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DROGHE
04/08/2026 – 10/08/2026
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La geografia della droga si trasforma e con essa cambiano i rischi. Dalla cocaina che arriva via Ucraina agli oppioidi negli Stati Uniti, dai cartelli che si insediano in Africa alle nuove droghe sintetiche nelle Americhe, il proibizionismo dimostra ancora una volta il suo fallimento: criminalità rafforzata, violenza incontrollata, costi sociali enormi. Nel frattempo, dove si prova a affrontare il fenomeno con pragmatismo - dai centri di consumo controllato ai trattamenti psichedelici - i risultati arrivano. La domanda resta: quanti danni ancora prima che le politiche si adeguino alla realtà?
In questo numero
EDITORIALE
→  Editoriale. Prezzi carburanti. Non ci sono soluzioni
ARTICOLI
→  Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 4 a 10 Agosto 2026
→  Osservatorio disservizi da 4 a 10 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta
→  Africa, nuova base produttiva dei cartelli della droga internazionali
→  Tossicodipendenza in Usa. Le persone non vogliono essere curate
→  Riforma del controllo internazionale delle droghe: il sistema ONU regge ancora?
→  Colpire i gruppi guerriglieri e i cartelli non ferma la violenza in America Latina, ma concentrarsi sulla geografia potrebbe
→  Accedere alla terapia con psilocibina in Italia: il vademecum
NOTIZIE
→  ITALIAITALIA. Carta d'identità cartacea provvisoria
→  ECUADORECUADOR. Nuovo fronte delle droghe sintetiche nelle Americhe
→  COLOMBIACOLOMBIA. De la Espriella presidente, guerra alla cocaina e alleanza con Trump
→  USAUSA. USA: il Dipartimento Veterani sperimenta l'MDMA contro PTSD e alcolismo
→  AUSTRALIAAUSTRALIA. Sigarette elettroniche vietate senza ricetta: la criminalità ringrazia
→  FRANCIAFRANCIA. Crack a Marsiglia: consumo in strada in "accelerazione senza precedenti"
→  USAUSA. 25 milioni di dollari per catturare il capo del cartello CJNG, cittadino americano
→  UCRAINAUCRAINA. Ucraina, nuova "scuola" per i cartelli della cocaina e dei droni
→  LIBERIALIBERIA. Locale notturno al centro del caso cocaina da 317 milioni di dollari
→  USAUSA. New York: quasi 5 anni di centri antidroga con consumo supervisionato. Funzionano?
→  BOLIVIABOLIVIA. Le leggi antidroga come strumento di tortura sessuale sulle donne
→  USAUSA. Cartello narco CJNG truffa anziani con false vendite di timeshare: 400 milioni di dollari sottratti
→  AUSTRALIAAUSTRALIA. Paradiso per i cartelli della cocaina: prezzi alle stelle
→  MONDOMONDO. Narcos colombiani in Ucraina per imparare a usare i droni da guerra
→  MESSICOMESSICO. Influencer ucciso in diretta: il fenomeno dei "narco influencer"
→  REGNO UNITOREGNO UNITO. Bristol, prima città per riduzione del danno: le charity chiedono strutture di consumo supervisionato
EDITORIALE
4 AGOSTO 2026

Editoriale. Prezzi carburanti. Non ci sono soluzioni

· di Vincenzo Donvito Maxia
Erik Mclean - Unsplash
Foto: Erik Mclean — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Ora che ufficialmente i prezzi dei carburanti saranno nuovamente senza sconto sull’accisa (quello sul gasolio che nessuno ha percepito) c’è qualcuno - consumatore, produttore, commerciante, legislatore - che pensa ci sarà una soluzione per le prossime settimane o che ci porti “lemme lemme” e a ragion veduta ad una qualche soluzione? Se lo sentite dire, aprite bene le orecchie, soffermatevi sui particolari e ricercate riferimenti e normative… non troverete nulla.

Chi lo fa per scaramanzia del tipo “andrà tutto bene” (consumatore), chi non gliene frega nulla (commerciante che tanto guadagna sempre), chi fa finta di essere impegnato (produttore, che considera solo i conti della propria azienda e il proprio utile), chi parla e parla pensando a come suggestionare chi lo ascolta (legislatore, molto impegnato a prendersela sempre con qualcun altro).

E’ questa la tragica fotografia della realtà che stiamo vivendo. Siamo legati alla paturnie di potere e arricchimento del presidente Usa; e delle sue controparti iraniane che vogliono dimostrare al mondo e a se stessi di essere i più “tosti” in materia di governo religioso e repressivo; alla Russia che l’Ue sanziona per l’invasione dell’Ucraina ma da cui compra il gas e la paga perché paghino le sanzioni alla stessa Ue che le vengono comminate;

ai Paesi arabi del Golfo che annaspano dietro ad un potere petrolifero regalatogli dai loro acquirenti (Europa inclusa) e che non è in grado di gestire di fronte anche ad un petardo che gli arriva dall’altra parte dello stretto di Hormuz; e soprattutto siamo legati ad una Ue che gira a vuoto su energia come sull’immigrazione e in economia, e che non è in grado di darsi autonomia politica ed economica dai padroni del mondo che gli tirano schiaffi in continuazione.

In questo contesto non possiamo pretendere nulla dal governo italiano della signora Meloni, a maggior ragione stimolata da una larga parte dell’opposizione che vota sempre contro a prescindere e che sa solo dire che se ci fossero loro al potere sarebbero più belli.

C’è poco da stare allegri e sereni, quindi. C’è da preoccuparsi prendendo atto che siamo nati, in un Paese cosiddetto ricco, ma nel posto sbagliato nel momento sbagliato (e meno male non siamo nati negli altri due terzi del Pianeta…).

Forse, se l’ansia di Trump non degenera, riusciremo a non entrare in una nuova guerra mondiale… e già questo sarebbe un buon risultato, ma organizziamoci per tempi peggiori e più bui, ché se qualcuno crede il contrario e che il fondo non sia stato ancora toccato, rifletta su quando si mette in auto per bruciare i propri soldi per acquistare carburante per mettersi in fila sperando di andare in vacanza, rifletta su quando prenota un qualche intervento al Servizio Sanitario Nazionale e gli dicono di tornare dopo un paio d’anni, nonché su quando a chi gli chiede aiuto per vivere. vede i propri governanti prenderli a calci sul muso, etc etc..

No, non è questa civiltà. Ma noi ci siamo dentro. Siamo ancora in grado di galleggiare e non andare a fondo, sforziamoci e organizziamoci.

E se le cose dovessero andare in modo diverso dal pessimismo di Aduc, vi aspettiamo per dimostrarci il contrario ed aiutarvi, come facciamo oggi cercando di ridurre i danni che sopportate, ad essere felici.

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

ARTICOLI
10 AGOSTO 2026

Il prezzo del proibizionismo sulle droghe. Settimana da 4 a 10 Agosto 2026

· di Redazione

Ogni settimana, il lunedì, Aduc pubblica i dati su sequestri e vittime delle droghe illegali, oltre ad un riepilogo dall'inizio dell'anno.
La raccolta è frutto di un'indagine mediatica, soprattutto locale. Uno spaccato di come l'opinione pubblica può percepire i risultati di fatti e misfatti delle leggi proibizioniste sulle droghe.
E' possibile che tutto questo non accadrebbe, o sarebbe notevolmente ridimensionato, se invece di divieti e punizioni ci fossero leggi che regolamentassero questo mercato (oggi solo nero e gestito dalla delinquenza grossa e piccola) al pari di tabacco e alcol.
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali in Italia e nel mondo.

Il prezzo del proibizionismo
dalle cronache locali
gli effetti della legge vigente

Anno in corso

sequestri
droghe leggere (kg) 234.120
droghe pesanti (kg) 408.000
dosi droghe sintetiche 88.900
piante di cannabis 43.900
vittime
morti 3
arresti 1.823
giorni di reclusione 777

Settimana da 4 a 10 Agosto 2026

sequestri
droghe leggere (kg) 3.200
droghe pesanti (kg) 2.400
dosi droghe sintetiche 1.200
piante di cannabis 2.100
vittime
morti 0
arresti 13
giorni di reclusione 11
10 AGOSTO 2026

Osservatorio disservizi da 4 a 10 Agosto 2026. L’Italia che non funziona. Pubblica amministrazione in vetta

· di Redazione

Ogni lunedì Aduc rende noti i dati dei disservizi, nel privato e nel pubblico, segnalati da utenti e consumatori che si sono rivolti all'associazione nella settimana precedente.

Uno spaccato dell'Italia che non funziona.

Da 4 a 10 Agosto 2026
Pubblica Amministrazione 26,50%
Telecomunicazioni 12,40%

Energia 12,20%

Salute 11,30%

Prodotti finanziari 08,0%

Banca 07,0%

Viaggi 06,60%

Acquisti 06,20%

Condominio 04,20%

Assicurazioni 02,40%

Diritti immigrati 02,30%

7 AGOSTO 2026

Africa, nuova base produttiva dei cartelli della droga internazionali

· di Redazione

L'Africa non è più soltanto una rotta di transito per il narcotraffico internazionale: sta diventando, sempre più, una vera e propria base di produzione per i cartelli della droga. A denunciarlo è IOL (Independent Online), principale piattaforma di informazione sudafricana, che descrive come l'Africa occidentale si stia trasformando in qualcosa di più di un corridoio per gli stupefacenti, con i cartelli messicani che vi stabiliscono laboratori di metanfetamina, con gravi ricadute sulla sicurezza e la salute pubblica.

Il fenomeno è documentato da una serie di operazioni di polizia. In Sudafrica, in soli due anni, le forze dell'ordine hanno scoperto quattro laboratori industriali di produzione di droga collegati a reti messicane, con sequestri per oltre 150 milioni di dollari in cristalli di metanfetamina. Tra gli arrestati figurano più di otto cittadini messicani. L'ultimo caso in ordine di tempo risale al maggio 2026, quando a Swartruggens, nel North West, la polizia ha smantellato un impianto che custodiva circa 481 chili di metanfetamina e sostanze chimiche per un valore stimato attorno a un miliardo di rand (circa 60 milioni di dollari).

Il modello operativo è ormai ricorrente: fattorie isolate in zone rurali lontane dai centri abitati, dove l'attività criminale può restare a lungo inosservata. I cartelli — in particolare il Cartello di Sinaloa e il Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG) — inviano in Africa i propri chimici specializzati, i cosiddetti "cooks", che affiancano complici locali nella produzione. Secondo un esperto dell'Istituto per gli Studi sulla Sicurezza (ISS) Willem Els, la principale ragione per cui produrre localmente è conveniente per i cartelli è la presenza di corruzione tra forze dell'ordine e politici, che garantisce protezione alle operazioni illecite.

Il fenomeno non riguarda solo il Sudafrica. In Nigeria sono stati individuati laboratori con legami messicani già a partire dal 2016. In Kenya, nell'ottobre 2024, è stato arrestato un membro del CJNG insieme a complici kenioti e nigeriani, mentre gestivano un laboratorio clandestino a Namanga, al confine con la Tanzania. Secondo James Griego, responsabile delle operazioni antidroga per il Comando Africa degli Stati Uniti (AFRICOM), dal 2023 sono stati effettuati raid su 14 laboratori gestiti da messicani in Africa, di cui cinque solo nel 2026.

A spingere i cartelli verso il continente africano concorre anche l'intensificarsi delle pressioni americane sui narcos in America Latina. L'Africa offre condizioni favorevoli: debolezza istituzionale, corruzione diffusa, porti scarsamente sorvegliati, vaste zone rurali con scarsa presenza delle forze dell'ordine e una manodopera locale che — in contesti di alta disoccupazione — può essere facilmente reclutata per operazioni rischiose. La produzione sul posto riduce inoltre i rischi del trasporto transfrontaliero di sostanze già lavorate.

7 AGOSTO 2026

Tossicodipendenza in Usa. Le persone non vogliono essere curate

· di Redazione
Vitaly Gariev - Unsplash
Foto: Vitaly Gariev — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Perché milioni di persone che ritengono di aver bisogno di cure non le desiderano: uno sguardo ai risultati dello studio NSDUH.

Questa settimana, analizzo nel dettaglio i risultati del rapporto relativi al trattamento dei tossicodipendenti: il numero di persone che lo hanno ricevuto, il numero di persone a cui è stata diagnosticata una dipendenza e il numero di persone che, pur avendone bisogno, non lo hanno ricevuto. E, soprattutto, i motivi per cui non lo hanno ricevuto.

Prima di entrare nel dettaglio, vorrei chiarire quello che definisco il concetto convenzionale di "divario terapeutico" e ciò che, a mio avviso, tralascia o elude.

Nel mondo delle politiche sulle droghe e delle dipendenze si parla molto di un "sistema di trattamento fallimentare". Sentirete spesso dire che questo sistema fallimentare crea un "divario terapeutico". In realtà, significa solo che molte persone hanno bisogno di aiuto ma non lo ricevono. In questo contesto, sento citare spesso una statistica: circa 9 persone su 10 a cui viene diagnosticato un disturbo da uso di sostanze (SUD) non ricevono un trattamento. Da qui, la storia del "divario terapeutico" accelera e passa direttamente a "aumentare l'accesso", un altro slogan che si sente ovunque. Accesso. Accesso. Abbiamo bisogno di più accesso. Lo dicono tutti.

In alcune aree, come la buprenorfina per la dipendenza da oppioidi, l'accesso è stato notevolmente ampliato, ma ciò non ha portato a un aumento del numero di persone che si recano in clinica per ottenere il farmaco. Nonostante i farmaci siano il trattamento migliore, oltre l'80% Circa 3,4 milioni di persone con dipendenza da oppioidi non hanno ricevuto alcun trattamento farmacologico. Sebbene la situazione presenti diverse complicazioni, ampliare l'accesso alle cure non significa automaticamente che un maggior numero di persone vi acceda .

Allargando lo sguardo: quasi 38 milioni di persone con una diagnosi di dipendenza non hanno ricevuto un trattamento nel 2025. Ma è un errore attribuire questo numero impressionante a un problema di accesso. Forse vorremmo che fosse un problema di accesso. Se lo fosse, la soluzione sarebbe molto più semplice.

Cosa sta succedendo a decine di milioni di persone che presumibilmente avrebbero bisogno di cure ma non le hanno ricevute? Chi sono? Qual è il loro problema? Cosa sappiamo e cosa non sappiamo? E si tratta di un problema esclusivo delle dipendenze?

Ecco cosa sappiamo dallo studio NSDUH: questa enorme fetta di persone non riceve cure perché pensa di non averne bisogno.

Vale la pena ripeterlo: non pensano di averne bisogno!

Circa il 94% (~35 milioni) rientra in questa categoria. Si tratta di un gruppo enorme di persone che non hanno cercato cure né credevano di averne bisogno.

Questo solleva una serie di domande e problemi complessi. Tendo ad analizzare le cose attraverso una lente materialista, il che significa che penso alla struttura. E questo modo di pensare crea una tendenza – o un pregiudizio – a concentrarsi sulle barriere strutturali, come quelle economiche e i costi. Ma il problema del trattamento delle dipendenze presentato in NSDUH non è in realtà di natura strutturale o materiale. Costi, assicurazione, stigma riguardo alle conseguenze sulla vita o sul lavoro: tutto ciò è importante, ma si colloca ben al di sotto di quello che sembra essere un blocco psicologico e motivazionale di base.

Ora, non credo che dobbiamo semplicemente scuotere quasi 40 milioni di persone dal loro stato di negazione. Non penso che la negazione comune sia il problema principale. Sì, dipendenza e negazione vanno di pari passo. Ma non credo che tutte le persone in questa situazione siano illuse sulla propria vita e non riescano a vedere cosa sta succedendo. È possibile che non si tratti di autoinganno, ma di un'accurata autovalutazione dei propri bisogni.

Cercherò quindi di analizzare la questione nel modo più sistematico possibile, con le poche informazioni a nostra disposizione, riguardo ai motivi per cui le persone pensano di non aver bisogno di aiuto.

Innanzitutto, ecco una ripartizione per età di coloro che hanno effettivamente ricevuto un trattamento. Il gruppo più numeroso è quello dei giovani (dai 12 ai 17 anni), seguito dagli adulti (dai 26 anni in su). Credo che questo sia logico: gli adolescenti vengono scoperti a fare uso di droghe dai consulenti scolastici e dai genitori, che possono imporre un trattamento. Gli adulti più anziani, invece, hanno avuto più tempo per accumulare conseguenze (perdita del lavoro, problemi di salute, pressioni familiari, assicurazione e stabilità finanziaria) che alla fine li spingono verso un trattamento.

Ora, vediamo chi ha più bisogno di cure. È lo stesso gruppo che ne ha ricevute di meno. Quel fastidioso gruppo tra i 18 e i 25 anni.

I giovani tra i 18 e i 25 anni si trovano in una fase particolare della vita. Non sono più bambini, ma non sono ancora del tutto adulti. Hanno superato la fase della rigida supervisione genitoriale e delle pressioni scolastiche. Tuttavia, non hanno ancora le basi della vita adulta, come un'assicurazione sanitaria aziendale, una famiglia a carico e le conseguenze concrete delle proprie azioni. Questa è anche la fascia d'età che sta ancora sperimentando e imparando a diventare adulta. Alcuni in questa fascia d'età potrebbero considerare normale l'uso massiccio di droghe. Non viene percepito come una dipendenza, anche se ne soddisfa alcuni criteri. Potrebbe essere una fase temporanea della giovane età adulta, piuttosto che un problema da affrontare. A quest'età c'è ancora molto tempo e flessibilità per cambiare le cose.

Molte persone, con l'età, superano o abbandonano gradualmente i comportamenti di dipendenza senza bisogno di alcun trattamento o aiuto.

Tuttavia, è proprio in questa fase giovanile e impressionabile che la dipendenza può davvero radicarsi. Quindi non è giusto liquidare questo gruppo come se non avesse bisogno di aiuto. Ma d'altra parte, questo gruppo di giovani adulti non rappresenta nemmeno lontanamente i 38 milioni di persone che pensano di non aver bisogno di cure.

Penso che, in parte, il problema risieda nell'immagine e nella percezione che si ha del trattamento.

Le persone che soddisfano i criteri per un disturbo da uso di sostanze, a cui viene detto che hanno bisogno di un trattamento, quando immaginano come sia questo trattamento, pensano: Assolutamente no! Non fa per me.

Quando la maggior parte delle persone immagina il "trattamento per la dipendenza", vede la versione popolare. Vedono ciò che viene rappresentato nei film e in TV: entrare in una struttura da qualche parte, scomparire da scuola, lavoro, amici, famiglia, qualsiasi cosa, per 30, 60 o 90 giorni, a volte anche di più. E poi, attraverso questo trattamento intensivo, interminabili ore di terapia di gruppo e test antidroga, costante elaborazione delle emozioni, controlli periodici, monitoraggio e parlare incessantemente di sé stessi, in qualche modo si emerge da tutto questo come una persona cambiata. Ma non si è guariti! Viene detto che non si guarirà mai. Quindi si intraprende una vita di mantenimento senza fine per rimanere totalmente sobri al 100%. Ora si va a più riunioni degli Alcolisti Anonimi o dei Narcotici Anonimi ogni settimana e la sobrietà è la propria vita,

È una richiesta difficile da accettare. Ma è anche irrealistica. Non è minimamente necessaria per la maggior parte delle persone. Eppure è ciò che la maggior parte di noi immagina. È una richiesta enorme. È uno sconvolgimento totale. Significa mettere in pausa tutta la propria vita, solo che non esiste un pulsante di pausa per la vita, quindi tutto continuerà ad andare avanti senza di te, il che è ancora peggio.

Se questo è l'unico modello mentale che una persona ha per "chiedere aiuto", non è difficile capire perché oltre il 90% degli adulti con una diagnosi di dipendenza concluda di non aver bisogno di aiuto. Il costo immaginario di "risolvere" il problema – che, ripeto, non credo che neghino completamente – sembra enormemente sproporzionato rispetto a quanto grave sia la situazione nella vita di tutti i giorni.

Sappiamo che la gravità conta. La probabilità di ricevere un trattamento è proporzionale alla gravità, come ci si aspetterebbe. Una persona con un disturbo grave ha circa 7 volte più probabilità di ricevere un trattamento rispetto a una persona con un disturbo lieve (28,9% contro 4,1%). Il punto importante è che il gruppo più numeroso di persone non rientra nella categoria dei casi gravi. Il gruppo più numeroso presenta una forma più lieve con meno sintomi. Si tratta di un numero più che doppio rispetto alla somma dei gruppi con disturbi moderati e gravi. Le persone con un disturbo lieve non necessitano di queste cure intensive. Ma è così che interpretano il termine "aiuto".

Una delle ironie di tutta questa situazione è che la riabilitazione in regime di ricovero è in realtà in declino. La consulenza ambulatoriale (4,4 milioni di persone), la telemedicina (3,6 milioni) e i farmaci per la dipendenza da oppioidi o alcol che si assumono a casa mentre si svolge la vita normale, superano di gran lunga i ricoveri in regime di ricovero (2,2 milioni).

Ma non credo che la maggior parte delle persone lo abbia ancora capito. L'immagine del trattamento è ancorata al passato. Il modo in cui viene rappresentato nella cultura popolare è di scarso aiuto. È quasi sempre iperbolico e ridicolo e alimenta questa errata percezione che la dipendenza sia un grave attacco di follia che richiede il ricovero in un istituto. Quindi chi ha un caso più lieve probabilmente non ha idea che ci siano cose che potrebbe fare per migliorare la propria situazione. Ma sentono le parole "dipendenza", "disturbo da uso di sostanze" e "trattamento" e, giustamente, si spaventano.

Oggigiorno, la maggior parte dei "trattamenti" non sembra affatto un modo per lasciarsi la propria vita alle spalle. Sembra piuttosto un appuntamento settimanale o mensile, il ritiro di una ricetta e via. È come quello che faccio io: vado da un terapeuta (che non è specializzato nemmeno nel trattamento delle dipendenze) e parliamo.

(Zachary Siegel)

6 AGOSTO 2026

Riforma del controllo internazionale delle droghe: il sistema ONU regge ancora?

· di Redazione

Il sistema internazionale di controllo delle droghe, fondato su tre convenzioni ONU adottate nel 1961, 1971 e 1988, mostra crepe sempre più evidenti. Un'analisi pubblicata su EJIL: Talk!, il blog accademico del European Journal of International Law, affronta il tema con una domanda di fondo: questo quadro normativo è ancora adeguato agli obiettivi che si propone?

Il nodo centrale è la tensione crescente tra l'impostazione proibizionista delle convenzioni e le politiche nazionali che un numero sempre maggiore di paesi ha adottato, scegliendo la via della legalizzazione o della depenalizzazione di alcune sostanze — a cominciare dalla cannabis. Paesi come Uruguay e Canada, e numerosi stati degli USA, hanno costruito mercati regolamentati per uso non medico della cannabis, in aperta contraddizione con gli obblighi sanciti dalla Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, che classifica ancora la sostanza tra quelle sottoposte ai controlli più severi.

Lo studio mette a fuoco le possibili strade per riformare il sistema, senza necessariamente demolirlo. Tra le opzioni analizzate: emendamenti formali alle convenzioni esistenti, l'introduzione di deroghe che consentano margini di flessibilità ai singoli stati, oppure l'adozione di nuovi strumenti giuridici internazionali in grado di affiancare o sostituire il quadro attuale. Nessuna di queste strade è priva di ostacoli politici e giuridici, ma il dibattito accademico le considera ormai non più rinviabili.

Un elemento ricorrente nell'analisi è il contrasto tra le norme internazionali vigenti e le evidenze scientifiche sull'efficacia reale delle politiche repressive sulle droghe. Decenni di applicazione del regime proibizionista non hanno prodotto la riduzione attesa del consumo e del traffico illecito, mentre hanno generato costi rilevanti sul piano dei diritti umani e della salute pubblica. La ricerca scientifica segnala da tempo l'efficacia di approcci alternativi — dalla riduzione del danno alla regolamentazione controllata — che l'attuale architettura delle convenzioni ONU tende a rendere giuridicamente problematici.

Il tema è oggi al centro del dibattito istituzionale. Nella sessione del 2025 della Commissione ONU sugli stupefacenti (CND), la Colombia ha presentato una risoluzione storica — poi approvata come Risoluzione 68/6 — che istituisce un gruppo indipendente di esperti con il mandato di valutare il funzionamento del sistema internazionale di controllo delle droghe e formulare raccomandazioni per una sua più efficace attuazione. I risultati del panel saranno presentati alle sessioni CND del 2026 e del 2027.

Il quadro normativo internazionale, costruito in un'epoca molto diversa dall'attuale, si trova così di fronte a una sfida di adeguamento che coinvolge diritto, scienza e politica insieme.

4 AGOSTO 2026

Colpire i gruppi guerriglieri e i cartelli non ferma la violenza in America Latina, ma concentrarsi sulla geografia potrebbe

· di Redazione

Le caratteristiche ambientali e la geografia potrebbero essere indicatori più affidabili degli omicidi in America Latina rispetto alla diffusione delle bande della criminalità organizzata.

Questo è quanto emerso da un recente studio che ha analizzato i modelli di omicidio nei comuni colombiani tra il 2010 e il 2020.

In qualità di ricercatori nel campo della criminologia territoriale , eravamo interessati a capire se i luoghi in cui si verificano episodi di violenza siano più importanti della prevalenza di gruppi della criminalità organizzata che operano al loro interno.

Abbiamo quindi confrontato i livelli di violenza con la prevalenza o la prossimità di determinati fattori ambientali e geografici, tra cui la coltivazione della coca , l'estrazione dell'oro e i corridoi di trasporto, come strade principali, fiumi, porti, aeroporti e valichi di frontiera.

Utilizzando modelli statistici, abbiamo valutato il potere predittivo relativo di queste caratteristiche ambientali rispetto alla presenza di attori armati, tra cui il gruppo rivoluzionario ormai sciolto FARC e le sue fazioni dissidenti , il gruppo guerrigliero ELN e diverse organizzazioni criminali.

I nostri risultati hanno dimostrato che le caratteristiche ambientali e geografiche erano predittori significativi del tasso di omicidi a livello locale, indipendentemente dalla presenza di gruppi della criminalità organizzata.

In effetti, molti comuni della Colombia orientale con un'elevata presenza di gruppi armati presentavano tassi di omicidio relativamente bassi. Al contrario, le zone ad alta incidenza di omicidi si concentravano prevalentemente nel corridoio occidentale del paese, dove si sovrappongono le risorse economiche illecite e le vie di trasporto.

Fondamentalmente, la violenza non è rimasta confinata all'interno dei singoli comuni. Un forte effetto a catena ha fatto sì che i tassi di omicidio in un comune fossero significativamente influenzati dalle condizioni di un comune limitrofo, in particolare dalla produzione di coca e dalle attività minerarie nelle aree adiacenti. A quanto pare, le caratteristiche ambientali facilitano gran parte della violenza in Colombia.

Perché è importante

Le implicazioni di questi risultati contrastano direttamente con decenni di politiche anti-violenza in America Latina e non solo. Strategie di alto profilo per eliminare i boss della criminalità organizzata – l' uccisione del narcotrafficante colombiano Pablo Escobar , la cattura del messicano El Chapo , l'arresto o l'uccisione di importanti leader delle FARC in passato – sono emblematiche di una convinzione radicata secondo cui tagliare la testa al serpente smantellerà le organizzazioni criminali e ridurrà lo spargimento di sangue.

I nostri risultati , pubblicati sulla rivista scientifica peer-reviewed Crime Science, suggeriscono che questa strategia sia inadeguata o, quantomeno, incompleta.

Se i tassi di omicidio sono determinati dalla distribuzione geografica delle opportunità economiche illecite, allora allontanare i singoli criminali da tali ambienti non cambia di molto le condizioni di fondo che rendono la violenza redditizia e persistente. Un nuovo gruppo, o un residuo frammentato del vecchio, nel caso dei dissidenti delle FARC, opererà semplicemente nello stesso luogo del suo predecessore e proseguirà con la stessa attività criminale.

Il nostro studio ridefinisce anche il modo in cui dovrebbe essere interpretato l'accordo del 2016 tra la Colombia e le FARC . Sebbene l'accordo sia riuscito a disarmare uno dei gruppi insurrezionali più influenti della regione, la violenza è persistita e in alcune aree si è intensificata perché le condizioni generali che alimentavano il conflitto sono rimaste sostanzialmente invariate. Con il ritiro delle FARC , organizzazioni armate rivali, o gruppi successori frammentati, si sono insediate nei vuoti di potere creatisi e hanno gareggiato per il controllo delle aree di produzione di coca e delle rotte del narcotraffico.

I nostri risultati suggeriscono che, per i responsabili politici, le strategie reattive che prendono di mira i criminali dopo lo scoppio della violenza non sono sufficienti da sole.

Piuttosto, potrebbero essere più efficaci i metodi che affrontano le cause profonde che attraggono i gruppi della criminalità organizzata. Questi potrebbero includere programmi di sostituzione delle colture nelle regioni in cui si coltiva la coca, opportunità di lavoro legale per le comunità minerarie e una maggiore presenza delle forze dell'ordine lungo i corridoi del traffico di esseri umani, nonché nelle aree in cui il governo nazionale ha una presenza scarsa o inesistente.

Ciò che ancora non si sa

A livello generale, questo studio ha analizzato la distribuzione degli omicidi all'interno dei comuni, ovvero le unità amministrative di base per le quali erano disponibili i dati sugli omicidi. Tuttavia, alcuni comuni sono piuttosto estesi, il che significa che i gruppi armati potrebbero non operare in modo uniforme su tutto il territorio e che, di conseguenza, gli omicidi non sono distribuiti in modo omogeneo. Ricerche future potrebbero approfondire ulteriormente l'analisi, esaminando se gli stessi schemi si riscontrano anche a livello di quartiere o di singola strada.

Poiché non erano disponibili dati annuali per tutte le variabili, ci siamo basati sui tassi medi di omicidio nell'arco di 10 anni, il che significa che non abbiamo potuto monitorare i cambiamenti nel tempo. Vorremmo esplorare se le variazioni nel numero e nella presenza delle organizzazioni criminali, unitamente ai fattori ambientali, corrispondano a variazioni annuali della violenza.

Infine, speriamo di applicare questo stesso quadro di riferimento ad altri paesi dell'America Latina colpiti da conflitti, in particolare il Messico e alcune zone dell'America Centrale, per verificare se gli stessi fattori ambientali siano predittivi dei tassi di omicidio in contesti nazionali diversi. Se i fattori legati al luogo si dimostrassero costantemente altrettanto influenti di quelli incentrati sul criminale, la tesi a favore di strategie di prevenzione che si concentrino sui luoghi e sulle condizioni, piuttosto che solo sui criminali, diventerebbe molto più difficile da ignorare per i decisori politici.

4 AGOSTO 2026

Accedere alla terapia con psilocibina in Italia: il vademecum

· di Claudia Moretti

Cosa fare, come farlo, da dove partire

Guida pratica per pazienti e medici per l’uso compassionevole nominale curata dall’avvocata Claudia Moretti e la Dottoressa Caterina Bartoli

Una premessa necessaria

In Italia, la psicoterapia assistita con psilocibina non è un trattamento standard, non è rimborsata dal SSN e non è disponibile in nessun ambulatorio come qualsiasi altro farmaco. Esistono però due percorsi legali per accedervi.

Questo documento spiega come funzionano entrambi, chi può usarli e cosa è realisticamente necessario per percorrerli. Non è un testo promozionale: i percorsi esistono ma sono complessi, richiedono tempo e non sempre vanno a buon fine.

A giugno 2026 la situazione italiana è questa: un unico studio clinico autorizzato da AIFA (avviato nel luglio 2025 dall’Istituto Superiore di Sanità su finanziamento PNRR, coordinato dal professor Giovanni Martinotti), attivo in tre centri clinici (Chieti, ASL Roma 5, Foggia), con 68 posti totali e durata prevista fino a luglio 2027. Al di fuori dello studio, l’unica via legale è il Decreto Ministeriale 7 settembre 2017 sull’uso compassionevole individuale. Non ci sono altre opzioni legali in questo momento.

La psilocibina è classificata come stupefacente in Tabella I del DPR 309/1990. Fuori dai percorsi descritti in questo documento, il suo utilizzo ha conseguenze penali sia per il paziente che per il medico.

Parte 1: Guida per il paziente

Chi potrebbe accedere

La terapia con psilocibina, nei percorsi attualmente disponibili in Italia, è studiata per due condizioni principali. Non è una cura di prima scelta: è pensata per chi ha già provato le terapie standard senza risultati sufficienti.

Ci sono anche situazioni intermedie che richiedono una valutazione caso per caso: storia familiare di psicosi, terapie in corso con litio o antidepressivi ad alto dosaggio, episodi recenti di autolesionismo grave. Queste non escludono automaticamente, ma richiedono una valutazione più attenta da parte del medico.

Uso compassionevole individuale

Quando non esiste un trial (come lo studio ISS) che possa arruolare il paziente (posti esauriti, diagnosi non allineata ai criteri del protocollo, impossibilità di raggiungere fisicamente i centri, o altre ragioni cliniche), esiste il percorso dell’uso compassionevole individuale previsto dal DM 7 settembre 2017. Questo percorso include un accompagnamento psicoterapeutico completo, che la letteratura scientifica internazionale considera parte essenziale del trattamento.

Il lavoro amministrativo lo fa il tuo medico, non tu.

Il percorso compassionevole richiede che il tuo medico specialista attivi la procedura presso il Comitato Etico della propria struttura. Il paziente non ha un ruolo attivo nella burocrazia. Il vero ostacolo pratico è trovare un medico formato e disposto a percorrere questa strada.

Da dove partire

Se sei un paziente che vuole esplorare questa possibilità, questi sono i passaggi realistici:

  1. Parla con il tuo psichiatra o medico curante. Mostragli questo documento: se non conosce questo percorso, il problema non è suo — è un territorio ancora nuovo per la maggior parte dei medici italiani.
  2. Verifica con lui le eventuali ipotesi di accedere alle sperimentazioni.
  3. Raccogli la tua documentazione clinica: lettere di dimissione, relazioni specialistiche, documentazione di tutti i farmaci e le terapie già provate (con durata, dosaggio e risposta).

Una cosa onesta da dire

Questo non è un percorso semplice. I medici formati in Italia sono ancora pochissimi, la burocrazia è reale, e i posti nelle sperimentazioni sono limitati. Il percorso di uso compassionevole individuale con psichedelici, pur previsto dalla legge dal 2017, è nelle prime fasi di applicazione pratica in Italia per questo specifico ambito terapeutico.

Parte 2: Guida per il medico – Checklist operativa

Quadro normativo di riferimento

La psilocibina è classificata come stupefacente in Tabella I del DPR 309/1990. L’uso al di fuori degli strumenti descritti di seguito ha conseguenze penali. I due strumenti legali disponibili sono:

  • Via A — Studio clinico (in Italia al momento attivo quello autorizzato dall’ISS): arruolamento nei trial AIFA-autorizzati.
  • Via B — DM 7 settembre 2017: uso terapeutico individuale di medicinale sottoposto a sperimentazione clinica (“uso compassionevole”), GU n. 256 del 2.11.2017

Il DM 7/9/2017 prevede presupposti applicativi cumulativi: patologia grave o che pone il soggetto in pericolo di vita, assenza di valide alternative terapeutiche autorizzate, impossibilità di inclusione in sperimentazione clinica in corso, disponibilità di dati preliminari di sicurezza ed efficacia (fase III, II o persino I in casi specifici).

Responsabilità del medico richiedente

Ai sensi del DM 7/9/2017, il medico specialista richiedente assume la responsabilità clinica della selezione del paziente, della supervisione del trattamento e della segnalazione degli eventi avversi.

Criteri di esclusione relativi (valutare caso per caso, possibilmente in collegialità)

  • Storia familiare di primo grado di disturbi dello spettro schizofrenico
  • Terapia in corso con litio (wash-out ≥5 gg, rischio convulsioni)
  • Terapia in corso con IMAO (wash-out ≥14 gg, OBBLIGO assoluto — rischio sindrome serotoninergica)
  • SSRI/SNRI ad alto dosaggio (valutare riduzione graduale — possibile riduzione dell’efficacia)
  • DBP grave con storia recente di autolesionismo grave
  • Tentativo di suicidio negli ultimi 6-12 mesi (risk assessment formale obbligatorio, C-SSRS)
  • Abuso attivo di sostanze (eccetto in protocolli specifici per dipendenze)

Screening diagnostico strutturato obbligatorio

  • Intervista diagnostica strutturata: M.I.N.I. o SCID-5-CV
  • Columbia Suicide Severity Rating Scale (C-SSRS)
  • Screening spettro bipolare: MDQ + HCL-32
  • Scale target: HDRS-17 o MADRS (depressione), PCL-5 (PTSD)
  • Screening disturbi di personalità (PDQ-4+ o IPDE)
  • ECG a 12 derivazioni (recente, max 3 mesi) — PA in più rilevazioni
  • Esami ematochimici: emocromo, funzionalità epatica (AST/ALT/GGT/bilirubina), renale (creatinina/GFR), elettroliti, TSH, glicemia
  • Beta-hCG in tutte le donne in età fertile
  • Revisione farmacologica completa con screening delle interazioni

Iter amministrativo

L’iter per l’uso compassionevole nominale su singolo paziente si compone di due fasi.

La prima consiste nell’autorizzazione da parte del Comitato Etico territorialmente competente.

Il CE adotta il proprio parere e lo trasmette ad AIFA entro 3 giorni tramite la casella dedicata, per attività di monitoraggio. Nella richiesta al CE, il medico dovrà indicare l’Azienda Farmaceutica che offrirà il farmaco sperimentale per uso compassionevole nominativo.

La seconda fase, ottenuta l’autorizzazione del CE, avviene tramite la Farmacia Ospedaliera di riferimento, e consiste nella richiesta di importazione del farmaco, secondo i canali previsti dalla normativa di settore. Sarà necessario coprire i costi per le relative certificazioni, per il tramite della Farmacia Ospedaliera di riferimento.

Puoi trovare i link istituzionali alla fine del documento.

Somministrazione

Requisiti del setting: struttura sanitaria autorizzata; possibilmente stanza silenziosa e confortevole; kit di emergenza disponibile.

Team minimo: almeno due operatori in presenza continua durante la sessione — un medico (psichiatra o medico con formazione specifica PAT) con funzione di supervisione medica + uno psicologo o psicoterapeuta con formazione PAT con funzione di guida terapeutica.

Riferimenti normativi


(pubblicato da Associazione Luca Coscioni)

NOTIZIE
10 AGOSTO 2026

ITALIAITALIA. Carta d'identità cartacea provvisoria

Con lo scadere della validità per l’espatrio della carta d’identità cartacea, scattato il 3 agosto, e la lentezza di comuni e Zecca dello Stato per produrre le nuove CIE, si è creato un cortocircuito tutto italiano. La proroga di validità della carta al 31 gennaio 2027, infatti, adottata per venire incontro ai ritardi della macchina statale, non aiuta: il documento, infatti, pur valido in Italia non è ritenuto valido per l’espatrio.

La soluzione trovata è, anch’essa, tutta italiana.

Con un decreto del 4 agosto scorso, infatti, il Ministero dell’Interno ha sdoganato il modello di un documento provvisorio valido per l’espatrio da utilizzare per i cittadini che hanno urgenza di uscire dal Paese. In sostanza, per sostituire la CI cartacea, il Ministero ha prodotto una CI provvisoria di nuovo cartacea.

Il nuovo modello verrà distribuito ai comuni tramite le Prefetture entro il 12 agosto.

Il rilascio è consentito solo in via eccezionale e per comprovati casi di urgenza, “ossia quando il cittadino dimostri l'impossibilità di attendere i normali tempi di stampa e spedizione della Cie” dice il Ministero. Che precisa come la validità per l’espatrio sia però soggetta al giudizio dello Stato in cui si deve viaggiare. “La validità all'estero – dice ancora il Ministero - è condizionata all'effettivo riconoscimento del modello cartaceo provvisorio da parte delle autorità dello Stato estero di destinazione”. Questo significa che alcuni Stati potrebbero non riconoscerne la validità.

Si tratta inoltre di un documento temporaneo, con una validità massima di sei mesi, non rinnovabile.

(TTG)

10 AGOSTO 2026

ECUADORECUADOR. Nuovo fronte delle droghe sintetiche nelle Americhe

Per decenni l'Ecuador è stato percepito come un'eccezione in una regione devastata dal narcotraffico, dalla violenza armata e dalla corruzione istituzionale. Come riporta Diálogo Américas, mentre i paesi vicini combattevano guerre aperte tra cartelli e forze statali, l'Ecuador sembrava restare ai margini di queste dinamiche.

Quell'immagine ha cominciato lentamente a incrinarsi fino a collassare del tutto nel gennaio 2024, quando il presidente Daniel Noboa ha dichiarato lo stato di conflitto armato interno e ha designato 22 organizzazioni criminali come gruppi terroristici. La misura ha portato alla luce una realtà che covava da anni: un drammatico aumento degli omicidi, bande armate in lotta per il controllo del territorio, carceri trasformate in basi operative delle organizzazioni criminali e istituzioni sopraffatte.

A questo quadro già critico si aggiunge ora una nuova minaccia: l'infiltrazione delle droghe sintetiche, in particolare del fentanyl. Secondo quanto documentato dalla testata specializzata, l'Ecuador non è più un paese periferico rispetto al traffico internazionale di stupefacenti, ma è diventato un nodo strategico per le organizzazioni criminali transnazionali che lo utilizzano come hub di distribuzione verso altri mercati.

Negli ultimi cinque anni il paese andino è passato dall'essere un semplice punto di transito a uno dei più importanti centri internazionali del narcotraffico nell'emisfero occidentale, con cocaina proveniente da Colombia e Perù che viene redistribuita verso il Nord America e l'Europa. Ora a questo traffico consolidato si affianca la pressione dei cartelli che puntano a espandere il mercato degli oppioidi sintetici nella regione.

La situazione ha spinto le autorità ecuadoriane a intensificare la cooperazione internazionale. All'inizio del 2026 un'operazione coordinata tra forze ecuadoriane, DEA ed Europol ha smantellato una rete internazionale di traffico di droga legata all'organizzazione criminale Los Lobos. Sempre nel 2026 è stato aperto a Quito il primo ufficio permanente dell'FBI in Ecuador, per rafforzare la collaborazione investigativa su traffico di droga e armi, riciclaggio di denaro e criminalità organizzata transnazionale.

Sul fronte europeo, l'Agenzia europea per le droghe (EUDA) e il Ministero degli Esteri ecuadoriano hanno firmato un nuovo programma di lavoro congiunto 2026-2028, che prevede scambi su metodologie di monitoraggio, dati sui sequestri, prezzi e purezza delle sostanze, nonché metodi di laboratorio per identificare le sostanze precursori. Un elemento chiave del programma è lo sviluppo di un sistema informativo integrato a supporto di un futuro Osservatorio nazionale sulle droghe in Ecuador.

8 AGOSTO 2026

COLOMBIACOLOMBIA. De la Espriella presidente, guerra alla cocaina e alleanza con Trump

Abelardo de la Espriella ha assunto la presidenza della Colombia il 7 agosto 2026, con la promessa di dichiarare guerra ai guerriglieri narcotrafficanti e di aprire una nuova stagione di stretta collaborazione con gli Stati Uniti. Come riporta France24, il nuovo capo di stato colombiano — ex avvocato di successo, soprannominato "La Tigre" — porta il paese a una netta svolta a destra dopo quattro anni di governo progressista guidato da Gustavo Petro.

Il programma di De la Espriella è deciso: bombardare i laboratori di cocaina nella giungla, costruire "mega-carceri" e ridurre drasticamente le dimensioni dello Stato. Sul fronte internazionale, ha proposto la formazione di un'alleanza militare con gli Stati Uniti e Israele per combattere i gruppi armati, e si è offerto di ospitare truppe americane sul suolo colombiano. Il 48enne presidente — che detiene la doppia cittadinanza colombiana e statunitense — ha anche annunciato l'adesione della Colombia allo "Scudo delle Americhe", la coalizione anti-cartelli promossa da Washington, con un ufficio dell'alleanza che sarà ospitato a Medellín, città che De la Espriella ha definito "la testa del serpente del narcotraffico e della criminalità organizzata".

Il piano di punta del nuovo governo è il cosiddetto Piano Colombia II, ispirato all'accordo miliardario siglato con Washington negli anni Duemila per combattere i cartelli della droga e i gruppi armati di sinistra. Gli Stati Uniti hanno già annunciato un miliardo di dollari in assistenza alla sicurezza per il nuovo governo colombiano.

Gli esperti sottolineano come i gruppi armati colombiani — un tempo mossi da ideologie politiche, oggi concentrati sul profitto del narcotraffico e di altri traffici illeciti — abbiano sfruttato le tregue dell'era Petro per rafforzarsi. La vittoria di De la Espriella si inserisce in un'ondata di successi elettorali della destra latinoamericana, dal Cile al Costa Rica, costruiti attorno alla promessa di maggiore sicurezza.

L'insediamento ha avuto luogo a Cali, capoluogo della salsa nel sudovest del paese, rompendo con la tradizione che vuole la cerimonia a Bogotà. Petro non ha accettato la sconfitta in silenzio: ha convocato manifestazioni di massa nelle principali città durante la cerimonia, sostenendo — senza prove — che le elezioni siano state falsate.

7 AGOSTO 2026

USAUSA. USA: il Dipartimento Veterani sperimenta l'MDMA contro PTSD e alcolismo

Il Dipartimento per i Veterani degli Stati Uniti (VA) ha avviato la sua prima sperimentazione clinica con terapia assistita da MDMA — la sostanza psicoattiva nota comunemente come ecstasy — per trattare gravi disturbi della salute mentale nei reduci militari. Come riporta Newsweek, lo studio punta a valutare l'efficacia di questo approccio su veterani affetti da disturbo da stress post-traumatico (PTSD) severo e dipendenza da alcol, condizioni che non hanno risposto in modo soddisfacente alle terapie tradizionali.

Il trial, randomizzato e controllato con placebo, arruolerà circa 80 veterani presso i centri VA di Providence (Rhode Island) e West Haven (Connecticut). I partecipanti riceveranno o la terapia assistita da MDMA oppure una psicoterapia identica abbinata a un placebo attivo, per consentire un confronto rigoroso tra i due approcci. Requisito indispensabile per l'ammissione: la presenza simultanea di PTSD grave e disturbo da uso di alcol — entrambe le diagnosi devono coesistere.

Il farmaco sarà somministrato in forma farmaceutica certificata, in un ambiente clinico controllato e secondo protocolli di sicurezza sviluppati in collaborazione con la FDA statunitense. Il VA sottolinea che l'uso clinico di queste sostanze al di fuori dei trial di ricerca potrà essere valutato solo dopo un'eventuale approvazione da parte della FDA, scoraggiando esplicitamente qualsiasi forma di automedicazione.

La sperimentazione si inserisce in un contesto più ampio: il VA è attualmente coinvolto in 20 trial clinici attivi su terapie psicodeliche per disturbi della salute mentale. L'iniziativa segue il decreto esecutivo del presidente Trump "Accelerating Medical Treatments for Serious Mental Illness", che ha spinto l'amministrazione ad esplorare il potenziale terapeutico delle sostanze psichedeliche, citando esplicitamente l'elevato tasso di suicidi tra i veterani — superiore di oltre 1,5 volte rispetto alla popolazione adulta generale.

Parallelamente, il VA ha annunciato un secondo trial, denominato PIVOT (Psilocybin Intervention for Veterans Overcoming Treatment-Resistant Depression), dedicato alla valutazione della psilocibina — il principio attivo dei cosiddetti "funghi allucinogeni" — nel trattamento della depressione maggiore resistente alle cure, inclusi i casi con PTSD concomitante. La FDA ha già riconosciuto la designazione di "terapia innovativa" a diverse sostanze psicoattive, tra cui MDMA, psilocibina e LSD, aprendo la strada a percorsi di revisione accelerata.

7 AGOSTO 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. Sigarette elettroniche vietate senza ricetta: la criminalità ringrazia

In Australia il modello di controllo del tabacco e delle sigarette elettroniche ha raggiunto un punto di non ritorno. Come riporta Vaping Post, nel Paese il fumo tradizionale è calato ai minimi storici sulla carta, ma il mercato legale della nicotina è stato nel frattempo travolto da sigarette elettroniche e tabacco illegali, con miliardi di dollari che finiscono nelle casse della criminalità organizzata.

Il paradosso australiano è evidente: mentre le sigarette restano liberamente acquistabili, ottenere un prodotto da svapo regolamentato richiede una ricetta medica e la dispensazione in farmacia. L'Australia è l'unico Paese al mondo ad aver adottato questo modello prescrittivo per le sigarette elettroniche. Il ricercatore James Martin della Deakin University di Melbourne ha definito la situazione un vero e proprio "disastro totale", sostenendo che l'unica via d'uscita è legalizzare la vendita al consumo dei prodotti da svapo. Secondo le sue ricerche, il canale farmaceutico serve soltanto una piccola frazione degli stimati 1,5 milioni di australiani che usano lo svapo.

La logica di fondo è semplice: un mercato legale non funziona solo perché i prodotti sono teoricamente reperibili. Deve essere accessibile, conveniente e abbastanza competitivo da reggere il confronto sia con le sigarette sia con i prodotti da svapo illegali. Quando l'offerta regolamentata non soddisfa la domanda, il mercato non scompare: si sposta verso venditori informali, canali social, siti web e fornitori legati alla criminalità organizzata.

I dati confermano il fallimento della strategia proibizionista. Un sondaggio nazionale ha rilevato che l'87% degli utilizzatori di sigarette elettroniche ha aggirato completamente i canali legali. Secondo il medico e ricercatore Colin Mendelsohn, oltre il 90% delle sigarette elettroniche circolanti in Australia è privo di qualsiasi controllo sulla sicurezza. Il mercato illegale del tabacco vale ormai più di 4 miliardi di dollari australiani l'anno, e le entrate fiscali sul tabacco si sono quasi dimezzate rispetto al 2019, con perdite cumulative stimate in 10 miliardi di dollari australiani entro il 2029.

Le conseguenze non sono solo economiche. Negli ultimi mesi si sono registrati oltre 40 attentati incendiari contro negozi che vendevano tabacco e sigarette elettroniche illegali solo in Victoria. La criminalità organizzata, attirata dai margini elevati, ha scatenato una vera guerra di territorio per il controllo del mercato illecito della nicotina.

Le tasse altissime sulle sigarette — destinate ad aumentare del 5% all'anno — hanno allargato ulteriormente il divario di prezzo tra prodotti legali e alternative illegali, rendendo queste ultime ancora più attraenti. Chiudere i negozi visibili crea al massimo ostacoli temporanei: le transazioni si spostano in canali più difficili da monitorare, e ogni repressione aumenta sia il rischio che il guadagno per chi opera nell'illegalità.

Secondo i critici della politica australiana, il Paese ha trattato allo stesso modo la prevenzione giovanile e la cessazione del fumo negli adulti, vietando indiscriminatamente tutti i prodotti a base di nicotina a prescindere dal loro profilo di rischio. Il risultato è che il mercato legale della nicotina è stato di fatto ceduto alla criminalità organizzata, mentre i consumatori adulti vengono spinti verso prodotti non regolamentati e potenzialmente più pericolosi di quelli che avrebbero acquistato legalmente.

7 AGOSTO 2026

FRANCIAFRANCIA. Crack a Marsiglia: consumo in strada in "accelerazione senza precedenti"

A Marsiglia il consumo di crack nelle strade del centro città ha raggiunto livelli di guardia. Secondo quanto riporta Le Monde, il fenomeno — già definito "esponenziale e particolarmente visibile da due anni" — ha subito un'ulteriore brusca accelerazione negli ultimi sei mesi, tanto che gli operatori sul campo parlano di una situazione "senza precedenti".

A documentarlo è il dispositivo Tempo, promosso da Médecins du Monde insieme ad associazioni per la riduzione del rischio e strutture medico-sociali con équipe di strada. La coordinatrice del progetto, Marianne Poisson, descrive una crisi che peggiora di settimana in settimana: diverse centinaia di persone in condizioni di grave precarietà, senza alloggio, con diritti negati e disturbi psichici, consumano crack in pieno giorno nelle vie del centro, soprattutto nei pressi della stazione Saint-Charles. La tendenza è confermata anche dal rapporto TREND dell'Osservatorio francese sulle droghe e le dipendenze (OFDT), pubblicato nel giugno 2026.

Il profilo dei consumatori si sta modificando: sono sempre più giovani, con una presenza crescente di donne — talvolta adolescenti — particolarmente esposte al rischio di violenze. Il crack viene prodotto localmente a partire da cocaina venduta a basso prezzo nei numerosi punti di spaccio del centro città.

A rendere ancora più critica la situazione è la chiusura, avvenuta a fine maggio 2026, del Sleep In, centro di accoglienza e riduzione del rischio del quartiere Saint-Charles, gestito dal Groupe SOS. La struttura — che offriva trenta posti letto d'emergenza e consulenze mediche — è stata chiusa per insalubrità e non riaprirà per diversi mesi, lasciando centinaia di persone senza alcun punto di riferimento. Gli operatori ammettono di non avere nulla da proporre a chi chiede riparo e assistenza.

Da più parti si torna a invocare l'apertura di una Halte Soins Addictions (HSA), una struttura supervisionata per il consumo e la cura delle dipendenze, sul modello di quelle già attive a Parigi e Strasburgo dal 2016 e in altri paesi europei da quarant'anni. In maggio era stato raggiunto un accordo di principio tra il municipio, l'Agenzia regionale per la salute, l'ospedale universitario e la prefettura, ma la realizzazione concreta è ancora bloccata. Nel frattempo, comitati di residenti "esasperati" hanno tornato a farsi sentire, chiedendo alle autorità di agire con urgenza.

7 AGOSTO 2026

USAUSA. 25 milioni di dollari per catturare il capo del cartello CJNG, cittadino americano

Il governo degli Stati Uniti ha messo sul piatto una ricompensa da 25 milioni di dollari per chiunque fornisca informazioni utili alla cattura di Juan Carlos González, noto come "Pelón": è lui, secondo le autorità americane, il nuovo vertice del Cartello Jalisco Nuova Generazione (CJNG), considerato il più potente del Messico. Lo riporta l'Associated Press.

La cifra, annunciata mercoledì 5 agosto, rappresenta un netto aumento rispetto ai precedenti 5 milioni di dollari già offerti per lo stesso soggetto. L'amministrazione Trump ha complessivamente stanziato oltre 100 milioni di dollari in premi per diversi vertici del CJNG, e ha al contempo disposto restrizioni sui visti per familiari e collaboratori dei membri del cartello.

González è figlio acquisito di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come "El Mencho", il precedente leader del cartello ucciso in febbraio dalle forze militari messicane in un'operazione per la quale gli Stati Uniti hanno fornito supporto di intelligence. La morte di El Mencho aveva scatenato un'ondata di violenze nello stato di Jalisco. González, cittadino con doppia nazionalità messicana e statunitense, avrebbe preso le redini dell'organizzazione in seguito a quell'evento. Il CJNG è coinvolto in attività che spaziano dal traffico di droga alla produzione di avocado.

Insieme all'annuncio dei premi, il Dipartimento di Giustizia ha reso pubbliche nuove accuse formali nei confronti di altri cinque dirigenti di alto rango del cartello, tutti imputati per traffico di stupefacenti e reati connessi alle armi. Le autorità statunitensi hanno dichiarato che questi provvedimenti mirano a sgretolare la struttura di comando dell'organizzazione, nell'ambito della più ampia pressione esercitata dall'amministrazione Trump sul Messico e su altri paesi latinoamericani in materia di sicurezza.

Il CJNG figura tra gli otto cartelli messicani già classificati come organizzazioni terroristiche straniere. Le misure annunciate questa settimana giungono a poche settimane dall'imposizione di sanzioni contro 50 persone e società riconducibili al cartello, tra cui lo stesso González: quelle sanzioni avevano comportato il congelamento dei beni e il blocco delle transazioni finanziarie con gli Stati Uniti.

7 AGOSTO 2026

UCRAINAUCRAINA. Ucraina, nuova "scuola" per i cartelli della cocaina e dei droni

La guerra in Ucraina sta producendo un effetto collaterale inquietante: il paese si è trasformato in un terreno di addestramento per membri dei principali cartelli della droga latinoamericani. Come riporta la testata albanese Pamfleti, l'Ucraina è emersa come nuova "scuola" operativa per le organizzazioni criminali dedite al narcotraffico, con ricadute preoccupanti per la sicurezza europea.

Il meccanismo è stato ricostruito da un'inchiesta della rivista specializzata Intelligence Online e ripresa da The Telegraph: membri dei cartelli messicani e colombiani si sono infiltrati nella Legione Internazionale ucraina — il corpo di volontari stranieri costituito dal presidente Zelensky nei primi giorni del conflitto — non per combattere le truppe russe, ma per acquisire competenze avanzate nella guerra con i droni.

Il caso più emblematico riguarda un pilota con il nome in codice "Aguila 7" (Aquila 7), ex militare delle forze speciali messicane, arruolato nella Legione ma in realtà appartenente al temuto cartello Los Zetas. Il suo scopo era apprendere le tecniche di pilotaggio dei droni FPV per poi riportarle in Messico e metterle al servizio delle guerre tra bande. La sua presenza, insieme a quella di altri sospettati, è emersa dopo che i servizi di intelligence messicani hanno informato le controparti ucraine nel luglio 2024.

L'indagine avrebbe inoltre portato alla luce almeno tre ex appartenenti alle FARC colombiane — le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, disciolte con l'accordo di pace del 2016 — con un passato nel traffico di cocaina, tutti infiltrati sfruttando le procedure di selezione particolarmente lacunose della Legione. The Telegraph ha segnalato che persino un cittadino finlandese con condanne per traffico di stupefacenti era riuscito ad arruolarsi.

La Legione Internazionale conta migliaia di volontari latinoamericani, in larga parte ex militari o poliziotti colombiani — molti dei quali addestrati dall'esercito statunitense — rimasti senza impiego dopo gli accordi di pace con le FARC. Lo stipendio mensile da combattente, fino a 3.000 dollari, è notevolmente superiore al reddito medio colombiano, il che rende facile per affiliati ai cartelli mimetizzarsi tra i legionari in buona fede.

Un funzionario dell'SBU (il servizio di sicurezza ucraino) interpellato da Intelligence Online ha ammesso senza mezzi termini: "Abbiamo accolto i volontari in buona fede. Ma dobbiamo ora riconoscere che l'Ucraina è diventata una piattaforma per la diffusione globale delle tattiche FPV. Alcuni vengono qui per imparare a uccidere con un drone da 400 dollari, poi rivendono queste conoscenze al miglior offerente."

Le competenze che i cartelli cercano di acquisire sono precisamente quelle sviluppate dall'esercito ucraino: produzione di droni, schieramento tattico, resistenza alla guerra elettronica e coordinamento in tempo reale sul campo di battaglia. I cartelli messicani, del resto, già utilizzano droni armati contro rivali e forze di sicurezza nel proprio paese, rendendo l'acquisizione di tattiche testate sul campo ucraino particolarmente allarmante per la sicurezza regionale.

Il fenomeno si intreccia con un secondo filone: quello del narcotraffico vero e proprio. Prima della guerra, l'Ucraina — e in particolare il porto di Odessa — era già un importante snodo di transito per la cocaina sudamericana diretta verso l'Europa orientale. Il conflitto ha inizialmente interrotto questi flussi, ma dal 2023 le rotte si sono riorganizzate attraverso l'Ucraina occidentale, con sequestri in aumento nelle regioni di confine.

7 AGOSTO 2026

LIBERIALIBERIA. Locale notturno al centro del caso cocaina da 317 milioni di dollari

Un locale di intrattenimento notturno nel sobborgo di Paynesville, alla periferia della capitale liberiana Monrovia, si trova al centro del più grande caso di traffico di droga mai registrato in Liberia. Come riporta FrontPage Africa, il proprietario del Private Bar Entertainment Center, identificato come Leroy Harries (indicato da alcuni funzionari anche come George Harris), è stato formalmente accusato dalla polizia nazionale liberiana nell'ambito dell'indagine sul traffico di cocaina del valore stimato di circa 317 milioni di dollari.

L'annuncio è arrivato dal ministro dell'Informazione Jerolinmek M. Piah durante una conferenza stampa ordinaria del ministero. Secondo Piah, le accuse mosse a Harries comprendono possesso illegale di sostanze stupefacenti, importazione illecita, traffico, distribuzione e vendita di droga, sabotaggio economico, riciclaggio di denaro, cospirazione criminale, agevolazione criminale e sollecitazione criminale.

Il locale era già emerso nelle fasi precedenti delle indagini: testimoni avevano riferito a FrontPage Africa che Usman Ali, un consegnatario con base nel Regno Unito poi accusato nel caso, aveva partecipato il 17 maggio 2026 a una festa di compleanno organizzata proprio al Private Bar in onore di Leroy Harris e Michael Browne — entrambi tra i sospettati nell'inchiesta — poche settimane prima che venisse intercettato all'aeroporto internazionale Roberts un primo carico di cocaina del valore di oltre 19 milioni di dollari, nascosto in scatole falsamente dichiarate come dadi da brodo e tessuti locali.

Il caso si è poi enormemente ampliato il 21 luglio 2026, quando un'operazione congiunta delle forze di sicurezza ha condotto un blitz in un deposito nel quartiere VOA Community di Paynesville, sequestrando 3.971 chilogrammi di cocaina — il più grande sequestro nella storia della Liberia. Il valore complessivo stimato dei due sequestri supera i 336 milioni di dollari. Le autorità hanno poi proceduto alla distruzione pubblica di circa 4,2 tonnellate di droga, con l'obiettivo dichiarato di inviare un segnale netto ai trafficanti.

7 AGOSTO 2026

USAUSA. New York: quasi 5 anni di centri antidroga con consumo supervisionato. Funzionano?

A New York City sono aperti da quasi cinque anni i primi centri di consumo supervisionato di droghe degli Stati Uniti — strutture in cui è consentito iniettarsi eroina o fumare crack in loco, sotto la sorveglianza di personale qualificato. CBS News ha fatto il punto sull'efficacia di questi luoghi, sollevando domande cui la scienza non ha ancora dato risposta definitiva.

I due centri, gestiti dal no-profit OnPoint NYC e situati nei quartieri di East Harlem e Washington Heights a Manhattan, hanno aperto il 30 novembre 2021, autorizzati dalla città ma non dal governo federale, che mantiene in vigore leggi degli anni Ottanta contro i cosiddetti "crack house". Si tratta dei primi centri di questo tipo formalmente riconosciuti da un ente pubblico negli Stati Uniti.

Nel solo primo anno di attività, 2.841 persone hanno frequentato i due centri per un totale di 48.533 accessi, e il personale è intervenuto in 636 occasioni per scongiurare overdose letali. Un quinto dei partecipanti è stato indirizzato verso servizi di alloggio, disintossicazione, cure primarie o sostegno all'impiego. Secondo quanto riportato dalla Drug Policy Alliance, il 100% di chi ha chiesto di accedere a percorsi di disintossicazione o ricovero per dipendenze è stato messo in contatto con strutture esterne.

I sostenitori del modello sottolineano anche l'impatto sul territorio: prima dell'apertura del centro di Washington Heights, il parco di fronte contava in media 13.000 siringhe abbandonate al mese raccolte dai parchi cittadini. Nel mese successivo all'apertura, le siringhe raccolte erano scese a 1.000.

Sul fronte delle morti per overdose, i dati mostrano che negli ultimi due anni i decessi in città sono calati sensibilmente rispetto al picco storico del 2023. Il Dipartimento della Salute di New York ha attribuito il risultato a "diversi anni di maggiori investimenti in strategie di prevenzione delle overdose basate sull'evidenza", senza citare esplicitamente OnPoint. I National Institutes of Health (NIH) stanno finanziando uno studio pluriennale sui tre centri di consumo supervisionato attivi negli Stati Uniti — i due di New York e uno a Providence, nel Rhode Island — ma le conclusioni non sono ancora disponibili. Uno dei ricercatori principali ha dichiarato a CBS News di ritenere che questi centri abbiano avuto un effetto positivo sulla salute pubblica.

Non mancano però le voci critiche. Secondo l'analista Charles Fain Lehman, gli stessi dati portano a conclusioni opposte. I detrattori accusano i centri di attrarre spacciatori e consumatori abituali, peggiorando la sicurezza percepita nelle zone circostanti. Uno studio pubblicato sul Journal for Experimental Criminology ha rilevato un aumento significativo dei reati contro il patrimonio vicino alla sede di Washington Heights, anche se gli autori hanno collegato il fenomeno all'apertura di un negozio Target nelle vicinanze, facilmente soggetto a taccheggio, piuttosto che al centro di consumo.

Un'analisi dei dati sulle chiamate al 112 effettuata da CBS News ha mostrato che la maggioranza delle segnalazioni dagli indirizzi di OnPoint riguardava servizi di ambulanza, con poche chiamate che richiedevano l'intervento della polizia. Uno studio del 2023 non aveva rilevato variazioni significative nei livelli di criminalità o degrado nelle aree limitrofe ai centri.

Sul piano politico, il nuovo sindaco di New York Zohran Mamdani ha visitato OnPoint a marzo 2026, appena due mesi dopo il suo insediamento, esprimendo pubblico sostegno al programma.

I centri di consumo supervisionato esistono da decenni in Europa, Canada e Australia. Quello di Vancouver, in Canada, è attivo dal 2003, ma quella città ha registrato un aumento costante delle morti per overdose fino al picco del 2022, a dimostrazione di quanto il fenomeno sia complesso da valutare.

Fonte: CBS News

7 AGOSTO 2026

BOLIVIABOLIVIA. Le leggi antidroga come strumento di tortura sessuale sulle donne

In Bolivia le norme antidroga vengono usate dalle forze dell'ordine come leva per arrestare donne vulnerabili e sottoporle ad abusi sessuali durante la detenzione. È quanto denuncia un'inchiesta esclusiva pubblicata da TalkingDrugs, piattaforma internazionale di informazione e dibattito sulle politiche sulle droghe, emanazione della charity britannica Release.

Secondo l'inchiesta, le vittime appartengono in larga misura alle fasce più marginali della popolazione: donne povere, spesso di estrazione indigena, che difficilmente riescono ad accedere alla giustizia e a far valere i propri diritti. Le leggi antidroga boliviane — prima tra tutte la Legge 1008 del 1988, che equipara anche il semplice possesso al traffico e prevede pene minime di otto anni — consentono la detenzione preventiva prolungata, aprendo spazi di impunità all'interno dei quali si consumerebbero violenze e abusi sessuali da parte di agenti e funzionari.

Il quadro descritto dall'inchiesta trova riscontro in numerosi rapporti internazionali. Il Dipartimento di Stato americano documenta da anni come le forme di tortura più diffuse nei confronti delle detenute includano violenza sessuale, stupro di gruppo da parte di guardie, privazione sensoriale e abusi verbali. Le ONG che operano negli istituti penitenziari boliviani segnalano una "cultura del silenzio" che soffoca qualsiasi denuncia, anche per il timore di ritorsioni. L'Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT) ha a sua volta rilevato casi di violenza sessuale commessa da agenti di polizia nelle strutture di detenzione preventiva femminile.

A rendere ancora più grave il quadro è la sistematica impunità: la Costituzione boliviana vieta esplicitamente la tortura, ma nessun funzionario pubblico è mai stato condannato per questo reato. Le indagini penali si basano tradizionalmente sulla confessione estorta, e gli abusi avvengono soprattutto durante il trasferimento dei fermati nelle strutture di polizia o nelle prime ore di detenzione, quando le detenute sono più esposte e meno raggiungibili da avvocati e familiari.

TalkingDrugs sottolinea come il problema sia strutturale: finché la principale risposta al consumo e al piccolo spaccio resterà la criminalizzazione draconiana, i diritti fondamentali delle persone più vulnerabili — in particolare le donne povere — continueranno a essere calpestati da un sistema che, anziché tutelarle, le espone ad ulteriori violenze.

6 AGOSTO 2026

USAUSA. Cartello narco CJNG truffa anziani con false vendite di timeshare: 400 milioni di dollari sottratti

Il Dipartimento di Giustizia americano ha tenuto il 5 agosto 2026 una conferenza stampa di alto profilo per annunciare l'incriminazione di cinque vertici del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), organizzazione criminale messicana, con l'accusa di traffico di droga, detenzione illegale di armi e — fatto che ha suscitato particolare clamore — una gigantesca truffa ai danni di anziani statunitensi attraverso falsi schemi di vendita di proprietà vacanza (timeshare). Come riportato da WSPA/NewsNation, il direttore dell'FBI Kash Patel ha dichiarato che tra il 2019 e il 2023 lo schema fraudolento ha colpito oltre 6.000 cittadini americani per un totale di più di 400 milioni di dollari.

Il meccanismo della truffa seguiva un copione collaudato: i call center controllati dal cartello, operativi in Messico e in altre parti del mondo, ottenevano i dati dei proprietari di timeshare da contatti interni ai resort. Dopodiché contattavano le vittime — per lo più anziani — spacciandosi per agenti immobiliari o avvocati, promettendo di aiutarli a vendere o affittare la loro quota di proprietà vacanza in cambio del pagamento anticipato di presunte tasse e commissioni. I guadagni promessi non arrivavano mai, e anzi le vittime venivano contattate una seconda volta da altri truffatori che si fingevano legali o funzionari governativi, pronti a "recuperare" il denaro perso in cambio di ulteriori pagamenti.

Tra gli indagati figurano Julio Montero Pinzón e Carlos Rivera Varela, accusati di aver fondato e guidato il "Grupo Elite" del CJNG — un gruppo di sicari armati che trafficava droga e controllava con la violenza comunità e funzionari pubblici — e di essere coinvolti separatamente negli schemi truffaldini legati ai timeshare. Il direttore Patel ha comunicato che tre dei ricercati sono stati inseriti nella lista degli "most wanted" dell'FBI proprio in connessione con questa vicenda.

L'FBI sta lavorando al recupero del denaro sottratto alle vittime. Patel ha inoltre reso noto che nel solo mese di luglio l'agenzia ha eseguito oltre 30 trasferimenti internazionali di custodia in 15 paesi diversi, a dimostrazione dell'intensità della cooperazione internazionale avviata per smantellare la rete criminale.

L'Attorney General facente funzione Todd Blanche ha sottolineato come il CJNG si avvalga di violenza e intimidazione per mantenere il controllo sul traffico di narcotici negli Stati Uniti — fentanyl, cocaina, metanfetamine — e ha evidenziato che le azioni di contrasto messe in campo con numerose agenzie federali (FBI, Homeland Security, IRS, Dipartimento di Stato, Dogane e DEA) hanno contribuito a ridurre del 22% i decessi per overdose da fentanyl nel paese.

6 AGOSTO 2026

AUSTRALIAAUSTRALIA. Paradiso per i cartelli della cocaina: prezzi alle stelle

L'Australia è diventata una delle destinazioni più redditizie al mondo per i trafficanti di cocaina. Come riporta l'Australian Financial Review, le organizzazioni criminali internazionali considerano il paese una vera e propria "mucca da mungere": i prezzi che è possibile spuntare sul mercato australiano sono nettamente superiori a quelli praticati altrove nel mondo, rendendo ogni spedizione straordinariamente lucrativa.

Il divario di prezzo è enorme. Secondo dati già noti alle autorità australiane, un chilogrammo di cocaina a Sydney può fruttare circa 250.000 dollari australiani, contro i circa 16.000 dollari che costerebbe nella città di confine di Brownsville, in Texas. Un moltiplicatore che spiega l'attrazione irresistibile che il mercato australiano esercita sui cartelli sudamericani e messicani.

L'Australia è vista dai trafficanti come un bersaglio privilegiato anche per via della sua conformazione geografica: una costa vastissima, decine di porti e aeroporti, e una popolazione con un'elevata capacità di spesa. Non a caso, la cocaina è la seconda droga illegale più consumata nel paese, dopo la cannabis, con un tasso di consumo tra gli adulti che la colloca ai vertici mondiali.

Le operazioni delle forze dell'ordine australiane hanno registrato sequestri sempre più imponenti negli ultimi anni, segno dell'intensificarsi dei tentativi di approvvigionamento da parte dei cartelli. Soltanto a dicembre 2024, la Polizia Federale Australiana ha sequestrato 2,3 tonnellate di cocaina al largo delle coste del Queensland — il più grande sequestro nella storia del paese — con un valore di mercato stimato in 760 milioni di dollari australiani. Pochi mesi dopo, nel maggio 2025, un'altra operazione congiunta tra la polizia del Nuovo Galles del Sud e la Polizia Federale ha portato al sequestro di oltre una tonnellata di cocaina al largo della costa neozelandese, per un valore stimato di quasi 400 milioni di dollari.

I meccanismi di riciclaggio sono altrettanto sofisticati. Indagini precedenti avevano già rivelato come banche australiane e internazionali fossero state inconsapevolmente utilizzate per ripulire centinaia di milioni di dollari provenienti dal traffico di cocaina sudamericano, con i proventi illeciti spesso convertiti in dispositivi elettronici di alto valore poi riesportati all'estero in container.

Il mercato illegale delle droghe in Australia vale complessivamente — secondo stime aggiornate al 2022 — oltre 11 miliardi di dollari australiani l'anno. Una cifra che, lungi dallo scoraggiare i trafficanti, continua ad alimentare la corsa dei cartelli internazionali verso l'isola-continente.

6 AGOSTO 2026

MONDOMONDO. Narcos colombiani in Ucraina per imparare a usare i droni da guerra

I cartelli della droga colombiani starebbero infiltrando propri uomini nelle fila delle forze armate ucraine con un obiettivo preciso: acquisire competenze avanzate nell'uso dei droni militari per poi trasferirle alle operazioni criminali in America Latina. È quanto rivela un'inchiesta del Financial Times, ripresa da diverse testate internazionali.

Secondo quanto riportato, i gruppi criminali colombiani avrebbero compiuto ripetuti tentativi, nell'arco dell'ultimo anno, di inserire propri affiliati nell'esercito ucraino, travestiti da volontari stranieri. Lo scopo non sarebbe né ideologico né di solidarietà con Kiev, bensì puramente tecnico: fare esperienza in prima linea con i cosiddetti droni FPV (first-person view), sistemi a basso costo ma ad alto potenziale offensivo che si sono rivelati uno degli strumenti bellici più efficaci del conflitto.

Tra le competenze che i cartelli cercherebbero di acquisire figurano la cifratura dei canali di comunicazione, la configurazione di droni con connessioni in fibra ottica — capaci di eludere i sistemi di disturbo elettronico — e le tecniche di impiego coordinato in scenari di combattimento. Stando alle fonti citate dal Financial Times, a fianco dei colombiani risulterebbero coinvolti anche elementi riconducibili ai cartelli messicani, in particolare al Cartello Jalisco Nuova Generazione (CJNG), già noto per disporre di unità dedicate esclusivamente all'uso militare dei droni.

La ragione strategica di questo "tirocinio" di guerra è chiara: finora l'esercito colombiano ha neutralizzato il 96% degli attacchi con droni esplosivi condotti dai gruppi criminali semplicemente disturbando le frequenze radio. Per aggirare questa difesa, i cartelli avrebbero deciso di puntare sui droni a guida in fibra ottica, immuni ai sistemi di jamming, e di formare propri operatori specializzati direttamente sul campo di battaglia ucraino.

Funzionari della sicurezza e operatori umanitari hanno lanciato l'allarme: questi meccanismi di reclutamento rischiano di consentire alla criminalità organizzata di appropriarsi di tecnologie belliche sviluppate in uno dei conflitti armati più intensi dell'era contemporanea. "Gli schemi di reclutamento sono molto complessi, ma ciò che mi preoccupa di più è il livello di specializzazione che stanno acquisendo", ha dichiarato al Financial Times un operatore umanitario colombiano attivo in Ucraina.

Le autorità militari ucraine hanno dichiarato di essere consapevoli del rischio e di aver introdotto misure di screening per individuare i reclutati sospetti. Indagini condotte dall'intelligence ucraina, in collaborazione con quella messicana, avrebbero già portato all'identificazione di diversi individui che si erano infiltrati con documenti falsi, inclusi ex combattenti delle FARC colombiane e veterani delle forze speciali messicane.

6 AGOSTO 2026

MESSICOMESSICO. Influencer ucciso in diretta: il fenomeno dei "narco influencer"

L'assassinio di César Gastélum, creator messicano con oltre 700.000 follower su TikTok, ha riportato al centro del dibattito pubblico il fenomeno dei cosiddetti narco influencer: persone che sui social media glorificano la vita dei cartelli della droga, ostentando lusso, armi e denaro facile. Come riporta l'International Business Times UK, Gastélum è stato ucciso martedì sera a Culiacán, nello Stato di Sinaloa, mentre era in diretta streaming con due amici davanti a un fast food nel quartiere Tres Ríos. Due uomini in motocicletta si sono avvicinati con calma e uno di loro ha aperto il fuoco contro di lui a distanza ravvicinata.

Al momento dell'omicidio, Gastélum e i suoi amici erano vestiti da fattorini per le consegne, nell'ambito di una challenge sui social. Il livestream è stato interrotto e in seguito rimosso dalla piattaforma, ma le immagini dell'attacco hanno continuato a circolare in rete.

L'omicidio è avvenuto a circa 400 metri dalla sede della Procura dello Stato di Sinaloa.

Va precisato che Gastélum non era necessariamente un narco influencer nel senso stretto del termine: i suoi contenuti spaziavano tra video comici, tendenze culinarie e scorci di vita quotidiana. Era particolarmente noto per i suoi sketch umoristici e aveva accumulato oltre 24 milioni di "mi piace" su TikTok. Tuttavia, le autorità federali messicane stanno indagando su un possibile collegamento tra la sua morte e alcune pubblicazioni sui social in cui avrebbe fatto riferimento a una fazione di un gruppo criminale — secondo quanto dichiarato dal Gabinetto di Sicurezza del governo federale.

La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha affrontato il caso in conferenza stampa, dichiarando che le indagini punteranno a identificare sia gli esecutori materiali sia eventuali mandanti, e che dovrà essere chiarita la ragione di questo tragico omicidio. La polizia locale ha confermato il decesso e le autorità stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona.

Il caso di Gastélum non è isolato. Secondo media locali, nella sola Sinaloa si contano ormai circa una decina di influencer uccisi negli ultimi anni, alcuni dei quali sospettati di avere legami con organizzazioni criminali. Nel maggio 2025, la beauty influencer Valeria Márquez era stata assassinata durante una diretta TikTok nel suo salone di bellezza a Zapopan, in Jalisco. Per quell'omicidio, a luglio le autorità hanno annunciato l'arresto di Ramón Ángel Álvarez Ayala, identificato come capo di una cellula criminale collegata al Cartello di Jalisco Nueva Generación (CJNG). In gennaio 2026, l'influencer Nicole Pardo era stata rapita davanti a un centro commerciale sempre a Culiacán, per poi essere ritrovata e liberata.

Sullo sfondo di questi episodi c'è la guerra intestina che da oltre due anni insanguina lo Stato di Sinaloa tra le due principali fazioni del Cartello di Sinaloa: i "Mayos", fedeli a Ismael "Mayo" Zambada, e i "Chapitos", legati ai figli di Joaquín "El Chapo" Guzmán. Entrambi i capifazione stanno scontando condanne a vita negli Stati Uniti. Questa lotta per il controllo del territorio ha lasciato migliaia di morti e dispersi.

Il fenomeno dei narco influencer si inserisce in una strategia più ampia con cui i cartelli utilizzano le piattaforme digitali — YouTube, TikTok, Instagram — non solo per fare propaganda e glorificare il proprio stile di vita agli occhi delle generazioni più giovani, ma anche come strumento di reclutamento e, secondo alcune analisi, per riciclare denaro attraverso i proventi pubblicitari dei creator. Le piattaforme faticano a contenere questo tipo di contenuti: TikTok ha dichiarato in passato il proprio impegno a rimuovere account e contenuti che promuovono attività illegali, ma il fenomeno continua a proliferare.

5 AGOSTO 2026

REGNO UNITOREGNO UNITO. Bristol, prima città per riduzione del danno: le charity chiedono strutture di consumo supervisionato

Diverse organizzazioni non profit britanniche stanno sostenendo pubblicamente la richiesta di istituire, in Inghilterra, la prima struttura legale di consumo supervisionato di droghe. Lo riporta ITV News, sottolineando come al centro del dibattito ci sia Bristol, città che ha appena ottenuto il riconoscimento ufficiale di prima "City of Harm Reduction" del Regno Unito.

Il consiglio comunale di Bristol ha approvato una mozione — sostenuta da consiglieri di Verdi, Labour e Liberal Democratici — con cui la città si impegna a trattare il consumo di droghe come una questione di salute pubblica piuttosto che come un problema di ordine penale. La mozione è stata proposta dalla consigliera verde Cara Lavan, il cui partner è morto per overdose, e punta a fare pressione sul governo nazionale affinché autorizzi l'apertura di una struttura di consumo supervisionato in città.

Nel 2024, 87 residenti dell'area di Bristol sono morti per overdose, un dato superiore alla media nazionale. Secondo i promotori dell'iniziativa, strutture di questo tipo — luoghi sicuri dove i consumatori di sostanze possono assumere le proprie droghe sotto la supervisione di personale sanitario qualificato — consentirebbero di ridurre i decessi, limitare la diffusione di virus come l'HIV e aprire un canale verso i percorsi di trattamento e recupero.

Il riferimento principale è il centro "The Thistle" di Glasgow, aperto nel gennaio 2025 e primo impianto di questo genere nel Regno Unito: nel suo primo anno ha registrato oltre 11.000 accessi. La Scozia detiene il primato europeo per mortalità da droghe, con 1.172 decessi nel solo 2023, dei quali 246 a Glasgow. L'idea del Thistle era stata proposta nel 2016, dopo un'epidemia di HIV tra i consumatori per via endovenosa, ma era rimasta bloccata per anni dal governo centrale prima del via libera definitivo nel 2024.

I Verdi di Bristol sperano ora di replicare quel modello in Inghilterra, chiedendo al governo laburista di autorizzare una struttura analoga in città. La consigliera Lavan ha dichiarato di sperare che altre amministrazioni locali seguano l'esempio di Bristol, per creare un "effetto domino" che convinca il governo nazionale a cambiare approccio sulla politica delle droghe, trattandone il consumo "principalmente come una questione di salute, non di giustizia penale". I conservatori locali hanno invece votato contro la mozione, definendola "ideologicamente orientata".

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