
A novembre, la deputata di Warrington North, Charlotte Nicols, ha avvertito che il Ministero dell'Interno era "fondamentalmente incapace" di affrontare il problema dei decessi per droga, sostenendo che mostrava "ostilità" verso soluzioni che non prevedessero ulteriori criminalizzazioni.
Nonostante una strategia decennale in materia di droga avviata dal governo conservatore nel 2021, i dati del National Audit Office mostrano una riduzione del 40% della spesa reale per il trattamento della tossicodipendenza e dell'alcolismo negli adulti tra il 2015 e il 2022.
Trace auspica che il governo avvii un programma di analisi delle droghe nelle città, consentendo ai consumatori di verificarne la purezza e di sviluppare una migliore comprensione delle sostanze stupefacenti, al fine di orientare le politiche in materia. Ha aggiunto: "I decessi per cocaina sono in aumento ogni anno e non li prendiamo abbastanza sul serio. È diventato uno scandalo sanitario che dobbiamo risolvere rapidamente".
Harry Sumnall, professore di tossicodipendenza presso la Liverpool John Moores University, che fornisce consulenza al governo in materia di politiche antidroga, ha espresso preoccupazione per i risultati dell'inchiesta dell'Independent , definendo la cocaina con una purezza superiore all'85% come "ultra potente".
"Quello che ha scoperto The Independent indica che abbiamo un mercato della cocaina ad alta purezza molto solido, l'85% è una percentuale molto alta... Penso che la realtà sia che queste droghe ad alta purezza siano disponibili [in tutto il paese] e che le persone possano acquistarle se lo desiderano perché sono economiche."
Ha aggiunto: "I mercati della cocaina non sono mai stati così rischiosi e dannosi come lo sono oggi".
Il Rapporto mondiale sulla droga 2025 delle Nazioni Unite ha rilevato che nel 2023 sono state prodotte oltre 3.708 tonnellate di cocaina, in parte a causa dell'aumento della coltivazione di coca in Colombia. Le mappe che illustrano il flusso della droga mostrano il suo arrivo nel Regno Unito e in altri paesi europei via aerea e marittima.
L'anno scorso, cinque uomini sono stati arrestati mentre tentavano di contrabbandare cocaina con una purezza dell'89%, per un valore di 26,5 milioni di sterline, a bordo di un motoscafo sulla costa del West Country. La cocaina, del peso di 332 kg, era stata scaricata da una nave mercantile. Nello stesso anno, tre uomini sono stati inseguiti dalla polizia su una spiaggia della Cornovaglia dopo aver raccolto ingenti quantitativi di cocaina in mare, tra lo stupore dei presenti che hanno filmato gli arresti.
Secondo un rapporto indipendente redatto da Dame Carol Black, l'importazione e la vendita di cocaina nel Regno Unito sono in gran parte dominate da gruppi della criminalità organizzata albanese, con un mercato che nel 2020 valeva 1,9 miliardi di sterline.
Adam Thompson, responsabile della lotta alla droga presso la NCA, ha dichiarato: "La produzione di cocaina in Sud America ha raggiunto livelli record, facendo crollare i prezzi all'ingrosso, a cui i gruppi della criminalità organizzata fanno leva, a minimi storici. Anche la purezza della cocaina è aumentata negli ultimi anni, poiché non c'è bisogno di diluirla per ricavarne un profitto, visti gli ingenti volumi che alcuni produttori immettono sul mercato illecito."
"Le forze dell'ordine britanniche hanno tenuto duro, ma senza una riduzione della domanda da parte dei consumatori, arginare l'offerta di cocaina sarà una battaglia continua."
Un portavoce del Ministero dell'Interno ha dichiarato che la sicurezza delle frontiere è stata rafforzata per contrastare le bande criminali, con circa cinque tonnellate di cocaina sequestrate in un solo porto in meno di un mese, privando così le bande criminali di droga per un valore di oltre 400 milioni di sterline.
"Continueremo a collaborare con il settore sanitario, le forze dell'ordine e i servizi pubblici in generale per ridurre il consumo di droga e fermare coloro che traggono profitto dal suo spaccio."
A Cheltenham, il Jockey Club ha preso di mira i consumatori di droga con perquisizioni cinofile all'ingresso e squadre di agenti di sicurezza in pattuglia. Gli organizzatori hanno anche posizionato dei contenitori per la consegna volontaria di farmaci agli ingressi.
Un portavoce ha dichiarato: "L'uso di droghe illegali rimane un problema sociale più ampio che incide su molti eventi importanti, e siamo estremamente delusi dal fatto che tali comportamenti si verifichino qui.
"Il Jockey Club adotta una politica di tolleranza zero nei confronti delle sostanze illegali e, durante tutto il Festival, sono state messe in atto diverse misure, tra cui cani antidroga, controlli delle borse, perquisizioni personali a tutti gli ingressi e contenitori per la consegna immediata di sostanze stupefacenti, al fine di scoraggiare e individuare l'uso di droghe."
(Alex Ross su The Independent del 31/05/2026)
USA. Altri 3 uccisi su una barca sospettata di traffico di droga
L'esercito statunitense ha condotto un nuovo attacco contro un'imbarcazione accusata di trasportare droga nel Pacifico orientale, uccidendo tre uomini. Si tratta del terzo attacco nella sola settimana del 30 maggio 2026 e porta il bilancio complessivo di morti dall'inizio della campagna a oltre 200 persone. Lo riporta il New York Times.
Il Comando Sud degli Stati Uniti ha annunciato l'attacco con la consueta formula: il natante era impegnato in "operazioni di narco-traffico" e sarebbe stato gestito da un'organizzazione terroristica designata. Nessuna prova è stata fornita a sostegno di queste affermazioni.
La campagna di attacchi contro presunte imbarcazioni di trafficanti di droga nelle acque latinoamericane è in corso dall'inizio di settembre dello scorso anno. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti si trovano in "conflitto armato" con i cartelli in America Latina, giustificando gli attacchi come un'escalation necessaria per fermare il flusso di droga verso gli Stati Uniti. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva definito le operazioni "altamente efficaci".
Tuttavia, secondo quanto riferito dal New York Times, epidemiologi, scienziati delle dipendenze ed esperti di sanità pubblica sostengono che la cocaina sia disponibile negli Stati Uniti con la stessa facilità di prima dell'inizio degli attacchi. I trafficanti si starebbero semplicemente adattando, spostando i carichi su rotte terrestri attraverso l'America Centrale oppure nascondendo la cocaina nelle navi portacontainer, mentre continuano ad assorbire le perdite occasionali dei piccoli natanti colpiti.
"Non stanno spostando l'ago della bilancia per nulla", ha dichiarato al quotidiano Adam Isacson, direttore per la difesa del Washington Office on Latin America. "Vale la pena uccidere tutta questa gente?"
I critici hanno anche sollevato seri dubbi sulla legalità complessiva degli attacchi alle imbarcazioni. L'amministrazione, d'altra parte, non ha mai fornito prove concrete a supporto delle sue affermazioni di aver eliminato "narcoterroristi".

La criminalità organizzata ha sviluppato una nuova rete di traffico marittimo tra Messico e Guatemala, sfruttando le coste del Pacifico e del Golfo per trasportare sia migranti sia droga. Lo riporta El País English, che descrive questa evoluzione come una risposta tattica dei cartelli alla crescente pressione delle forze dell'ordine terrestri.
Le organizzazioni criminali impiegano imbarcazioni veloci per eludere i controlli delle autorità lungo rotte marittime difficili da sorvegliare. Le vie d'acqua, meno presidiate rispetto ai confini terrestri, offrono ai trafficanti margini di manovra significativi, permettendo di spostare carichi illeciti con minori rischi di intercettazione.
Secondo quanto riferito dalla testata spagnola, questo fenomeno rappresenta un adattamento strutturale dei cartelli: di fronte all'intensificarsi delle operazioni di contrasto via terra, le reti criminali si riorganizzano spostandosi verso corridoi marittimi alternativi lungo le coste del Pacifico e del Golfo del Messico.
Le autorità del Messico e del Guatemala stanno cercando di coordinare le operazioni di contrasto a queste nuove rotte. La sfida è tutt'altro che semplice: il Guatemala dispone di circa 400 chilometri di costa, prevalentemente sul Pacifico, un territorio vasto e scarsamente pattugliato che storicamente favorisce il transito di merci illecite. Sul versante messicano, i porti del Pacifico come Lázaro Cárdenas e Manzanillo sono già da tempo considerati snodi chiave per le organizzazioni criminali legate al narcotraffico internazionale.
ITALIA. Cannabis medica: centinaia di pazienti convocati in caserma in tutta Italia
Negli ultimi due mesi, centinaia di persone che assumono cannabis terapeutica regolarmente prescritta dal medico sono state convocate in caserma da NAS, Carabinieri o Forestale in diverse città italiane — Roma, Milano, Napoli, Bologna, Verona, Rimini — per rispondere a domande sulla propria terapia. Come riporta L'Indipendente, tra i convocati ci sono malati oncologici, donne anziane al terzo stadio tumorale, giovani affetti da anoressia o vulvodinia, professionisti e persino proprietari di cani in cura veterinaria con cannabinoidi.
I pazienti sarebbero stati ascoltati come "persone informate dei fatti" e interrogati su come, quando e perché assumono un farmaco a base di cannabinoidi, con richieste di esibire la ricetta medica, email, documentazione firmata e persino conversazioni WhatsApp legate alla gestione della terapia. In almeno un caso documentato dall'associazione "Tutela Pazienti Cannabis Medica", il medicinale è stato temporaneamente ritirato per verifiche e restituito solo dopo l'accesso in caserma.
La vicenda ha una spiegazione tecnica precisa: i pazienti coinvolti nelle convocazioni hanno tutti in comune il fatto di ricevere il farmaco tramite spedizione da una farmacia. La consegna a domicilio di sostanze stupefacenti — anche se a scopo terapeutico — è vietata da una circolare del Ministero della Salute del 23 settembre 2020, emanata in piena pandemia in applicazione del Testo Unico sugli stupefacenti (D.P.R. 309/1990). Gli inquirenti starebbero quindi indagando le farmacie che effettuano tali spedizioni, sentendo i pazienti come testimoni. Le associazioni di pazienti precisano che i malati non rischiano conseguenze penali.
Il problema di fondo, però, è strutturale: le farmacie che trattano cannabis sono circa mille su un totale di ventunomila, una disponibilità del tutto insufficiente rispetto alla domanda. Per molti pazienti, soprattutto nelle aree meno servite, la spedizione postale resta l'unica via concreta di accesso alla terapia. È questa contraddizione — un farmaco legale, ma di fatto irraggiungibile senza violare le norme sulla sua distribuzione — che ha generato la situazione attuale.
La denuncia pubblica è partita da Antonella Soldo, presidentessa dell'associazione Meglio Legale, e dall'avvocata Cathy La Torre, fondatrice di WildSide Legal, che hanno lanciato un appello sui social invitando altri pazienti coinvolti a farsi avanti. Secondo La Torre, il fatto di raggiungere pazienti a casa o sul lavoro per informazioni sulla loro terapia solleva "gravi profili di illegittimità riguardo la violazione della privacy e il trattamento illecito di dati sanitari sensibili": resta da capire, infatti, con quali autorizzazioni gli inquirenti abbiano avuto accesso a prescrizioni mediche, registri sanitari o banche dati farmaceutiche per identificare i pazienti da convocare.
La vicenda evidenzia ancora una volta come la cannabis terapeutica continui a essere trattata in modo del tutto diverso da altri farmaci classificati come stupefacenti: nessun paziente che assume morfina, oppioidi o benzodiazepine viene normalmente chiamato a giustificare la propria terapia davanti alle forze dell'ordine.
ITALIA. 1.335 arresti e 450 chili di droga sequestrati: maxi operazione in tutta Italia
1.335 persone arrestate e altre 2.358 denunciate e un sequestro di circa 450 chilogrammi di droga, tra cocaina, cannabinoidi ed eroina.
Sono i numeri di una maxi-operazione antidroga andata a segno su tutto il territorio nazionale grazie al Servizio centrale operativo delle Squadre mobili di Polizia. Nel corso dell'operazione sono state identificate 297.071 persone, di cui 15.665 minorenni. I controlli si sono concentrati all'interno di quartieri cittadini e nelle vicinanze di locali notturni, dove si registra un maggior consumo di droga.
Un'operazione ad alto impatto, durata mesi, finalizzata al contrasto dello spaccio di droga e del porto abusivo d'armi che ha visto la collaborazione degli agenti del Reparto prevenzione crimine e degli altri Uffici delle Questure.
Nel blitz anche armi da fuoco sequestrate: 111, tra cui un fucile d'assalto, diverse armi da guerra e un giubbotto antiproiettili.
Per quanto riguarda il contrasto del porto di armi bianche, molto diffuso in ambito giovanile, ne sono state rinvenute e sequestrate 250, tra taglierini, tirapugni, taser, sfollagente telescopici, fionde, machete, sciabole ed accette.
"1.335 arresti, 2.358 denunce, oltre 430 chili di droga, 111 armi da fuoco e 250 armi bianche sequestrate: l'imponente operazione condotta su tutto il territorio nazionale segna un colpo durissimo alla criminalità.
Complimenti alla Polizia di Stato e a tutti coloro che hanno contribuito a questo importante risultato", scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
"Il Governo - assicura - continuerà ad andare avanti con determinazione sulla strada della legalità e della sicurezza.
Anche per questo abbiamo rafforzato gli strumenti di contrasto al porto abusivo di armi, comprese quelle da taglio: ogni colpo alla criminalità significa più tutela e più serenità per tutti i cittadini", conclude.
"L'operazione condotta dalla Polizia di Stato su tutto il territorio nazionale rappresenta uno straordinario risultato nella lotta al narcotraffico. A tutti i poliziotti impegnati sul campo, che hanno coronato con successo mesi di complesso lavoro investigativo, spesso in contesti ad alto rischio, va il mio apprezzamento e quello dei cittadini", ha dichiarato il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.
Il contrasto alle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di sostanze stupefacenti e le piazze di spaccio, ha poi spiegato il responsabile del Viminale, "è fondamentale per garantire sempre maggiori condizioni di sicurezza e legalità. Un fenomeno che richiede una capacità di risposta coordinata e costante. Proprio in questa direzione - ha concluso Piantedosi - va l'operazione di oggi che testimonia, ancora una volta, il valore e la professionalità delle nostre Forze dell'ordine".
IRAN. Come Teheran aggira le sanzioni USA usando criminalità organizzata, narcos inclusi
I legami dell'Iran con organizzazioni criminali transnazionali, tra cui il Kinahan Cartel irlandese e la cosiddetta Mocro Mafia, avrebbero consentito al regime di Teheran di neutralizzare efficacemente le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti. È questa la tesi sostenuta da un accademico americano-israeliano, come riporta il Sunday World.
Secondo lo studioso, l'Iran avrebbe costruito nel tempo una rete di alleanze con gruppi criminali internazionali, utilizzandoli per svolgere operazioni "deniabili", ovvero azioni difficilmente riconducibili direttamente al regime. In cambio, questi gruppi otterrebbero accesso ai proventi del contrabbando di petrolio e del traffico di stupefacenti.
Le autorità statunitensi hanno già stabilito un collegamento tra il Kinahan Cartel irlandese e le operazioni petrolifere e aeronautiche iraniane. Il cartello, con un giro d'affari stimato intorno a 1,5 miliardi di euro, è attivo nel traffico di droga, nel contrabbando di armi e nel riciclaggio di denaro. Secondo gli investigatori, i suoi rapporti con i servizi di intelligence iraniani e con il gruppo militante Hezbollah risalirebbero almeno al 2016.
Sul fronte operativo, l'Iran avrebbe costruito con i gruppi criminali relazioni funzionali alla logistica, alla falsificazione di documentazione, al riciclaggio di denaro e alla copertura delle attività illecite. Reti legate alla Mocro Mafia e alla figura criminale svedese Rawa Majid avrebbero sostenuto le attività di approvvigionamento, conducendo al contempo attacchi contro obiettivi americani, israeliani ed ebraici in Europa. L'operativo iraniano Naji Ibrahim Sharifi-Zindashti avrebbe invece utilizzato intermediari criminali per eseguire assassinii a partire dalla Turchia.
I servizi di sicurezza europei avrebbero documentato oltre 100 operazioni riconducibili all'Iran dal 1979, con un'impennata significativa tra il 2021 e il 2024. Molte di queste operazioni recenti si sarebbero avvalse di intermediari criminali locali anziché di personale direttamente iraniano.
Sul piano finanziario, nel febbraio 2026 il Tesoro statunitense ha sanzionato oltre 30 persone, entità e navi legate alle vendite illecite di petrolio iraniano e alle reti di approvvigionamento per missili balistici e droni. Dodici petroliere della cosiddetta "flotta ombra" sono state designate per aver trasportato centinaia di milioni di dollari in petrolio iraniano. Ulteriori misure adottate in aprile e maggio 2026 hanno colpito reti di approvvigionamento operanti tra Cina, Hong Kong e Medio Oriente, coinvolte nella fornitura di componenti per i droni iraniani della serie Shahed e per i missili.
Secondo l'analisi accademica, l'Iran avrebbe trasformato la pressione delle sanzioni in un vantaggio strategico, costruendo un'architettura decentralizzata capace di sostenere la produzione militare, finanziare i gruppi armati alleati e condurre operazioni coperte attraverso catene di fornitura globali, finanza illecita e partnership criminali.
ECUADOR. Narcocartelli: il coprifuoco è uno strumento politico o una soluzione reale?
L'Ecuador del presidente Daniel Noboa ha scelto il coprifuoco notturno come risposta visibile all'avanzata dei cartelli della droga. Come analizza il LatinAmerican Post, tuttavia, la misura rischia di essere più uno strumento di comunicazione politica che uno strumento di smantellamento reale delle reti criminali.
Per quindici giorni, fino al 18 maggio, il governo ha imposto il divieto di circolazione dalle 23 alle 5 del mattino in nove delle ventiquattro province del paese, oltre ad alcuni comuni selezionati. Non si tratta della prima volta: una misura analoga era già stata adottata tra il 15 e il 30 marzo nelle province di Guayas, El Oro, Los Ríos e Santo Domingo de los Tsáchilas, con il dispiegamento di 75.000 tra soldati e agenti di polizia.
Il bilancio ufficiale di quella prima operazione parla di oltre 1.200 arresti, 707 armi sequestrate e 47 obiettivi militari catturati, con un calo nazionale degli omicidi del 28% nel mese di marzo. Numeri presentati dal governo come una vittoria. Ma l'analisi più attenta rivela una contraddizione: la maggior parte dei fermati era stata arrestata per violazione del coprifuoco, non perché appartenesse alle strutture criminali alla radice della crisi.
Ed è proprio qui il punto debole della strategia. Un posto di blocco può fermare un motorino, sequestrare un'arma o rassicurare un quartiere per una notte. Non può, da solo, smantellare le logistiche, le reti carcerarie, la corruzione portuale, il riciclaggio di denaro, le filiere di reclutamento e le economie territoriali che permettono alle bande di rigenerarsi dopo ogni retata.
L'Ecuador è diventato un nodo centrale del narcotraffico internazionale: situato tra Colombia e Perù — i due maggiori produttori mondiali di cocaina — vede transitare attraverso i propri porti ingenti quantitativi di stupefacenti diretti verso Stati Uniti ed Europa. Dal 2017 a oggi il tasso di omicidi è passato da 5 a 50 ogni 100.000 abitanti, raggiungendo nel 2025 il livello più alto degli ultimi decenni.
Sul fronte internazionale, Noboa ha stretto un'alleanza con l'amministrazione Trump nell'ambito di una coalizione di 17 paesi contro i cartelli — il cosiddetto "Shield of the Americas". L'FBI ha aperto il suo primo ufficio in Ecuador, all'interno dell'ambasciata statunitense a Quito, e le forze dei due paesi hanno condotto operazioni congiunte, incluso un attacco con droni contro un campo di addestramento di dissidenti delle FARC lungo il confine colombiano.
Le organizzazioni per i diritti umani, però, sollevano dubbi seri. I relatori speciali dell'ONU hanno criticato la legislazione di sicurezza ecuadoriana e i decreti d'emergenza come non pienamente compatibili con gli obblighi internazionali in materia di diritti umani. Il Comitato ONU sulle sparizioni forzate ha espresso preoccupazione per l'uso prolungato delle forze armate in funzione di polizia interna e per le denunce di abusi durante le operazioni.
La domanda che resta aperta, secondo l'analisi del LatinAmerican Post, è se il coprifuoco stia diventando un ponte verso il recupero istituzionale oppure un suo surrogato. Nel primo caso, significherebbe operazioni basate sull'intelligence, capacità giudiziaria reale, controllo delle carceri, contrasto alla corruzione e alternative economiche nelle aree dove le bande reclutano sfruttando l'abbandono dello Stato. Nel secondo, significherebbe solo più notti con militari per le strade e paura gestita anziché risolta.
FILIPPINE. Nasce la Commissione Verità sulle stragi della guerra alla droga di Duterte
Come riporta AsiaNews, nelle Filippine è stata istituita una Commissione per la Verità e la Riconciliazione sulle esecuzioni extragiudiziali (EJK), organismo indipendente a guida civile con il compito di fare luce sulle migliaia di uccisioni avvenute durante la cosiddetta "guerra alla droga" voluta dall'ex presidente Rodrigo Duterte.
La commissione è presieduta da Raul Pangalangan, già giudice della Corte Penale Internazionale (CPI) ed ex preside della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università delle Filippine. Tra i membri figurano la patologa forense Raquel Fortun, l'attivista per la pace Al Fuertes, il teologo padre Daniel Franklin Pilario e il difensore dei diritti umani Carlos Conde. Il cardinale Pablo Virgilio S. David, già presidente della Conferenza Episcopale filippina, ricopre il ruolo di consulente.
L'obiettivo dichiarato è costruire un archivio pubblico attendibile delle esecuzioni extragiudiziali e delle violazioni connesse, in particolare quelle avvenute durante la campagna antidroga avviata da Duterte nel 2016. La commissione si occuperà anche di raccogliere e verificare le testimonianze dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime. Le audizioni potranno essere pubbliche, semipubbliche o riservate, a seconda del consenso delle vittime, delle esigenze di sicurezza e della necessità di proteggere i testimoni. Ogni sei mesi verranno presentati rapporti e raccomandazioni a istituzioni quali la Commissione per i Diritti Umani, il Parlamento, la Commissione Nazionale di Polizia e la presidenza della Repubblica.
Secondo le forze di polizia, circa 6.200 sospettati di traffico di droga furono uccisi durante le operazioni antidroga mentre opponevano resistenza all'arresto. Le organizzazioni per i diritti umani stimano invece che il bilancio reale delle vittime della repressione di Duterte possa essere nell'ordine delle decine di migliaia. La ricostruzione di questi fatti si presenta però tutt'altro che semplice: la patologa Fortun ha riferito che, dopo la fine del mandato di Duterte, i certificati di morte di 13 sospettati esumati riportavano cause naturali come infarto e polmonite. "Quando ho esaminato i resti, ho riscontrato che erano stati colpiti da arma da fuoco", ha dichiarato.
Pangalangan ha chiarito che la commissione "è stata creata per garantire che le storie delle vittime, dei sopravvissuti e delle famiglie vengano ascoltate, verificate e preservate", precisando che non intende sostituirsi ai tribunali né attribuire responsabilità penali individuali. Il cardinale David ha aggiunto che la commissione cerca una "verità più profonda" rispetto a quella perseguita in sede giudiziaria, e ha invitato la società civile, il mondo accademico e i gruppi religiosi a collaborare per superare la frattura nazionale.
Duterte, presidente dal 2016 al 2022, è attualmente detenuto all'Aia in attesa del processo davanti alla CPI per presunti crimini contro l'umanità — accuse che respinge. Il processo è fissato per il 30 novembre. Il lancio della commissione coincide con la ricerca in corso dell'ex capo della polizia Ronald dela Rosa, senatore e stretto collaboratore di Duterte, anch'egli ricercato dalla CPI per presunti crimini contro l'umanità. Le indagini condotte dalle autorità filippine sulle uccisioni illecite da parte della polizia hanno finora prodotto ben pochi risultati concreti.
Non mancano tuttavia le voci critiche. Alcune associazioni di familiari delle vittime hanno sollevato dubbi sulla composizione e sul mandato dell'organismo. Llore Pasco, madre di due vittime, ha chiesto pubblicamente chi abbia istituito la commissione, come siano rappresentate le vittime e quale sia il quadro di riferimento della "riconciliazione". Ha inoltre sottolineato l'assenza di rappresentanti diretti delle vittime tra i commissari e la presenza di una sola donna, la patologa Fortun.
COLOMBIA. 52 guerriglieri uccisi in scontri nella regione della cocaina
Almeno 52 combattenti guerriglieri sono morti in scontri tra due fazioni rivali delle FARC che si contendono il controllo di una zona strategica per la produzione e il traffico di cocaina nel sud-est della Colombia. A riferirlo è una delle fazioni coinvolte nei combattimenti, in una dichiarazione diffusa giovedì 28 maggio. Reuters, che riporta la notizia, precisa di non aver potuto verificare in modo indipendente il bilancio delle vittime.
Gli scontri — i più violenti degli ultimi mesi — si sono svolti nelle giungle del dipartimento di Guaviare, nei pressi del villaggio di Barranco Colorado, e sono avvenuti a pochi giorni dalle elezioni presidenziali di domenica 1 giugno, in cui i colombiani saranno chiamati a eleggere il successore del presidente di sinistra Gustavo Petro. Quest'ultimo ha faticato ad attuare i negoziati di pace con i numerosi gruppi armati attivi nel paese.
Le due fazioni coinvolte sono entrambe dissidenti dell'accordo di pace del 2016, che aveva portato circa 13.000 membri delle FARC alla resa delle armi. Da un lato c'è il gruppo guidato da Nestor Gregorio Vera, noto come "Ivan Mordisco"; dall'altro quello di Alexander Diaz Mendoza, alias "Calarca Cordoba". Quest'ultimo è attualmente impegnato in trattative di pace con il governo Petro, mentre la fazione di Vera è rimasta in conflitto aperto con le autorità dopo che Bogotà ha sospeso un cessate il fuoco bilaterale con tale fazione nel 2024.
Il ministro della Difesa Pedro Sanchez ha confermato sui social media che erano avvenuti combattimenti nell'area — confermato anche dall'Esercito —, senza però fornire dettagli sul numero delle vittime. Sanchez ha dichiarato che le truppe sono state dispiegate nella zona per proteggere la popolazione civile.
La settimana scorsa, il principale gruppo dissidente delle FARC, lo Stato Maggiore Centrale, aveva annunciato una sospensione a livello nazionale delle proprie operazioni militari contro le forze pubbliche del paese, valida dal 20 maggio al 10 giugno. Il gruppo, tuttavia, non aveva dichiarato la cessazione totale di ogni attività militare: gli scontri con altri gruppi armati restano dunque esclusi dalla tregua. Anche i ribelli dell'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) avevano annunciato separatamente un proprio cessate il fuoco in vista delle elezioni.
Il conflitto armato colombiano dura da oltre sessant'anni ed è finanziato principalmente dal narcotraffico e dall'estrazione mineraria illegale. Ha causato più di 450.000 morti e milioni di sfollati.
Fonte: Infonasional.com
AUSTRALIA. NSW: uso di droghe illegali in aumento ma le autorità restano sulla linea repressiva
Nel Nuovo Galles del Sud (NSW) il consumo di droghe illegali è in forte crescita, ma le autorità statali continuano a puntare su un approccio repressivo che esperti e osservatori definiscono inefficace e pericoloso per la salute pubblica. È quanto denuncia Sydney Criminal Lawyers, testata australiana specializzata in diritto penale.
I dati parlano chiaro: secondo il Programma nazionale di monitoraggio delle acque reflue, tra il 2022-23 e il 2023-24 il consumo stimato di metanfetamine è aumentato del 21%, quello di cocaina del 69%, di MDMA del 49% e di eroina del 14%. Tra agosto 2023 e agosto 2024, gli australiani avrebbero consumato complessivamente circa 22,2 tonnellate di droghe illegali, per un valore stimato di 11,5 miliardi di dollari. Il NSW risulta in testa ai consumi nazionali di cocaina, con livelli quasi doppi rispetto allo Stato australiano che lo segue.
Nonostante questo scenario, le forze dell'ordine del NSW continuano a privilegiare l'applicazione penale della legge rispetto alle politiche di riduzione del danno. L'Early Drug Diversion Initiative — un programma introdotto nel 2024 che consente alla polizia di dirottare chi viene trovato in possesso di piccole quantità di droga verso una multa amministrativa o un colloquio con un operatore sanitario, anziché procedere penalmente — risulta ampiamente inapplicata. I dati disponibili mostrano che la polizia ha utilizzato questa facoltà solo nel 6,9% dei casi, e appena nel 2,6% dei casi che coinvolgono persone indigene.
I critici sottolineano che misure come il drug checking (analisi delle sostanze) e le stanze del consumo supervisionato, raccomandate da esperti di sanità pubblica e sostenute da evidenze scientifiche, continuano a essere ignorate o ostacolate per ragioni politiche. Nel 2024 si è tenuto un Drug Summit statale con oltre 700 partecipanti e quasi 3.700 contributi scritti: il governo ha dichiarato di sostenere "in linea di principio" più di 50 raccomandazioni, ma i riformatori denunciano che le misure più incisive — dalla decriminalizzazione del possesso alla piena implementazione dei servizi di riduzione del danno — restano lettera morta.
Secondo i sostenitori della riforma, questo approccio non riduce il consumo, ma espone i consumatori a sostanze contaminate senza alcuna rete di sicurezza sanitaria, continuando a causare morti evitabili. Come osserva l'ASPI Strategist, "continuare a investire massicciamente in una strategia palesemente fallimentare non è solo uno spreco di risorse: è una responsabilità politica". La riduzione del danno, oggi trattata come terzo pilastro della politica antidroga, dovrebbe invece diventarne il fondamento.
BRASILE. PCC e Comando Vermelho designate organizzazioni terroristiche
Il Dipartimento di Stato americano ha designato i due più potenti gruppi criminali brasiliani — il Primeiro Comando da Capital (PCC) e il Comando Vermelho — come organizzazioni terroristiche. Come riporta Breitbart, i due gruppi sono stati immediatamente classificati come "Specially Designated Global Terrorists" (SDGT), mentre la designazione formale di "Foreign Terrorist Organizations" (FTO) entrerà in vigore il 5 giugno 2026.
L'annuncio è stato fatto dal segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui PCC e Comando Vermelho contano migliaia di affiliati, hanno organizzato attacchi brutali contro le forze dell'ordine, funzionari pubblici e civili brasiliani, e mantengono reti illecite che si estendono ben oltre i confini del Brasile, raggiungendo altri paesi della regione e gli stessi Stati Uniti.
Le due organizzazioni sono le più grandi reti criminali del Brasile, attive da decenni nel traffico di droga, armi e persone. Il PCC è nato nel 1993 in un carcere di San Paolo ed è oggi presente in tutti gli stati brasiliani, con ramificazioni internazionali in almeno 28 paesi. Il Comando Vermelho è stato fondato nel 1979 in un penitenziario di Rio de Janeiro e controlla ampie aree delle favelas della città.
Le conseguenze pratiche delle designazioni sono significative: congelamento dei beni negli Stati Uniti, divieto per i cittadini americani di fornire qualsiasi forma di supporto materiale ai gruppi, restrizioni all'immigrazione per i loro membri e possibilità di applicare più ampi strumenti antiterrorismo contro le loro reti finanziarie e operative. Le istituzioni finanziarie con transazioni riconducibili ai due gruppi rischiano sanzioni.
La mossa si inserisce in un contesto politico delicato. La designazione è arrivata pochi giorni dopo che il senatore brasiliano Flávio Bolsonaro — principale rivale del presidente Luiz Inácio Lula da Silva alle elezioni presidenziali di ottobre 2026 — aveva incontrato Trump alla Casa Bianca e aveva esplicitamente chiesto la classificazione come terroristi dei due gruppi. Bolsonaro ha poi rivendicato pubblicamente il merito della decisione, accusando Lula di essere troppo morbido sul tema della criminalità organizzata.
Il governo Lula si era opposto con forza alla designazione, temendo che potesse aprire la strada a sanzioni sulle banche brasiliane che intrattengono rapporti inconsapevoli con affiliati ai gruppi criminali, e persino a operazioni militari statunitensi in territorio brasiliano. Il ministro della Giustizia Ricardo Lewandowski aveva sostenuto che PCC e Comando Vermelho non soddisfano la definizione giuridica brasiliana di terrorismo, trattandosi di organizzazioni a scopo di lucro e non ideologicamente motivate. Il consigliere per la politica estera di Lula, Celso Amorim, ha dichiarato che la cooperazione internazionale è benvenuta, ma ha avvertito che qualsiasi pretesto per un'ingerenza nella sovranità brasiliana è inaccettabile.
L'amministrazione Trump aveva già applicato designazioni analoghe ai cartelli messicani — come il Cartello di Sinaloa e il Jalisco Nueva Generación — e alla rete venezuelana Tren de Aragua, nell'ambito di una strategia più ampia che punta a utilizzare gli strumenti dell'antiterrorismo contro la criminalità organizzata transnazionale.
USA. Attacchi alle barche dei narcos: Trump fallisce, la cocaina scorre come prima
A quasi nove mesi dall'avvio dell'Operazione Southern Spear, la campagna militare statunitense contro le imbarcazioni sospettate di trasportare droga nei Caraibi e nell'Oceano Pacifico orientale, gli esperti sono concordi: il flusso di cocaina verso gli Stati Uniti non si è ridotto in modo apprezzabile. Lo riporta il New York Times, citando epidemiologi, scienziati delle dipendenze e operatori della salute pubblica.
Secondo quanto ricostruito dalla testata americana, l'amministrazione Trump ha condotto decine di attacchi contro piccole imbarcazioni nelle acque a largo del Sud America, causando la morte di quasi 200 persone. Eppure, nonostante l'intensità delle operazioni, la cocaina — di gran lunga la principale droga contrabbandiera dall'America del Sud — risulterebbe accessibile negli Stati Uniti sostanzialmente come prima dell'avvio degli attacchi.
A smentire le dichiarazioni trionfalistiche della Casa Bianca sono anche i numeri. Trump aveva affermato a gennaio 2026 che le droghe in arrivo via mare erano calate del 97%, ma esperti e analisti hanno definito quella cifra infondata o basata su calcoli fuorvianti. Il contrammiraglio William Baumgartner, ex comandante del Settimo Distretto della Guardia Costiera, ha sottolineato come anche i dati del Pentagono contraddicano quella affermazione. I dati della Customs and Border Protection mostrano invece che i sequestri di cocaina ai confini americani sono aumentati durante il periodo delle operazioni navali.
Un elemento critico riguarda inoltre la natura stessa degli obiettivi dichiarati: funzionari dell'esercito hanno ammesso in audizioni riservate al Congresso che le imbarcazioni colpite non trasportavano fentanil — al contrario di quanto sostenuto pubblicamente da Trump. Secondo rappresentanti della commissione Forze Armate della Camera, il collegamento tra gli attacchi alle barche e la riduzione delle morti per overdose da oppioidi sintetici è semplicemente privo di basi.
Sul fronte dell'efficacia della deterrenza, gli esperti osservano che i trafficanti si adattano con rapidità: nel solo mese di aprile 2026 si sono verificati otto attacchi in 16 giorni, il che dimostra che le organizzazioni criminali non interrompono le proprie operazioni nonostante i rischi. I dati sui sequestri di cocaina confermano che il commercio illecito prosegue senza segnali di contrazione.
Sul piano umanitario, un'indagine del Guardian ha identificato tredici delle vittime degli attacchi, tutte provenienti da famiglie povere dell'America Latina e dei Caraibi, senza trovare prove di coinvolgimento nel traffico di droga per nessuno degli identificati. Governi e familiari delle vittime hanno denunciato che molti dei morti erano civili, in gran parte pescatori.
GUATEMALA. Guatemala smentisce accordo con USA per attacchi contro narcotrafficanti sul proprio territorio
Il presidente guatemalteco Bernardo Arévalo ha smentito categoricamente l'esistenza di un accordo con gli Stati Uniti per condurre operazioni militari contro i trafficanti di droga sul territorio nazionale. La smentita arriva in risposta a un articolo del New York Times, che citando tre fonti informate aveva riferito che Arévalo avrebbe acconsentito — nel corso di una telefonata con il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth — a condurre attacchi aerei congiunti e altre azioni militari in Guatemala, con operazioni che sarebbero dovute iniziare già il mese prossimo.
Come riporta Newsweek, il presidente ha dichiarato ai giornalisti: "Non esiste alcun accordo". La presidenza guatemalteca ha precisato che il ministro della Difesa Henry Sáenz aveva scritto ad Hegseth per chiedere una cooperazione statunitense in operazioni condotte dalle forze di sicurezza guatemalteche contro le organizzazioni narcotrafficanti, senza però autorizzare alcuna azione militare straniera autonoma sul suolo nazionale.
L'ufficio presidenziale ha ribadito che la Costituzione guatemalteca stabilisce che le forze militari straniere possono essere schierate nel paese solo con l'autorizzazione di due terzi del Parlamento nazionale. "L'unico organo che può autorizzare operazioni che coinvolgono soldati sul suolo guatemalteco è il Congresso della Repubblica", ha dichiarato Arévalo. Il governo ha chiarito di non aver chiesto né di avere intenzione di chiedere questo tipo di cooperazione militare diretta.
Arévalo ha tuttavia confermato che il Guatemala ha richiesto supporto statunitense nella lotta ai cartelli, nei termini degli accordi bilaterali già esistenti: addestramento, supporto strategico e tattico, condivisione di informazioni di intelligence. "Quello che stiamo sottoscrivendo sono forme di collaborazione già in atto in passato", ha spiegato il presidente, citando le operazioni di interdizione marittima in cui gli Stati Uniti hanno collaborato con formazione, sviluppo delle capacità e fornitura di equipaggiamento.
Il Guatemala condivide oltre 800 chilometri di confine con il sud del Messico e da lungo tempo coopera con le autorità statunitensi nella condivisione di informazioni, nella selezione del personale e nel sequestro di droga diretta verso nord. Il paese è anche tra i 17 firmatari della "Americas Counter Cartel Coalition" annunciata dall'amministrazione Trump nel marzo scorso, che impegna gli Stati Uniti e i paesi partner a usare "qualsiasi risorsa necessaria" per sconfiggere i cartelli della droga nell'emisfero occidentale.
Una fonte dell'esecutivo guatemalteco ha riferito al quotidiano spagnolo El País, in forma anonima, che l'amministrazione Trump esercita forti pressioni da due mesi. "Quello che ci hanno offerto è di selezionare uno o due luoghi da bombardare e di riprendere tutto in televisione", ha dichiarato la fonte, aggiungendo che il governo ha risposto con un no netto, ritenendo tale ipotesi incostituzionale.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra l'amministrazione Trump e i governi latinoamericani, chiamati a bilanciare la cooperazione bilaterale nella lotta al narcotraffico con la tutela della propria sovranità. Sotto la presidenza Trump, gli Stati Uniti hanno già condotto attacchi aerei contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga nel Mar dei Caraibi e nell'Oceano Pacifico, causando la morte di almeno 194 persone — una campagna che le organizzazioni per i diritti umani hanno definito esecuzioni extragiudiziali.
USA. Un nuovo sondaggio mostra che la 'stragrande maggioranza' è favorevole alla legalizzazione della marijuana
Un sondaggio recentemente pubblicato dal Pew Research Center ha rilevato che "la stragrande maggioranza degli americani" è favorevole alla legalizzazione della marijuana in qualche forma, e un'analisi di accompagnamento ha evidenziato come il sostegno alla riforma "sia aumentato drasticamente negli ultimi decenni".
I risultati del sondaggio, pubblicati martedì, mostrano che il 55% degli adulti statunitensi è favorevole alla legalizzazione della cannabis sia per uso ricreativo che terapeutico, mentre un altro 33% ritiene che dovrebbe essere legale solo per uso medico. Una piccola minoranza, pari all'11% degli americani, afferma che la marijuana dovrebbe rimanere illegale in ogni ambito.
Trasversalmente agli schieramenti politici, la legalizzazione della cannabis gode di un certo grado di sostegno, con i Democratici che si confermano i più favorevoli alla riforma. Il 67% degli americani che si identificano con questa posizione appoggia la legalizzazione per qualsiasi utilizzo, mentre un altro 27% desidera che venga legalizzata solo la marijuana a scopo terapeutico.
Tra i repubblicani, il 44% è favorevole alla legalizzazione sia della marijuana a scopo terapeutico che ricreativo, mentre un ulteriore 39% desidera legalizzare solo l'uso terapeutico.
"In particolare, i democratici conservatori e moderati (56%) e i repubblicani moderati e liberali (54%) esprimono livelli di sostegno simili", ha affermato Pew nella sua analisi.
"Due terzi dei democratici e degli indipendenti di orientamento democratico sono favorevoli alla legalizzazione per entrambi gli usi, rispetto al 44% dei repubblicani e degli elettori di orientamento repubblicano."
Per quanto riguarda le fasce d'età, il sostegno alla piena libertà vigilata è più forte tra i giovani adulti di età inferiore ai 30 anni, con il 63% a favore.
Gli afroamericani (61%) sono leggermente più propensi dei bianchi (58%) a sostenere una legalizzazione generalizzata, mentre il 45% degli ispanici e il 34% degli asiatici americani sono favorevoli alla riforma.
Un'altra domanda, posta nel sondaggio a gennaio nell'ambito di un'indagine più ampia e resa pubblica solo ora, chiedeva alle persone cosa pensassero della severità delle leggi sulla cannabis in vigore nel proprio stato.
Secondo un sondaggio del Pew Research Center condotto nel gennaio 2026, gli americani sono divisi sulla questione se le leggi sulla marijuana nei loro stati siano troppo severe o non abbastanza severe. "Oltre un terzo degli adulti statunitensi (36%) ritiene che queste leggi siano adeguate. Un altro 21% le considera troppo severe, mentre il 19% le ritiene non abbastanza severe. Circa un quarto (24%) non è sicuro."
Le opinioni degli americani sulla questione variano da stato a stato. Nei luoghi in cui la cannabis è legale sia per uso ricreativo che terapeutico, il 47% ritiene che le leggi siano adeguate, un quarto afferma che non sono abbastanza severe e solo il 7% le considera troppo severe.
Negli stati in cui la marijuana è criminalizzata per qualsiasi utilizzo, quattro persone su dieci affermano che le leggi sono troppo severe, il 22% ritiene che siano adeguate e solo il 10% pensa che non siano abbastanza severe. Circa un quarto (27%) non ne è sicuro.
"Negli stati in cui la marijuana è legale solo per uso medico, le opinioni sono generalmente simili a quelle degli stati in cui la droga è proibita", ha affermato Pew .
I dati sulla cannabis provengono da un sondaggio condotto su 8.512 adulti statunitensi, dal 20 al 26 gennaio, e presentano un margine di errore campionario per l'intero campione di +/- 1,4 punti percentuali.
Secondo il centro di ricerca, le opinioni degli americani sulla legalizzazione della marijuana "sono rimaste relativamente stabili dal 2019".
A tal fine, un precedente sondaggio pubblicato da Pew lo scorso anno aveva rilevato che quasi nove americani su dieci sono favorevoli alla legalizzazione della marijuana in qualche forma .
Un sondaggio separato pubblicato quest'anno da Pew sulle opinioni degli americani in merito alla moralità di varie attività ha mostrato che un numero maggiore di adulti statunitensi ritiene che l'uso di marijuana sia moralmente accettabile , o che non rappresenti affatto un problema morale, rispetto a coloro che affermano lo stesso riguardo al gioco d'azzardo, alla visione di materiale pornografico, all'aborto o all'omosessualità.
Secondo il sondaggio, i repubblicani erano due volte più propensi dei democratici a ritenere moralmente inaccettabile il consumo di cannabis .
Nel frattempo, un sondaggio YouGov pubblicato il mese scorso ha rilevato che il 59% degli adulti statunitensi desidera legalizzare la cannabis , tra cui il 75% dei democratici, il 50% dei repubblicani e il 54% degli indipendenti.
Inoltre, un sondaggio Gallup condotto alla fine dello scorso anno ha rilevato che il 64% degli americani ora è favorevole alla legalizzazione della marijuana .
Un altro recente sondaggio ha mostrato che tre americani su cinque ritengono che dovrebbe essere legale per le persone coltivare le proprie piante di marijuana in casa .
(Marijuana Moment del 27/05/2026)
USA. Ulteriore imbarcazione sospetta narco fatta saltare in aria nel Pacifico. Due morti
Mercoledì, l'esercito statunitense ha colpito un'altra imbarcazione sospettata di trasportare droga nell'Oceano Pacifico orientale, uccidendo due uomini.
Il Comando Meridionale degli Stati Uniti ha pubblicato sui social media un video che mostra un'imbarcazione adagiata sull'acqua prima di essere colpita da un'esplosione. Gli ultimi secondi del video mostrano fumo e fiamme che si alzano dall'imbarcazione.
Il giorno precedente, le forze statunitensi avevano lanciato un attacco contro una presunta imbarcazione dedita al traffico di droga nel Pacifico orientale, uccidendo un uomo e lasciando due superstiti. Il Comando Meridionale ha dichiarato di aver "immediatamente avvisato la Guardia Costiera statunitense per attivare il sistema di ricerca e soccorso per i superstiti".
La campagna dell'amministrazione Trump, volta a far saltare in aria presunte imbarcazioni utilizzate per il traffico di droga nelle acque latinoamericane, tra cui il Pacifico orientale e il Mar dei Caraibi, è in corso dai primi di settembre e ha causato la morte di almeno 196 persone. L'esercito non ha fornito prove che alcuna delle imbarcazioni trasportasse droga.
L' organismo di controllo del Pentagono ha dichiarato la scorsa settimana che valuterà se le forze armate statunitensi abbiano seguito un quadro di riferimento prestabilito per l'individuazione degli obiettivi durante gli attacchi contro le imbarcazioni presumibilmente utilizzate per il contrabbando di droga. Il ciclo congiunto di individuazione degli obiettivi, articolato in sei fasi, comprende l'intento del comandante militare, lo sviluppo dell'obiettivo, l'analisi, la decisione, l'esecuzione e la valutazione.
L'ufficio dell'ispettore generale del Pentagono ha dichiarato che l'indagine è stata "avviata d'ufficio". Non indagherà sulla legalità degli attacchi , che hanno attirato un'intensa attenzione da parte di alcuni legislatori democratici ed esperti di diritto militare.
L'amministrazione Trump afferma che gli Stati Uniti sono in guerra contro i cartelli della droga latinoamericani , ritenuti responsabili della piaga delle overdose mortali che affligge molte comunità americane.
(Associated Press)
REGNO UNITO. Record di morti per droga nelle carceri
Charlie Taylor, ispettore capo delle carceri britanniche, ha avvertito che gli spacciatori di droga operano impunemente nelle prigioni, mentre i decessi correlati alla droga hanno raggiunto livelli record.
Nuovi dati rivelano 48 decessi correlati alla droga nelle carceri di Inghilterra e Galles nell'anno conclusosi a marzo 2025, con un aumento del 2.300% rispetto al 2010.
La crisi è aggravata dai droni, che possono trasportare fino a 11 kg di sostanze letali, comprese droghe sintetiche, all'interno delle carceri.
Taylor ha esortato il governo ad adottare misure urgenti e interministeriali, compresa la collaborazione con il Ministero della Difesa, per contrastare il contrabbando di droni.
Le famiglie in lutto chiedono maggiore protezione per i detenuti, affermando di non dover temere che i loro cari non escano vivi di prigione.
NORVEGIA. Primi al mondo: ketamina generica per la depressione rimborsata dal SSN
La Norvegia è diventata il primo paese al mondo a finanziare pubblicamente, attraverso il proprio sistema sanitario nazionale, la ketamina generica per il trattamento della depressione resistente alle terapie convenzionali. Lo riporta Drug Science.
La decisione è stata presa nell'agosto 2025 dal Beslutningsforum, l'organo norvegese deputato all'approvazione dei nuovi metodi terapeutici nel servizio sanitario pubblico. Da quel momento, i pazienti su tutto il territorio nazionale — indipendentemente da dove risiedano — hanno diritto ad accedere al trattamento con ketamina endovenosa per la depressione resistente al trattamento, gratuitamente all'interno del sistema sanitario pubblico.
La storia clinica della ketamina come antidepressivo risale al 2000, quando la ricerca dimostrò per la prima volta che questo anestetico di largo impiego era in grado di produrre un potente effetto antidepressivo nel giro di poche ore. Per i pazienti con depressione grave, si trattava di qualcosa di radicalmente nuovo: gli antidepressivi tradizionali richiedono settimane o mesi per agire, e molti pazienti non rispondono affatto. La ketamina, invece, si è dimostrata capace di alleviare i sintomi depressivi nella maggior parte di questi casi — anche in chi non aveva risposto a diversi farmaci convenzionali. Circa il 30% delle persone con depressione non risponde alle terapie antidepressive standard.
Nonostante l'entusiasmo scientifico, per anni l'accesso alla ketamina come trattamento psichiatrico è rimasto limitato. Trattandosi di un farmaco generico, fuori brevetto e a basso costo, le case farmaceutiche non avevano incentivi economici per finanziare i costosi studi regolatori necessari per l'approvazione e il rimborso ufficiale.
La Norvegia ha superato questo ostacolo strutturale affidandosi a un percorso alternativo. Dal 2020, circa 400 pazienti con depressione grave erano già stati trattati in tre ospedali nell'ambito di un protocollo standardizzato a livello nazionale. Nel 2023 è stata costituita la Norwegian Rapid Acting Antidepressant Network (NORAAD), rete che collega professionisti delle diverse regioni sanitarie, armonizza i protocolli e coordina la ricerca. NORAAD sta attualmente conducendo uno studio nazionale da 2,2 milioni di euro in dieci ospedali. Una valutazione di tecnologia sanitaria condotta dall'Agenzia norvegese per i medicinali si è espressa positivamente sul valore clinico della ketamina, contribuendo alla decisione dell'organo regolatorio.
Il modello norvegese prevede che il trattamento con ketamina sia abbinato obbligatoriamente alla psicoterapia: da soli, gli effetti della ketamina tendono a essere di breve durata, mentre la combinazione con la psicoterapia può favorire cambiamenti più duraturi. Le prime evidenze suggeriscono inoltre che, in un contesto terapeutico controllato, i rischi di abuso siano minimi.
Il costo dei materiali consumabili per ogni singola sessione endovenosa ammonta a circa 306 corone norvegesi (circa 30 dollari), ketamina inclusa; la voce di spesa principale rimane pertanto il personale sanitario.
Nel marzo 2026 la Francia è diventata il secondo paese al mondo a rimborsare la ketamina generica per un'indicazione psichiatrica — nel caso francese per il trattamento della crisi suicidaria, nell'ambito di un programma di uso compassionevole. La decisione norvegese, secondo Drug Science, rappresenta un precedente concreto di come i sistemi sanitari pubblici possano dare priorità all'equità di accesso e alla valutazione costo-beneficio, al di là dei tradizionali percorsi dell'industria farmaceutica.
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